Categorie
News Project

Capitale Umano: Manifesto e PlayBook. E da maggio la formazione

Agli Stati Generali di Cremona abbiamo presentato ufficialmente il Manifesto sul Capitale Umano e il PlayBook, due strumenti frutto del lavoro di community, di ricerca e studio che ha visto coinvolti più di 30 cooperative, consulenti esterni e staff di CGM. E ora, per proseguire nel lavoro sulle “nostre persone”, stiamo predisponendo un Piano formativo con incontri, sia online che in presenza, per approfondire tutti gli aspetti legati al Capitale Umano.

“La persona al centro” è uno slogan che è sempre più adottato anche dalle imprese sociali quando fanno riferimento a un loro cruciale stakeholder: le lavoratrici e i lavoratori che con il loro operato garantiscono la produzione di beni e servizi di interesse generale che sostanziano la loro missione. Per evitare che questo richiamo diventi solo retorica è necessario dotarsi di una buona strategia capace di rigenerare il capitale umano per avviare un nuovo ciclo di sviluppo.

Noi di CGM lo abbiamo fatto grazie a una comunità di pratica che, grazie al supporto del nostro team e di Kopernicana e Cooperjob, ha elaborato un Manifesto che riassume le principali istanze di advocacy, ma anche un PlayBook. Un documento, quest’ultimo, che integra valori cooperativi opportunamente riattualizzati, soluzioni organizzative puntuali in grado di sortire effetti positivi ad ampio raggio, pratiche di gestione HR che riclassificate in aggregatori di senso definiscono strategie emergenti. Un documento eclettico sia nei contenuti che nelle modalità d’uso e che ha suscitato molta curiosità e interesse nel corso degli Stati Generali di Cremona.

Eccoli da scaricare. Fatene buon uso e non esitate a farci avere commenti e feedback da condividere all’interno della nostra community.

Continuiamo a lavorare sulle “nostre persone”, proponendovi durante l’anno 2025 degli incontri di formazione, sia online che in presenza, per approfondire tutti gli aspetti legati al Capitale Umano.

  • Welfare aziendale come strategia nella gestione del capitale umano (7 maggio)
  • Tecniche e strumenti per una efficace gestione del tempo nelle nostre imprese (2 ottobre)
  • Attrarre talenti nelle imprese sociali: strategie e strumenti (3 dicembre)
  • Team building per l’HR manager (luglio)
  • La roadmap dell’HR: dall’employee journey alla strategia dell’organizzazione (23/24 ottobre)
  • Change management: strategie per guidare il cambiamento attraverso la funzione HR (27/28 novembre)

Nelle prossime settimane saranno online maggiori dettagli. Intanto abbiamo preparato un piano indicativo con argomenti e date da segnare in agenda.

Per informazioni, scrivere a: simona.taraschi@cgm.coop.

Categorie
News Project

Cooperatrici alle cooperatrici: “Siate generative, rivoluzionarie, diverse”

Nella Giornata dedicata alle donne, con gli Stati Generali sul Capitale Umano alle porte, abbiamo chiesto a quattro donne, quattro cooperatrici della nostra rete, di rispondere a tre domande sul ruolo delle donne nel mondo della cooperazione, sui temi più femminili che riguardano le risorse umane in un’impresa sociale, sull’impegno ad essere davvero motore di cambiamento. E a tutte le donne, in particolare le donne cooperatrici, i nostri migliori auguri.

Francesca Gennai

Daniela Ortisi

Daniela Riboldi

Simona Balistreri

Intanto le presentiamo. Partiamo da Francesca Gennai, la nostra vicepresidente, “toscana di origine ma sempre più trentina”, si descrive. Mamma di Amelia e Adele. Ha ruoli diversi in più imprese cooperative “ed il privilegio di fare un lavoro che mi diverte e sfida quasi quotidianamente”, dice. Daniela Ortisi, invece, è presidente della Cooperativa Esserci. “Nella cooperazione sono cresciuta come persona, come lavoratrice, come imprenditrice sociale”, commenta. All’inizio operatrice in gruppi appartamento per persone con disagio psichico, è stata coordinatrice, responsabile di progetti innovativi in ambito sanitario, referente selezione e responsabile formazione, responsabile dei servizi di Politiche Attive del Lavoro e consigliera di amministrazione. La terza donna è Daniela Riboldi, laureata in Pedagogia, Presidente e Responsabile delle Risorse Umane presso la Cooperativa Sociale di tipo A META. Inoltre, fa parte della presidenza di Federsolidarietà Milano e Navigli, del Consiglio di amministrazione del Consorzio Comunità Brianza e del comitato del forum Monza e Brianza.
Infine, Simona Balistreri, presidente della cooperativa sociale di tipo B, Raggio di Luce, si occupa dell’inserimento lavorativo di persone con gravi disabilità. Psicologa psicoterapeuta, ha diverse cariche nel mondo della cooperazione, è autrice di libri (uno in particolare sul Disability Management delle Risorse Umane) e di diverse pubblicazioni su riviste.
Tutte e quattro saranno l’11 e il 12 marzo ai nostri Stati Generali a Cremona: scarica il programma.

Francesca Gennai: “Le donne rappresentano il motore della cooperazione, gli uomini il pilota. Andando fuori di metafora, la donna nel mondo della cooperazione è la quota più alta delle persone occupate. Questo però non ha un riflesso positivo nelle posizioni di governance dove il 75% dei ruoli è occupato da uomini”.

Daniela Ortisi: “Credo che le donne hanno il dovere ancor più che il diritto di portare nel lavoro competenze, conoscenze, interessi, punti di vista che completano l’altra parte del mondo. Siamo diverse…ed è un meraviglioso valore aggiunto di cui il mondo non può e non deve fare a meno”.

Daniela Riboldi: “Nel mondo della cooperazione sociale, le donne non sono solo operatrici, ma agenti di cambiamento capaci di innovare il welfare e promuovere collaborazione e integrazione. Per garantire un futuro sostenibile è essenziale investire nel talento femminile, promuovendo leadership inclusive, crescita professionale e politiche di conciliazione vita-lavoro. Credo che sia necessario pensare ad una contaminazione tra stili di leadership maschili e femminili, affinché possano arricchirsi reciprocamente”

Simona Balistreri: Nel contesto della cooperazione sociale, le donne portano con loro una visione inclusiva e una naturale predisposizione all’accoglienza. Nel mio ruolo di presidente di una cooperativa sociale che si occupa di inserimento lavorativo per persone con disabilità, infatti, vedo ogni giorno come la sensibilità, la capacità di ascolto e la determinazione femminile siano elementi essenziali per creare contesti di lavoro realmente inclusivi ed accoglienti”.

Francesca Gennai: “Il sistema produttivo è nato avendo a riferimento il modello maschile. Le professioni, le carriere e le opportunità sono state modellate intorno ad un archetipo maschile. Questo schema non solo ha escluso le donne, ma le ha rese invisibili, privandole della possibilità di essere protagoniste attive nella vita politica, economica e sociale del Paese. E’ il tempo questo di lavorare sui meccanismi che ancora oggi generano disuguaglianze di opportunità professionale fra uomini e donne”.

Daniela Ortisi: “Che si parli di donne o di uomini bisogna innanzitutto essere competenti, portatori di know how. Non c’e niente che le donne non possano imparare e fare e lo stesso vale per gli uomini ma io credo che sia bello che si possano esprimere competenze trasversali diverse indipendentemente dal genere, che si possa imparare realmente a cooperare. Dobbiamo essere noi stesse ad essere consapevoli del nostro valore senza arroganza. Le donne con garbo e intelligenza devono portare il loro contributo come Capitale Umano (che altrimenti sarebbe incompleto) cercando di essere diverse per fare la differenza”.

Daniela Riboldi: “Io credo che il vero motore del cambiamento, nella cooperazione, siano le persone. Ogni uomo e ogni donna, con il proprio contributo unico, porta valore e significato a ciò che facciamo. E sono convinta che le donne, in particolare, abbiano un ruolo fondamentale: la loro capacità di costruire relazioni, di innovare e di promuovere inclusione è una risorsa straordinaria. La qualità del welfare dipende dalla capacità di costruire relazioni significative e reti di fiducia, in cui i destinatari dei servizi non siano solo beneficiari, ma veri protagonisti del cambiamento”.

Simona Balistreri: Credo che un tema centrale sia il riconoscimento del valore delle competenze femminili, soprattutto nel mondo del lavoro. Credo sia fondamentale dare il giusto spazio e valore alle donne, permettendo loro di esprimere sempre il proprio potenziale. Quando le donne sono messe nelle condizioni di esprimersi e di incidere nelle scelte strategiche, il capitale umano si arricchisce e tutta la società ne trae un beneficio. Occorre mettere al centro la Persona, anzi, le Persone Tutte (a prescindere dal genere) per ottenere una crescita collettiva ed è per questo che il femminile può e deve avere il giusto peso sociale“.

Francesca Gennai: “Faccio mie le parole di uno scritto di Monique Witting in Le guerriere. “Dicono che non c’è realtà prima che le parole le regole i regolamenti le abbiano dato forma”. E se iniziassimo a riscrivere regole e regolamenti e inventare nuove parole? E se iniziassimo a farlo guardando alle donne partendo da loro? Forse siamo ancora troppo abituate a pensare alle donne a partire dagli uomini”.

Daniela Ortisi: “Un messaggio alle donne che lavorano con intelligenza e sensibilità, con attenzione e spirito critico, con determinazione, generosità e visione sul futuro… Siate generative, siate rivoluzionarie, siate diverse. Non siamo ancelle siamo donne!”.

Daniela Riboldi: “Con il nostro lavoro contribuiamo al cambiamento mettendo al centro le relazioni. Oggi il metodo cooperativo rappresenta una vera rivoluzione: un modello alternativo che valorizza la condivisione, la reciprocità e il lavoro di squadra. La cooperazione non è solo un modo di lavorare, ma una forza trasformativa capace di ridurre le disuguaglianze, sostenere il benessere delle persone e costruire una società più giusta e inclusiva attraverso un impatto sociale positivo. Le sfide del nostro settore sono molte, e il cammino può essere faticoso, ma lavorare per il bene comune e farlo insieme agli altri rende tutto questo bello, stimolante e ricco di soddisfazioni”.

Simona Balistreri: “Il nostro lavoro ha un impatto determinante, spesso profondo più di quanto possiamo immaginare. Essere donne in un contesto cooperativo significa avere la determinazione di coniugare etica ed impresa, sostenibilità ed inclusione, accoglienza e sviluppo. Solo attraverso la condivisione e il sostegno reciproco, in questa direzione, potremo generare poi un cambiamento reale e duraturo che sappia “contaminare” con questa attitudine anche altri contesti produttivi.“.

Categorie
News Project

Capitale umano: il valore che ci riconosciamo e che gli altri ci riconoscono

A pochi giorni dagli Stati Generali di CGM pubblichiamo questa introduzione della nostra presidente Giusi Biaggi. “Prendersi cura di questo capitale che sono le persone, richiede investimenti a più livelli. Un livello strategico che porta ad assumere un nuovo paradigma fondato sul concetto di imprese aperte ad autonomia e responsabilità distribuita“.

Il Consorzio Cgm ha assunto come direzione prioritaria per lo sviluppo delle proprie imprese sociali, la valorizzazione del capitale umano. È diventato un “mantra” in questa fase storica in cui il mercato del lavoro è in profonda trasformazione e le sfide si fanno sempre più decisive: essere in grado di attrarre persone, garantire la loro permanenza e crescita all’interno delle cooperative sociali, far emergere e valorizzare le competenze, accompagnare l’assunzione di responsabilità, remunerare adeguatamente il lavoro, divenire luoghi di lavoro in cui desideri personali e mission delle imprese si compenetrano, contagiano e cercano convergenza.


La lettura della realtà si unisce al desiderio di essere (tornare ad essere/continuare ad essere) imprese sociali che creano impatto positivo sui territori generando, grazie all’impegno, passione e professionalità delle persone, sviluppo, coesione e cooperazione nelle comunità.
Prendersi cura di questo capitale che sono le persone, richiede investimenti a più livelli.

Un livello strategico che porta ad assumere un nuovo paradigma fondato sul concetto di imprese aperte ad autonomia e responsabilità distribuita. Qui si gioca la distintività del modello cooperativo, pensata “aperta” e a responsabilità diffusa fin dalle origini, ma che oggi deve essere in grado di riattualizzare questi principi, alla luce delle persone, specialmente soci e socie, che oggi sono protagoniste delle nostre organizzazioni o lo possono diventare.


Dalla scelta strategica, quindi dal “perché”, discende il “come”. E quindi l’investimento va sulle risorse (economiche, organizzative, di competenze, di tecnologia, di innovazione, ecc.) da attivare per costruire prassi e percorsi di crescita sistematici e continuativi all’interno delle cooperative sociali.

In questi mesi di avvio del percorso, Cgm ha lavorato con una cinquantina di persone della rete che si occupano di risorse umane: una comunità di pratica che guida ed accompagna questa direzione sfidante. Sono state messe in luce delle necessità che cercheremo di colmare con formazioni specifiche e con nuove soluzioni prodotte dall’intelligenza collettiva (co-design). Sono emerse anche tante buone pratiche già in essere che necessitano di essere perfezionate, innovate, sistematizzate. Talvolta, in cooperativa sociale, le diamo per scontate, ma è bene, invece, che emergano con forza. Dicono della propensione alla cura delle persone lavoratrici già presente nelle nostre imprese. E così, la “valigetta degli attrezzi” si sta implementando. Ma molto lavoro ancora ci aspetta.

C’è inoltre un altro elemento fondamentale che permette di “elevare a potenza” il nostro capitale umano. Si tratta di un fattore esterno all’organizzazione e fondamentale per chi come noi ha scelto un modello di sviluppo orientato all’imprese di comunità. Quello di cui parlo è il valore che gli altri ci riconoscono. E gli altri sono gli enti pubblici, le associazioni, le imprese, le associazioni di categoria, i cittadini, le famiglie. Quanto vale per ciascuno di questi soggetti il lavoro delle persone lavoratrici delle cooperative. Qual è il valore del lavoro sociale? È visto? È riconosciuto nella sua distintività? È davvero un pilastro della nostra società?
Quindi, il capitale umano delle cooperative sociali è valorizzato se, anzitutto, le stesse imprese sociali fanno investimenti mirati. Ma il capitale umano eleva a potenza il proprio valore se coglie da parte di chi sta fuori, sguardi, parole, scelte economiche e politiche che, nel concreto, danno riconoscimento a questo valore.

Queste riflessioni si rendono evidenti, purtroppo, durante periodi difficili in cui si ha la concreta sensazione di non vedere riconosciuto il valore distintivo di ciò che siamo. Ad un anno dal rinnovo del CCNL delle cooperative sociali, tante (troppe) pubbliche amministrazioni ancora non riconoscono l’aumento contrattuale.
In diverse piazze d’Italia la cooperazione sociale ha manifestato il proprio dissenso. Sabato 15 febbraio educatori professionali e operatori socio-sanitari hanno realizzato un flash mob a Torino per protestare contro i mancati aggiornamenti delle tariffe sui servizi per la disabilità.
A Cremona in questi giorni sono in corso forti proteste per l’aggiudicazione del servizio di assistenza per l’autonomia personale di persone con disabilità in ambito scolastico, da parte di una grossa realtà estranea al territorio, grazie al ribasso che ha applicato. Una associazione di cinque imprese cooperative locali si vede dunque costretta a cedere il passo. Ma, ad esempio, su 150 persone lavoratrici oggi impiegate all’interno delle cooperative territoriali su questo servizio, solo 50 accetteranno “l’assorbimento” da parte della cooperativa entrante. La motivazione più frequente per questa scelta è il fatto di essere estremamente legati alla “propria” cooperativa. Credo che anche questo ci insegni qualcosa su cosa significhi il mantra da cui siamo partiti. La valorizzazione del capitale umano è una priorità.

Un impegno che però deve essere sostanziato con continuità dalle cooperative sociali e, in parallelo, deve essere riconosciuto dall’esterno.