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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B. Storia #7

Prosegue il racconto delle persone e dei progetti nati all’interno delle nostre imprese sociali della rete nazionale. Restiamo in Lombardia, tra l’area metropolitana di Milano e il distretto dell’innovazione MIND, per scoprire l’esperienza della Cooperativa Sociale Il Grappolo.

  • Cooperativa: Cooperativa Sociale Il Grappolo
  • Settore di riferimento: Trasporto sociale e sanitario, multiservizi per aziende (pulizie, portierato, logistica), laboratori artigianali inclusivi (ceramica, sartoria, confezionamento), gestione convenzioni ex Art. 14 D.Lgs. 276/2003
  • Territorio: Lainate (MI), area metropolitana di Milano, rhodense, legnanese, comasco, Franciacorta e il campus MIND
  • Protagonista: Il team del laboratorio artigianale inclusivo Officine Dispari e i lavoratori inseriti nei servizi aziendali e di logistica sociale

Nata nel 2001 a Lainate (MI), Il Grappolo è un’impresa sociale fondata con una mission chiara: trasformare la fragilità in talento e restituire dignità alle persone attraverso il lavoro reale. Oggi la cooperativa è una realtà solida e articolata che conta oltre 130 lavoratori, garantendo ogni giorno il trasporto sociale a più di 450 persone con disabilità e offrendo servizi qualificati a oltre 50 aziende pubbliche e private del territorio.

L’operatività de Il Grappolo si sviluppa combinando formazione, accompagnamento socio-educativo e mansioni professionali in diversi ambiti: servizi aziendali e logistica, trasporto e mobilità, laboratori artigianali inclusivi e social procurement.

L’impatto generato da Il Grappolo si misura su più livelli, dimostrando come l’inclusione lavorativa sia una risorsa strategica per l’intero ecosistema economico e sociale:

  • Individuale e sociale. Offre percorsi di lavoro stabile e qualificato a persone con disabilità e fragilità, promuovendo l’autonomia personale, il senso di appartenenza e il benessere psicofisico.
  • Economico e per le imprese (ESG). Attraverso le convenzioni ex Art. 14 e le pratiche di social procurement, aiuta aziende e fondazioni a integrare valore sociale reale nelle proprie catene di fornitura, trasformando un adempimento normativo in un vantaggio competitivo e reputazionale.
  • Culturale e d’innovazione. Dimostra che la disabilità non è un limite, ma una competenza in grado di arricchire i processi organizzativi e le comunità, integrandosi perfettamente anche in contesti produttivi ad altissima tecnologia.

Uno dei progetti più emblematici de Il Grappolo nasce all’interno di MIND (Milano Innovation District), il polo scientifico e tecnologico d’eccellenza in cui convivono ricerca, salute e grandi imprese.

In questo contesto d’avanguardia, Il Grappolo ha attivato una convenzione ex Art. 14 con la Fondazione Human Technopole per la produzione dei Welcome Kit destinati ai nuovi ricercatori e professionisti internazionali del campus. I kit vengono realizzati a mano all’interno del laboratorio artigianale Officine Dispari, dove persone con disabilità, affiancate da tutor professionali, creano prodotti in ceramica e manufatti sartoriali di alta qualità.

Questo progetto dimostra come l’artigianato inclusivo e la ricerca scientifica di livello internazionale possano dialogare direttamente: ogni Welcome Kit consegnato a un ricercatore racconta una storia di riscatto, precisione e valore condiviso, trasformando la fornitura aziendale in un modello di inclusione perfettamente integrato nelle filiere produttive del futuro.

“Inclusione e innovazione non sono ambiti separati. Portare un progetto di inserimento lavorativo all’interno del distretto MIND significa dimostrare che la sostenibilità sociale può essere parte integrante dei processi produttivi e delle scelte organizzative. La vera sfida oggi è costruire ecosistemi dove la fragilità diventi competenza riconosciuta e valore condiviso“.

Luca Tagliabue, Presidente Cooperativa Sociale Il Grappolo

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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B. Storia #6

Prosegue il racconto delle persone e dei progetti nati all’interno delle nostre imprese sociali della rete nazionale. Questo mese torniamo in Lombardia, nel cuore del territorio di Cremona, per scoprire l’esperienza e la storia della cooperativa sociale Antares, socia del Consorzio Sol.Co Cremona.

  • Cooperativa: Cooperativa Sociale Antares
  • Settore di riferimento: Servizi tipografici e grafica, stampa per la pubblica amministrazione, assemblaggio, confezionamento ed imballaggio industriale per il settore agroalimentare
  • Territorio: Cremona
  • Protagonista: Maria Azzurra

Da ben 27 anni la cooperativa sociale Antares rappresenta un presidio e un punto di riferimento fondamentale per il territorio cremonese, offrendo cura, formazione e un’opportunità lavorativa concreta a persone che rischierebbero di rimanere ai margini del mercato del lavoro.

Attualmente la cooperativa impiega 19 persone, di cui 16 con percorsi di svantaggio o inserimento lavorativo (ex L. 381/91 e Art. 14).

In Antares il lavoro è inteso come un esercizio quotidiano di responsabilità e professionalità: precisione, continuità, cura del dettaglio e capacità di lavorare in squadra.

L’impatto della cooperativa Antares sul territorio è triplice e profondamente integrato:

  • Economico e produttivo. Garantisce continuità produttiva, standard qualitativi elevati e affidabilità sia verso gli enti pubblici sia verso primarie realtà industriali profit, dimostrando l’efficienza della cooperazione di tipo B.
  • Individuale e familiare. L’inserimento lavorativo si traduce in riscatto sociale e conquista dell’autonomia personale. Per i 16 lavoratori svantaggiati, la cooperativa è il luogo in cui sentirsi valorizzati e necessari, restituendo al contempo serenità, dignità e fiducia ai propri nuclei familiari.
  • Comunitario e sociale. Sottrae le persone vulnerabili dalla dipendenza esclusiva dall’assistenzialismo pubblico, offrendo alla comunità cremonese un esempio tangibile di umanità operosa e dimostrando che l’inclusione lavorativa genera valore per l’intera collettività.

La storia di Maria Azzurra Beltrami racconta con grande chiarezza l’impatto trasformativo di Antares. Azzurra è una giovane donna con fragilità non fisiche e un passato lavorativo caratterizzato da incarichi precari, brevi e instabili.

Nel settembre 2025 la famiglia di Azzurra si rivolge ad Antares alla ricerca di una reale opportunità di inserimento. Proprio in quel periodo, all’interno del cantiere presso Auricchio Spa, si libera una postazione nel reparto di controllo qualità. Il 13 ottobre 2025 Azzurra inizia il suo percorso, inizialmente inserita per una sostituzione temporanea.

In soli tre mesi, grazie a una straordinaria dedizione, alla precisione maniacale e a una grande velocità di apprendimento, Azzurra conquista tutti. La sua qualità del lavoro è tale che la stessa direzione di Auricchio Spa chiede formalmente ad Antares di poter stabilizzare la sua posizione con un’assunzione a tempo pieno. Quella che era iniziata come una scommessa si è trasformata in una rinascita personale e professionale. Oggi Azzurra ha un ruolo riconosciuto, autonomia e un futuro solido nel mondo del lavoro.

“La storia di Azzurra, come quella di tante persone che entrano in Antares, ci ricorda che la fragilità non è una mancanza ma una forma diversa di forza. Chi vive ogni giorno con limiti e ostacoli sviluppa competenze emotive profonde: sensibilità, tolleranza, resilienza vera, autenticità. Sono qualità che migliorano i contesti di lavoro e arricchiscono l’impresa e la comunità. Quando la vulnerabilità è accompagnata e sostenuta, diventa un modo diverso e prezioso di stare nel mondo. E questa consapevolezza cambia il modo di stare nel mondo”.

Tommaso Conversano, Presidente Cooperativa Sociale Antares

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Arte, espressione e rigenerazione comunitaria. La cultura che attiva l’inclusione con la Cooperativa Nazareth

La nuova tappa di “Cultura in Movimento” con le interviste di Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager di CGM, ci porta a Cremona per incontrare la Cooperativa Nazareth, un’organizzazione che risponde ai bisogni del territorio intrecciando l’accoglienza, l’housing sociale e l’inclusione lavorativa con la potenza generativa dell’arte, della musica e della cultura.

Dall’accoglienza dei Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) all’azienda agricola sociale Rigenera, fino ai servizi per l’inclusione e la prevenzione nelle periferie, per la Cooperativa Nazareth l’espressività non è un riempitivo, ma una vera e propria leva educativa. Dai laboratori di cuoio e fotografia al percorso musicale con i liutai, fino alla falegnameria sociale Sharewood, l’attività manuale ed artistica offre uno spazio d’incontro informale capaci di superare le barriere linguistiche e relazionali.

“Molti, soprattutto tra i giovani accolti, non sono abituati a esprimersi”, spiega l’educatrice Giovanna Della Salda. L’arte e la manualità permettono di far emergere capacità inattese. Come evidenzia Eleonora Barbieri, educatrice SAI: “Anche chi non conosce bene l’italiano trova un modo personale per esprimersi… Sono momenti importantissimi che possono cambiare radicalmente il modo in cui si guarda ad una persona”, ribaltando le narrazioni che spesso si concentrano solo sul disagio.

L’azione di Nazareth valica le sedi dei servizi per connettere le persone alla storia e alla bellezza dei luoghi in cui vivono. Le visite guidate al Museo del Violino di Cremona, al Museo Egizio di Torino e al Vittoriale, affiancate dai progetti di street art, calligrafia e cultura hip-hop nei quartieri periferici, trasformano la cultura in un’infrastruttura di partecipazione e protagonismo giovanile.

L’obiettivo di lungo periodo è fare da ponte verso la comunità locale. “Mi piacerebbe che ci fosse un collegamento più forte con associazioni e realtà cittadine”, sottolinea Giovanna Della Salda, rimarcando la necessità di accompagnare i ragazzi a coltivare autonomamente le proprie passioni ed energie anche all’esterno dei servizi cooperativi.

La dimensione culturale e artistica non trasforma solo i percorsi dei destinatari, ma nutre direttamente la comunità professionale degli operatori. Ideare percorsi creativi consente a educatrici ed educatori di mettere in gioco passioni e sensibilità personali all’interno di un gruppo di lavoro aperto e cooperativo.

“A me piace viaggiare e, in qualche modo, con questo lavoro è il mondo che viene da me”, racconta Eleonora Barbieri. È proprio all’interno di questo clima relazionale, fatto di presenza costante, pazienza e condivisione di valori, che la cultura si conferma il codice con cui far germogliare nuove possibilità di vita.

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AI4Equipe. Quando l’Intelligenza Artificiale si mette al servizio del lavoro socio-educativo

Un percorso di co-design con gli operatori per dimostrare che l’AI può risolvere problemi organizzativi reali. Scopri il progetto pilota con il Consorzio Consolida di Trento e come replicarlo nella tua realtà. È possibile migliorare la qualità degli interventi educativi e di cura attraverso l’Intelligenza Artificiale? Non per inseguire una moda tecnologica, ma per dare risposte concrete alle fatiche quotidiane di chi lavora sul campo?

Per rispondere a questa domanda, il Consorzio Consolida di Trento ha coinvolto CGM come partner metodologico per dare vita a AI4Equipe: un percorso di co-design e sperimentazione sul campo che ha coinvolto direttamente chi i servizi li gestisce ogni giorno.

Prima di progettare qualsiasi tecnologia, è stato necessario analizzare i reali bisogni digitali delle cooperative. Se le funzioni amministrative (fatturazione, gestione del personale) sono ormai ampiamente digitalizzate, la parte più delicata del lavoro socio-educativo – la relazione quotidiana, la progettazione individuale e il monitoraggio degli interventi – rimaneva ancora esclusa da sistemi strutturati.

L’obiettivo di AI4Equipe è stato proprio questo: entrare in questo spazio delicato non per sostituire l’indispensabile giudizio professionale degli operatori, ma per offrire strumenti intelligenti capaci di valorizzare, rendere visibile e utile l’osservazione quotidiana.

Al percorso hanno partecipato quattro cooperative della rete di Consolida (Eliodoro, Impronte, La Rete e CS4), attive nell’assistenza domiciliare e nei centri diurni per persone con disabilità. Attraverso un metodo di co-design, educatori e coordinatori hanno lavorato insieme per risolvere due grandi nodi critici:

  • Il monitoraggio degli interventi educativi domiciliari (IDE): È stato sviluppato un prototipo per rendere la raccolta delle osservazioni sul campo più fluida, continua e leggera per l’operatore. L’AI supporta la sintesi e la strutturazione dei dati, lasciando al coordinatore la validazione finale e migliorando la condivisione con le famiglie.
  • La calendarizzazione dei turni nei centri diurni: Un’attività che assorbe ore preziose ai coordinatori tra presenze, sostituzioni e vincoli contrattuali. Il prototipo basato su AI genera proposte di turno ottimizzate in pochi secondi, liberando tempo da dedicare alla cura delle relazioni e al coordinamento pedagogico.

L’apprendimento più importante di questo percorso non risiede solo nei prototipi tecnologici in sé, ma nel metodo.

Prima di automatizzare, occorre standardizzare; e prima di farlo, è necessario capire come il lavoro funziona davvero nella pratica quotidiana. Molte delle sfide affrontate non erano tecnologiche, ma organizzative: definire cosa rilevare, quando e in quale forma.

Questo percorso di consulenza e co-design, promosso da CGM, si rivela così un potentissimo strumento di miglioramento organizzativo. Lavorare insieme a chi utilizzerà gli strumenti garantisce che la tecnologia venga realmente adottata e non percepita come un carico burocratico calato dall’alto.

Il metodo sviluppato da CGM (basato su analisi del contesto, co-design con gli operatori, prototipazione rapida e validazione sul campo) è un modello di consulenza pronto per essere replicato e personalizzato per altri consorzi e cooperative della nostra rete nazionale.

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Abitare sociale e welfare culturale. L’innovazione comunitaria dell’Impresa Sociale CoAbitare

La nuova tappa di “Cultura in Movimento” con le interviste di Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager di CGM, ci porta a Torino per incontrare CoAbitare, un’impresa sociale che progetta, realizza e gestisce interventi di housing sociale e sviluppo territoriale, dimostrando come la casa, l’arte e la bellezza possano ridefinire la cura e il benessere psicofisico delle comunità.

Per CoAbitare la cultura è un pilastro strategico dell’azione sociale. “Da molto tempo siamo convinti che l’esperienza culturale contribuisca al benessere delle persone e delle comunità”, racconta Mariangela Marcucci, Responsabile di Progetti e area Welfare Culturale. Grazie ai costanti ponti con la ricerca e le neuroscienze, emerge con sempre maggiore chiarezza come la semplice esposizione all’arte e la partecipazione attiva abbiano effetti concreti sulla salute psicofisica. In questa ottica, la cultura diventa un potente vettore di identità e un collante relazionale capace di ricucire il tessuto sociale e rafforzare il senso di appartenenza a un territorio.

La traduzione pratica di questa visione si esprime al massimo in Housing Giulia, uno dei progetti bandiera dell’impresa sociale. Fin dal recupero dell’edificio storico risalente al 1823, l’arte è stata pensata come elemento strutturale e quotidiano. La fase di ideazione e ristrutturazione ha visto la preziosa partecipazione di istituzioni come l’Accademia di Belle Arti di Torino e di artisti del calibro di David Tremlett e del Maestro Ezio Bosso.

Dalle aree comuni al tetto, fino agli appartamenti privati, le opere d’arte abitano gli spazi di passaggio e di incontro. In questo ecosistema convivono famiglie in emergenza abitativa, studenti e turisti. Così, i linguaggi artistici agiscono proprio da ponti relazionali stabili, alimentando il dialogo tra storie e provenienze spesso opposte.

La capacità trasformativa di CoAbitare valica le mura domestiche per rigenerare interi quartieri. Ne è un esempio Borgo Campidoglio, un antico rione popolare trasformato in un vero e proprio museo a cielo aperto grazie al MAU (Museo d’Arte Urbana), che ospita oltre 200 opere murarie accessibili anche a persone con disabilità sensoriali o motorie.

In questa cornice si inserisce il progetto Tur.in Turismo Inclusivo (sviluppato sui Piani Generativi della Città di Torino): un modello di accoglienza temporanea che propone itinerari al di fuori dei classici circuiti turistici, valorizzando le economie e le associazioni locali e offrendo, al contempo, percorsi di inserimento lavorativo per persone in situazione di fragilità.

Negli ultimi anni, CoAbitare ha scelto di applicare questa sensibilità anche al proprio interno, introducendo una figura dedicata al welfare aziendale interno. “Ciò che occorre proteggere è il tempo per pensare”, sottolinea Mariangela Marcucci, Responsabile di Progetti e area Welfare Culturale. “La cultura non è solo un insieme di pratiche, ma un vero e proprio codice sorgente che orienta l’identità, guida le scelte strategiche e alimenta l’innovazione”.

La sfida più importante per il futuro? Superare la storica frammentazione tra il mondo sociale e quello culturale, ambiti che parlano linguaggi diversi ma che oggi devono collaborare strettamente per dare vita a modelli di welfare culturale davvero integrati.

Scopri il progetto sul loro sito:
https://www.co-abitare.it/home/abitare-e-cultura/

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Un nuovo ingresso nella Rete CGM. Si tratta di Genesi

Dopo Polo9, la nostra rete continua a crescere con l’ingresso della Cooperativa Sociale Genesi. Fondata nel 1998, è un punto di riferimento in Franciacorta e nei territori limitrofi per la cura e l’assistenza alle persone anziane. Il suo ingresso in CGM conferma la capacità della nostra rete di attrarre imprese sociali storiche e strutturate, desiderose di connettersi a un ecosistema nazionale per affrontare insieme le sfide future del welfare e della silver economy. Abbiamo rivolto qualche domanda alla cooperativa per conoscerli meglio, scoprire la loro visione e capire cosa si aspettano da questo nuovo percorso comune.

La nostra storia ha inizio il 27 ottobre 1998. L’anno successivo abbiamo ottenuto la gestione della RSA “Tilde e Luigi Colosio”, avviando ufficialmente la nostra attività. Fin da subito abbiamo capito che i bisogni degli anziani e delle loro famiglie richiedevano risposte articolate. Proprio per questo, nel tempo, abbiamo ampliato l’offerta affiancando alla residenzialità servizi semiresidenziali, ambulatoriali e domiciliari. Oggi, dopo oltre venticinque anni di crescita, gestiamo un sistema complesso che include un Centro Diurno Integrato, un Poliambulatorio, i servizi di RSA Aperta e un nucleo specialistico dedicato all’Alzheimer. Abbiamo investito costantemente nell’innovazione tecnologica, nella formazione e nelle certificazioni ISO per la qualità e l’ambiente, senza mai perdere il legame profondo con la nostra comunità locale.

La nostra missione si riassume nel motto: “Non solo anni alla vita, ma vita agli anni”. Ci prendiamo cura degli anziani del territorio della Franciacorta con spirito di umanità, promuovendo il benessere, la dignità e la personalizzazione del percorso di cura. Puntiamo a una presa in carico globale, che non si limiti ai bisogni sanitari ma intercetti anche le dimensioni relazionali ed emotive. I nostri obiettivi strategici sono chiari: mantenere una gestione economica solida e sostenibile (sfida complessa in un contesto di costi crescenti e alta complessità clinica), accrescere le giornate di assistenza del Centro Diurno e diversificare gli interventi domiciliari per essere sempre più flessibili e vicini ai bisogni delle famiglie.

Il nostro focus principale è il superamento del concetto tradizionale di servizi separati. Crediamo in un sistema integrato di cure: RSA, centri diurni e assistenza domiciliare operano all’interno di una stessa logica organizzativa. È il servizio che evolve insieme all’anziano e si adatta alle sue condizioni di salute, non il contrario. Al centro del nostro modello c’è un approccio a “doppio centro”, che riconosce come protagonisti assoluti sia la persona anziana sia la sua famiglia. L’invecchiamento e la fragilità coinvolgono l’intero nucleo dei caregiver: per questo le decisioni e il sostegno vengono sempre co-progettati con i familiari, garantendo la massima continuità assistenziale in ogni luogo di cura.

Desideriamo essere un vero e proprio attore di sviluppo locale. Generare impatto per noi significa attivare un circolo virtuoso tra la cura delle persone e la cura della comunità. Investiamo molto sulle risorse umane locali, promuovendo occupazione qualificata e stabile. Siamo convinti che chi vive e conosce il territorio possa offrire servizi più empatici e radicati. Creando posti di lavoro in loco e investendo in competenze, non offriamo solo assistenza ai cittadini più fragili, ma sosteniamo concretamente il tessuto economico e sociale delle famiglie e delle istituzioni della nostra zona.

Entrare nella rete CGM per noi significa aprirci a nuove e importanti opportunità di crescita su quattro fronti principali:

  • Comunità di pratica. Vogliamo confrontarci costantemente con altre realtà nazionali del settore per condividere soluzioni, anticipare i trend e migliorare la qualità dei nostri servizi.
  • Valorizzazione delle Risorse Umane. Intendiamo partecipare a progetti innovativi per sviluppare nuove competenze degli operatori e migliorare il benessere organizzativo.
  • Formazione sul campo. Riconosciamo il valore unico dei percorsi formativi promossi da CGM, proprio perché progettati da un Consorzio che vive quotidianamente la realtà operativa del Terzo Settore.
  • Sguardo internazionale. Desideriamo aprirci a modelli e metodologie sviluppate all’estero, e in questo percorso di interscambio consideriamo la guida e l’accompagnamento di CGM un elemento di valore inestimabile.
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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B. Storia #5

Prosegue il racconto delle persone e dei progetti nati all’interno delle nostre imprese sociali della rete nazionale. Questo mese ci spostiamo in Toscana, nel cuore del territorio di Empoli e Montelupo Fiorentino, per scoprire l’esperienza della cooperativa sociale Pegaso.

  • Cooperativa: Cooperativa Sociale Pegaso
  • Settore di riferimento: Servizi ambientali, logistica leggera, montaggio palchi ed eventi, manifattura sociale per confezionamento e imballaggio, ciclofficina
  • Territorio: Empoli e Camaioni (Montelupo Fiorentino) – Toscana
  • Protagonista: il team della Ciclofficina Sociale e della Manifattura

Fondata nel 2000 dalla volontà di un gruppo di famiglie, Pegaso nasce con un obiettivo chiaro: costruire spazi di lavoro inclusivi per persone con fragilità psichiche. Oggi è una realtà consolidata che conta su un organico di 38 occupati e che accoglie quotidianamente oltre 50 persone svantaggiate attraverso tirocini e percorsi terapeutici.

La cooperativa opera su un doppio binario: da un lato la gestione dei servizi tradizionali sul territorio (dallo sfalcio del verde al montaggio di palchi ed eventi), dall’altro una manifattura sociale di 800 mq dedicata al confezionamento e imballaggio conto terzi, fiore all’occhiello nell’attivazione delle convenzioni ex Art. 14 D.Lgs. 276/03 per l’adempimento degli obblighi aziendali sulle categorie protette.

L’impatto di Pegaso si traduce in un cambiamento silenzioso e costante, capace di generare valore per l’intera collettività:

  • Individuale e familiare. Rappresenta un presidio di inclusione stabile in cui le persone riducono l’isolamento, trovano ascolto e un ruolo sociale riconosciuto, restituendo al contempo serenità e fiducia ai propri nuclei familiari
  • Comunitario e sistemico. Garantisce la cura degli spazi urbani, parchi e manifestazioni pubbliche, rendendo le attività culturali locali sicure e accessibili. Inoltre, ogni percorso di inserimento attivo genera un risparmio stimato di 15.000 euro all’anno in costi socio-assistenziali evitati, per un beneficio complessivo sul territorio di circa 300.000 euro annui
  • Economico ed ecologico. Trasforma l’inclusione lavorativa da un mero costo assistenziale a un vantaggio competitivo basato su lavorazioni reali di qualità richieste dal mercato profit, integrando modelli di economia circolare e sostenibilità ambientale

All’interno dell’ampio ventaglio di attività di Pegaso, c’è un laboratorio speciale che fotografa alla perfezione l’idea del riscatto e della rigenerazione: la ciclofficina sociale “Ruote, Catene e Corone”. In questo spazio, biciclette vecchie o abbandonate vengono sottratte allo scarto per ricevere una seconda possibilità.

È qui che ha preso vita il progetto Spin4Change, un’iniziativa che trasforma le vecchie biciclette rigenerate in vere e proprie cyclette energetiche destinate a produrre energia pulita. All’interno del laboratorio, ciascuno dei ragazzi inseriti trova un ruolo preciso in base alle proprie attitudini: c’è chi si occupa dello smontaggio dei pezzi, chi della verniciatura dei telai, chi del minuzioso controllo dei freni e chi dell’assemblaggio finale.

Il funzionamento della ciclofficina dimostra come la precisione tecnica e la manualità possano diventare un medium straordinario per la crescita personale: lavorando insieme sulla riparazione di un oggetto concreto, le competenze dei ragazzi crescono di giorno in giorno di pari passo con la fiducia nelle proprie capacità, dimostrando che il concetto di “secondo ciclo di vita” non si applica solo ai materiali, ma prima di tutto alle persone.

Per superare la dipendenza dagli appalti pubblici e proteggere i percorsi di inserimento dai ritmi serrati del mercato tradizionale, Pegaso ha sviluppato una nuova strategia di posizionamento commerciale finanziata dalla Fondazione CRF. Nasce così Bottega B, un portale e-commerce e una piattaforma commerciale di rete che connette le cooperative sociali di tipo B con le imprese profit.

Attraverso Bottega B e la creazione di punti di ritiro fisici che generano comunità, le aziende del territorio possono esternalizzare lavorazioni di qualità (come il confezionamento delle scatole regalo per le aziende vinicole) e attivare programmi di welfare aziendale. Il progetto punta a incrementare i margini di guadagno delle commesse delle imprese sociali, permettendo loro di investire in strutture tecniche all’avanguardia capaci di rispondere alle sfide contemporanee.

Il nostro obiettivo è riuscire a trasformare l’inclusione lavorativa da costo ad opportunità, cioè a trasformare i progetti in contratti veri che lascino autonomia alle persone. Abbiamo sviluppato il progetto Bottega B, un e-commerce realizzato per far conoscere su vasta scala e reciprocamente le tante belle realtà, la maggior parte cooperative di tipo B che inseriscono al lavoro persone con disabilità, e i prodotti da loro realizzati, soprattutto grazie ai punti di ritiro fisici, che creano comunità. Una “comunità” appunto, prima ancora che un e-commerce, che unisce in rete cooperative ed altri enti sociali per valorizzare prodotti di qualità e generare quel valore aggiunto che possa far crescere le imprese sociali. La sfida che ci attende è diventare vere imprese, imparare a raccontare davvero il valore sociale che produciamo e, in quel valore sociale, trovare la spinta per la nostra crescita“.

Andrea Cristalli, Presidente Cooperativa Sociale Pegaso

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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B. Storia #4

Prosegue il racconto delle persone inserite nelle nostre imprese sociali della rete nazionale. Rimaniamo in Lombardia per spostarci sul territorio mantovano e scoprire una realtà nata dall’unione di due storiche anime della cooperazione: la cooperativa SPERANZASINERGIE.

  • Cooperativa: SPERANZASINERGIE
  • Settore di riferimento: Servizi di pulizia, ristorazione scolastica, assistenza domiciliare, cure socio-sanitarie e servizi specialistici per l’autismo
  • Territorio: Provincia di Mantova e parte delle province di Verona, Brescia, Cremona e Reggio Emilia
  • Protagonista: V.

Nata nel 2025 dalla fusione strategica tra la Cooperativa Speranza (fondata nel 1983 all’interno dell’Ospedale Psichiatrico di Mantova per contrastare i manicomi) e la Cooperativa Sinergie (nata nel 1995 e specializzata nella cura e nell’assistenza domiciliare), SPERANZASINERGIE rappresenta l’unione simbolica tra il desiderio di futuro e la capacità organizzativa.

Oggi la cooperativa gestisce un’ampia filiera di servizi in cui sono attive ben 33 persone in inserimento lavorativo, di cui 28 attraverso progetti individualizzati e 5 collocate in aziende profit del territorio tramite convenzioni ex art. 14. Dai servizi tradizionali fino alle eccellenze terapeutiche come lo “Spazio Autismo”, la cooperativa integra sociale, sanitario e sociosanitario per rispondere in modo flessibile ai nuovi bisogni delle comunità.

L’impatto di SPERANZASINERGIE si sviluppa in modo profondo e multidimensionale su tutto il territorio:

  • Individuale. Permette a persone con disabilità fisica, sensoriale, intellettiva o psichica di uscire dall’isolamento, recuperando autostima, dignità e competenze professionali attraverso un affiancamento quotidiano e personalizzato
  • Comunitario e familiare. Offre un sollievo concreto alle famiglie e attiva una fitta rete di collaborazione con Comuni, aziende sanitarie, centri per l’impiego e associazioni, affrontando in modo trasversale le sfide dell’invecchiamento attivo e della fragilità adulta
  • Economico e inclusivo. Attraverso iniziative d’avanguardia come il progetto “Autismo e Lavoro” (in partnership con Mestieri Lombardia), accompagna i giovani under 29 con autismo ad alto funzionamento verso l’assunzione reale nel mercato del lavoro profit, azzerando le barriere e formando le imprese ospitanti

V. ha un carattere determinato e una grande voglia di indipendenza. Nel 2021, grazie alla segnalazione del Servizio di Formazione all’Autonomia che ne seguiva i primi passi verso l’autonomia, fa il suo ingresso in cooperativa. Per crescere e responsabilizzarsi, V. aveva bisogno di un contesto che fosse al tempo stesso protetto, accogliente e stimolante.

La cooperativa decide di inserirlo in un cantiere dedicato alla ristorazione scolastica, affidandogli le mansioni legate al lavaggio delle stoviglie. In questo percorso non è mai solo: accanto a lui, ogni giorno, c’è la cuoca del cantiere, che assume il ruolo di tutor e guida costante.

Passo dopo passo, V. impara il mestiere, acquisisce consapevolezza e svolge la sua attività con competenza e profonda soddisfazione.

Oggi, quel percorso iniziato come inserimento protetto è diventato così solido che la cooperativa attende la sua formale domanda di ammissione a socio: un traguardo che sancisce il suo riscatto definitivo e lo rende parte integrante della vita e del futuro dell’impresa sociale.

SPERANZASINERGIE nasce dai cardini fondanti delle due cooperative che l’hanno generata e da una lettura lucida del Terzo Settore contemporaneo, che oggi si confronta con una realtà sociale complessa. Se vogliamo davvero mantenere centrale la missione dell’inserimento lavorativo, serve integrare i diversi sistemi di welfare (sociale, sanitario e sociosanitario) rigenerando risorse e relazioni a partire dai territori. La fusione ha permesso di unire competenze, semplificare processi e rafforzare la nostra presenza. Oggi siamo una cooperativa capace di innovare, crescere e costruire percorsi di autonomia reale per le persone più fragili, senza perdere la storia e l’identità che ci hanno accompagnati fin qui“.

Claudio Bollani, Presidente SPERANZESINERGIE

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Biblioteche itineranti e musei aperti. La cultura accessibile dell’Impresa Creativa EDA

La terza tappa di “Cultura in Movimento” con le interviste di Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager di CGM, ci porta in Toscana, a Firenze, per incontrare EDA. Si tratta di un’Impresa Culturale Creativa che dal 2001 e con uno staff di circa 180 persone lavora per rendere l’esperienza artistica un’opportunità trasformativa, realmente inclusiva e partecipata da 0 a 99 anni.

La missione di EDA è rendere le biblioteche luoghi di conservazione, ma anche spazi attivi di produzione culturale, dialogo e relazione. Gestendo sistemi complessi come quello di Firenze, la cooperativa punta tutto sulle attività collaterali per attivare le periferie: laboratori artistici, rassegne e calendari co-progettati con il tessuto associativo locale.

Un approccio che a Castagneto Carducci ha permesso di trasformare la biblioteca da spazio percepito come “noioso” a centro di aggregazione per i giovani. Ma l’innovazione si muove anche su tre ruote. Infatti, con il progetto “Tam-Tam! La cultura che ti muove”, EDA ha dato vita a una vera e propria biblioteca mobile su un’iconica Ape Piaggio, capace di raggiungere le comunità più isolate di San Casciano in Val di Pesa, portando prestiti di libri e attività culturali direttamente sotto le case dei cittadini.

L’azione della cooperativa si estende all’interno dei musei con l’obiettivo di trasformarli in presìdi in cui sentirsi parte attiva di una comunità. Al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, EDA cura progetti di mediazione e accessibilità d’avanguardia. Tra le esperienze più longeve spiccano i laboratori espressivi per il Dipartimento di Salute Mentale, i percorsi di danza per persone con Parkinson (ispirati a Dance Well) e le attività artistiche dedicate alle donne in gravidanza e neonati.

Parallelamente, EDA porta avanti un dialogo autentico con la comunità sorda e l’ENS (Ente Nazionale Sordi), promuovendo la lingua dei segni (LIS) attraverso la co-progettazione di video-guide museali dedicate e percorsi inclusivi che scardinano l’abilismo e i linguaggi istituzionali rigidi.

Nel contesto di Prato, caratterizzato da una complessa realtà multiculturale con oltre 120 etnie censite, la scuola diventa lo specchio della società e delle sue disuguaglianze nell’accesso alla cultura. Qui EDA interviene usando i linguaggi dell’arte come medium universale per superare le barriere linguistiche e l’isolamento sociale.

Davanti al campanello d’allarme di un’iper-digitalizzazione scolastica che ha smantellato i laboratori tradizionali, la cooperativa sceglie di andare in direzione opposta. “Riportiamo al centro la manualità e il contatto diretto con i materiali attraverso lo scarabocchio, il gesso, l’argilla e la pittura. È fondamentale restituire ai ragazzi la dimensione concreta e sensoriale dell’esperienza”, spiega Emanuel, Responsabile Welfare Culturale di EDA.

Ispirandosi alle migliori pratiche del Nord Europa, al MoMA di ed al sistema bibliotecario di Barcellona, EDA rivendica il ruolo strategico di mediatore tra istituzioni, politica e cittadini. Per l’impresa culturale toscana, l’unica strada percorribile oggi è l’ascolto attivo delle fragilità, lette non come limiti ma come risorse generative. “Ciò che serve alle persone oggi è avere spazi in cui essere ascoltati e potersi esprimere. La proposta calata dall’alto non ha più senso”, conclude la Presidente Francesca, evidenziando la necessità di creare contesti liberi da aspettative, dove ognuno possa partecipare con i propri strumenti.

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Welfare culturale e co-creazione. L’innovazione educativa della Cooperativa Stripes

La nuova tappa di “Cultura in Movimento” con le interviste di Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager di CGM, ci porta tra la provincia di Milano e il territorio di Monza e Brianza per incontrare STRIPES, un’impresa sociale che dal 1989 dimostra come la pedagogia, l’arte e la cultura possano ridisegnare il benessere delle comunità.

Per STRIPES la cultura è una vera e propria leva di emancipazione e crescita. Una vocazione nata più di trent’anni fa con la rivista Pedagogika e consolidata sul campo attraverso progetti storici capaci di portare l’espressione artistica persino dentro gli ospedali psichiatrici. “Per noi la cultura è prima di tutto un modo di fare esperienza”, racconta Dafne Guida, presidente e direttrice della cooperativa. “I linguaggi dell’arte non sono solo strumenti di intervento nei servizi, ma anche modi per raccontarli e renderli vivi”. Questo approccio si traduce in équipe multidisciplinari, dove educatori e pedagogisti lavorano fianco a fianco con professionisti del mondo dell’arte per stimolare il pensiero critico e divergente dei più giovani.

Un pilastro centrale del modello STRIPES è la rigenerazione degli spazi visti come luoghi vivi, capaci di influenzare l’energia e le relazioni di chi li abita. Attraverso la gestione di HUB territoriali come Spazio Ariosto, La Bolla e Paripasso, la cooperativa rifiuta l’idea di una cultura calata dall’alto. “Il nostro approccio mette al centro le persone, rendendole protagoniste dei luoghi” spiega Valentina Sala, project manager di STRIPES. “Anziani, giovani, famiglie: a loro affidiamo simbolicamente le chiavi degli spazi“. Il principio cardine è la co-creazione: ai cittadini non si chiede di essere spettatori passivi, ma di partecipare attivamente all’ideazione e alla realizzazione di mostre, eventi e attività, partendo dalle proprie passioni.

L’efficacia del connubio tra arte e cura emerge con chiarezza in progetti come SOLIMAI, nato per contrastare l’isolamento sociale degli over 65. Attraverso la fruizione culturale condivisa (come visite ai musei, cinema, musica), gli anziani combattono la solitudine, riattivano canali emotivi e cognitivi che sembravano spenti. Dall’emozione nasce un apprendimento profondo che cambia le traiettorie di vita: grazie al progetto, i partecipanti hanno stretto nuove reti d’amicizia autonome e sono arrivati a realizzare vere e proprie mostre personali. La cultura diventa così un dispositivo di salute pubblica e comunitaria, capace di ricucire i legami tra le generazioni.

Nonostante le fatiche quotidiane legate alla burocrazia e alla ricerca di modelli di sostenibilità economica stabili nel lungo periodo, STRIPES continua a guardare avanti lavorando in stretta sinergia con la rete CGM. L’orizzonte della cooperativa punta ora a una dimensione internazionale, con l’obiettivo di esportare il proprio know-how pedagogico e le competenze costruite nell’ambito dell’innovazione digitale all’interno di contesti inclusivi globali.