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AI4Equipe. Quando l’Intelligenza Artificiale si mette al servizio del lavoro socio-educativo

Un percorso di co-design con gli operatori per dimostrare che l’AI può risolvere problemi organizzativi reali. Scopri il progetto pilota con il Consorzio Consolida di Trento e come replicarlo nella tua realtà. È possibile migliorare la qualità degli interventi educativi e di cura attraverso l’Intelligenza Artificiale? Non per inseguire una moda tecnologica, ma per dare risposte concrete alle fatiche quotidiane di chi lavora sul campo?

Per rispondere a questa domanda, il Consorzio Consolida di Trento ha coinvolto CGM come partner metodologico per dare vita a AI4Equipe: un percorso di co-design e sperimentazione sul campo che ha coinvolto direttamente chi i servizi li gestisce ogni giorno.

Prima di progettare qualsiasi tecnologia, è stato necessario analizzare i reali bisogni digitali delle cooperative. Se le funzioni amministrative (fatturazione, gestione del personale) sono ormai ampiamente digitalizzate, la parte più delicata del lavoro socio-educativo – la relazione quotidiana, la progettazione individuale e il monitoraggio degli interventi – rimaneva ancora esclusa da sistemi strutturati.

L’obiettivo di AI4Equipe è stato proprio questo: entrare in questo spazio delicato non per sostituire l’indispensabile giudizio professionale degli operatori, ma per offrire strumenti intelligenti capaci di valorizzare, rendere visibile e utile l’osservazione quotidiana.

Al percorso hanno partecipato quattro cooperative della rete di Consolida (Eliodoro, Impronte, La Rete e CS4), attive nell’assistenza domiciliare e nei centri diurni per persone con disabilità. Attraverso un metodo di co-design, educatori e coordinatori hanno lavorato insieme per risolvere due grandi nodi critici:

  • Il monitoraggio degli interventi educativi domiciliari (IDE): È stato sviluppato un prototipo per rendere la raccolta delle osservazioni sul campo più fluida, continua e leggera per l’operatore. L’AI supporta la sintesi e la strutturazione dei dati, lasciando al coordinatore la validazione finale e migliorando la condivisione con le famiglie.
  • La calendarizzazione dei turni nei centri diurni: Un’attività che assorbe ore preziose ai coordinatori tra presenze, sostituzioni e vincoli contrattuali. Il prototipo basato su AI genera proposte di turno ottimizzate in pochi secondi, liberando tempo da dedicare alla cura delle relazioni e al coordinamento pedagogico.

L’apprendimento più importante di questo percorso non risiede solo nei prototipi tecnologici in sé, ma nel metodo.

Prima di automatizzare, occorre standardizzare; e prima di farlo, è necessario capire come il lavoro funziona davvero nella pratica quotidiana. Molte delle sfide affrontate non erano tecnologiche, ma organizzative: definire cosa rilevare, quando e in quale forma.

Questo percorso di consulenza e co-design, promosso da CGM, si rivela così un potentissimo strumento di miglioramento organizzativo. Lavorare insieme a chi utilizzerà gli strumenti garantisce che la tecnologia venga realmente adottata e non percepita come un carico burocratico calato dall’alto.

Il metodo sviluppato da CGM (basato su analisi del contesto, co-design con gli operatori, prototipazione rapida e validazione sul campo) è un modello di consulenza pronto per essere replicato e personalizzato per altri consorzi e cooperative della nostra rete nazionale.

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Abitare sociale e welfare culturale. L’innovazione comunitaria dell’Impresa Sociale CoAbitare

La nuova tappa di “Cultura in Movimento” con le interviste di Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager di CGM, ci porta a Torino per incontrare CoAbitare, un’impresa sociale che progetta, realizza e gestisce interventi di housing sociale e sviluppo territoriale, dimostrando come la casa, l’arte e la bellezza possano ridefinire la cura e il benessere psicofisico delle comunità.

Per CoAbitare la cultura è un pilastro strategico dell’azione sociale. “Da molto tempo siamo convinti che l’esperienza culturale contribuisca al benessere delle persone e delle comunità”, racconta Mariangela Marcucci, Responsabile di Progetti e area Welfare Culturale. Grazie ai costanti ponti con la ricerca e le neuroscienze, emerge con sempre maggiore chiarezza come la semplice esposizione all’arte e la partecipazione attiva abbiano effetti concreti sulla salute psicofisica. In questa ottica, la cultura diventa un potente vettore di identità e un collante relazionale capace di ricucire il tessuto sociale e rafforzare il senso di appartenenza a un territorio.

La traduzione pratica di questa visione si esprime al massimo in Housing Giulia, uno dei progetti bandiera dell’impresa sociale. Fin dal recupero dell’edificio storico risalente al 1823, l’arte è stata pensata come elemento strutturale e quotidiano. La fase di ideazione e ristrutturazione ha visto la preziosa partecipazione di istituzioni come l’Accademia di Belle Arti di Torino e di artisti del calibro di David Tremlett e del Maestro Ezio Bosso.

Dalle aree comuni al tetto, fino agli appartamenti privati, le opere d’arte abitano gli spazi di passaggio e di incontro. In questo ecosistema convivono famiglie in emergenza abitativa, studenti e turisti. Così, i linguaggi artistici agiscono proprio da ponti relazionali stabili, alimentando il dialogo tra storie e provenienze spesso opposte.

La capacità trasformativa di CoAbitare valica le mura domestiche per rigenerare interi quartieri. Ne è un esempio Borgo Campidoglio, un antico rione popolare trasformato in un vero e proprio museo a cielo aperto grazie al MAU (Museo d’Arte Urbana), che ospita oltre 200 opere murarie accessibili anche a persone con disabilità sensoriali o motorie.

In questa cornice si inserisce il progetto Tur.in Turismo Inclusivo (sviluppato sui Piani Generativi della Città di Torino): un modello di accoglienza temporanea che propone itinerari al di fuori dei classici circuiti turistici, valorizzando le economie e le associazioni locali e offrendo, al contempo, percorsi di inserimento lavorativo per persone in situazione di fragilità.

Negli ultimi anni, CoAbitare ha scelto di applicare questa sensibilità anche al proprio interno, introducendo una figura dedicata al welfare aziendale interno. “Ciò che occorre proteggere è il tempo per pensare”, sottolinea Mariangela Marcucci, Responsabile di Progetti e area Welfare Culturale. “La cultura non è solo un insieme di pratiche, ma un vero e proprio codice sorgente che orienta l’identità, guida le scelte strategiche e alimenta l’innovazione”.

La sfida più importante per il futuro? Superare la storica frammentazione tra il mondo sociale e quello culturale, ambiti che parlano linguaggi diversi ma che oggi devono collaborare strettamente per dare vita a modelli di welfare culturale davvero integrati.

Scopri il progetto sul loro sito:
https://www.co-abitare.it/home/abitare-e-cultura/

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Un nuovo ingresso nella Rete CGM. Si tratta di Genesi

Dopo Polo9, la nostra rete continua a crescere con l’ingresso della Cooperativa Sociale Genesi. Fondata nel 1998, è un punto di riferimento in Franciacorta e nei territori limitrofi per la cura e l’assistenza alle persone anziane. Il suo ingresso in CGM conferma la capacità della nostra rete di attrarre imprese sociali storiche e strutturate, desiderose di connettersi a un ecosistema nazionale per affrontare insieme le sfide future del welfare e della silver economy. Abbiamo rivolto qualche domanda alla cooperativa per conoscerli meglio, scoprire la loro visione e capire cosa si aspettano da questo nuovo percorso comune.

La nostra storia ha inizio il 27 ottobre 1998. L’anno successivo abbiamo ottenuto la gestione della RSA “Tilde e Luigi Colosio”, avviando ufficialmente la nostra attività. Fin da subito abbiamo capito che i bisogni degli anziani e delle loro famiglie richiedevano risposte articolate. Proprio per questo, nel tempo, abbiamo ampliato l’offerta affiancando alla residenzialità servizi semiresidenziali, ambulatoriali e domiciliari. Oggi, dopo oltre venticinque anni di crescita, gestiamo un sistema complesso che include un Centro Diurno Integrato, un Poliambulatorio, i servizi di RSA Aperta e un nucleo specialistico dedicato all’Alzheimer. Abbiamo investito costantemente nell’innovazione tecnologica, nella formazione e nelle certificazioni ISO per la qualità e l’ambiente, senza mai perdere il legame profondo con la nostra comunità locale.

La nostra missione si riassume nel motto: “Non solo anni alla vita, ma vita agli anni”. Ci prendiamo cura degli anziani del territorio della Franciacorta con spirito di umanità, promuovendo il benessere, la dignità e la personalizzazione del percorso di cura. Puntiamo a una presa in carico globale, che non si limiti ai bisogni sanitari ma intercetti anche le dimensioni relazionali ed emotive. I nostri obiettivi strategici sono chiari: mantenere una gestione economica solida e sostenibile (sfida complessa in un contesto di costi crescenti e alta complessità clinica), accrescere le giornate di assistenza del Centro Diurno e diversificare gli interventi domiciliari per essere sempre più flessibili e vicini ai bisogni delle famiglie.

Il nostro focus principale è il superamento del concetto tradizionale di servizi separati. Crediamo in un sistema integrato di cure: RSA, centri diurni e assistenza domiciliare operano all’interno di una stessa logica organizzativa. È il servizio che evolve insieme all’anziano e si adatta alle sue condizioni di salute, non il contrario. Al centro del nostro modello c’è un approccio a “doppio centro”, che riconosce come protagonisti assoluti sia la persona anziana sia la sua famiglia. L’invecchiamento e la fragilità coinvolgono l’intero nucleo dei caregiver: per questo le decisioni e il sostegno vengono sempre co-progettati con i familiari, garantendo la massima continuità assistenziale in ogni luogo di cura.

Desideriamo essere un vero e proprio attore di sviluppo locale. Generare impatto per noi significa attivare un circolo virtuoso tra la cura delle persone e la cura della comunità. Investiamo molto sulle risorse umane locali, promuovendo occupazione qualificata e stabile. Siamo convinti che chi vive e conosce il territorio possa offrire servizi più empatici e radicati. Creando posti di lavoro in loco e investendo in competenze, non offriamo solo assistenza ai cittadini più fragili, ma sosteniamo concretamente il tessuto economico e sociale delle famiglie e delle istituzioni della nostra zona.

Entrare nella rete CGM per noi significa aprirci a nuove e importanti opportunità di crescita su quattro fronti principali:

  • Comunità di pratica. Vogliamo confrontarci costantemente con altre realtà nazionali del settore per condividere soluzioni, anticipare i trend e migliorare la qualità dei nostri servizi.
  • Valorizzazione delle Risorse Umane. Intendiamo partecipare a progetti innovativi per sviluppare nuove competenze degli operatori e migliorare il benessere organizzativo.
  • Formazione sul campo. Riconosciamo il valore unico dei percorsi formativi promossi da CGM, proprio perché progettati da un Consorzio che vive quotidianamente la realtà operativa del Terzo Settore.
  • Sguardo internazionale. Desideriamo aprirci a modelli e metodologie sviluppate all’estero, e in questo percorso di interscambio consideriamo la guida e l’accompagnamento di CGM un elemento di valore inestimabile.