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Storie Welfare

Il dottorando Nazir al Camping Cremona: “Lavoro e studio per aiutare l’economia agroalimentare africana”

Una bella storia dal Campeggio di Cremona, gestito dalla Cooperativa Nazareth di Cremona all’interno del contratto di rete attivato dal nostro socio Consorzio Solco Cremona: Nazir, dottorando all’Università Cattolica e receptionist al campeggio sogna di aiutare l’economia agroalimentare africana.

Si chiama Nazir Mohammed Habibu. Ha 37 anni e viene dal Ghana. Dal 2017 studia Economia Agraria e Alimentare a Cremona, al nuovo campus dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Attualmente sta frequentando un dottorato in Agrisystem. È il nuovo addetto alla reception del Camping Parco Po, il campeggio del Comune di Cremona situato lungo il fiume Po gestito dalla Cooperativa Nazareth di Cremona all’interno del contratto di rete attivato dal Consorzio Solco Cremona. “Ad aprile dello scorso anno – spiega Giuseppina Brignoli della Cooperativa Nazareth – avevamo bisogno di inserire nel nostro team un operatore che coprisse i turni serali di accoglienza ai turisti. Ci siamo rivolti al Servizio Stage dell’Università Cattolica, immaginando che un ingaggio leggero di questo tipo avrebbe fatto comodo a qualche universitario”.

Così è stato. “Un mio collega all’Università – racconta Nazir ha visto l’offerta e me l’ha segnalata. Ho deciso di rispondere perché il lavoro mi dava la possibilità di utilizzare sia l’italiano, sia l’inglese e perchè mi sembrava un impiego molto variegato”. Nazir ha quindi iniziato a lavorare al Campeggio, sfoderando il suo perfetto inglese (il 65% dei turisti che arrivano è straniero) e la sua capacità di accoglienza. “Nazir – il commento di Giuseppina – fa sentire i nostri ospiti a casa e li accompagna in tutte le fasi del soggiorno, dal check in al check out”.  “Del lavoro mi piace soprattutto la comunicazione – dice Nazir – Viene praticata con rispetto e con la massima attenzione alle esigenze dei nostri clienti. Un momento significativo? Gli incontri con turisti provenienti da tutta Europa, da Marocco, da Israele e dall’Australia. Durante il soggiorno, faccio loro molte domande perché mi piace condividere informazioni sul loro viaggio, sulle loro culture, sulle esperienze che hanno avuto in passato in Italia o al nostro campeggio”.

A dicembre, anche grazie al lavoro al Campeggio, Nazir è partito per il Ghana. Non tornava a casa da sei anni. “Come Cooperativa – prosegue Giuseppina – gli abbiamo concesso di concentrare tutte le ferie nel periodo di Natale per stare più tempo con la famiglia. Il pensiero che anche grazie al lavoro al Camping, Nazir si sia potuto permettere un ritorno a casa, ci fa molto piacere”. “È stato un momento molto emozionante rivedere la mia famiglia dopo così tanto tempo”, ha commentato il ragazzo.

Ora, l’ingaggio al campeggio prosegue e durerà per tutto il 2024. Un anno che si prospetta ricco di risultati positivi. Per il campeggio e per Nazir. “La pandemia ha buttato a terra numeri e indicatori del Camping – commenta Giuseppina – ma ci siamo ripresi e nel 2023 abbiamo raggiunto le 10.000 presenze annue con un aumento dei paesi di provenienza (soprattutto Germania, Francia, Svizzera, Austria, Olanda e Spagna) e la diversificazione della tipologia di soggiorno, dalla classica sosta camper, ai cicloturisti di VenTo (la ciclovia Venezia-Torino), dagli appassionati di musica o sportivi che partecipano ai tanti eventi cittadini fino agli espositori impegnati nelle fiere gastronomiche (e non solo) cremonesi. E’ accresciuta anche la richiesta di sosta non prolungata per motivi di lavoro o di studio, ad esempio in seguito a cambi di sede o di corsi di studio”.

E per Nazir che 2024 sarà? “Dopo il mio progetto di ricerca – racconta pensando al prossimo futuro – vorrei riuscire a fondare una ONG relativa ai Sistemi Agricoli Sostenibili per aiutare ad affrontare le questioni dell’economia agroalimentare in Ghana e in alcune parti dell’Africa subsahariana. Vorrei creare uno scambio professionale, coinvolgendo alcune PMI agroalimentari in Ghana ed esperti stranieri in tecnologia alimentare, sicurezza alimentare e gestione aziendale. L’obiettivo è quello di individuare soluzioni sostenibili per le PMI agroalimentari rispetto alla produzione di cibo di qualità e sicuro per il mercato africano e di creare opportunità di lavoro dignitose per i giovani nel settore agroalimentare”.

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Formazione News Welfare

Inserimenti lavorativi di qualità, call di Fondosviluppo per le cooperative

Una call – Inclusione.coop del Fondosviluppo – per supportare e qualificare percorsi di inserimento lavorativo e integrazione sociale di persone svantaggiate, a favore di Cooperative di tipo B e miste/ad oggetto plurimo (tipo A e B). Il nostro Consorzio CGM fornisce assistenza alle attività formative, accompagnamento e monitoraggio.

Fondosviluppo, il fondo mutualistico di Confcooperative, per promuovere lo sviluppo della cooperazione come da mission istituzionale, ha lanciato “Inclusion.Coop”, una call per sostenere le cooperative sociali nel percorso di inserimento lavorativo e di integrazione sociale di persone svantaggiate. L’obiettivo? Favorire un modello che mette a sistema risorse e competenze in una logica di sviluppo imprenditoriale.

Lo stanziamento ammonta a 500.000 euro e punta a supportare percorsi di inserimento lavorativo qualificati, basati su più pilastri che comprendono la formazione e l’integrazione sociale e relazionale a vantaggio delle persone assunte.

Ma chi può partecipare alla call? Sono ammesse Cooperative sociali di tipo B e miste/ad oggetto plurimo (tipo A e B) con prevalenza delle attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, desumibile dal fatturato, operanti in tutto il territorio nazionale ad esclusione delle Regioni dotate di un proprio Fondo Mutualistico (Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta). Le cooperative ammesse devono essere aderenti a Confcooperative e in regola con il versamento dei contributi associativi e del 3% del Fondo mutualistico. Non sono ammesse le cooperative che abbiano già beneficiato degli interventi del Fondosviluppo negli ultimi tre anni.

Fondosviluppo sostiene un numero massimo di tre lavoratori per ciascuna cooperativa ammessa alla call riconoscendo un contributo una tantum pari a massimo 7.000 euro per persona svantaggiata assunta.

Per le persone svantaggiate già assunte nel corso dei 12 mesi precedenti la candidatura, il contributo sarà riconosciuto in un’unica soluzione al momento dell’ammissione alla call. Per le persone svantaggiate che saranno assunte nel corso dei 12 mesi successivi alla data della candidatura, il contributo sarà riconosciuto in due tranche: la prima all’inizio del percorso formativo di inserimento e la seconda tranche al momento dell’assunzione.

Il nostro Consorzio CGM, insieme a Idee in Rete e su incarico di Fondosviluppo, fornirà assistenza alle attività formative, accompagnamento e monitoraggio.

Le richieste possono essere presentate fino al 31 marzo 2025 mediante invio all’indirizzo mail fondosviluppo@confcooperative.it della documentazione disponibile alla pagina dedicata sul sito di Fondosviluppo: CLICCA QUI.

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Finanza News Welfare

Welfare aziendale, c’è la partnership tra CGMoving e Banca Etica

Importante collaborazione tra la nostra società strategica CGMoving e Banca Etica, per offrire servizi di welfare aziendale attraverso la piattaforma WelfareX a soci e clienti della Banca. L’1% dei ricavi derivanti dai contratti di welfare aziendale, o altri contratti di consulenza, sarà destinato ad un fondo di solidarietà a sostegno di realtà del terzo settore.

“Il welfare aziendale deve risultare un investimento vantaggioso sia per l’azienda, sia per i beneficiari”. Nelle scorse settimane è stata annunciata una importante collaborazione tra la nostra società strategica CGMoving e Banca Etica, per offrire servizi di welfare aziendale attraverso la piattaforma WelfareX a soci e clienti della Banca.

“Sempre più soci e clienti – è intervenuto Marco Grassi dell’Ufficio Consulenza Investimenti e Bancassicurazione di Banca Etica ad un recente convegno di WelfareX – ci chiedono servizi dedicati ai propri dipendenti. C’è un incremento di attenzione delle imprese rispetto al proprio capitale umano. Sempre di più, le buone conciliazioni vita-lavoro, come le buone assistenze e i buoni servizi per i dipendenti, sono diventati una cifra distintiva per attrarre nuove risorse e anche per trattenere quelle che ci sono già, laddove la leva della retribuzione non è sempre agibile”. 

A febbraio del 2023, dunque, Banca Etica ha avviato una ricerca tra i provider di piattaforme. “Avevamo bisogno di compagni di strada con cui intenderci su questo tipo di progettualità e abbiamo trovato CGMoving e WelfareX – ha continuato Marco Grassi – Per questo gli elementi caratterizzanti del rapporto con CGMoving per la promozione di WelfareX non sono tanto sui servizi di piattaforma, comunque interessanti e particolari rispetto ad altre piattaforme, ma sulla capacità di rendere fruibile il servizio anche a chi magari se lo sente lontano. Abbiamo lavorato affinché questa iniziativa non fosse possibile solo in presenza di premi da erogare, ma più in presenza di una diversa modalità di intendere il rapporto di lavoro con i propri dipendenti o collaboratori”. Per questo motivo, la proposta è stata diversificata su diversi livelli.

“Un altro aspetto interessante di questa partnership è che vi sarà la possibilità per i soci in rete di Banca Etica, ovvero le piccole imprese, le botteghe, gli artigiani e le cooperative che attraverso Banca Etica propongono prodotti e servizi a prezzi speciali, di essere anche loro sulla piattaforma WelfareX”, ha aggiunto Marco Grassi.

Un tema aggiuntivo in corso di sviluppo è quello della messa a disposizione in piattaforma da parte di Banca Etica di prodotti e servizi di educazione finanziaria o di prima facilitazione nell’accesso al credito o ancora di previdenza o di protezione salute. 

La partnership, inoltre, si fonda su un impegno condiviso: destinare l’1% dei ricavi derivanti dai contratti di welfare aziendale, o altri contratti di consulenza, a un fondo di solidarietà a sostegno di realtà del terzo settore.

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Educazione Formazione Storie Welfare

Edugamers in tutta Italia per promuovere il gaming consapevole e le relazioni

Trenta Edugamers da Torino a Roma promuovono socializzazione, apprendimento e prevenzione attraverso i videogiochi. Martina di Crescere Insieme li coordina e dice: “Spesso i videogiochi sono fonte di tensione nelle famiglie. Il nostro approccio avvicina realtà e virtuale, avvicina le persone”

“Quando mi chiedono cosa succede in una Gaming Zone, racconto questo episodio. C’è un ragazzo che frequenta il nostro spazio e gioca sempre da solo allo stesso videogioco. In una modalità particolare: fa esplodere qualsiasi cosa e basta. L’Edugamer, dopo averlo osservato, gli lancia una sfida: costruire qualcosa che possa accogliere gli altri giocatori. Il ragazzo così comincia ad usare la dinamite per fare spazio e creare una sala per concerti con tanto di arredi per ospitare gli altri. Da quel momento inizia a giocare anche con altri ragazzi e a relazionarsi anche fuori dal gioco, facendosi ‘mentore’ per chi non sa utilizzare il videogioco. Questo è il lavoro dell’Edugamer, un lavoro dentro e fuori dal gioco”. Martina Gullone è psicologa e psicoterapeuta della Cooperativa Crescere Insieme di Torino e coordina gli Edugamers su tutto il territorio nazionale nell’ambito del progetto Edugamer for kids.

Ma cosa sono gli Edugamers? Sono professionisti con ottime abilità di gamer che giocano on-line con i ragazzi e li supportano nell’apprendere abilità e nel gestire tempo del gioco ed emozioni, sono consulenti educativi per le famiglie, sono delle guide adulte preparate di connessione tra reale e virtuale, tra esperienze di vita e gaming. “Abbiamo 30 Edugamers attivi da Varese a Roma – continua Martina – Abbiamo costituito una vera e propria community che attiviamo sulla base dei nostri eventi on-line e dei progetti sviluppati sui territori”.
Uno dei luoghi principali in cui opera l’Edugamer è l’EduGaming Zone, uno spazio sociale, un contesto protetto in cui praticare i videogiochi in compagnia, in modo da prevenire comportamenti che potrebbero dare origine a problemi o vere e proprie dipendenze. Al momento ce ne sono quattro concentrate tra Lombardia e Piemonte: tre nelle biblioteche e una in una scuola secondaria di primo grado. La prospettiva è quella di raddoppiarle. “Non abbiamo aperto le Zone in luoghi casuali – spiega la psicologa di Crescere Insieme – Sono tutti luoghi di cultura e già questo cambia l’approccio: anche i videogiochi possono essere strumenti culturali“.
Socializzazione e cooperazione, apprendimento di abilità e e capacità di gestire le emozioni, informazione e prevenzione sono i principali obiettivi perseguiti nelle EduGaming Zone a cui i ragazzi accedono gratuitamente tramite un sistema di tesseramento pensato per promuovere anche attività non legate strettamente al gioco.

“Spesso i videogiochi sono fonte di tensioni nelle famiglie. Lo sguardo che portiamo come Edugamers consente di avvicinare mondi diversi, di creare dei ponti generazionali, di dare le corrette informazioni anche sulle potenzialità di questi strumenti, di coniugare manualità nel gaming e maturità. Colleghiamo ciò che accade dento il gioco con ciò che accade fuori e viceversa per non lasciare i ragazzi da soli, per favorire relazioni, apprendimenti, per promuovere il divertimento sano”, la conclusione di Martina.

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Formazione News Ricerca Welfare

Kids4Impact, misuriamo e valorizziamo le trasformazioni del welfare educativo

Un progetto sostenuto da Intesa Sanpaolo e Fondazione Cariplo, promosso dal Consorzio PAN, con il Consorzio CGM e Con.Opera come enti attuatori, e partner scientifico Fondazione Zanacan, per descrivere, quantificare e valorizzare i cambiamenti dei servizi educativi. 

Il welfare educativo sta vivendo un momento di forte trasformazione. Grazie alla crescita di finanziamenti mirati, ad esempio sulla povertà educativa minorile, e alle scelte strategiche e operative delle imprese sociali, l’offerta dei servizi si sta arricchendo, attingendo da ambiti non educativi in senso stretto (come quello culturale o artistico), i servizi per l’infanzia si stanno spostando anche all’interno di luoghi “non canonici” (ad esempio le esperienze in outdoor), c’è una migliore capacità di ingaggio delle comunità come attori educanti e un trasformazione digitale con l’avvento di piattaforme phygital.

Per descrivere, quantificare e valorizzare tutti questi cambiamenti, è nato il progetto “Kids4Impact”, sostenuto da Intesa Sanpaolo e Fondazione Cariplo, promosso dal Consorzio PAN, con il Consorzio CGM e Con.Opera come enti attuatori, e partner scientifico Fondazione Zanacan. Abbiamo coinvolto 16 cooperative e 59 servizi educativi. Ora, sulla base delle loro testimonianze e dei loro contributi, stiamo perfezionando un nuovo dispositivo orientato all’individuazione dell’impatto che renda visibili i risultati delle attività generate dai servizi educativi. 

Fondamentale l’individuazione di KPI diversificati sulle diverse aree in rispondenza dei diversi indicatori su: benessere dei bambini, impatto sulle famiglie, impatto nella comunità di riferimento, integrazione con altre aree/settori, produttività delle imprese, rete di partner/collaborazioni. Il modello individuato sarà poi sperimentato, coinvolgendo un gruppo di valutatori e attraverso la realizzazione di laboratori metodologici. Questo progetto ci permette, inoltre, di creare un centro di competenza, una comunità di pratiche che acquisisca le competenze per l’applicazione del dispositivo e che si autoalimenti attraverso il continuo confronto e scambio di buone pratiche. 

“Il valore di questo progetto per CGM – il commento di Simona Taraschi, responsabile della nostra Area educazione – sta nel fatto che ci ha permesso, da un lato, di confrontarci come imprese e di condividere le dimensioni specifiche dei servizi educativi che riteniamo imprescindibili per misurare il benessere di bambini, famiglie, educatori e il livello di coesione/inclusione e accoglienza all’interno del contesto in cui il servizio è inserito. Dall’altro lato, il progetto, giunto all’avvio della fase di sperimentazione, ci permetterà di riconoscere il valore dei servizi educativi attraverso gli esiti riscontrati non solo sui diretti fruitori, ma anche sulle comunità educanti e questo, mi auguro, possa agire da volano nella sensibilizzazione e nell’approccio culturale dell’intera comunità, soprattutto laddove gli obiettivi numerici sui servizi educativi fissati dall’UE sono ancora lontani dall’essere raggiunti”.

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News persone Storie Welfare

Fili tesi, in un podcast trent’anni di risposte ai bisogni inascoltati

A trent’anni dalla nascita della cooperativa Spazio Aperto Servizi arriva “Fili Tesi”una serie audio di Chora Media che racconta le storie di chi grazie a questa cooperativa, ha trovato lavoro, una nuova famiglia, una casa o un ambiente autentico in cui esprimere la propria identità. Sullo sfondo, Milano e i suoi cambiamenti. 

30 anni. In un podcast. La nostra cooperativa socia Spazio Aperto Servizi di Milano ha celebrato i suoi 30 anni di attività, di risposte ai bisogni di tutte le persone nelle diverse fasi della loro vita, pubblicando con Chora Media ‘Fili tesi’, un podcast raccontato da Giuseppe Fiorello. Quattro episodi che intrecciano storie di chi grazie a Spazio Aperto Servizi, ha trovato lavoro, una nuova famiglia, una casa o un ambiente autentico in cui esprimere la propria identità. Sullo sfondo, Milano e i suoi cambiamenti. Il tutto, attraverso voci, testimonianze, letture del passato e del presente.

E allora c’è Marayah, giovane transgender fuggita dalle violenze familiari dopo un outing traumatico; Elisabetta, che, allontanata dalla madre naturale, ha scoperto una nuova famiglia e un ambiente sereno in cui crescere; e Manuela, mamma di Francesco, pioniera nella battaglia per l’autonomia delle persone con disabilità. Persone e famiglie spezzate e poi ricomposte, grazie ai fili tesi da chi ogni giorno sceglie di ascoltare le richieste d’aiuto di coloro che vengono ignorati.

“Il podcast – ha commentato Maria Grazia Campese, presidente di Spazio Aperto Servizi – è uno strumento potente che può arrivare a tutte e tutti, con un linguaggio forte non solo per “addetti ai lavori”. Abbiamo cercato di condensare in quattro puntate una storia corale di tanti anni e tante persone, questo racconto è solo rappresentativo di un legame profondo della nostra organizzazione con la città di Milano”, .

“Sono onorato di partecipare a questo progetto e orgoglioso di fare da tramite, grazie al mio mestiere, per raccontare storie che mettono al centro l’essere umano in tutta la sua complessità e fragilità – ha dichiarato Giuseppe Fiorello – “Fili Tesi” racconta anche il percorso formativo di un gruppo di ragazzi e ragazze che hanno donato il loro tempo, le loro forze e la loro visione a chi ne aveva fortemente bisogno. Sono sempre stato convinto che i visionari come loro, sono e saranno sempre necessari affinché la durezza della vita possa essere attraversata con più coraggio”.

“Questo anniversario speciale è un traguardo di cui essere fieri, ma al tempo stesso è un nuovo inizio, con nuove sfide e responsabilità”, la conclusione di Maria Grazia Campese.

“Fili Tesi” è sulle principali piattaforme audio:
Spreaker – ASCOLTA QUI
Spotify – ASCOLTA QUI
Apple Podcast – ASCOLTA QUI
Google Podcasts – ASCOLTA QUI

Un podcast di Chora Media, scritto da Antonella Serrecchia con il supporto redazionale di Valentina Piva e raccontato da Giuseppe Fiorello. Il fonico di studio è Lucrezia Marcelli. La post produzione e il montaggio sono di Francesco Ferrari di Frigo Studio. La supervisione del suono e della musica è di Luca Micheli. La senior producer è Anna Nenna. La cura editoriale è di Graziano Nani. 

Sopra la copertina del podcast. Nella foto in evidenza Giuseppe Fiorello, Maria Grazia Campese e Mario Calabrese di Chira Media (Ph. di Francesca Panaioli)

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persone Welfare

Cooperative contro il gender gap, ne parliamo con Sofia Borri

Portate la parità in ambiti strategici come l’educazione

“La parità di genere non è solo un tema di diritti e di giustizia, ma di sviluppo. E non interessa solo le donne, ma tutti, uomini compresi”. Accento milanese, ma origini argentine, mamma di due bambine, Sofia Borri è la Presidente di Piano C, realtà nata a Milano come primo coworking con cobaby d’Italia e ora ‘factory’ nazionale che si occupa di riprogettazione professionale, formazione ed empowerment femminile. Con una laurea in Filosofia e Antropologia e un master in Management delle imprese sociali, Sofia è speaker e formatrice sui temi del gender gap, della rottura degli stereotipi e della sinergia vita-lavoro. Con CGM collabora per il percorso che coinvolge molte cooperative sulla certificazione per la parità di genere UNI PdR 125:2022“Con Piano C – spiega la presidente – incontriamo molte donne che sono formate, qualificate e motivate, ma si trovano fuori dal mercato del lavoro. Le accompagniamo in un percorso che le porta a far emergere il proprio valore professionale ed economico. Come? In gruppo perché la dimensione della rete è fondamentale, attraverso un metodo nuovo che abbiamo sistematizzato e sperimentando”. L’altro pezzo dell’attività di Piano C è dentro le aziende. “Promuoviamo nelle aziende uno sguardo nuovo sul talento femminile – continua Sofia Borri – Valorizziamo le donne motivate e capaci che però non emergono”. Il tutto, scontrandosi spesso con fatiche organizzative e modelli di leadership improntati sull’egemonia maschile. 

In un contesto ancora discriminatorio, dove ad esempio la maternità è vissuta come un’anomalia, la normativa può aiutare a fare passi in avanti. “Innanzitutto – commenta la presidente di Piano C – darsi uno strumento condiviso e agganciarsi ai dati consente di inquadrare la reale situazione e di stabilire degli step di miglioramento. In più consente di misurare le performance positive di un approccio improntato sulla parità di genere, mettendo l’accento sul valore, anche economico, di quel pezzo di capitale umano. Si tratta di una leva potente. Occorre uscire dalla logica che la parità di genere è contro gli uomini. No, è per tutti. Per questo servirebbero politiche più coraggiose che incentivino le realtà a dotarsi di questi strumenti rendendoli vantaggiosi e trasformando quindi nel tempo le prassi organizzative positive in crescita e sviluppo”. Rispetto a questo le cooperative e il terzo settore hanno un ruolo fondamentale. “Da una parte – continua Sofia Borri – perché, per i servizi di cura di cui si occupano, nelle cooperative e nel terzo settore operano tante donne, dall’altra perché alcune prassi contro il gender gap si verificano già, anche se non codificate. Per questo il terzo settore può esercitare una forte spinta al cambiamento. Serve riconoscere ciò che di buono c’è già per valorizzarlo e serve portare la parità di genere in ambiti strategici come ad esempio quello dell’educazione in cui le cooperative sono spesso protagoniste. Che modelli su questo tema le cooperative portano avanti con i bambini e le bambine della fascia 0-6 e 7-11, ma anche con i preadolescenti e adolescenti? Occorre chiedersi e per prime le cooperative devono farlo: come educhiamo alla parità?. Il messaggio finale è proprio per le cooperatrici donne. “Nelle cooperative si concentra tanto talento femminile che non va dato per scontato e che va riconosciuto prima di tutto dalle stesse donne – conclude Sofia Borri – A loro dico: sperimentate l’empowerment, non abbiate paura del potere inteso come esercizio di possibilità e realizzazioni di visioni”. 

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Project Welfare

La cultura che potenzia il nostro core business: dopo la survey parte il percorso di capacity building

Rigenerazione di spazi urbani, potenziamento dell’impatto di interventi di cura e integrazione, gestione di beni materiali o immateriali, produzione culturale, protagonismo nelle filiere economiche a trazione culturale come quella turistica o quella artigianale. 

Le imprese sociali la cultura “ce l’hanno nel sangue”. O meglio la cultura è uno strumento potentissimo per potenziare il core business delle cooperative sociali, dei consorzi e delle reti, con l’obiettivo condiviso del bene della comunità. A dirlo sono le storie delle nostre realtà socie, attive in tutta la penisola sul fronte culturale. A fotografarlo, una recente survey condotta insieme a Aiccon (il Centro Studi promosso dall’Università di Bologna, dall’Alleanza delle Cooperative Italiane e da realtà, pubbliche e private, operanti nell’ambito dell’Economia Sociale) e al collettivo BLAM.

“Se è vero che la dimensione culturale si è rigenerata nel rapporto con il sociale, allora il sociale deve rigenerarsi nel rapporto con la cultura – ha commentato Paolo Venturi di Aiccon durante il nostro webinar di restituzione della survey – La cultura è elemento costitutivo del movimento cooperativo ed è una grande occasione per rigenerare motivazioni, innovare il rapporto con la pubblica amministrazione, alimentare nuove economie di comunità e trasformazioni territoriali e tornare a mettere al centro della missione la comunità, non come utenza ma come attore che co-produce un valore”.

I risultati della survey: la cultura che trasforma

23 cooperative sociali, 2.789 dipendenti, 107 milioni di fatturato, questi numeri del campione coinvolto nella survey con Aiccon. I risultati? Il 26,1% delle cooperative opera in maniera prevalente nei settori culturali e il 50% dei dipendenti interagisce/coopera in attività/servizi/progetti a matrice culturale. 

principali ambiti di intervento sono: rigenerazione urbana, gestione di beni e infrastrutture culturali, welfare culturale, filiere economiche a trazione culturale. Rispetto alla rigenerazione, fanno scuola le esperienze a Reggio Emilia con il Consorzio Oscar Romero e a Torino con Impresa Sociale Co-abitare, mentre sulla gestione dei beni abbiamo a Napoli, la Cooperativa Proodos che anima il Complesso Monumentale di S. Anna dei Lombardi e a Firenze la Eda Servizi che porta avanti i servizi bibliotecari della rete fiorentina. Poi c’è il welfare culturale di Sol.Co Mantova, gli interventi nelle filiere economiche turistiche a Matera con il consorzio La Città Essenziale, dell’artigianato a Monza con il Consorzio Comunità Brianza,  e dell’agricoltura sociale a Cremona con il Consorzio Sol.Co Cremona. E questi sono solo alcuni degli esempi.

I destinatari degli interventi culturali sono sia persone in condizione di vulnerabilità (il 69,6% di questi sono disabili), sia persone non in condizione di vulnerabilità o vulnerabili potenziali (la maggior parte sono giovani). Dal punto di vista delle risorse economiche, il 65% del campione investe fino al 25% delle disponibilità in cultura e le risorse provengono per la maggior parte da bandi (78,3% di fondazioni, 52,2% comunali, 43,5% regionali), mentre è basso il contributo del fundraising.

Interessante il capitolo delle alleanze. I compagni di viaggio delle cooperative negli interventi culturali sono altre cooperative o imprese sociali, pubbliche amministrazioni, associazioni o Odv, Fondazioni e università. Rilevante la platea di professionisti freelance (43,5%), coinvolti però in maniera occasionale. Il rapporto tra le cooperative e i partner si instaura per di più attraverso una co-progettazione con terze realtà extraculturali (43,5%) o con terze realtà culturali (30,4%). 

La fotografia delle prospettive dice del margine di crescita. Il 35% delle cooperative ha in programma di investire in interventi culturali più di 100mila euro nei prossimi 5 anni, in particolare su ambiti che riguardano innovazione di prodotto e capitale umano. 

Il metodo è la rete: il percorso di capacity building

Partendo da questa situazione, cosa chiedono le cooperative alla rete? Essenzialmente, supporto su risorse umane, strategie di ricerca fondi e co-progettazione, formazione e valutazione di impatto.

“Il tema della cultura come leva del cambiamento – ha concluso Paolo Venturi nel webinar – è un tema potente, ma fragile. C’è bisogno di un metodo e il metodo non può che essere di rete”. E allora, dato l’interesse e il potenziale, come CGM, stiamo per lanciare un percorso di capacity building aperto alle realtà che già realizzano interventi culturali e a quelle che intendono realizzarli. 

Il percorso avrà dei focus: formazione e autoformazione, reskilling del personale e nuove competenze, partnership, modelli di business e capacità progettuali. “Dal punto di vista della rete – spiega Andrea Biondello, consigliere CGM con delega alla cultura – in questo momento, la cultura è importante perché ci permette di riconnetterci alla comunità che abitiamo e questo è fondamentale oltre che per le organizzazioni, anche per le persone fragili che accompagniamo perchè così le rendiamo visibili e non sono residuali. Inoltre, la cultura è uno strumento potente per attrarre nuovi imprenditori sociali, per rappresentare la creatività e la bellezza della nostra azione e attirare nuove leve per le governance del futuro”. 

In copertina Oltre l’Arte, Matera – photo Francesco Margutti

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Educazione Welfare

Nasce V.I.T.A. un progetto integrato pubblico-privato per aiutare i ragazzi con disagio psichico

Una rete di partner integra il servizio di Neuropsichiatria infantile e i servizi educativi del territorio per gli adolescenti tra gli 11 e i 17 anni della zona 4 e 5 di Milano

La pandemia e il conseguente lockdown sono stati determinanti nell’incremento di un disagio psichico giovanile che negli ultimi anni era già in netto aumento. Le misure di contenimento adottate per evitare il propagarsi del virus hanno modificato la routine quotidiana di ciascuno di noi, ma sono stati soprattutto gli adolescenti a risentirne le maggiori ripercussioni a livello psicologico ed emotivo.

Mentre le richieste di aiuto aumentano vertiginosamente, l’apparato sanitario fatica a intercettare in tempo le patologie prima del loro aggravarsi. Per dare una risposta efficace e tempestiva a tali dinamiche e per diventare promotori e produttori di benessere nella complessa e mutevole età adolescenziale, la cooperativa sociale La Strada s.c.s. e l’Associazione L’Impronta, con il partenariato di CGM, hanno deciso di dare vita ad un intervento integrato pubblico-privato in collaborazione con l’ASST Santi Paolo e Carlo e sostenuto da Fondazione Cariplo.

Nasce così il progetto V.I.T.A. – Visioni Integrate per il Trattamento degli Adolescenti, un progetto “ponte” tra il servizio di NPI (Neuropsichiatrie Infantili), i servizi educativi e il territorio di appartenenza degli adolescenti.

Le aree

I territori interessati dal progetto sono la zona 4 e la zona 5 di Milano in cui le realtà promotrici agiscono già da anni: il radicamento territoriale, infatti, rappresenterà la chiave vincente per avere a disposizione, nel minor tempo possibile, risorse professionali qualificate per dare inizio agli interventi.

L’obiettivo

 

Le attività del progetto sono destinate agli adolescenti di età compresa tra gli 11 e i 17 anni: per loro, l’obiettivo principale è la creazione di un percorso individuale basato sulle necessità e bisogni di ognuno. Il progetto ha l’obiettivo di sviluppare negli adolescenti alcune capacità fondamentali, come la coscienza delle proprie azioni e riflettere e apprendere da ciò che si vive, la disponibilità al confronto e al cambiamento. Il gruppo è il luogo perfetto in cui misurare le competenze relazionali, per sperimentarsi, individuarsi e raggiungere man mano la propria autonomia. Per questo, momento importante del progetto, sarà l’avvio di laboratori multidisciplinari che si svolgeranno costantemente sotto la supervisione dell’equipe.

V.I.T.A., inoltre, lavora anche in ottica di prevenzione: saranno promossi momenti di conoscenza, confronto e formazione rivolti ad insegnati e genitori, affinché diventino consapevoli dei “campanelli d’allarme” rispetto all’insorgenza di sintomi di natura psicologica. La finalità è accompagnare i ragazzi verso un ritorno alla normalità delle loro vite e facilitare le dinamiche che fungono da fattore di protezione.  

La pandemia ha abbassato la soglia della sofferenza individuale”-  afferma Stefania Folli di CGM  L’isolamento e l’inattività dacché erano un fenomeno stigmatizzato, oggi sono considerati una strategia percorribile e accettabile da tutti i ragazzi per superare anche problematiche d’ansia di lieve entità. Il rientro a scuola e nella società per molti è stato davvero difficile, soprattutto per coloro che non erano stati in grado in precedenza di costruirsi relazioni forti con i propri compagni. Attraverso V.I.T.A, grazie a una rete territoriale già forte e attiva da tempo, vogliamo dare un aiuto concreto ad una problematica silenziosa, che spesso non è vista dagli adulti presi dai problemi della vita quotidiana. Le richieste sono tante e la sola realtà sanitaria pubblica non riesce a coprire tutto: la rete sociale può e deve entrare in dialogo con le realtà locali per aiutare così l’intera comunità.”

 

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Eventi Welfare

Parole come ponti: la cultura che abilita

 PAROLE COME PONTI

Il progetto di welfare culturale che avvicina persone fragili e territori attravero il linguaggio espressivo dell’arte

È stato presentato venerdì 25 giugno a Matera “Parole come Ponti”, il progetto di welfare culturale che avvicina le persone attraverso il linguaggio espressivo dell’arte. Testimonianza di una cultura che non vede barriere, categorie distanze e differenze.

Si tratta di un progetto che nasce dall’esperienza, da quei giusti mix di elementi culturali e innovativi capaci di generare co-progettazioni travolgenti e durature come quella nata tra C.H.V Cooperativa Sociale di Solidarietà Onlus, i consorzi La città Essenziale e Sol.Co Mantova con il supporto di CGM.

Un progetto che nasce dalla storia personale di Angelo, un ragazzo nato a Mantova ma che porta nel cuore la terra d’origine della sua famiglia, la Basilicata, cui ha dedicato la poesia “Città di Sasso” che si è aggiudicata il secondo posto al Premio Nazionale di Poesia Terre di Virgilio. La poesia è nata all’interno del laboratorio di scrittura creativa del Servizio Formativo all’Autonomia promosso da C.H.V, un luogo che ha permesso ad Angelo di riuscire a rielaborare i suoi pensieri trasformando il suo linguaggio da astruso e aggressivo a contestuale e pacato. Da subito Angelo ha manifestato la volontà di presentare al Sindaco di Matera la propria poesia e grazie al lavoro del Consorzio Sol.Co Mantova – di cui la cooperativa C.H.V. è socia – e all’incontro con il Consorzio La Città Essenziale di Matera è nato PAROLE COME PONTI. Un ponte per collegare Mantova e Matera, due città capitali della cultura riconosciute dall’Unesco, per dare vita ad un evento pilota che possa porre le basi per nuove progettazioni di Welfare Culturale.

I significati di Parole come Ponti

Parole Come Ponti veicola molti significati: in primo luogo vi è la volontà di dare cittadinanza e riconoscibilità alle parole che raccontano le radici ben solide che legano Angelo alla sua terra d’origine, quelle che lui racconta nella poesia “Città di Sasso” anche senza viverne la quotidianità. Ma anche quello della vicinanza emotiva, comunicativa e creativa che aiuta ad abbattere le distanze imposte dalla pandemia. Il laboratorio di scrittura creativa che ha accompagnato la genesi della poesia di Angelo si colloca nei mesi più difficili del 2020, quando ogni spunto di condivisione e apertura sembrava negato. Parole come Ponti concilia il comune desiderio di arte e bellezza ricercato nella reciprocità delle esperienze.

Welfare Culturale

Parlare di welfare culturale è una sfida interessante e un’occasione quando questo tema viene approcciato in forme non tradizionali. Se i diversi linguaggi dell’arte in questi anni sono stati strumenti di cura, farne un’esperienza di promozione al benessere non solo delle categorie fragili, ma di vero e proprio welfare comunitario, è una vera opportunità per la cooperazione locale. Ritrovarsi in un laboratorio di scrittura creativa e poter pensare che chi aveva una certificazione scolastica potesse sfidare le regole della grammatica affacciandosi al linguaggio poetico, sembrava fino a qualche tempo fa un desiderio visionario. Ma è in questo modo che gli operatori sociali ed educativi si misurano con gli strumenti dell’arte capaci di abilitare la disabilità ed essere un’occasione di riscatto non solo individuale, ma di una comunità intera che si allena a convivere con la diversità come esercizio di cultura.

PAROLE COME PONTI rappresenta una finestra su nuove prospettive di progettazione sociale, provando a costruire ponti fondati su due importanti pilastri della comunità coesa, il welfare e la cultura, e cercando di superare i confini che spesso limitano il reale campo d’azione delle persone più fragili.

Il sogno di Angelo diventa realtà: con le sue poesie lette al tramonto sul palcoscenico dei Sassi di Matera e la musica di Rossella Palagano Quartet del circuito Onyx Jazz Club, inaugurando nel nome della “cultura che abilita” il progetto e la collaborazione tra le due città.

Il progetto “Parole come ponti” proseguirà nei prossimi mesi e vedrà l’attivazione di un gruppo di co-progettazione sul welfare culturale, che coinvolgerà la rete dei consorzi promotori e diversi altri attori del territorio locale e non solo, con l’importante sostegno del Gruppo Cooperativo CGM in un lavoro sinergico che rimarrà aperto anche a livello nazionale.

 

Il silenzio e le distanze di questo anno non hanno spento la concretezza delle nostre cooperative, che hanno continuato a costruire progetti e servizi, un po’ ripensandosi nella forma e nell’organizzazione, e un po’ trovando nuovi canali espressivi per perseguire la visione generativa che ci caratterizza. Abbiamo tutti bisogno di ritrovarci, di dialogare e di confrontarci per continuare ad essere costruttivi, disegnando ponti e sentieri da percorrere. Quello del Welfare culturale è per il Consorzio Cgm uno dei più stimolanti. Ho fiducia che il cammino su cui oggi si incontrano Mantova e Matera diventerà presto un circuito denso di esperienze, persone e significati, foriero di altre connessioni tra le nostre cooperative sociali. È questa la forza dell’impresa sociale che, radicata e centrale nelle nostre comunità, catalizza nuove forme di sviluppo sostenibile, è attrattiva per i giovani e fucina di opportunità” – precisa Giuseppe Bruno, presidente la città essenziale e di CGM.

Sol.Co Mantova ha avuto il compito di supportare la cooperativa C.H.V nel creare un ponte di collegamento tra i due consorzi, Sol.co Mantova e La Città Essenziale, in cui il primo mattone è rappresentato dalla poesia di Angelo Salfi. Da questo primo evento del 25 giugno nascerà – in linea con il Consorzio Nazionale CGM – un progetto sul welfare culturale e su come la progettazione sociale possa sviluppare questa tematica. Il welfare culturale rappresenta un’opportunità di inclusione, di sviluppo di nuove competenze e di riscatto. Le produzioni che escono dai laboratori delle cooperative diventano una modalità per creare ponti non solo tra territori ma anche tra persone. La cultura può quindi essere un mezzo importante per l’inclusione sociale, un messaggio su cui i due consorzi credono molto” – spiega Manuela Righi, presidente di Sol.Co Mantova.

“Siamo convinti che la cultura sia un’opportunità di crescita sia per la comunità sia per le nostre imprese, organizzazioni interdipendenti con i territori di appartenenza. La rete CGM ha acquisito consapevolezza del potenziale della cultura, intendendola come driver di sviluppo e valore altamente trasformativo. Parole come Ponti è la dimostrazione di come la cultura possa essere coesiva, inclusiva e contaminante: ponti tra territori, imprese e persone. Uno stimolo per immaginare insieme un nuovo futuro” – dichiara Andrea Biondello, consigliere di amministrazione CGM con delega alla cultura.