Cerca
Categorie
Eventi Formazione News Project

Convention, candida il tuo ‘segnale dal futuro’. La call dedicata a Claudia Fiaschi

Una call alla rete (e non solo) per conoscere e valorizzare i vostri ‘segnali dal futuro’, ovvero servizi, progetti, processi, pratiche e prodotti che contengono innovazioni rispetto alla sfide trasformative e di frontiera. La dedichiamo a Claudia Fiaschi, già presidente CGM e del Consorzio Coeso, Vicepresidente di Confcooperative e già Portavoce del Forum Terzo Settore, recentemente scomparsa.

In occasione della quindicesima edizione della Convention, CGM lancia una call interna ed esterna alla rete per esplorare, mappare e conoscere i “segnali dal futuro” che le organizzazioni stanno portando avanti e che meritano di essere condivisi perchè contengono un potenziale di innovazione.

Selezioneremo 6 segnali dal futuro per creare occasioni di apprendimento interni alla rete durante e dopo la convention.

Dedichiamo questa prima edizione della call a Claudia Fiaschi, già Presidente di CGM, del Consorzio Coeso, Vicepresidente nazionale di Confcooperative e Portavoce del Forum del Terzo Settore, recentemente scomparsa. Una donna che ha segnato in
maniera indelebile, con lucidità e visione, il cammino e lo sviluppo della cooperazione in Italia.

Un segnale dal futuro è qualcosa che contiene un seme di futuro. Possono essere servizi, progetti, processi, pratiche e prodotti che contengono innovazioni rispetto a sfide trasformative e di frontiera.

● Perchè siamo alla ricerca di strategie emergenti, intuizioni e direzioni che la rete sta portando avanti in risposta alle sfide del nostro tempo
● perchè crediamo nello scambio e nell’apprendimento interno alla rete
● perchè vogliamo supportare lo sviluppo di azioni “coraggiose”
● perchè vogliamo osservare da vicino e sostenere la nascita di esperienze innovative e sperimentali su alcune aree emergenti per noi strategiche

Dati, infrastrutture «phygital» e intelligenze collettive

La prima call di segnali dal futuro riguarda l’innovazione attraverso il digitale e l’uso dei dati. Siamo nel pieno di un’era data driven, che influisce in maniera evidente su preferenze, scelte di consumo, esercizio del potere. Il digitale, infatti, si presenta come un ambito di per sé trasformativo e “disruptive” e, al tempo stesso, il campo del “sociale” appare ancora come una frontiera di innovazione digitale, sia in termini di applicativi e strumenti ma anche di nuove culture d’uso.

L’impresa sociale, che nel tempo ha saputo costruire in modo artigianale una sua cultura del dato legata principalmente a esigenze di monitoraggio e rendicontazione, si trova oggi sempre più esposta a flussi informativi in grado di generare nuovi contesti all’incrocio tra analogico e digitale (piattaforme, metaverso, intelligenza artificiale ecc.) all’interno dei quali è possibile elaborare modelli innovativi di cura, educazione, inclusione. Da qui parte la necessità di intercettare e dare visibilità a quelle esperienze che stanno tendendo queste direzioni. L’impresa sociale può rappresentare lo scrigno di governance per tutelare e gestire i dati personali e collettivi come beni comuni, in particolare se relativi a dimensioni di fragilità e scelte personali, al fine di metterli al riparo da meccanismi sempre più evidenti e pervasivi di estrazione del valore.

Servono quindi nuove direzioni da perseguire per una gestione efficace e sostenibile della nuova disruption tecnologica.

Categorie
Project Ricerca Welfare

Human Tech, l’innovazione aperta si può fare anche nell’imprenditoria sociale

Un anno di Human Tech, il programma nato dalla collaborazione tra CGM ed Entopan Innovation per supportare le imprese sociali nei percorsi di transizione digitale ed ecologica. Tiriamo le somme e rilanciamo.

Sarà proprio in occasione della Convention del prossimo 20-22 giugno che Human Tech – il programma di Open Innovation promosso da CGM in partnership con Entopan Innovation – compirà il suo primo anno di vita. Un traguardo importante che dà lo spunto per un rilancio.

Questi i KPI, gli indicatori chiave di prestazione: 4 imprese sociali pioniere hanno inaugurato il programma e altre 4 sono state coinvolte successivamente. L’obiettivo è quello di arrivare a 10 realtà entro fine anno. Una massa critica di un certo rilievo, segno che l’innovazione aperta si può fare anche nel campo dell’imprenditoria sociale. Non è solo una questione di mentalità e di approccio, ma un vero e proprio modello che ridefinisce le attività di ricerca e sviluppo, peraltro all’interno di imprese, come quelle sociali, dove l’apertura ai contesti, anche di innovazione, è o dovrebbe essere un tratto caratteristico.

Durante questo primo anno, insieme a Entopan Innovation abbiamo definito e affinato le tappe del programma lavorando molto sull’assessment organizzativo – perché l’innovazione ha bisogno di capacità di elaborazione e di “messa a terra” – e sul codesign di nuovi prodotti e servizi – perché l’innovazione è una costruzione condivisa con stakeholder interni ed esterni.

Ora ci apprestiamo a un ulteriore salto di qualità che consiste nel prototipare soluzioni che reggano alla prova della sostenibilità economica e degli impatti sociali e ambientali. Per questo abbiamo rafforzato la partnership con Entopan capitalizzando il loro ecosistema fatto di startup e provider tecnologici che operano in un quadro di “innovazione armonica”. Inoltre, abbiamo mantenuto saldo il legame con i sostenitori del programma – CGM Finance e Sefea Impact – perché, in quanto soggetti finanziari ben radicati nel nostro settore, possono aiutarci a trasformare in investimenti i nostri percorsi di Open Innovation. Per continuare a mettere, sempre, al centro dell’innovazione digitale e tecnologia le persone.

E se anche tu vuoi orientare la tua Impresa Sociale in modo consapevole verso i percorsi di transizione digitale, che sono ormai ineludibili per qualsiasi impresa, contatta il team di Human Tech, compilando il form sul sito.

Categorie
Finanza Project Ricerca Welfare

SerHub è on-line. Per un terzo settore protagonista della transizione energetica

Ristrutturazioni sostenibili nel Terzo Settore? Novità dal progetto Social Energy Renovations (SER). On-line il nuovo sito di SerHub, da cui è possibile chiedere informazioni per un accompagnamento personalizzato su progetti di efficientamento degli edifici sociosanitari ed educativi. I servizi: consulenza finanziaria, consulenza fiscale e assistenza tecnica. Per cooperative protagoniste della rivoluzione energetica e sociale.

SerHub è on-line. Il progetto di Social Energy Renovations (SER) che stimola la ristrutturazione sostenibile nel Terzo Settore, ha un nuovo sito da cui è possibile chiedere informazioni per un accompagnamento personalizzato su progetti di efficientamento degli edifici sociosanitari ed educativi.

SerHub è un progetto che ci vede coinvolti tra i fondatori, insieme alla nostra società strategica CGM Finance, alla società di investimento GNE Finance e al Consorzio Fratello Sole.

L’obiettivo di SerHub? Progettare, istituire e implementare un innovativo meccanismo di finanziamento del de-risking che comporti il finanziamento e la standardizzazione tecnica, l’aggregazione dei progetti, la valutazione dell’impatto sociale e il rafforzamento del credito.  In questo modo, le imprese sociali hanno accesso a ristrutturazioni sostenibili a prezzi accessibili, insieme all’assistenza tecnica, mentre gli investitori hanno accesso a investimenti sicuri e ad alto impatto, in linea con i criteri ESG e di investimento a impatto. 

  • 200 milioni di investimenti in energia pulita da generare in cinque anni
  • 893 tonnellate di emissioni di Co2 risparmiate
  • massiccio impatto sociale: mitigazione della povertà energetica, miglioramento dell’uguaglianza sociale, salute, benessere, produttività, alfabetizzazione finanziaria e coesione sociale complessiva. 
  • Consulenza finanziaria
  • Assistenza tecnica
  • Consulenza fiscale
Categorie
News persone Project

Altro che greenwashing. Imprese sociali e sostenibilità

“Siamo già per nostra natura la ’S’ degli SDGs, gli Obiettivi per lo Sviluppo sostenibile. La sfida è vivere quella ‘S’ con più profondità e innovazione, di essere, a partire dal nostro DNA, il motore del cambiamento“.

Andrea Ripamonti è consigliere del nostro consorzio CGM con delega alla sostenibilità. Con lui abbiamo affrontato il tema della sostenibilità ambientale ed energetica (e non solo), uno dei nostri filoni core su cui a breve potremo condividere importanti novità.

Ma partiamo dal principio: perché una organizzazione di terzo livello come CGM si occupa di questo tema?

“Perché la sostenibilità non è solo un main stream – esordisce Ripamonti – ma è elemento di vera trasformazione e come CGM , come accaduto su altri temi, stimoliamo e accompagniamo il cambiamento, facendo cultura, intercettando grossi player e lavorando sulla programmazione politica, a livello nazionale ed europeo”. Certo, la trasformazione è già nel mercato. “Gli studi – continua il nostro consigliere – ci dicono che il 44%* delle persone è disposto a spendere di più per prodotti ecosostenibili. Il mercato quindi si sta spostando sulla sostenibilità. L’obiettivo è che venga interpretata non come greenwashing, come etichetta, ma come creazione di ecosistemi realmente sostenibili, con impatti sulla comunità. In questo le imprese sociali possono e devono giocare un ruolo da protagoniste”.

In diversi ambiti: dalle forniture agli accordi di programma, dalla governance alla contaminazione con mondi diversi, dalla crescita di competenze al rapporto con le università. Con un focus sulle CER, le comunità energetiche rinnovabili.

“La questione energetica è solo una parte delle CER, piccole e grandi  – spiega Ripamonti – Dentro, c’è tutto l’impatto sociale per cui le nostre cooperative sono forti a livello di servizi, di politiche attive del lavoro, di politiche territoriali. Per questo le CER sono un’occasione per il terzo settore per interpretare la rivoluzione sostenibile”. 

E se nel panorama delle cooperative ci sono già molte realtà che sulla sostenibilità energetica, e non solo, stanno facendo la differenza (60 quelle che come CGM stiamo seguendo sulla transizione verde), ci sono due limiti da superare: il primo legato alla burocrazia (“Una criticità generale che ingabbia le cooperative e non solo in regole complesse e tempi biblici che si traducono in costi e inefficienza”), il secondo più culturale.

“Le imprese sociali – conclude Ripamonti – devono uscire dalla zona di comfort. Su questo come CGM possiamo fare molto, sia sensibilizzando le nostre organizzazioni rispetto alle direzioni del mercato, sia lavorando per orientarlo questo mercato. Un esempio: i criteri ecologici verranno introdotti sempre di più nelle gare dei nostri servizi, anche le grandi imprese si stanno orientando verso fornitori etici, ma le nostre realtà sociali sono pronte?”. 

La risposta deve essere positiva ed è da costruire insieme. 

*Fonte: EY Future Consumer Index, October 2022

Categorie
persone Project Ricerca

Welfare in piattaforma, c’è spazio per le cooperative

“Agire il cambiamento anziché subirlo” 

Ivana Pais

“In rete in Italia è ancora più facile fare la spesa piuttosto che trovare una babysitter. Di spazi per il welfare ce ne sono tanti e vanno riempiti”. Ivana Pais è docente di Sociologia economica alla Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano, direttrice del Centro di ricerca TRAILab (Transformative Actions Interdisciplinary Laboratory) e principal investigator di We Plat – Welfare system in the age of platforms. Un progetto del progetto sulle piattaforme digitali di welfare finanziato da Fondazione Cariplo con capofila l’Università Cattolica del Sacro Cuore e partner l’Università di Padova, l’agenzia community design Collaboriamo e il nostro consorzio CGM.

Il quaderno della ricerca, a cura di Ivana Pais e del nostro open innovation manager Flaviano Zandonai, realizzato in collaborazione con Percorsi di Secondo Welfare, è già stato presentato ed è disponibile on-line (scarica qui).

Ma che cosa dice alle cooperative questo importante studio? Innanzitutto, restituisce una fotografia delle piattaforme digitali di welfare sul territorio nazionale: sono 137.

59 operano nel settore della salute, 10 in quello dell’educazione e della cura dell’infanzia, 10 nell’assistenza sociosanitaria e 58 sono multisettoriali. Ci sono piattaforme di welfare aziendale, di welfare digitale, che nascono e operano in ambito strettamente digitale, e di welfare territoriale, che mettono insieme enti locali e terzo settore.

“Un dato inatteso dello studio? – esordisce Ivana Pais – Ci aspettavamo più provider di welfare aziendale. Avevamo l’aspettativa che il welfare aziendale potesse essere il precursore delle piattaforme di welfare e invece in rete i servizi alla persona sono ancora pochi e il matching tra domanda e offerta è scarso. Questo può essere legato al fatto che i lavoratori hanno budget ancora limitati a disposizione per il welfare aziendale e che è più pratico acquistare beni di consumo rispetto a servizi”.

Una carenza che lascia molto spazio alle imprese sociali, sia in termini di diffusione dei propri servizi, sia in termini di analisi di bisogni, sia in termini di offerta di veri e propri piani capaci di incidere positivamente sulla qualità della vita delle persone e dei contesti in cui esse vivono e lavorano. “L’altra sorpresa è stato il boom delle piattaforme di welfare digitale e in particolare di quelle che erogano servizi on-line di consulenza psicologica – continua la professoressa dell’Università Cattolica – Mentre rispetto alle piattaforme di welfare territoriale, che hanno la grande potenzialità di aggregare realtà e servizi, pubblici e privati, è emersa la tendenza a riportare le logiche tradizionali in piattaforma, invece che sfruttare lo strumento per una vera e propria trasformazione”.

I margini per uno sviluppo del welfare in piattaforma sono dunque altissimi con prospettive molto interessanti rispetto ad esempio all’ibridazione e all’allargamento dei beneficiari, al ripensamento dei modelli organizzativi, alla certificazione della qualità dei fornitori, alla creazione di comunità non solo tra professionisti, ma anche tra clienti o pazienti in una logica peer to peer, alla ibridazione tra le diverse tipologie di piattaforme, all’implementazione di sistemi reputazionali, ossia di valutazione.

“In generale l’interesse da parte della cooperazione alle piattaforme digitali è forte, ma è altrettanto forte la resistenza, talvolta legittima – prosegue Ivana Pais – Le piattaforme rendono evidente e aumentano le complessità e occorre trovare quelle modalità che consentano di non perdere gli elementi distintivi in termini di cura”. A partire da quegli “eroi quotidiani dell’innovazione” che ci sono e vanno accompagnati. “Da questo punto di vista – commenta la docente – welfareX è l’unica che ha attivato una comunità di welfare manager che sui territori si occupano della piattaforma. Questo fa la differenza: non lasciare da soli questi ‘eroi’, creare occasioni di confronto e di crescita e collocare il loro lavoro in un progetto più ampio e di prospettiva”.  

“Il welfare si sta trasformando – è la conclusione di Ivana Pais – Le persone cercano in rete risposte ai loro bisogni e se non trovano il terzo settore, trovano altro. Occorre stare dentro la trasformazione e governarla. Questa è la sfida: agire il cambiamento anziché subirlo”. 

Ivana Pais
Categorie
Project Welfare

La cultura che potenzia il nostro core business: dopo la survey parte il percorso di capacity building

Rigenerazione di spazi urbani, potenziamento dell’impatto di interventi di cura e integrazione, gestione di beni materiali o immateriali, produzione culturale, protagonismo nelle filiere economiche a trazione culturale come quella turistica o quella artigianale. 

Le imprese sociali la cultura “ce l’hanno nel sangue”. O meglio la cultura è uno strumento potentissimo per potenziare il core business delle cooperative sociali, dei consorzi e delle reti, con l’obiettivo condiviso del bene della comunità. A dirlo sono le storie delle nostre realtà socie, attive in tutta la penisola sul fronte culturale. A fotografarlo, una recente survey condotta insieme a Aiccon (il Centro Studi promosso dall’Università di Bologna, dall’Alleanza delle Cooperative Italiane e da realtà, pubbliche e private, operanti nell’ambito dell’Economia Sociale) e al collettivo BLAM.

“Se è vero che la dimensione culturale si è rigenerata nel rapporto con il sociale, allora il sociale deve rigenerarsi nel rapporto con la cultura – ha commentato Paolo Venturi di Aiccon durante il nostro webinar di restituzione della survey – La cultura è elemento costitutivo del movimento cooperativo ed è una grande occasione per rigenerare motivazioni, innovare il rapporto con la pubblica amministrazione, alimentare nuove economie di comunità e trasformazioni territoriali e tornare a mettere al centro della missione la comunità, non come utenza ma come attore che co-produce un valore”.

I risultati della survey: la cultura che trasforma

23 cooperative sociali, 2.789 dipendenti, 107 milioni di fatturato, questi numeri del campione coinvolto nella survey con Aiccon. I risultati? Il 26,1% delle cooperative opera in maniera prevalente nei settori culturali e il 50% dei dipendenti interagisce/coopera in attività/servizi/progetti a matrice culturale. 

principali ambiti di intervento sono: rigenerazione urbana, gestione di beni e infrastrutture culturali, welfare culturale, filiere economiche a trazione culturale. Rispetto alla rigenerazione, fanno scuola le esperienze a Reggio Emilia con il Consorzio Oscar Romero e a Torino con Impresa Sociale Co-abitare, mentre sulla gestione dei beni abbiamo a Napoli, la Cooperativa Proodos che anima il Complesso Monumentale di S. Anna dei Lombardi e a Firenze la Eda Servizi che porta avanti i servizi bibliotecari della rete fiorentina. Poi c’è il welfare culturale di Sol.Co Mantova, gli interventi nelle filiere economiche turistiche a Matera con il consorzio La Città Essenziale, dell’artigianato a Monza con il Consorzio Comunità Brianza,  e dell’agricoltura sociale a Cremona con il Consorzio Sol.Co Cremona. E questi sono solo alcuni degli esempi.

I destinatari degli interventi culturali sono sia persone in condizione di vulnerabilità (il 69,6% di questi sono disabili), sia persone non in condizione di vulnerabilità o vulnerabili potenziali (la maggior parte sono giovani). Dal punto di vista delle risorse economiche, il 65% del campione investe fino al 25% delle disponibilità in cultura e le risorse provengono per la maggior parte da bandi (78,3% di fondazioni, 52,2% comunali, 43,5% regionali), mentre è basso il contributo del fundraising.

Interessante il capitolo delle alleanze. I compagni di viaggio delle cooperative negli interventi culturali sono altre cooperative o imprese sociali, pubbliche amministrazioni, associazioni o Odv, Fondazioni e università. Rilevante la platea di professionisti freelance (43,5%), coinvolti però in maniera occasionale. Il rapporto tra le cooperative e i partner si instaura per di più attraverso una co-progettazione con terze realtà extraculturali (43,5%) o con terze realtà culturali (30,4%). 

La fotografia delle prospettive dice del margine di crescita. Il 35% delle cooperative ha in programma di investire in interventi culturali più di 100mila euro nei prossimi 5 anni, in particolare su ambiti che riguardano innovazione di prodotto e capitale umano. 

Il metodo è la rete: il percorso di capacity building

Partendo da questa situazione, cosa chiedono le cooperative alla rete? Essenzialmente, supporto su risorse umane, strategie di ricerca fondi e co-progettazione, formazione e valutazione di impatto.

“Il tema della cultura come leva del cambiamento – ha concluso Paolo Venturi nel webinar – è un tema potente, ma fragile. C’è bisogno di un metodo e il metodo non può che essere di rete”. E allora, dato l’interesse e il potenziale, come CGM, stiamo per lanciare un percorso di capacity building aperto alle realtà che già realizzano interventi culturali e a quelle che intendono realizzarli. 

Il percorso avrà dei focus: formazione e autoformazione, reskilling del personale e nuove competenze, partnership, modelli di business e capacità progettuali. “Dal punto di vista della rete – spiega Andrea Biondello, consigliere CGM con delega alla cultura – in questo momento, la cultura è importante perché ci permette di riconnetterci alla comunità che abitiamo e questo è fondamentale oltre che per le organizzazioni, anche per le persone fragili che accompagniamo perchè così le rendiamo visibili e non sono residuali. Inoltre, la cultura è uno strumento potente per attrarre nuovi imprenditori sociali, per rappresentare la creatività e la bellezza della nostra azione e attirare nuove leve per le governance del futuro”. 

In copertina Oltre l’Arte, Matera – photo Francesco Margutti

Categorie
Project

C’è voglia di sostenibilità. SER, la nuova filiera che aiuta le cooperative nella transizione ambientale e sociale

Anche le cooperative hanno voglia di sostenibilità. Ambientale e sociale.

È partito da questo presupposto il progetto SER, Social Energy Revolution che unisce CGM, Cgm Finance e Fratello Sole in una filiera che affianca il terzo settore nella transizione energetica. Il 6 marzo è stato firmato il contratto di rete e due grandi progetti che coinvolgono complessivamente 100 realtà stanno per essere presentati. “Sul tema della sostenibilità, in Italia e in Europa, le cooperative sono ancora in una fase di “start up” – comincia Sabina Bellione dell’area project design management e consulenza di CGM, referente di SER – Nell’ultimo anno però il tema dell’energia, in termini di costi e di sensibilità, ha fatto scattare una vera e propria accelerazione”. 

CGM ha colto la palla al balzo.

Nato come progetto Horizon, SER è stato perfezionato come contratto di rete con lo scopo di accompagnare gli enti del Terzo Settore sull’efficientamento energetico, aggiungendo alla filiera tecnica, un accompagnamento finanziario. Con SER, quindi, CGM e i partner hanno creato una vera e propria rete che consente agli ETS di essere supportati sia in fase tecnica che nell’accesso al credito cercando gli strumenti più adeguati.

Tre gli ambiti di intervento previsti nel contratto di rete: retrofitting, ovvero riqualificazione di edifici e di servizi, comunità energetiche ed in futuro anche la mobilità sostenibile. La spinta più grande, anche complice il Superbonus 110, è sulla rigenerazione sostenibile di edifici dei servizi delle imprese sociali e del Terzo Settore. All’interno del contratto di rete, oltre alle due grandi iniziative che a breve saranno presentate, sono nove i nuovi progetti di retrofitting in partenza, distribuiti tra Lombardia, Piemonte e Liguria, gestiti da Fratello Sole. Con cantieri rigorosamente ‘eco-sociali’, ovvero che, oltre alla parte strutturale, intervengono sulla consapevolezza condivisa del significato dell’intervento, sulla disposizione positiva anche rispetto a temporanei disagi, sull’educazione ambientale, sulla crescita di una comunità sostenibile dentro e attorno alla struttura efficientata. Rispetto alle comunità energetiche, il lavoro in corso è ancora su ampia scala, in attesa dei Decreto governativo. “Sicuramente – descrive Sabina Bellione – l’obiettivo è quello di unire gli aspetti ambientali a quelli sociali, creando organizzazioni che possano impattare in modo efficiente ed efficace anche sui servizi”. Sulla mobilità sostenibile, le formule per ridurre il Carbon footprint, da studiare e proporre, sono fortemente legate ai contesti, urbano o rurale, e al tema più ampio delle infrastrutture. 

Fondamentale, in tutti e tre gli ambiti, la valutazione di impatto sulla quale la rete di SER sta lavorando con Tiresia, il centro di ricerca di innovazione e finanza per l’impatto sociale della School of Management del Politecnico di Milano. “Hanno elaborato uno strumento specifico di valutazione per i nostri cantieri – descrive Sabina – Misura indicatori ambientali, energetici, economici e sociali. Siamo in partenza con tre test del modello su tre diverse esperienze”. 

Ma c’è di più. Oltre ai tre ambiti, in prospettiva, SER può essere un ottimo spunto per lo sviluppo di cooperative di tipo B proprio legate al tema della sostenibilità. “Qualcuna c’è già, ma solo su mercati molto piccoli. L’occasione è preziosa per fare il salto”, dice Sabina.
Il tutto con uno sguardo che non può non tendere all’Europa. “La rete di SER – conclude Sabina – è in stretto rapporto con la società spagnola GNE Finance. Non agisce direttamente sul mercato italiano, ma ci consente di avere contatti diretti con la rete di progettazione in Europa. Il respiro europeo per noi è fondamentale per indagare, confrontarsi e continuare a crescere. Anche nel campo della sostenibilità”.

 

Immagine di Fratello Sole

In copertina foto di CSV/VOCE: Marco Garofalo/2020/oer VOCE-Volontari al Centro, Milano

Categorie
News Project

Human Tech: il programma per l’innovazione aperta e armonica

La trasformazione tecnologica sta trasformando i modi di operare nell’ambito del welfare, modificando i saperi e le competenze, i contenuti del lavoro sociale, le forme di offerta dei servizi in ragione della nascita di piattaforme digitali per l’erogazione dei servizi.

In questo scenario è importante che, nella creazione di strumenti digitali, le persone e le comunità rimangano al primo posto, in modo che siano le tecnologie al servizio delle persone e non viceversa.

Da qui è maturata la consapevolezza che le nuove sfide che le imprese sociali devono affrontare per generare importanti benefici per le persone, le comunità e i territori, necessitano dell’elaborazione e della costruzione di un framework e di un approccio in grado di orientare l’introduzione di soluzioni tecnologiche nella value chain delle organizzazioni sociali.

Il programma

Human Tech, il primo e inedito percorso di open innovation e accelerazione, disegnato su misura per supportare le imprese sociali nei percorsi di transizione digitale ed ecologica, nasce con la finalità di rafforzare sistematicamente l’approccio all’innovazione delle organizzazioni, utilizzando le tecnologie abilitanti disponibili e/o favorendo la nascita di proof of concept (processo che serve a validare un’idea o un progetto per dimostrarne la fattibilità) da scalare per fornire risposte nuove ai bisogni sociali tradizionali e a quelli emergenti.

Human Tech nasce in un quadro di collaborazione tra CGM ed Entopan Innovation. L’iniziativa prevede un accompagnamento modellato sull’impresa sociale, attraverso un percorso di innovazione e sostenibilità -in termini di processo e prodotto/servizio – nonché un supporto per lo scouting di risorse finanziarie in equity e/o debito e per l’individuazione di partner strategici. Ed è per questa ragione che il programma Human Tech prevede il supporto di importanti soggetti finanziari del settore quali CGM Finance e il fondo Sefea Impact.

“Human Tech – afferma la Presidente Giusi Biaggi – rappresenta una grande opportunità nella nuova strategia di CGM che è volta ad abilitare l’impresa sociale nel fronteggiamento delle sfide trasformative poste dalla nostra società. Per questo crediamo sia necessario che le imprese sociali e le loro reti locali intraprendano percorsi di open innovation avvalendosi di uno specifico accompagnamento e connettendo, in questo modo, le proprie risorse interne a quelle derivanti dai più ampi ecosistemi d’innovazione, rappresentati, nello specifico, da Harmonic Innovation promosso da Entopan.”

Aree di intervento

Tre i principali ambiti d’intervento del programma per favorire processi di cambiamento positivo:

1- l’organizzazione interna delle imprese sociali (con l’obiettivo di incidere nelle relazioni tra le persone, modificando le interazioni tra diversi livelli gerarchici, introducendo innovazioni organizzativi e di processo)

2- le relazioni con gli utenti (con l’obiettivo di generare nuove tipologie di prodotti e servizi facendo ricorso, ad esempio, a tecnologie di IoT per la teleassistenza, wearable, human augmentation, sensori o soluzioni di intelligenza artificiale, etc.)

3- le relazioni con gli ecosistemi locali e nazionali (con l’obiettivo di creare nuove interazioni tra soggetti rafforzando i network territoriali oppure quelli verticali, attraverso comunità virtuali, strumenti di weblogging, swarming tactics, piattaforme di interazione, etc.).

L’iniziativa ambisce a diventare cantiere permanente e luogo di riflessione e progettazione condivisa, restituendo alle imprese sociali una visione e una maggiore consapevolezza nell’adozione di soluzioni tecnologiche coerenti con i fabbisogni di innovazione delle persone e delle comunità locali. Human Tech, infatti, supporterà le imprese sociali nell’affrontare la transizione digitale, favorendo l’introduzione di modelli di pensiero critico con il quale orientare le politiche dell’innovazione, in un senso più equo, giusto, inclusivo.

Categorie
News Project

Servizi educativi: misuriamo l’impatto con kids4impact

Nell’ultimo anno, ci siamo chiesti come misurare l’impatto sociale che i servizi educativi delle realtà della rete CGM hanno sui territori.  

Per questo insieme a Consorzio PAN e al Consorzio Conopera abbiamo avviato Kids4impact, un progetto biennale realizzato con il supporto di Banca Intesa Sanpaolo e il sostegno di Fondazione Cariplo. 

L’obiettivo è quello di iniziare la prima sperimentazione di uno strumento creato per misurare l’impatto nei servizi educativi con il supporto scientifico di un partner che ci guiderà nel percorso, la Fondazione Zancan, e avviare un centro di competenza specifico. 

Il team di lavoro partirà dall’analisi e dallo studio delle esperienze e dei servizi 06 delle nostre reti, ma anche dalle nuove tendenze nella gestione dei servizi educativi. 

kids4impact è stato presentato agli Stati Generali CGM del 9 marzo, ora vorremmo coinvolgere alcuni servizi per iniziare a lavorare insieme su questo tema e avviare le prime sperimentazioni. 

Ti interessa entrare a far parte del campione di servizi 06 che contribuiranno a costruire e a sperimentare lo strumento?
Sei curioso di conoscere i risultati dell’impatto delle attività del vostro servizio con le famiglie e nel territorio

Il 30 marzo ore 17-19 abbiamo organizzato un webinar dove condividere il senso del progetto, gli obiettivi e i risultati che ci aspettiamo. Sarà anche l’occasione per entrare nel merito di alcuni contenuti che inizieremo ad approfondire con Zancan e per avviare la selezione dei servizi che parteciperanno alla sperimentazione. 

Per domande e approfondimenti scrivi a simona.taraschi@cgm.coop

Categorie
Eventi Project

SEE ME IN alla Milano Design Week

Alla Stecca 3, nel Distretto Isola, spazio alla multiculturalità nella “African House” del progetto SEE ME IN

L’energia, il calore e lo spirito vitale dell’Africa colorano il Fuorisalone dell’Isola Design District, grazie al progetto SEE ME IN. Dal 5 al 10 settembre, in occasione della Milano Design Week 2021, la falegnameria de La Stecca 3, la famosa Bricheco, in via De Castillia 26, all’ombra dei grattacieli della nuova skyline milanese accoglierà MULTICULTURAL INTELLIGENCE: Experiences from SEE ME IN project.  Bricheco si trasformerà in una variopinta African House pronta a ospitare opere di design provenienti da diversi paesi dell’Europa: Germania, Croazia, Ungheria e Italia.

Si realizza così il focus del progetto “SEE ME IN” – finanziato dai fondi europei Interreg Central Europe di sviluppo regionale, tra i partner italiani Fondazione Politecnico di Milano, come capofila, il Consorzio Nazionale CGM e il Comune di Milano –  che vuole valorizzare le attività imprenditoriali di artigiani e artisti nati fuori dalla Comunità Europea, ma regolarmente residenti in uno dei suoi paesi, che spesso per ragioni linguistiche, burocratiche e culturali fanno più fatica a imporsi sul mercato.

E non poteva esserci cornice migliore e più suggestiva di una “African House”, dove la prima regola è accogliere l’ospite e farlo sentire il benvenuto, da qualunque parte del mondo esso provenga. La magia si ripeterà al La Stecca 3, trasformata anche simbolicamente in uno spazio aperto dove le differenti culture potranno parlare e confrontarsi, nel nome dell’arte e del design, generando mix creativi e sinergie artistiche.

I protagonisti di questo evento che prende il nome di “MULTICULTURAL INTELLIGENCE: Experiences from SEE ME IN project” sono 6 imprese multiculturali attive in diversi ambiti del design, fashion, food, arredo urbano e artigianato. In mostra negli spazi della Bricheco e grazie all’invito di Vitality Onlus ci saranno gli oggetti artigianali frutto della loro riflessione sulla multiculturalità e sul dialogo tra differenti tradizioni.

Con i piedi immersi nella sabbia e i tessuti wax stesi al vento, tra suoni, profumi di spezie e incensi di sottofondo, d’improvviso trasportati a sud dell’Equatore, sarà possibile conoscere e incontrare il progetto DJELISO della digital designer Franca De Lucia e del musicista e artigiano Yaya Dembele; la sartoria sociale KECHIC di Valeria Zanoni e Cheick Diattara che unisce la tradizione sartoriale di Dakar con quella milanese – e a cui si deve l’allestimento della African House de La Stecca 3; TERANGA REVOLUTION impresa che diffonde i sapori della cucina senegalese creando ricette afrofusion. E insieme a loro i designer tedeschi di P3 WERKSTATT che progettano arredo urbano in legno e portano a Milano una meravigliosa cucina mobile; gli ungheresi di MULTIPRAKTIK specialisti in arredi d’interni dedicati soprattutto alla riproduzione di musica e i croati di PURO AMOR, creatori di curiosi souvenir di design che giocano con le parole.

Nella serata dell’8 settembre dalle ore 18.00 poi è prevista una performance-concerto imperdibile del maestro Yaya Dembele e del suo gruppo di musicisti africani.

Vi aspettiamo per una esposizione-incontro internazionale che vi lascerà ad occhi aperti.