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DigiCompSoc, la piattaforma digitale che nasce dalle cooperative, per le cooperative

È entrato nel vivo il progetto DigiCompSoc – Competenze digitali per l’economia sociale selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale. Una delle azioni chiave? La co-progettazione della Data Management & Intelligence Platform (DCS), piattaforma di supporto alle organizzazioni nelle attività di gestione, rendicontazione e misurazione dell’impatto dei progetti gestiti.

L’11 luglio si è tenuto il primo workshop di co-progettazione della Data Management & Intelligence Platform (DCS), una delle azioni chiave del Progetto DigiCompSoc Competenze digitali per l’economia sociale; avviato il 19 giugno scorso, con le prime giornate di formazione per operatori sociali (OSS ed Educatori); un progetto selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale.

Il progetto vede CEDEL come capofila, CGM partner e facilitatore di processo ed ELIS Innovation Hub fornitore tecnologico e ha come obiettivo strategico quello di accompagnare le organizzazioni della rete ad una transizione digitale consapevole e sostenibile, attraverso: la promozione di un linguaggio comune, il rafforzamento di competenze, la diffusione di una cultura organizzativa e l’introduzione di strumenti digitali per facilitare la gestione e i processi interni.

Il tutto partendo dalla consapevolezza che non c’è trasformazione digitale né innovazione senza un forte investimento sul Capitale Umano, a tutti i livelli dell’organizzazione. Perché il cambiamento necessita di coinvolgimento, consapevolezza e accompagnamento, a partire da chi opera in prima fila nei servizi a contatto con le persone (OSS, Educatori, operatori sociali, ecc.) fino a coloro che hanno ruoli di coordinamento e management.

Il Progetto DigiCompSoc vede due azioni strategiche: la formazione di 300 operatori sociali di cooperative A tra OSS, educatori, operatori, coordinatori, responsabili e dirigenti per promuovere la diffusione di una cultura digitale comune; e lo sviluppo di una piattaforma digitale (DCS – Data Management & Intelligence Platform), per supportare le organizzazioni nelle attività di gestione, rendicontazione e misurazione dell’impatto dei progetti gestiti.

Questa è la domanda centrale che il gruppo di lavoro CGM si è sentito rivolgere dalle cooperative che hanno partecipato ai primi webinar di presentazione del progetto DigiCompSoc a maggio 2025: “era proprio necessario un ulteriore strumento di gestione? Perché investire tempo ed energie nello sviluppo di questo strumento?”.

La risposta è sì, è uno strumento necessario, non solo per la singola organizzazione, ma anche per l’intera rete CGM per queste ragioni:

  • Quasi la totalità delle organizzazioni che appartengono alla rete CGM (sia A che B), gestiscono progetti finanziati, come capofila e/o come partner.
  • I progetti finanziati sono il principale canale attraverso cui sostenere processi di innovazione dei servizi, rafforzamento della propria presenza territoriale e consolidamento della propria reputazione istituzionale.

Ma, la gestione dei progetti presenta diverse complessità e spesso rischia di mettere in crisi l’organizzazione, indipendentemente dalla dimensione e dall’esperienza di progettazione: ogni ente finanziatore ha regole proprie, spesso i progetti si intersecano con le attività ordinarie e devono fare i conti con la quotidianità della gestione, non è sempre facile tenere il filo delle attività e delle scadenze, la comunicazione e il coordinamento interni spesso si scontrano con il “ma abbiamo sempre fatto così”, a volte le informazioni più importanti si perdono, la cultura dell’importanza del dato (dalla raccolta all’analisi) non è ancora così diffusa all’interno delle organizzazioni, si fa fatica a restituire il valore di quanto è stato sperimentato (impatto sociale dei progetti) e a raccoglierne i frutti nei territori anche in termini di immagine e reputazione istituzionale.

Ora proviamo a fare un esercizio di immaginazione, immaginiamo le 628 cooperative e imprese sociali che compongono la rete CGM, immaginiamo che ciascuna gestisca una media di 2 progetti del valore di 100.000€, parliamo di 1.256 progetti sull’intero territorio nazionale per un valore di oltre 125 mln di euro: qual è l’impatto e il valore sociale generato dai progetti gestiti dall’intera rete CGM e quale vantaggio possono ricavare i singoli territori dall’appartenere a questa rete?

L’11 luglio con il primo workshop di co-progettazione è stato dato il via allo sviluppo della piattaforma DCS che ha come primo obiettivo operativo lo sviluppo di funzioni user friendly che semplificheranno la gestione operativa dei progetti: gestione attività, scadenze, comunicazioni, ruoli e partner, raccolta dati, budget ecc.; mentre, nel lungo periodo si propone di costruire un’infrastruttura digitale condivisa che consolidi la rete, generi nuove sinergie e permetta a CGM di valorizzare e misurare in modo sistematico l’impatto sociale delle proprie cooperative e dei progetti gestiti a livello nazionale e internazionale.

Nell’attività di sviluppo della piattaforma DCS, CGM agisce da facilitatore mettendo in contatto il know-how tecnico di ELIS Innovation Hub, con l’esperienza delle organizzazioni cooperative e imprese sociali, in modo da co-progettare uno strumento che risponda in maniera semplice e funzionale alle esigenze di gestione degli Enti del Terzo Settore.

Infatti, uno degli elementi emersi dalla survey e dagli assessment iniziali, condotti con un gruppo di 41 realtà della rete è stato che il principale ostacolo all’adozione di nuove tecnologie gestionali, è dato proprio dalla rigidità delle stesse e alla difficoltà di applicarle all’interno delle organizzazioni.

La co-progettazione partecipata ha proprio lo scopo di superare il GAP esistente tra infrastruttura tecnologica e realtà operativa, attraverso: lo sviluppo di una tecnologia cooperative-friendly, la pianificazione di training formativi per accompagnare le organizzazioni all’adozione dello strumento e all’eventuale re-design dell’area progettazione interna.

Nel focus-group dell’11 luglio le cooperative hanno “smontato” il ciclo di vita dei loro progetti, dall’avvio alla chiusura, trasformando ogni criticità di gestione in funzionalità. In questo modo la piattaforma DCS sarà un prodotto digitale in linea con i bisogni reali delle organizzazioni della rete.

Dall’ultimo Censimento Istat delle Organizzazioni No Profit, emerge che le istituzioni non profit che hanno realizzato un progetto o un intervento di innovazione sociale sono 28.778 su 360.623 e che il settore no profit è un vero e proprio motore di sviluppo locale e innovazione sociale. Sabrina Stoppiello, Responsabile Censimento permanente delle istituzioni no profit – Istat, afferma che quello che è emerso dall’indagine è che le organizzazioni che fanno innovazione sono: “sicuramente più solide, soprattutto dal punto di vista organizzativo, in termini di risorse umane impiegate e di risorse economiche, anche rispetto ai settori di attività nei quali operano. Per fare innovazione sociale occorre avere una base solida e la capacità di costruire reti”. (Vita – 18.07.2025)

L’obiettivo di questa attività del Progetto DigiCompSoc, è anche quello di portare un numero sempre maggiore di cooperative dentro a quel segmento di non profit capace di: valorizzare il proprio capitale umano, fare innovazione e generare impatto grazie a strumenti condivisi e reti strutturate.

La Piattaforma DCS è pensata per essere uno strumento digitale basato su standard internazionali di project management, orientato a dare supporto in tutte le fasi principali della gestione di un progetto anche attraverso un supporto alla standardizzazione di processi, soprattutto in quei progetti in cui è prevista l’azione coordinata di più partner. Nei prossimi mesi, man mano che l’attività di co-design procederà, entreremo più nel dettaglio delle caratteristiche delle singole funzionalità.

Di seguito una breve panoramica di ciò che si potrà fare con la piattaforma:

  • Fase di Avvio: costruzione della scheda progetto, costituzione del team di lavoro e nomina del project manager, impostazione tempi e obiettivi, mappatura stakeholder, bisogni, attività e analisi preliminare dei rischi ecc.
  • Pianificazione: programmazione azioni di progetto (WPS), programmazione obiettivi e deliverable di progetto, pianificazione attività con stima di tempi e budget, pianificazione della comunicazione, degli “approvvigionamenti”, dell’assegnazione delle risorse ecc.
  • Esecuzione: attivazione e coordinamento del team di progetto, realizzazione dei deliverables, gestione della comunicazione verso gli stakeholders, monitoraggio operativo (attività, budget, criticità, ecc.), controllo qualità in itinere, ecc.
  • Controllo & Monitoraggio: dashboard con raggiungimento KPI real-time, alert su tempi, costi, qualità, registrazione dati e reporting su beneficiari ecc.
  • Chiusura: deliverable finali, report di chiusura, gestione delle formalità di chiusura progetto, registrazione delle “lezioni apprese” ad uso interno ed esterno, ecc.

In questo modo la DCS trasforma attività frammentate in un flusso integrato: meno tempo tra file e revisioni, più capacità di rendicontare in modo trasparente e integrato l’impatto che le cooperative generano nei loro territori.

Il valore aggiunto è duplice: semplificare la rendicontazione verso partner e finanziatori e, al contempo, restituire visibilità alla flessibilità con cui le cooperative rispondono ai bisogni dei territori.

Il cantiere DCS è partecipato e ancora aperto, per partecipare scrivete a openlab@cgm.coop.

Prossime tappe per lo sviluppo della Piattaforma:

  • luglio – agosto 2025 – Realizzazione di focus-group partecipati per: mettere a fuoco funzionalità e caratteristiche della User-Experience (UX).
  • settembre 2025 – Validazione del prototipo di piattaforma, sessioni di test guidato e raccolta degli ultimi miglioramenti.
  • 22 ottobre 2025 – Roma | SAVE THE DATE – Presentazione del mock-up della piattaforma e delle sue funzionalità.
    Sede: Elis Innovation Hub – Roma.
    Sarà una giornata dedicata a: networking, aggiornamento sul mondo digitale&sociale, e confronto sulla piattaforma.

    Programma:

Mattina 10.30-13.30Celebration Social Innovation Trail, programma promosso da ELIS in collaborazione con AICCON e supportato da Unicredit – saranno presentati i 7 progetti ad impatto sociale sviluppati da Enti del Terzo Settore e startup. Un’opportunità per conoscere nuove realtà, scoprire modelli innovativi e favorire momenti di networking tra cooperative, Fondazioni di Origine Bancaria e stakeholder del mondo dell’innovazione sociale. Posti riservati: 30.

Le iscrizioni all’evento sono già aperte: subito dopo la registrazione riceverete una mail di conferma da parte dell’organizzazione.

Pomeriggio 14.30-16.30 – Presentazione del MockUp della piattaforma DCS Data Management & Intelligence Platform per il Terzo Settore

Inizio 2026 – Avvio fase di adoption con la formazione e l’accompagnamento delle organizzazioni che adotteranno la piattaforma DCS nella propria Area Progetti.

Prosegue l’attivazione dei percorsi formativi:

  • CORSI OSS, EDUCATORI e OPERATORI – AVVIATI: ad oggi sono partire 8 edizioni del percorso OSS ed Educatori dove è possibile inserirsi anche in itinere e frequentare i webinar in calendario da settembre, qui potete vedere i calendari delle edizioni dalla 1 alla 8.

Se siete interessati potete compilare il FORM o scriverci alla mail openlab@cgm.coop.

  • CORSI OSS, EDUCATORI e OPERATORI – IN PROGRAMMAZIONE: le edizioni 9, 10, 11 del percorso OSS, EDU ed Operatori verranno programmate in autunno 2025, se interessati compilate l’apposito Form o scrivete a openlab@cgm.coop.
  • PERCORSO COORDINATORI E RESPONSABILI DI AREA – partirà a dicembre 2025, sono previste n° 8 edizioni del percorso con un massimo di 16 partecipanti ad edizione. Se volete prenotare già il vostro posto compilate l’apposito FORM.

Il percorso per Coordinatori e Responsabili si compone di 22 ore suddivise in 4 moduli formativi: digital mindset, gestione di progetti complessi attraverso tool digitali, gestione dei collaboratori, cybersecurity, privacy e archiviazione.

Registrati qui: sarai aggiunto alla mailing list e riceverai tutti gli aggiornamenti.

Per domande generali e candidature: openlab@cgm.coop.

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5×1000. Con VITA l’appello per togliere il tetto che penalizza il welfare

A partire dall’ultimo numero del magazine VITA, con 58 organizzazioni fra le più rappresentative del Terzo settore italiano, abbiamo aderito all’appello indirizzato alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al Governo e al Parlamento per togliere il tetto al 5×1000. Sulla rivista, anche la storia della Cooperativa sociale Giuliano Accomazzi, nostra socia.

CGM ha aderito convintamente alla campagna promossa da Vita per chiedere l’abbattimento del tetto al 5 per mille, una misura che oggi penalizza proprio chi lavora ogni giorno per l’inclusione, il welfare comunitario, il benessere delle persone e dei territori.

Sono ormai 18 milioni i cittadini contribuenti che aderiscono al 5 per mille. Una soglia mai raggiunta prima. In tutto hanno destinato (5 per mille 2024, redditi 2023) 603,9 milioni di euro, 79 dei quali però non saranno a disposizione degli enti beneficiari a causa del tetto previsto del Governo. In base al tetto, infatti, i fondi effettivamente versati non possono superare i 525 milioni. Risultato? il 5 per mille si riduce a un 4,3 per mille.

Per questo, con 58 organizzazioni fra le più rappresentative del Terzo settore italiano abbiamo aderito alla campagna promossa da VITA per l’abbattimento del tetto al 5 per mille.

Scrive il direttore di VITA Stefano Arduini nel suo pezzo di lancio della mobilitazione: “Oggi nasce una mobilitazione collettiva che abbiamo chiamato “5 per mille, ma per davvero”. Una campagna che non è contro qualcuno, ma, come scriviamo nell’appello, “mira a costruire un’alleanza responsabile per il bene comune fra le istituzioni, la politica, il Terzo settore e i singoli cittadini. Il Parlamento e il Governo hanno oggi l’opportunità di rafforzare questa alleanza, facendo una scelta semplice, giusta e condivisa”. Liberiamo il 5 per mille dal tetto, facciamolo insieme”.

Nel numero di VITA anche i commenti a sostegno della campagna dell’economista Stefano Zamagni, del direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, del professore universitario Marco Allena, della portavoce del Forum del Terzo Settore Vanessa Pallucchi, dell’artista Renzo Arbore, dell’attrice Lella Costa

Sul tema è intervenuta la nostra presidente Giusi Biaggi: “Il 5 per mille è molto più di un contributo economico: è uno strumento di democrazia fiscale attraverso il quale ogni cittadino può scegliere di riconoscere il valore di un ente di Terzo Settore. È un gesto che genera legame, che dice: “Io mi riconosco in ciò che fate, vi affido una parte della mia fiducia”.

Proprio per questo è fondamentale che tale scelta sia rispettata e non limitata da tetti di spesa che ne compromettono l’efficacia. Il vincolo imposto oggi dal legislatore riduce il significato stesso del 5 per mille, trasformando un gesto libero in una promessa solo parzialmente mantenuta“.

In occasione del lancio della mobilitazione, il magazine VITA ha anche raccolto 30 storie per raccontare come sono stati utilizzati i soldi destinati dagli italiani. Tra queste, quella della nostra cooperativa socia Accomazzi di Torino. Ecco la loro iniziativa dedicata a giovani neomaggiorenni.

Nel 2023 è nata presso la Cooperativa Accomazzi “5×1000 modi di stare bene”, una campagna pensata per offrire ai giovani accolti nelle strutture della cooperativa non solo un aiuto, ma una vera possibilità. Per tanti ragazzi e ragazze senza una famiglia su cui contare, diventare maggiorenni significa affrontare da soli l’inizio di un cammino complesso verso l’autonomia, soprattutto economica e lavorativa. Con questo progetto la cooperativa ha scelto di esserci: di accompagnarli, sostenerli e credere insieme a loro in un futuro possibile.

Il fondo raccolto è servito a finanziare formazione, supporto psicologico, esperienze culturali e momenti di leggerezza: tutto ciò che serve per sentirsi bene a 360 gradi.

Quella che è partita come una campagna 5×1000 si è trasformata in qualcosa di più grande: un fondo permanente, tuttora attivo, che continua a sostenere ragazzi e ragazze nel costruire un futuro più libero, consapevole e ricco di possibilità, che intenda il benessere come un diritto, il diritto a “star bene”.

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La voce dei giovani. Nicole, manager ESG: “Non siamo solo risorse operative, ma portatori di cambiamento”

Abbiamo già conosciuto Alessio Labardi, 30 anni, Data Analyst per la Cooperativa sociale Giuliano Accomazzi di Torino (leggi l’articolo). Ora intervistiamo Nicole Personeni, responsabile ESG presso Ecosviluppo, cooperativa sociale di tipo B che opera a Stezzano (Bergamo) nell’ambito dei servizi ambientali e dell’educazione ambientale. Sono loro i due giovani cooperatori della nostra rete che sul numero di maggio del megazine VITA hanno approfondito il tema del lavoro visto con gli occhi degli under35: una rivoluzione che si sta facendo spazio tra ricerca di senso, desiderio di cambiamento e gestione dei confini tra sfera personale e lavorativa.

Sono Responsabile del sistema ESG e dell’educazione ambientale presso Ecosviluppo, cooperativa sociale di tipo B che opera a Stezzano (Bergamo) nell’ambito dei servizi ambientali e dell’educazione ambientale.

Perché credo nel modello della cooperazione sociale, che unisce una governance democratica alla capacità di valorizzare le persone. È una forma organizzativa che mette al centro la cura: delle persone, delle relazioni e del territorio. In questo contesto sento di poter contribuire concretamente a generare cambiamento, lavorando per un benessere collettivo che sia sostenibile, inclusivo e radicato nella realtà che viviamo ogni giorno.

Uno dei principali punti di forza della cooperazione sociale è la visione persona-centrica, che permette di costruire ambienti e sistemi di lavoro attenti non solo agli aspetti produttivi, ma anche ai bisogni e al benessere delle persone coinvolte. Un ulteriore elemento positivo è rappresentato dalla varietà e dalla flessibilità delle mansioni, che rendono il lavoro dinamico e adattabile a contesti differenti.
Tra le criticità, invece, si può riscontrare una certa difficoltà ad aprirsi verso l’esterno: il settore spesso fatica a comunicare efficacemente il proprio valore e l’importanza sociale del lavoro svolto, rimanendo percepito come “chiuso” o poco comprensibile da chi non ne fa parte.

La cooperazione sociale dovrebbe promuovere momenti di ascolto e confronto intergenerazionale, che diventino occasioni concrete di incontro e costruzione di una visione comune. Spazi in cui prospettive diverse possano dialogare e diventare generative, attraverso la condivisione di valori, obiettivi, esperienze e innovazione.
Inoltre, è fondamentale adottare una visione flessibile del lavoro, che riconosca e rispetti il valore del tempo delle persone — sia quello dedicato all’attività professionale, sia quello personale. Accanto a questo, occorre sviluppare un welfare che non si limiti all’aspetto economico, ma che sappia offrire una rete di risorse e opportunità capaci di sostenere la persona nel suo insieme, dentro e fuori dal contesto lavorativo.

Credo che questo discorso non valga in modo uniforme per tutto il settore. Nella mia esperienza personale ho avuto la fortuna di entrare in una realtà che ha scelto di investire su di me e che continua a credere nel valore delle nuove generazioni. Ma sottolineo “fortuna”, proprio perché ritengo che questa non sia ancora la norma nel contesto medio della cooperazione sociale.
Le possibilità per i giovani cooperatori esistono, ma dipendono molto dalla visione strategica delle singole realtà. Ci sono cooperative che decidono consapevolmente di guardare oltre l’immediato, di investire non solo per rispondere ai bisogni presenti, ma per costruire qualcosa che abbia valore e sostenibilità nei prossimi 5, 10, 15 anni. Serve una cultura organizzativa che riconosca nei giovani non solo risorse operative, ma portatori di idee, energie e prospettive nuove. Solo così si possono creare veri percorsi di crescita, fondati su responsabilità progressiva, formazione continua e coinvolgimento reale nei processi decisionali.

Mi considero una persona ambiziosa dal punto di vista lavorativo, e mi piacerebbe affrontare almeno due grandi sfide nel corso della mia carriera, entrambe legate a un’idea di lavoro che non si limita al “fare”, ma che ha un impatto più ampio sulle persone e sulle organizzazioni.
La prima sfida che immagino riguarda il colmare il gap comunicativo tra generazioni. In contesti cooperativi, dove non si condivide solo uno spazio di lavoro ma anche una missione e una visione comuni, le incomprensioni tra generazioni rischiano di creare fratture profonde. Credo sia fondamentale creare ponti, facilitare il dialogo e sviluppare strumenti e pratiche che permettano ai diversi punti di vista di confrontarsi in modo costruttivo e rendere più efficiente anche l’operatività quotidiana. La seconda sfida riguarda il tema della sostenibilità, in particolare nella sua dimensione sociale. Penso sia urgente lavorare su modelli organizzativi ed economici che non si limitino a “reggere” nel tempo, ma che generino benessere per chi lavora e per le comunità. Questo implica una rilettura dei concetti di cura, impatto, valore e responsabilità, da portare dentro le strutture cooperative con coraggio e innovazione.

Il mio consiglio è di non avere paura di esprimere la propria voce: ogni punto di vista ha valore e può fare la differenza. Cercate sempre il confronto aperto e costruttivo, perché il dialogo — quando è autentico — ha un potere straordinario di trasformazione, sia personale che collettiva.

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Formazione News

PreTexts. Valeria Pica: “Creatività collettiva per il cambiamento sociale trasformativo”

Il 25 e 26 giugno si è tenuto a Reggio Emilia, alla Polveriera, il primo weekend di formazione dedicato al protocollo Pre-Texts, ideato da Doris Sommer (Harvard University) e sviluppato con il professor Pierluigi Sacco dell’Università di Chieti-Pescara, che utilizza la lettura come motore creativo e inclusivo per attivare processi collaborativi, rafforzare le competenze trasversali, favorire il team building e promuovere la leadership adattiva. Il 9 e 10 luglio a Desio (Monza) è in programma la seconda tappa. Nel frattempo, per saperne di più abbiamo fatto una chiacchierata con Valeria Pica dell’Università di Chieti-Pescara, docente del corso.

Sono una ricercatrice in Sociologia dei processi culturali all’Università d’Annunzio Chieti-Pescara. Di formazione sono una museologa, prima di rientrare in accademia, ho lavorato per 20 anni in istituzioni museali nazionali e internazionali approfondendo soprattutto la narrazione del valore sociale dell’arte. Ho un forte interesse per l’interpretazione e la mediazione culturale, per lo sviluppo di metodologie che favoriscano il dialogo interculturale e creino occasioni di scambio e inclusione.

Con il Centro BACH (Bio-behavioural Arts and Culture for Health, Social Inclusion, and Sustainability) stiamo costruendo una rete internazionale di collaborazioni per promuovere programmi educativi e formativi sul cultural wellbeing, di cui Pre-Texts è il principale strumento di implementazione.

Pre-Texts è una metodologia sviluppata da Doris Sommer, docente dell’Università di Harvard, per favorire lo sviluppo di capacità di lettura e del pensiero critico creando arte basata su testi; in Italia è stata introdotta da Pier Luigi Sacco, docente di Economia biocomportamentale all’Università d’Annunzio e Regional Director per l’Europa. 

La metodologia stimola la creatività e la curiosità insita nella ricerca di soluzioni a problemi complessi, attraverso la lettura di un testo e attività correlate in forma laboratoriale. La struttura del protocollo si basa su alcune premesse concettuali capaci di aumentare il benessere psico-fisico e stimolare la collaborazione. In particolare, facendo leva sull’istinto ludico di ogni essere umano si può riscoprire il piacere collettivo che è spesso negato nei processi di apprendimento; utilizzare il movimento (e tutti i canali espressivi) aiuta a riacquistare il senso del proprio valore attraverso l’esperienza estetica per imparare ad ascoltare e ad ammirare sé stessi e gli altri.

Valorizzando le capacità creative ed espressive delle persone che partecipano, il protocollo ruota attorno all’idea di ripristinare l’essenza dell’apprendimento e dell’inclusione sociale attraverso il gioco collettivo e lo sviluppo della creatività. Sottolinea l’idea che nessun testo è intrinsecamente impossibile o noioso se affrontato con un metodo condiviso che sfrutta le capacità creative ed espressive che ognuno possiede. Tale approccio enfatizza la collaborazione all’interno di una comunità inclusiva, dove gli individui si impegnano insieme in un apprendimento giocoso, invece che nell’isolamento o nella competizione.

Pre-Texts non è solo una metodologia educativa, piuttosto una confluenza di pedagogie e filosofie trasformative che abbracciano vari continenti e secoli, dall’America Latina all’Europa. Dalla pedagogia dialogica e liberatoria di Paulo Freire, attraverso la democrazia drammatica e partecipativa di Augusto Boal, fino all’imperativo estetico e giocoso di Friedrich Schiller, si promuovono la creatività, il dialogo e il senso del gioco nel perseguimento dell’istruzione e del cambiamento sociale. “Fai arte con questo testo e rifletti sul processo” è lo spunto che attiva lo sviluppo cognitivo, creativo ed emotivo per i gruppi di partecipanti attraverso un metodo che prende spunto anche dalle riflessioni di Maria Montessori e John Dewey. Attivando un processo creativo a basso costo che comprende la lettura ad alta voce, la pubblicazione su un filo, il riciclo e l’improvvisazione di duelli poetici, Pre-Texts riconosce le culture locali come risorse per un apprendimento esteso e aperto a qualsiasi materia o ambito di ricerca.

Abbiamo avviato un processo di conoscenza personale e di attivazione relazionale che prevede una sequenza in 5 fasi. Le fasi sviluppate dal protocollo sono pensate per contribuire a un miglioramento generale della persona favorendo la creazione artistica, la scoperta della curiosità, il recupero delle arti e pratiche locali e lo sviluppo del senso civico. 

Nei primi incontri a Reggio Emilia abbiamo iniziato un percorso di avvicinamento al testo in cui una persona del gruppo ha letto ad alta voce alcuni brani selezionati tratti da “Il Barone rampante” di Calvino. La lettura ad alta voce deve avere un tempo tale da diventare quasi difficile o noiosa per chi ascolta, in modo da dimostrare che la creazione artistica promuove l’appropriazione del testo; nel frattempo gli altri partecipanti creano disegni o immagini che potrebbero essere le copertine del libro. L’ascolto combinato e la creazione di immagini sfruttano due pratiche latinoamericane come quella dei lectores (che leggono giornali nelle fabbriche di tabacco) e i più recenti Editoriales Cartonera (che riciclano cartone usato per costruire nuovi libri). Alla fine si appendono i disegni a un filo da biancheria con delle mollette e si commenta a turno il proprio elaborato, questa fase è fondamentale per cominciare a riconoscere e valorizzare le diversità di vedute: lo stesso testo può essere interpretato in modo differente da tutte le persone presenti e questo conduce a una prima riflessione su come, pur vivendo le stesse esperienze, spesso serbiamo ricordi e memorie differenti che sono determinate dalle nostre esperienze personali. Questo punto ritornerà in ogni passaggio e servirà ad avviare un processo di riconoscimento della diversità e del valore della singola esperienza per invitare le persone a sviluppare l’ascolto attivo e la capacità di restare nel momento presente per dare il giusto valore a ogni singola azione.

Abbiamo poi sperimentato alcune pratiche artistiche collaborative, in particolare la realizzazione di tableaux vivants in cui a gruppi si sceglieva un passaggio del testo e si impersonava la scena fornendo anche un’interpretazione corale. Questo passaggio serve anche a sviluppare la leadership adattiva e individuare modalità di collaborazione che possono essere estremamente utili anche in ambito professionale. Un aspetto rilevante è stato l’approccio intergenerazionale per la formazione dei gruppi formati che ha permesso uno scambio di vedute, opinioni e narrazioni molto produttivo. Un’altra pratica collaborativa è stata la scrittura di poesia collettiva, in cui – secondo il metodo del cadavre exquis – sono state elaborate frasi che poi hanno formato un componimento partendo sempre dal testo di Calvino. Sono emerse capacità di interpretazione, slanci creativi e virtù nascoste che hanno favorito un clima disteso, piacevole e sicuro in cui ci si sentiva liberati da vincoli e costrizioni sociali per poter dare spazio e tempo alla condivisione di pensieri e ricordi.

Nei prossimi incontri a Desio ci spingeremo ancora oltre sperimentando nuove forme di creatività; avendo già sviluppato una profonda relazione interpersonale nelle sessioni precedenti, abbiamo posto le basi per consolidare un’intelligenza collettiva.

Se nelle fasi precedenti abbiamo creato arte dal testo rimanendo su un binario dato dalla storia di Calvino, nelle prossime fasi partiremo “per la tangente” e inviteremo tutte le persone del gruppo a condividere i loro gusti in relazione a musica, cinema e libri per accrescere il valore intellettuale e sociale della curiosità e delle differenze personali.

Invece di dissuadere i partecipanti dall’esplorare connessioni anche inverosimili al testo condiviso – come tendono a fare gli insegnanti convenzionali – con Pre-Texts si incoraggia la lettura libera e ampia in modo che, alla fine del percorso, avremo acquisito molteplici nuove conoscenze, avremo conosciuto meglio le persone del gruppo e avremo scoperto qualcosa in più di noi.

In realtà, a tutte le persone senza differenze di età, professione, status sociale o provenienza geografica. Il nostro gruppo di ricerca ha già realizzato numerosi laboratori e corsi di formazione in contesti molto diversi, da quello più naturale che può essere la scuola (dall’infanzia fino alle secondarie), con studentesse e studenti universitari, detenute e detenuti in istituti penitenziari, personale medico, performer, in Italia e all’estero. Il protocollo è molto duttile e adattabile, oltre a essere economicamente sostenibile, cosa che lo rende replicabile in ogni ambiente.

Inoltre, la valutazione della partecipazione ai laboratori ha indicato una serie di impatti positivi che vanno ben al di là del miglioramento della comprensione del testo (obiettivo primario della metodologia indirizzata a gruppi di studenti). Infatti, Pre-Texts genera una serie di effetti benefici in termini di salute e benessere mentale, principalmente sui giovani e, di conseguenza, sulle loro comunità. Dalle sperimentazioni già condotte si possono osservare benefici in ambiti diversificati, ma soprattutto in termini di inclusione sociale, miglioramento della salute mentale, esercizio al pensiero creativo, sperimentazione di modelli di innovazione sociale ed educazione inclusiva. 

Pre-Texts è una fonte di empowerment attraverso un’interazione creativa tra pari non competitiva e non giudicante focalizzata sulla creazione artistica. I suoi benefici in termini di salute mentale e benessere sono il risultato di un preadattamento; sebbene Pre-Texts non sia stato creato per promuovere alcun obiettivo di impatto sociale se non quello di liberare la creatività collettiva, si è dimostrato estremamente efficace in questo proposito ed è stato di conseguenza ampiamente adottato come strumento di cambiamento sociale trasformativo. L’ambiente di apprendimento collaborativo e inclusivo creato da Pre-Texts si pone come una chiara alternativa agli ambienti sociali molto competitivi dove la competizione per l’approvazione e l’attenzione sociale spinge le persone a diventare estremamente aggressive, soprattutto nel caso di persone in difficoltà, emarginate o fragili. Pre-Texts capovolge letteralmente tali atteggiamenti antisociali (e le loro conseguenze negative), fornendo un ambiente sicuro in cui l’attenzione non è sulle proprie prestazioni, ma su ciò che le altre persone possono insegnarci semplicemente essendo loro stesse e mostrando modi diversi di essere creative. Sottolineando il gioco e l’apprendimento collettivo, Pre-Texts crea uno spazio in cui ogni individuo ottiene un riconoscimento del potenziale ancora inespresso, in modo che il semplice fatto di partecipare alle attività permetta a tutti di diventare eventualmente facilitatori, esprimendo il proprio talento, aumentando il senso di autostima e consentendo di assumere un ruolo attivo nella comunità.

La formazione Pre Texts, organizzata da CGM in collaborazione con AICCON e Università di Chieti-Pescara, è inserita all’interno del progetto “Cultura in movimento”, un nuovo modello di innovazione e cambiamento per le imprese sociali. Promuoviamo la cultura come leva strategica per il cambiamento sociale.