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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B. Storia #3

Prosegue il racconto delle persone inserite nelle nostre imprese sociali della rete nazionale. Dopo la Lombardia, ci spostiamo in Liguria, tra i territori del Tigullio e del Golfo Paradiso, per scoprire l’esperienza della cooperativa Il Sentiero di Arianna.

  • Cooperativa: Il Sentiero di Arianna
  • Settore di riferimento: Politiche attive del lavoro, servizi scolastici, refezione, manutenzione del territorio e trasporti
  • Territorio: Chiavari, Sestri Levante e distretti sociosanitari del Tigullio e Golfo Paradiso (GE)
  • Protagonista: Marcella

Nata nel 1996 da un’esperienza di imprenditoria femminile, la cooperativa opera in un territorio tanto affascinante quanto complesso, segnato da spopolamento e invecchiamento della popolazione. Nel tempo, Il Sentiero di Arianna è diventata un’Agenzia per il Lavoro accreditata in Regione Liguria, specializzata nella progettazione di percorsi individualizzati che uniscono orientamento, tirocini, tutoraggio educativo e formazione professionale.

Dalla gestione delle refezioni scolastiche alla cura del territorio, la cooperativa non offre semplici contratti, ma un contesto che accoglie e dà tempo. Un vero e proprio ecosistema che accompagna verso l’autonomia persone che vivono condizioni di fragilità o che arrivano da percorsi di marginalità, violenza domestica o restrizioni della libertà.

L’impatto del Sentiero di Arianna si sviluppa su più livelli, trasformando la risposta ai bisogni assistenziali in cittadinanza attiva:

  • Individuale. Restituisce dignità, stabilità economica e capacità di scelta, riducendo il rischio di isolamento delle persone più vulnerabili
  • Comunitario e sistemico. Costruisce reti solide tra servizi pubblici, scuole e imprese locali, dimostrando che l’inclusione è un processo condiviso che rafforza l’intero territorio
  • Culturale. Promuove l’equità e l’empowerment femminile come motori di progresso, trasformando i servizi di pubblica utilità (come la refezione o i trasporti) in presidi di coesione sociale e legalità.

Marcella ha 34 anni e vive a Sestri Levante. Per molto tempo il suo percorso lavorativo è stato precario, frammentato tra impieghi stagionali nella ristorazione e pulizie a chiamata. Il suo ingresso nel mondo della cooperazione avviene grazie alla segnalazione dei servizi sociali, inizialmente per un progetto di pulizia delle spiagge con la cooperativa Pellicano Verde (fusa nel 2026 con Il Sentiero di Arianna), poi bruscamente interrotto dalla pandemia.

Ma il vero punto di svolta arriva quando le viene proposta una borsa lavoro all’interno dei servizi di refezione scolastica. Quello che era iniziato come un tirocinio di inserimento si è trasformato, passo dopo passo, in una solida stabilità professionale.

Oggi Marcella è una lavoratrice e una socia a tutti gli effetti della cooperativa. Si occupa stabilmente di refezione scolastica e supporta le attività di consegna dei pasti a domicilio e di trasporto per persone con disabilità. La sua storia dimostra come una borsa lavoro possa trasformarsi in un percorso definitivo di riscatto e partecipazione.

“Il lavoro è uno strumento di autonomia, partecipazione e crescita per tutti. Da trent’anni è questa l’idea che guida il Sentiero di Arianna. Siamo nati da un’esperienza di imprenditoria femminile e abbiamo sempre creduto nell’empowerment delle donne e nella possibilità per ciascuno di trovare il proprio spazio nel mondo. Quando una comunità si prende cura di chi rischia di restare ai margini, diventa più giusta per tutti”.

Simona Rizzi, Presidente Il Sentiero di Arianna

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Cosa significa essere imprenditori sociali? Quattro generazioni a confronto

Per superare la crisi del personale nel Terzo Settore non bastano le classiche strategie di gestione delle risorse umane. Interroga il senso stesso del lavoro sociale, incrocia i progetti di vita delle persone, i loro desideri e le loro aspirazioni. Di fronte a queste sfide, le organizzazioni rischiano di andare in affanno, scaricando le tensioni sulla gestione quotidiana e sulla continuità dei servizi. Diventa allora necessario fermarsi per recuperare il respiro (un approccio da breathing organization) e creare uno spazio di ricomposizione.

Insieme a VITA abbiamo messo attorno a un tavolo quattro generazioni di cooperatori a confronto, a viso aperto, sul valore reale dell’impresa sociale.

Raccontare le professioni del sociale è una scelta culturale e politica per portare sotto i riflettori chi svolge un mestiere fondamentale per la comunità.

L’esperimento condotto da CGM e VITA nasce per permettere alle intelligenze collettive di rimettersi in moto. L’obiettivo è concreto:

  • Comprendere le motivazioni di chi ha scelto di lasciare questo settore
  • Accompagnare con cura chi entra oggi per la prima volta in cooperativa
  • Costruire reali dispositivi di benessere organizzativo e di equità
  • Coltivare i luoghi di vita fuori dal lavoro, perché è lì che si forma il senso di fare impresa sociale, ben oltre le semplici competenze tecniche.

In questo momento di grande turnover, in ballo non c’è solo la sostenibilità economica delle imprese, ma la loro stessa cultura organizzativa e la capacità di impattare sul mondo per cambiarlo in meglio.

I flussi in uscita richiedono la costruzione di veri e propri “backup intergenerazionali”: spazi in cui condividere memorie, competenze e stile. Un patrimonio immateriale che, soprattutto per le nostre cooperative, deve essere inalienabile e continuamente rigenerabile. Una mappa culturale aperta, pronta per essere riscritta da chi deciderà di subentrare.

Foto di Antonio Mola

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Turismo, cultura e inclusione. L’innovazione arriva da Matera con Oltre l’Arte

L’innovazione sociale non è solo una questione di numeri, ma di storie, volti e visioni che cambiano il modo di abitare i territori. Con il progetto “Cultura in Movimento”, la Rete CGM ha deciso di mappare questo cambiamento attraverso un racconto corale: una serie di interviste curate da Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager, che ci accompagnerà in un viaggio tra le realtà capaci di trasformare la cultura in “codice sorgente” del proprio agire.


La prima tappa di questo diario di bordo ci porta a Matera, per incontrare Oltre L’Arte, una cooperativa sociale di tipo B che da oltre quindici anni dimostra come il turismo e la cultura possano essere i motori di una vera economia civile.

Oltre L’Arte non è un’impresa turistica qualunque. Gestisce i siti più iconici della Basilicata, dai Sassi di Matera al borgo fantasma di Craco, garantendo lavoro a oltre 80 persone. La loro forza risiede nel non separare mai l’efficienza del mercato dalla socialità. “Ci ispiriamo ai principi dell’economia civile. È un modo diverso di fare economia, che non separa l’efficienza dalla socialità, il mercato dalla comunità, la sostenibilità e la felicità pubblica”, spiega la Presidente Rosangela Maino. Questa visione permette a persone con fragilità di costruire un’autonomia reale all’interno di un’azienda che produce il 90% del proprio fatturato dal mercato privato.

Uno dei momenti centrali dell’intervista di Sofia è stato l’incontro con il Laboratorio di Artigianato Solidale. Qui il concetto di “scarto” viene completamente ribaltato: materiali come cartapesta e scarti tipografici diventano oggetti d’arte, mentre persone con sindrome di Down o in difficoltà trovano una nuova possibilità. “Non sono solo i materiali a tornare a vivere: da noi anche le persone possono tornare a fiorire diventando protagoniste. Il nostro è un lavoro creativo, ma la relazione è centrale”, è la riflessione di Eustachio Santochirico, direttore artistico del laboratorio. In questo contesto, i ragazzi non sono semplici esecutori: insegnano l’arte a scuole e turisti, trasformando la fragilità in una risorsa generativa di autostima e competenza.

Il racconto di Sofia evidenzia come per Oltre L’Arte l’accessibilità non sia un’etichetta, ma un principio portante. Dalle chiese storiche di Matera attrezzate con supporti audio-tattili fino a “Il sogno del capitano” — il primo lido inclusivo della Basilicata a Metaponto — ogni servizio è pensato per essere fruibile da tutti. Il messaggio è chiaro: la diversità è una risorsa e non esiste inclusione senza accessibilità reale.“Vogliamo rafforzare il senso di comunità e costruire una società che metta davvero al centro le persone. Una società in cui i luoghi siano accessibili, la cultura sia motore di cambiamento e la collaborazione un valore quotidiano. Il nostro focus resta l’inserimento lavorativo di persone con disabilità e oggi ci stiamo aprendo anche al mondo agricolo per favorire esperienze di agricoltura sociale. Le nostre scelte sono chiare: le coltiviamo da sempre, con competenza e passione”, conclude Rosangela Maino.

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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B. Storia #2

Prosegue il racconto delle persone inserite nelle nostre imprese sociali della rete nazionale. Dopo la tappa in provincia di Siena, siamo in Lombardia tra Milano e Cernusco sul Naviglio (MI) con Cascina Biblioteca.

  • Cooperativa: Cascina Biblioteca
  • Settore di riferimento: Agricoltura sociale e manutenzione del verde
  • Territorio: Milano e Cernusco sul Naviglio (MI)
  • Protagonista: C.

Da oltre trent’anni, Cascina Biblioteca trasforma il lavoro in un’occasione di crescita personale e collettiva. Nata nel 1995 come piccola realtà familiare, oggi è un presidio sociale e agricolo di riferimento che conta 270 lavoratrici e lavoratori.

Il cuore dell’impegno è costruire percorsi reali e stabili: ogni giorno la cooperativa accoglie oltre 120 persone fragili, molte delle quali assunte tramite convenzioni (ex art. 14) che permettono una progettazione a lungo termine. Dalla produzione di miele alla gestione del lavandeto, l’inserimento lavorativo qui non è una formalità, ma un vero percorso di emancipazione e autonomia.

L’impatto di Cascina Biblioteca va ben oltre la singola opportunità occupazionale, configurandosi come un vero investimento nel bene comune. Negli ultimi cinque anni, tra il 50% e il 70% dei lavoratori del Settore B è stato composto da persone con fragilità, trasformando l’inclusione in una pratica quotidiana.

A livello economico e sociale, questo modello genera un valore tangibile per la collettività: riduce il rischio di isolamento, rafforza il senso di appartenenza e trasforma i costi assistenziali in risorse produttive. Restituendo autonomia e reddito alle persone, la cooperativa contribuisce a un sistema pubblico più sostenibile, dove il lavoro diventa il motore di una partecipazione attiva alla vita della comunità.

C. è arrivato in cooperativa come studente di un Centro di Formazione Professionale (CFP) con una disabilità riconosciuta: un inizio che per molti avrebbe significato un percorso limitato a mansioni semplici.

Ma C. ha scelto di non porsi confini. Con una determinazione straordinaria, ha studiato per ottenere la patente C. Non si trattava solo di imparare a guidare, ma di acquisire la capacità di manovrare i mezzi pesanti dotati di autoscala, strumenti fondamentali per la manutenzione del verde e il trasporto di piante di grandi dimensioni.

Il suo non è stato solo un successo personale, ma un salto di qualità per tutta la squadra. Il suo impegno costante e la precisione millimetrica sul campo lo hanno portato a superare un esame complesso e a diventare, oggi, uno dei caposquadra di Cascina Biblioteca. Oggi C. non solo guida quei mezzi, ma coordina il lavoro dei colleghi, trasformando la sua storia da percorso di inserimento a esempio di leadership cooperativa.

L’area inserimenti lavorativi ha contribuito in modo significativo alla costruzione di percorsi di autonomia reale. L’inserimento lavorativo funziona quando è stabile, accompagnato e pensato nel tempo: non è un intervento emergenziale, ma un investimento sociale di lungo periodo che trasforma le fragilità in competenze riconosciute“.

Francesco Allemano, Presidente Cascina Biblioteca

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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B: il lavoro che genera valore. Storia #1: SET

Centinaia di cooperative sociali di tipo B portano avanti una missione semplice e rivoluzionaria: assumere persone che il mercato del lavoro tradizionale tende a scartare. Ma se tutta la cooperazione di tipo B si fermasse?

Nell’attuale panorama sociale, economico e politico, da nord a sud sono 159 le imprese sociali della rete nazionale di CGM ad occuparsi dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Così, abbiamo deciso di raccogliere alcune storie proprio da loro.

“Le cooperative sociali di tipo B rappresentano l’espressione più antica e concreta della cooperazione italiana, nata per mettere al centro la persona come motore dell’infrastruttura economica del paese, creare opportunità di lavoro per chi rischia di restare ai margini e generare valore reale per il territorio. Come rete CGM, sostenere le imprese lungo tutto lo Stivale significa garantire autonomia, dignità e futuro a migliaia di persone, stimolando il virtuoso connubio tra inclusione e produzione, solidarietà e competitività. La vera sfida che oggi ci troviamo a dover affrontare, tanto come rete nazionale quanto a livello dei singoli operatori coinvolti, consiste nel dare maggiore visibilità e riconoscimento al nostro modello e all’impegno professionale, silenzioso ma fondamentale, delle imprese sociali aderenti a CGM al fianco delle comunità”, spiega Giusi Biaggi, Presidente del Consorzio.

  • Cooperativa: Servizio e Territorio (SET)
  • Settore di riferimento: Manutenzione del verde, Pulizie professionali, Logistica e Servizi cimiteriali
  • Territorio: Provincia di Siena (con particolare attenzione alla Val d’Elsa)

Nata a Siena nel 1993 lungo la Via Francigena, la cooperativa SET accompagna da 33 anni persone fragili verso nuove possibilità. Con una forza lavoro di 34 dipendenti, la cooperativa mette al centro la dignità e la ripartenza, offrendo percorsi di inserimento modellati sulle esigenze, i limiti e le aspirazioni di ogni singola persona. L’obiettivo non è semplicemente occupare una posizione lavorativa, ma sostenere un cammino di crescita che porti l’individuo a sentirsi utile, capace e parte integrante di un contesto sociale e professionale.

In oltre tre decenni di attività, SET ha offerto opportunità occupazionali a più di mille persone, generando un impatto profondo su più livelli:

  • Economico: attraverso la creazione di valore tramite servizi qualificati messi in campo sul territorio.
  • Sociale: prevenendo l’isolamento e la regressione di persone che affrontano momenti di grave difficoltà.
  • Relazionale: costruendo ponti e reti di collaborazione stabili con servizi sociali, Caritas, centri per l’impiego e amministrazione penitenziaria.

Questo impegno costante contribuisce a mantenere unito il tessuto territoriale, promuovendo una cultura della responsabilità condivisa e della cura della comunità.

L’identità più autentica di SET è definita dalla pluralità dei volti che l’hanno attraversata in questi trent’anni: un mosaico di storie segnate da fragilità familiari, dipendenze, disabilità, malattie o percorsi giudiziari. Per la cooperativa, non importa da dove si arrivi, ma il percorso che si decide di costruire insieme.

Poiché “nessuna vita si somiglia davvero”, SET rifiuta la replica di percorsi standardizzati. Ogni inserimento è un cammino unico che richiede tempi diversi, ascolto e una rimodulazione costante dei contesti. In questo spazio, persone che sembravano destinate alla solitudine trovano il luogo in cui fermarsi, riprendere fiato e ricominciare a progettare il proprio futuro.

“SET nasce dall’affiancarsi alle persone in stato di bisogno, dal promuovere percorsi di aiuto e di emancipazione insieme con tutti i partner che compongono la storia delle nostre comunità. Lavorare gomito a gomito, condividere fatiche, cadute, sogni e speranze: è questo il modo di cooperare che rende possibile un’impresa dal sapore sociale”.

Piero Morini, Presidente SET

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DigiCompSoc. Dalla co-progettazione al Go-Live della piattaforma DCS

Il percorso di trasformazione digitale della Rete CGM segna una tappa fondamentale. Dopo mesi di lavoro partecipato, workshop di co-design e sessioni di test, la piattaforma DCS (Data Management & Intelligence Platform) è pronta al debutto ufficiale.

Nata all’interno del progetto DigiCompSoc, sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale e realizzato in collaborazione con Cedel ed Elis Innovation Hub, la piattaforma non è un semplice software gestionale, ma uno strumento strategico “di rete” pensato dalle cooperative per le cooperative.

Come avevamo raccontato all’inizio di questo percorso, la gestione dei progetti finanziati rappresenta una sfida complessa per le organizzazioni del Terzo Settore. Ogni finanziatore ha regole proprie, le scadenze si accavallano e spesso il valore sociale generato fatica a essere misurato e comunicato in modo sistematico.

La piattaforma DCS risponde a queste criticità trasformando attività frammentate in un flusso integrato:

  • Centralizzazione. Si monitorano in tempo reale scadenze, budget e rendicontazione
  • Collaborazione. Si crea uno spazio condiviso per i team, anche di organizzazioni diverse
  • Raccolta. Si organizzano i dati in maniera intelligente per raccontare i risultati raggiunti, ma anche per costruire un dataset ordinato a supporto di strategie condivise
  • Sicurezza e Trasparenza. Massima protezione dei dati e tracciabilità di ogni operazione

Il cambiamento non si ferma al rilascio tecnico. Per accompagnare le organizzazioni nell’adozione dello strumento, abbiamo programmato due appuntamenti:

  • il 28 aprile 2026 alle ore 11.00 il GO-LIVE: webinar di presentazione delle funzionalità della piattaforma
  • il 5 o il 6 maggio dalle ore 11.00 alle ore 13.00 le sessioni di User Experience Lab dove ricevere le credenziali di accesso e testare il funzionamento della piattaforma
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Viaggio nelle CERS #6. A Genova l’energia è “green & social”

Dopo le CERS di Biella (leggi l’articolo), Cernusco (leggi l’articolo), Genova (leggi l’articolo) e Matera (leggi l’articolo) e Cantù (leggi l’articolo), vi presentiamo la comunità energetica Tigullio Energie Condivise. È promossa dal Gruppo Territoriale del Tigullio di Confindustria Genova e ha come soci fondatori imprese, enti religiosi e soggetti del terzo settore. In particolare, la Diocesi di Chiavari, Confindustria Genova, la coop. Tassano, il Sentiero di Arianna Cooperativa Sociale e le aziende COSME, CSolutions, DLS, Enaltec, Frigorgelo, Virtual.

Nata il 2 aprile 2026, questa nuova CERS non è solo un progetto tecnico, ma il frutto di una collaborazione coraggiosa tra mondi diversi. Tra i soci fondatori figurano infatti imprese (tramite Confindustria Genova), enti religiosi come la Diocesi di Chiavari e pilastri del terzo settore locale come le cooperative Sentiero di Arianna e Tassano. L’iniziativa ha radici profonde: attua infatti una delle azioni chiave del piano industriale del Tigullio presentato nel 2024, con l’obiettivo di creare un modello di sviluppo sostenibile e partecipato.

  • Impianti propri. A differenza di molti altri modelli, sarà la stessa CER a realizzare e gestire direttamente gli impianti fotovoltaici.
  • Incentivi solidali. Gli incentivi riconosciuti dal GSE nei prossimi 20 anni non saranno redistribuiti tra i soci, ma interamente destinati al sostegno di iniziative a beneficio del territorio.
  • Veste giuridica. Per blindare questa missione, è stata scelta la forma di Cooperativa di consumo Impresa Sociale.
  • Oltre 1,5 MW di potenza complessiva installata.
  • 500 tonnellate di CO2 abbattute ogni anno.
  • 3 milioni di euro in risorse dirette per progetti sociali, generati dai 7 milioni di ricavi previsti nel ventennio.

Come sottolineato da Anna Manca, Presidente di Confcooperative Liguria, questa realtà è una vera “generatrice di energia buona: quella fotovoltaica e quella sociale”. Anche per il Vescovo di Chiavari, Giampio Devasini, l’adesione della Diocesi risponde a una visione di «ecologia integrale», dove la tutela dell’ambiente cammina di pari passo con la giustizia sociale e la cura delle persone.

Questa sinergia tra attori diversi è l’elemento distintivo del modello delle CERS Enernoi, come spiega Sabina Bellione, Presidente di EpC – Energie per la Comunità: “Tigullio Energie Condivise è una CERS Enernoi che riunisce mondi diversi — imprese, realtà del terzo settore e organizzazioni religiose — verso un obiettivo comune. Con grande spirito di collaborazione e attenzione alla sostenibilità, attori diversi si sono messi insieme per dare corso ad una vera transizione giusta dove la tutela dell’ambiente si unisce alla cura delle persone e della comunità”.

Con il supporto tecnico di Duferco Energia e la consulenza strategica di EpC – Energie per la Comunità (la società benefit nata in casa CGM), il Tigullio traccia una rotta replicabile: quella di un’energia che non si limita a illuminare le case, ma accende nuove possibilità per l’intero sistema sociale.

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Un nuovo ingresso nella Rete CGM. Si tratta di Polo9

Nata dall’esperienza di professionisti del sociale, Polo9 opera su tutto il territorio delle Marche con un obiettivo chiaro: promuovere l’autonomia e l’inclusione delle persone più vulnerabili. Dalla cura delle dipendenze patologiche ai servizi educativi, fino all’inserimento lavorativo e all’innovazione sociale, Polo9 mette sempre al centro la persona e le sue potenzialità. L’ingresso in CGM rappresenta per Polo9 un’opportunità di confronto e crescita per rafforzare la capacità di risposta ai bisogni sociali attraverso lo scambio di buone pratiche.

Polo9 società cooperativa sociale-impresa sociale nasce ad Ancona con l’obiettivo di promuovere inclusione sociale e benessere delle persone e delle comunità. La cooperativa si sviluppa dall’esperienza di professionisti e professioniste del sociale che, negli anni, hanno costruito servizi e progetti rivolti a persone in situazione di fragilità. Polo9 opera su tutto il territorio marchigiano con un approccio integrato, collaborando con enti pubblici, realtà del Terzo Settore e comunità locali per sviluppare risposte innovative ai bisogni sociali.

La mission di Polo9 è promuovere l’autonomia, l’inclusione e la qualità della vita delle persone, in particolare di chi vive situazioni di vulnerabilità. Lavoriamo per generare opportunità di crescita personale e sociale, sostenendo percorsi di cura, educazione, inserimento lavorativo e partecipazione attiva alla vita della comunità.

I principali ambiti di intervento della cooperativa riguardano:

  • i servizi per le dipendenze patologiche;
  • i servizi educativi e socio-assistenziali;
  • i servizi dedicati alla formazione;
  • i percorsi di inclusione sociale e lavorativa;
  • i progetti di sviluppo di comunità e innovazione sociale.

In tutti questi ambiti lavoriamo con un approccio multidisciplinare, mettendo al centro la persona e le sue potenzialità.

Polo9 si impegna a generare un impatto sociale positivo favorendo inclusione, coesione sociale e sviluppo delle comunità. L’obiettivo è contribuire alla costruzione di territori più solidali, capaci di accogliere le fragilità e valorizzare le risorse delle persone, creando reti tra istituzioni, cittadini, realtà del Terzo Settore e imprese del territorio.

L’ingresso nella rete CGM rappresenta per Polo9 un’importante opportunità di confronto e crescita. Ci aspettiamo uno scambio di competenze, esperienze e buone pratiche che possa rafforzare la nostra capacità di innovazione e di risposta ai bisogni sociali. La collaborazione con una rete nazionale come CGM permette inoltre di ampliare le prospettive di sviluppo e di costruire progettualità condivise a beneficio dei territori.

“Entrare nella rete CGM rappresenta per Polo9 un passo significativo nel nostro percorso di crescita. Crediamo profondamente nel valore della cooperazione tra cooperative sociali e nella capacità delle reti di generare innovazione e impatto sociale. Questa adesione ci permette di condividere esperienze, rafforzare competenze e contribuire insieme alla costruzione di comunità più inclusive e solidali”.

Novella Pesaresi, Presidente Polo9

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Open Innovation. Il “terzo tempo” dell’innovazione armonica

L’innovazione aperta rappresenta un investimento storico per il Consorzio CGM. Recentemente, l’incontro a Catanzaro presso la sede di Entopan, partner con cui è stato costruito Human Tech, ha permesso di definire nuove direzioni di sviluppo. Abbiamo chiesto a Flaviano Zandonai, Open Innovation Manager di CGM, di raccontarci quali sono le sfide che attendono la rete.

Finora, i dieci percorsi di Human Tech effettuati si sono concentrati su assessment e codesign, prototipando nuovi beni, servizi e unità organizzative dedicate al cambiamento. Lo stiamo facendo proprio in questi giorni con le imprese sociali Girasole a Lecco, Firenze e Città della Luna a Salerno. La fase successiva ci porta ora verso il vero investimento: un programma di supporti e incontri periodici (un capitolato progettuale aperto) per costruire crescita in un contesto di fiducia reciproca.

Fino ad oggi, le imprese sociali sono state beneficiarie dei percorsi grazie al contatto con startup e provider tecnologici. Ora però, quelle più rafforzate possono giocare un ruolo di “game changer”. Possono operare come fornitori di beni e servizi a “impatto nativo”, capaci di generare innovazione attraverso processi di social procurement verso le imprese for profit. A Catanzaro abbiamo raffinato questo nuovo programma che lanceremo a breve.

Sì, l’approccio dell’open innovation deve orientarsi sempre più sulla trasformazione di sistemi. Un esempio importante è “Girasole 5.0”, centrato sulla trasformazione digitale del sistema di welfare territoriale lecchese (con il consorzio Consolida e l’impresa sociale Il Girasole). L’obiettivo è replicare questo modello in altri territori, avviando cluster mutualistici di open innovation su sfide comuni come la gestione del capitale umano o l’integrazione dei sistemi rendicontativi.

Rimane la sfida legata alla dotazione di un capitale d’investimento per “dare gambe” all’innovazione e farne una leva trasformativa reale. In questo senso, il sostegno di CGM Finance e Sefea Impact sarà fondamentale ora che abbiamo raggiunto una maturità operativa e strategica elevata.

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Benessere e adolescenza: spazi di cura e di libertà

L’adolescenza rappresenta una soglia potente, un periodo di trasformazione e ricerca di sé che richiede agli adulti capacità di presenza, ascolto e cura nella gestione della complessità. Ne parla in questo articolo Francesca Gennai, Vice Presidente del nostro Consorzio, Presidente La Coccinella e del Consorzio Con.Solida.

L’adolescenza è un’età predittiva del futuro di una persona e generativa, in cui si intrecciano la costruzione dell’identità, il bisogno di autonomia, la ricerca di relazioni e il desiderio di fiducia. A fronte di questa evidenza, sostenuta anche dall’OMS, stiamo registrando la crescita di adolescenti sempre più tristi e l’aumento della necessità da parte degli addetti ai lavori di rileggere le loro pratiche educative. Su questa sfida si è misurato il workshop “Definire il benessere degli adolescenti”, organizzato durante gli Stati Generali di CGM a Salerno che ha posto anche alcune piste di lavoro.

Più relazioni, meno performance. Partendo da una analisi della letteratura, Paolo Landi, psicoterapeuta e pedagogista del Consorzio La Rada, ci ha richiamati a vedere il benessere adolescenziale come il risultato di equilibrio dinamico tra diversi fattori: le relazioni familiari e sociali, le esperienze scolastiche, il tempo libero e il senso di appartenenza a una comunità educante. La felicità dei ragazzi è strettamente legata alla qualità dei legami e alla possibilità di sentirsi parte di un gruppo. Durante il lockdown, per esempio, molti adolescenti hanno vissuto noia, tristezza e paura, evidenziando quanto la mancanza di relazioni autentiche possa compromettere il benessere emotivo. La scuola in questa ricerca di equilibrio gioca un ruolo decisivo: chi si sente accolto e riconosciuto sviluppa maggiore fiducia nel futuro e ottiene risultati migliori, poiché un ambiente scolastico accogliente non favorisce solo l’apprendimento, ma anche la salute mentale. Lo psicoterapeuta ha sottolineato quanto il disagio degli adolescenti sia correlato dalla presenza di un contesto culturale che tende ad esaltare la competizione e la performance. Chi non raggiunge risultati eccellenti è spesso relegato all’isolamento. In questo senso, è evidente quindi che il benessere non può essere ritenuto un obiettivo privato, ma il risultato di un ecosistema relazionale in cui scuola, famiglia, servizi e comunità educante agiscono insieme. La sua argomentazione si è spostata poi sull’introdurre alcune parole chiave su cui dovrebbe essere rifondata una nuova alleanza fra giovani ed adulti. Le parole chiave proposte indicano un approccio educativo basato su relazioni autentiche, fiducia e partecipazione: prendersi tempo per sé, coltivare legami veri, riflettere sul senso della vita, integrare emozione e creatività, valorizzare esperienze apparentemente inutili e guardare oltre l’io per riscoprire il rapporto con gli altri e il mondo. Questo modello contrasta l’isolamento e la pressione da performance tipici della società contemporanea.

La tutela e la prevenzione come sguardo allargato. Il tema della tutela emerge come fondamento imprescindibile del benessere. Michela Brugali, della cooperativa Stripes, ha ricordato che i minori hanno diritto a contesti protetti in cui sentirsi riconosciuti e sicuri. Ed in questa direzioni, strumenti che apparentemente possono sembrare appartenere al mondo della compliance, come la Child Safeguarding Policy, possono diventare strumento culturale e operativo, consente a organizzazioni, operatori e famiglie di condividere principi, linguaggi e responsabilità nella protezione dei giovani. Una politica di tutela efficace richiede impegno istituzionale, coinvolgimento dei ragazzi e delle famiglie e formazione continua del personale educativo, trasformando la sicurezza da semplice obbligo formale a condizione essenziale per la crescita e la fiducia reciproca. L’esperienza trentina del Consorzio Con.Solida, rappresentato da Silvia Scaramuzza, e della Cooperativa La Coccinella, rappresentata da Barbara Faccinelli, mostra come la costruzione di una CSP di sistema possa diventare un modello condiviso di prevenzione dei rischi e promozione della cultura della tutela. Il progetto ha permesso di posizionare le cooperative sociali sul territorio come soggetti competenti, trasformando la protezione dei minori in una pratica strategica e generativa per l’intero network. Dal lavoro corale sono emersi concetti fondamentali: la responsabilità condivisa, l’importanza di prendersi cura di chi educa, e il linguaggio come strumento di consapevolezza, a dimostrazione che il benessere nasce dal riconoscere la vulnerabilità come dimensione umana universale.


Il protagonismo e il diritto alla parola. Il benessere dei ragazzi si promuove anche attraverso iniziative in cui i giovani sono veri protagonisti, non solo partecipanti, ma registi dei progetti. Troppo spesso, infatti, i progetti giovanili hanno un approccio bottom-up, in cui il coinvolgimento dei ragazzi è limitato o solo simbolico. Ecco una versione più breve e fluida. In questo contesto, la Ri-Costituente, presentata da Francesca Paini, rappresenta un esempio concreto di protagonismo giovanile, coinvolgendo i ragazzi nella stesura partecipata di una Costituzione del 2050. Attivo dal 2020, il progetto li trasforma in veri protagonisti, chiamati a riflettere su temi come sostenibilità, cittadinanza digitale e inclusione, attraverso festival, laboratori e attività di facilitazione. Rivolto principalmente a giovani tra i 15 e i 22 anni, ma aperto anche ad altre fasce e contesti, il progetto dà loro voce e responsabilità, valorizzando competenze e creatività e promuovendo benessere, senso di cittadinanza attiva e fiducia nel futuro.

Le diverse esperienze condivise fanno emergere una visione chiara: il benessere adolescenziale è un processo da costruire insieme, non un traguardo individuale. Integra tutela, prevenzione e partecipazione, offrendo spazi di libertà in cui i giovani possano sperimentare fiducia, scelta e responsabilità, e richiede agli adulti di continuare a formarsi e riflettere, imparando a “stare” accanto ai ragazzi senza invadere, ma senza abbandonare. In un tempo caratterizzato da frammentazione e accelerazione, parlare di benessere significa scegliere la lente della cura, costruire comunità educanti in cui protezione, accompagnamento e generazione di futuro siano strettamente connessi. Il benessere degli adolescenti non è solo un diritto individuale, ma un’esperienza collettiva di relazioni, fiducia e libertà condivisa. Investire in esso significa costruire contesti educativi accoglienti, promuovere alleanze tra scuola, famiglia e comunità, garantire protezione e accompagnamento e valorizzare la partecipazione dei giovani.