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“Staje ‘mmano all’arte”: la cultura come spazio di cittadinanza, autonomia e inclusione con ParteNeapolis su VITA


Nel numero speciale di VITA Magazine dedicato alla città di Napoli, la rubrica “Staje ‘mmano all’arte” propone una mappatura di cinquanta luoghi in cui la cultura diventa motore di partecipazione, inclusione e sviluppo sociale. Un itinerario che racconta una città dove il patrimonio culturale non è soltanto memoria e bellezza, ma anche occasione di crescita per le comunità. 


Tra queste realtà troviamo ParteNeapolis, cooperativa sociale aderente a CGM, che da oltre vent’anni lavora per intrecciare valorizzazione del patrimonio culturale e inclusione sociale. La cooperativa oggi gestisce la biblioteca di San Giorgio a Cremano con il progetto” Bibliobimbi” e “bibliobici” . Inoltre, gestisce la biblioteca di Ercolano e quella di Giugliano. Al centro della sua azione c’è una visione che unisce cultura, accessibilità e welfare di comunità, contribuendo a costruire un turismo sempre più sociale e inclusivo.

“ParteNeapolis nasce nel 2000 dall’incontro tra valorizzazione culturale e cooperazione sociale, attraverso “Impara l’Arte”, progetto dell’iniziativa europea Youthstart promosso dal Ministero dell’Interno – Fondo Edifici di Culto e realizzato dal Consorzio Nazionale CGM. Negli anni abbiamo consolidato le competenze nella gestione dei beni culturali, nei servizi turistico-educativi e nel turismo sociale, affiancandovi servizi bibliotecari, il Centro Òikos per persone con disabilità e servizi alle famiglie. La cultura resta il cuore di un impegno più ampio per l’autonomia e la partecipazione. Non è un passaggio tra settori, ma lo sviluppo di una stessa domanda: come trasformare le risorse del territorio in opportunità per chi lo abita? Il valore del patrimonio va oltre la conservazione e la capacità di attrarre visitatori: si esprime nelle occasioni di conoscenza, relazione, formazione e lavoro che genera. È qui che cultura e welfare si incontrano e prende forma la nostra identità cooperativa”.

“La convinzione che ogni persona debba poter partecipare alla vita della comunità, esprimendo non soltanto bisogni, ma desideri, capacità e possibilità di contribuire. Per questo mettiamo al centro l’ascolto e la costruzione di esperienze personalizzate. Musei, biblioteche e servizi sociali hanno funzioni e professionalità distinte, ma possono condividere un’accoglienza che permetta di comprendere, scegliere e partecipare. Il museo può aiutare a sentirsi parte della storia della città; la biblioteca a imparare, incontrarsi e costruire legami; il servizio sociale a vivere con maggiore autonomia, anche al di fuori del servizio stesso. Non basta aprire le porte: occorre renderle realmente attraversabili, curando spazi, linguaggi e relazioni in base alle diverse possibilità delle persone. È la nostra idea di welfare di comunità: una cura che unisce patrimonio, persone e comunità, rendendo la cultura parte delle opportunità quotidiane“.

“Significa riconoscere che non esiste un visitatore standard e curare l’intera esperienza, dall’arrivo alla comprensione delle opere, rispettando i diversi modi di muoversi, orientarsi, comunicare e conoscere. A Sant’Anna dei Lombardi il progetto Open heART Museum punta ad ampliare la fruizione del complesso e a rimuovere le barriere fisiche e cognitive. Utilizziamo mappe e pannelli tattili, segnaletica accessibile, agende visive per rendere comprensibile lo svolgimento della visita e quiet point, spazi tranquilli dove fare una pausa. Sono modalità diverse di accesso alla stessa esperienza culturale. Decisiva è anche l’accoglienza: ascoltare, adattare le spiegazioni, rispettare i tempi e sostenere senza sostituirsi alle scelte della persona. L’accessibilità è un lavoro da migliorare continuamente, non un’etichetta: l’obiettivo non è offrire visite identiche per tutti, ma esperienze significative per ciascuno”.

“Un esempio potrebbe essere rappresentato da “LeggerMente: la sostenibile leggerezza dell’essere”, progetto per la biblioteca di San Giorgio a Cremano sostenuto da Fondazione CON IL SUD e dal Centro per il libro e la lettura. Una iniziativa che punta ad ampliare e potenziare l’offerta bibliotecaria, con attenzione anche ai minori con disabilità e agli anziani, unendo la promozione della lettura alla costruzione di uno spazio accogliente di aggregazione e incontro per la comunità. Nei percorsi educativi e di avvicinamento al lavoro, come “I giovani raccontano le bellezze del Complesso Monumentale di Sant’Anna dei Lombardi”, conoscere il patrimonio diventa occasione per assumere un ruolo attivo nel suo racconto e nella sua valorizzazione. Anche le attività per bambini e famiglie proposte a Sant’Anna per la Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo, come le cacce al tesoro, fanno del patrimonio un’esperienza condivisa. Il rapporto è reciproco: la cultura offre occasioni di espressione, apprendimento e partecipazione; l’attenzione sociale invita le istituzioni culturali a interrogarsi sui propri linguaggi e su chi rischia l’esclusione”.

“Metteremmo al centro tre esigenze: autonomia, relazioni e continuità dell’accompagnamento, senza ridurre le persone alle difficoltà che vivono.
Per una persona con disabilità, autonomia può significare scegliere nella quotidianità, coltivare interessi e amicizie, accedere a esperienze formative e lavorative. Non basta offrire un’attività: occorre che apra possibilità anche nel resto della vita, attraverso percorsi fondati sull’ascolto dei desideri.
Le famiglie hanno bisogno di riferimenti affidabili, percorsi comprensibili e sostegni continuativi, per accompagnare la crescita dei figli e immaginarne il futuro oltre l’esigenza del momento. Servono inoltre luoghi dove stare insieme senza essere identificati soltanto dalla propria fragilità: frequentare una biblioteca, visitare un museo o partecipare a un laboratorio dovrebbe far parte della vita ordinaria.La risposta che vorremmo costruire unisce sostegno alle difficoltà, valorizzazione delle capacità e opportunità di vivere pienamente la comunit
à”.

“Il Terzo settore può aiutare Napoli a coniugare valorizzazione del patrimonio e qualità della vita, collegando cultura e servizi sociali, formazione e lavoro, istituzioni, imprese e comunità. La collaborazione è una condizione dello sviluppo territoriale: la cooperazione sociale non dovrebbe limitarsi a gestire servizi e rispondere alle emergenze, ma progettare, sperimentare e costruire soluzioni insieme alle persone destinatarie.
Immaginiamo un’accessibilità che comprenda non soltanto il museo, ma il percorso per raggiungerlo, le informazioni, l’accoglienza e il collegamento con le altre opportunità del territorio. E un turismo sociale, responsabile e accessibile che generi relazioni e occasioni per le comunità, valorizzando anche luoghi e patrimoni meno conosciuti.
Occorre riconoscere il valore professionale del lavoro culturale e sociale, investire nelle competenze e dare continuità alle collaborazioni: l’inclusione non può dipendere dalla durata di un progetto. Una Napoli più accogliente per chi arriva dovrebbe essere, prima di tutto, più vivibile e ricca di opportunità per chi la abita”.

“Sceglieremmo un’esperienza collettiva: il collegamento tra i laboratori del Centro Òikos di Torre del Greco e il giftshop di Sant’Anna dei Lombardi, dove trovano spazio anche i manufatti realizzati dalle persone con disabilità coinvolte nelle attività del centro. Un oggetto nato in un contesto educativo entra in un luogo della cultura, rendendo visibili anche a chi non frequenta i nostri servizi la creatività delle persone e il lavoro dei laboratori. Il significato va oltre la vendita solidale: vorremmo spostare l’attenzione da ciò che una persona non può fare a ciò che sa esprimere e realizzare, riconoscendone il contributo oltre l’etichetta della disabilità”.

“Non è un punto d’arrivo, ma una base per sviluppare percorsi formativi e opportunità di partecipazione più solide, Qui il patrimonio storico incontra le capacità della comunità e diventa parte di un percorso inclusivo. Per noi, l’inclusione diventa concreta quando una persona non è soltanto accolta, ma trova spazio per contribuire, con l’obiettivo finale di dare vita ad una vera e propria filiera produttiva, in connessione con altre realtà della nostra rete, che possa permettere la sperimentazione di percorsi di inserimento lavorativo, orientati a quell’autonomia a cui si faceva riferimento prima”.

Mario Sicignano
Presidente di ParteNeapolis Società Cooperativa Sociale

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Dalla cura all’opportunità di vita: il welfare culturale come motore di sviluppo con Sol.Co Mantova

La nuova tappa di “Cultura in Movimento” con le interviste di Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager di CGM, ci porta nel territorio mantovano per scoprire l’esperienza del Consorzio Sol.Co Mantova. Un percorso nato nel post-pandemia che ha trasformato la cultura da semplice strumento terapeutico a vero e proprio motore di rigenerazione urbana, coesione sociale e sviluppo locale.

Per Sol.Co Mantova, i linguaggi artistici non sono più considerati soltanto un supporto riabilitativo all’interno dei servizi, ma una vera e propria opportunità di autonomia e cittadinanza attiva.

“Abbiamo provato a compiere un passaggio importante: dal linguaggio artistico come strumento terapeutico al linguaggio artistico come opportunità di vita. E i risultati ci sono”, racconta Manuela Righi, presidente di Sol.Co Mantova.

Questa visione trova espressione concreta in diversi luoghi simbolo del territorio riscoperti come presidi civici:

  • Il Chiosco La Zanzara. Situato sulle rive del Lago Superiore e affidato alla cooperativa Alce Nero, affianca l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate a un ricco palinsesto culturale tra musica, poesia e conferenze, rigenerando l’intero parco circostante
  • L’edicola di Pegognaga. Il progetto “25 metri quadrati di cittadinanza attiva” ha recuperato un’edicola dismessa trasformandola in un punto di fermento sociale, incontro e partecipazione per la comunità
  • Il parco del Bistrozzi. All’interno del progetto “Il Mondo in un giardino”, la ristorazione sociale si intreccia con percorsi di land art e con l’animazione culturale del parco storico, rendendo gli stessi utenti dei servizi guide e custodi del luogo.

I linguaggi espressivi rappresentano per il Consorzio una straordinaria leva di relazione e inclusione. Dalla collaborazione tra le cooperative Simpatria e Zerobeat è nata la Compagnia Instabile, una realtà di teatro comunitario che coinvolge cittadini e persone con fragilità in reali percorsi di produzione artistica.

In ambito musicale, l’apertura di sale prove e l’incontro con le associazioni locali permettono ai servizi di ‘uscire’ verso la città. In una provincia caratterizzata da trasformazioni sociali e da un’alta presenza di giovani con background migratorio, la musica diventa un codice immediato capaci di superare le barriere linguistiche, culturali e generazionali.

L’impegno di Sol.Co Mantova si estende oggi anche alla gestione condivisa dei beni culturali e alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, grazie al dialogo aperto con istituzioni come la Fondazione Palazzo Te, la Diocesi di Mantova e i caseifici del territorio.

“La gestione dell’arte e dei beni culturali può rappresentare una possibilità di lavoro e autonomia, non soltanto un intervento di cura”, sottolinea la presidente Manuela Righi.

Questa evoluzione ha richiesto anche un profondo ripensamento dei modelli organizzativi interni — accompagnato dal confronto con l’agenzia Che Fare — e un forte investimento in fundraising, monitoraggio e valutazione d’impatto. Sullo sfondo rimane un valore guida fondamentale: la bellezza e l’estetica come componenti essenziali per rendere i territori attrattivi, contrastare lo spopolamento e rafforzare il senso di appartenenza delle giovani generazioni.

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Oltre la giornata mondiale dell’Alzheimer. Per non sentirci “mai più soli”

Il 21 settembre è la Giornata Mondiale dell’Alzheimer. La cooperativa sociale Eridano di Brindisi sensibilizza sulla malattia, accoglie chi ne è affetto e agevola chi sa come trattarla.

Accogliere una malattia significa, anche, cercare soluzioni che non competono alla medicina. La cooperativa sociale Eridano, parte della rete nazionale del Consorzio CGM, insieme al Comune di Brindisi e al sostegno di Fondazione CON IL SUD, coordinano attività che non facciano sentire “Mai più soli”. È questo l’obiettivo, ma anche il nome, di un progetto che si rivolge a persone affette da demenze e caregivers del territorio di Brindisi e non solo, coinvolgendo le comunità in un piano più ampio, non solo in occasione della giornata mondiale dell’Alzheimer.

Non si tratta di individuare soluzioni farmacologiche e terapeutiche concrete, bensì di mettere in atto espedienti che accompagnano verso una qualità della vita migliore, una quotidianità che può essere ascoltata e supportata. Al di là dei numeri – oltre 60 caregivers raggiunti e 40 presi in carico, più di 100 persone raggiunte in totale, tra cui oltre 20 volontari coinvolti nelle azioni del progetto, uno sportello psicologico per la comunità attivato nell’ambito del progetto e più di 650 ore di attività realizzate – è la partecipazione dell’intera comunità a rendere concreto l’aiuto e la cura a cui si punta, rendendo consapevole anche chi non ne è coinvolto in prima persona.

Il progetto “Mai più soli”, infatti, da gennaio 2025 attua percorsi di accompagnamento, attività formative e momenti di socializzazione, tra cui una vacanza accessibile e diverse guidate inclusive sul territorio, volti ad offrire esperienze capaci di oltrepassare i confini limitanti di una malattia, restituendo dignità e stimolando lo sviluppo di nuove relazioni personali. Inoltre, il programma “Basta una telefonata”, per le piccole incombenze giornaliere, rende meno soli in una quotidianità inevitabile e comune a tutti.

“L’ampia e concreta partecipazione ai gruppi di supporto per i caregivers organizzati presso il Centro Diurno per l’Alzheimer “Con il Cuore nella mente” a Cellino San Marco o presso lo spazio per l’invecchiamento attivo “Preso Bene”, i seminari di formazione specialistici per caregivers ed operatori del settore organizzati dall’Università del Salento, l’entusiasmo con cui il “Coro dei caregivers” ha contagiato diversi luoghi della provincia, ci consentono quest’anno di celebrare questa giornata con una consapevolezza ed un coinvolgimento che non ci si sarebbe mai potuti aspettare nella fase di avvio del progetto. Sebbene il problema delle demenze non abbia ancora al giorno d’oggi una soluzione, ogni giorno ci impegniamo ad avanzare verso nuove sperimentazioni di welfare in grado di restituire nuova linfa alle famiglie in cui si respira troppo spesso disordine, smarrimento ed emarginazione sociale”, afferma il Presidente di Eridano, Francesco Parisi.

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DCS è online. Sperimenta gratuitamente la nuova piattaforma

Negli ultimi mesi, nell’ambito del progetto Repubblica Digitale, CGM ha sviluppato DCS (Digital Community System), una piattaforma pensata per supportare cooperative, consorzi ed enti del Terzo Settore nella gestione e valorizzazione delle proprie attività. La piattaforma DCS è online ed è a disposizione gratuitamente per tutti i soci CGM per i prossimi 12 mesi, così da permettere di sperimentarne concretamente le potenzialità.

DCS è uno strumento che aiuta le organizzazioni a organizzare in modo strutturato e strategico le proprie attività, trasformando informazioni e dati in elementi utili per la gestione, la
programmazione e la valutazione.

La piattaforma può essere utilizzata, ad esempio, per:

  • valutare progetti singoli o intere aree di attività;
  • monitorare e documentare la gestione di servizi diretti o svolti in convenzione;
  • accompagnare progetti di sviluppo organizzativo, come l’avvio di nuovi rami d’impresa, percorsi di innovazione, iniziative di welfare aziendale, processi di change management o altri interventi di miglioramento interno;
  • costruire nel tempo una base informativa utile per supportare decisioni strategiche e valorizzare il lavoro svolto.

Le organizzazioni interessate possono semplicemente scrivere a CGM manifestando il proprio
interesse.

Una volta ricevuta la richiesta verranno attivati:

  • il profilo dell’organizzazione;
  • i profili personali delle persone che utilizzeranno la piattaforma.

Per accompagnare l’avvio della sperimentazione è possibile richiedere una call di approfondimento, durante la quale sarà possibile conoscere:

  • il funzionamento operativo della piattaforma;
  • le modalità di utilizzo nelle diverse tipologie di attività;
  • le potenzialità strategiche dello strumento per la propria organizzazione.

La call rappresenta anche un’occasione di confronto per individuare insieme le modalità di utilizzo più adatte al contesto della propria cooperativa o del proprio consorzio.

Per richiedere l’attivazione della piattaforma o prenotare una call di approfondimento scrivere a infodcs@cgm.coop.

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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B. Storia #8

Prosegue il racconto delle persone e dei progetti nati all’interno delle nostre imprese sociali della rete nazionale. Dalla Lombardia, ci spostiamo in Veneto per scoprire l’esperienza delle cooperative del network B Coop Net.

  • Cooperativa: B Coop Net (network composto da 8 cooperative sociali: Studio Progetto, NOI Group, VIAVAI Group, Prestatori, Gruppo R, Erga, Coges Don Lorenzo Milani, Cooperativa sociale Rinascere)
  • Settore di riferimento: Inserimento lavorativo e inclusione sociale in molteplici settori merceologici
  • Territorio: Sedi dislocate in 5 province del Veneto (Treviso, Vicenza, Padova, Verona, Venezia) con operatività sull’intero territorio regionale
  • Protagonista: 445 lavoratori con svantaggio inseriti nelle realtà della rete

Costituita a maggio 2023 sotto forma di rete d’impresa, B COOP NET aggrega 7 storiche e mature cooperative sociali di tipo B radicate in Veneto, attive sui propri territori da circa 20 anni in media. La rete nasce con l’obiettivo strategico di valorizzare e promuovere l’operato della cooperazione sociale di inserimento lavorativo, implementando connessioni solide tra il mondo delle imprese profit e il sociale. Questa sinergia mira a generare nuove opportunità occupazionali concrete per le persone più vulnerabili e a diffondere una reale cultura dell’inclusione. Con un’occupazione complessiva di ben 1.362 lavoratori totali, B COOP NET si configura come un attore economico e sociale di primo piano a livello regionale.

L’impatto di B COOP NET si sviluppa in modo profondo, multidimensionale e strutturato su tutto il territorio veneto:

  • Individuale e lavorativo. Garantisce riscatto, dignità e autonomia finanziaria a 445 lavoratori svantaggiati, permettendo loro di esprimere il proprio potenziale in contesti protetti e capacitanti. All’interno della rete, le persone con disabilità (fisica, sensoriale, psichica o intellettiva) rappresentano circa il 97% (430 persone), affiancate da lavoratori che affrontano percorsi di recupero da dipendenze o misure restrittive della libertà
  • Sistemico e aziendale. Offre al mercato profit e alle istituzioni locali un interlocutore unico, maturo e strutturato su scala regionale. La rete unisce lo sviluppo di professionalità e know-how specifici nei diversi settori merceologici alla capacità di gestire la complessa “doppia anima” dell’impresa sociale (efficienza produttiva e cura)
  • Culturale e sociale. Trasforma l’inserimento lavorativo da una forma di mera assistenza a uno strumento di cittadinanza attiva (in linea con l’Articolo 4 della nostra Costituzione), dimostrando che l’inclusione può diventare un fattore di valore aggiunto e sostenibilità per le intere filiere produttive

Dietro i grandi numeri aggregati di B COOP NET ci sono i percorsi reali di uomini e donne che, grazie a un supporto personalizzato, hanno trasformato la fragilità in crescita professionale:

  • Serena (Gruppo R). Segnata da una forte fragilità emotiva e psicologica, ha trovato nella cooperativa un ambiente accogliente capace di rispettare i suoi ritmi. Attraverso mansioni graduali e un sostegno costante, ha recuperato fiducia in se stessa e conquistato una solida indipendenza lavorativa e personale
  • R. (Prestatori). Giovane socio con disabilità intellettiva, dopo alcune esperienze lavorative negative e frustranti nell’assemblaggio, ha trovato la sua dimensione ideale nella squadra dei servizi di pulizia. Oltre a svolgere i suoi compiti con dedizione, R. è diventato un pilastro emotivo per i colleghi, capace di azzerare le tensioni del team con il suo innato buon umore
  • A. (VIAVAI Group). Ragazzo di 29 anni con disabilità intellettiva e difficili trascorsi personali. Iniziato il percorso con un tirocinio come addetto alle pulizie, la cooperativa ha scelto di scommettere su di lui affidandogli un nuovo reparto di lavaggi industriali. Oggi A. gestisce i macchinari in totale autonomia e coordina con precisione le consegne ai clienti, diventando un punto di riferimento organizzativo
  • Federico (Erga). Arrivato in cooperativa dopo un duro percorso di riabilitazione dalle dipendenze, ha scoperto nel lavoro lo strumento fondamentale per ricostruire una routine e sentirsi parte della società. Addetto all’uso di un macchinario in totale autonomia, Federico ha superato ogni pregiudizio sul proprio passato, conquistando la stima e l’affetto di tutti i colleghi
  • Massimo (Studio Progetto). Utente del centro diurno, è stato inserito nel reparto assemblaggio. Per tutelare la sua stabilità emotiva, la cooperativa e i servizi hanno strutturato un percorso flessibile alternando il lavoro alla frequenza continuativa del centro. I risultati produttivi eccellenti e la perfetta integrazione hanno portato, dopo soli nove mesi, alla trasformazione del contratto a tempo indeterminato
  • Alessia (Studio Progetto). Inserita inizialmente in assemblaggio, ha mostrato fin da subito spiccate doti organizzative e di intraprendenza. Ha affiancato la direzione nella gestione delle linee produttive ed è diventata tutor aziendale per altri ragazzi svantaggiati, trasformando il proprio vissuto in una risorsa preziosa per la crescita degli altri e ottenendo l’assunzione definitiva

“Troppo spesso il valore generato dalla Cooperazione Sociale di tipo B non si vede, rischiando di essere considerati come meri fornitori di servizi. È un limite che dobbiamo superare. Le nostre organizzazioni sono imprese competenti non solo per i servizi che svolgono (ognuna con la propria specificità in base al settore merceologico in cui ha sviluppato professionalità e know-how), ma anche per la valorizzazione di lavoratori, tema oggi sempre più caro anche alle aziende profit. Perseguendo la nostra mission, abbiamo saputo costruire degli ambienti di lavoro capacitanti dove anche persone con fragilità possono esprimere al meglio le proprie competenze. Siamo un nodo strategico per il Paese, perché incarniamo quell’economia che crea valore per le nostre comunità. E in Veneto abbiamo voluto creare una rete – B COOP NET – tra Cooperative sociali di tipo B per rappresentarlo con maggiore forza. Chiediamo alle Istituzioni che garantiscano gli strumenti adeguati alla sostenibilità delle nostre imprese. Al mondo profit, invece, lanciamo una sfida: scommettete nella collaborazione con noi. Insieme possiamo costruire filiere produttive che non siano solo efficienti, ma capaci di diffondere una reale cultura dell’inclusione“.

Cornelio Dalla Valle, Coordinatore Rete B Coop Net

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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B. Storia #7

Prosegue il racconto delle persone e dei progetti nati all’interno delle nostre imprese sociali della rete nazionale. Restiamo in Lombardia, tra l’area metropolitana di Milano e il distretto dell’innovazione MIND, per scoprire l’esperienza della Cooperativa Sociale Il Grappolo.

  • Cooperativa: Cooperativa Sociale Il Grappolo
  • Settore di riferimento: Trasporto sociale e sanitario, multiservizi per aziende (pulizie, portierato, logistica), laboratori artigianali inclusivi (ceramica, sartoria, confezionamento), gestione convenzioni ex Art. 14 D.Lgs. 276/2003
  • Territorio: Lainate (MI), area metropolitana di Milano, rhodense, legnanese, comasco, Franciacorta e il campus MIND
  • Protagonista: Il team del laboratorio artigianale inclusivo Officine Dispari e i lavoratori inseriti nei servizi aziendali e di logistica sociale

Nata nel 2001 a Lainate (MI), Il Grappolo è un’impresa sociale fondata con una mission chiara: trasformare la fragilità in talento e restituire dignità alle persone attraverso il lavoro reale. Oggi la cooperativa è una realtà solida e articolata che conta oltre 130 lavoratori, garantendo ogni giorno il trasporto sociale a più di 450 persone con disabilità e offrendo servizi qualificati a oltre 50 aziende pubbliche e private del territorio.

L’operatività de Il Grappolo si sviluppa combinando formazione, accompagnamento socio-educativo e mansioni professionali in diversi ambiti: servizi aziendali e logistica, trasporto e mobilità, laboratori artigianali inclusivi e social procurement.

L’impatto generato da Il Grappolo si misura su più livelli, dimostrando come l’inclusione lavorativa sia una risorsa strategica per l’intero ecosistema economico e sociale:

  • Individuale e sociale. Offre percorsi di lavoro stabile e qualificato a persone con disabilità e fragilità, promuovendo l’autonomia personale, il senso di appartenenza e il benessere psicofisico.
  • Economico e per le imprese (ESG). Attraverso le convenzioni ex Art. 14 e le pratiche di social procurement, aiuta aziende e fondazioni a integrare valore sociale reale nelle proprie catene di fornitura, trasformando un adempimento normativo in un vantaggio competitivo e reputazionale.
  • Culturale e d’innovazione. Dimostra che la disabilità non è un limite, ma una competenza in grado di arricchire i processi organizzativi e le comunità, integrandosi perfettamente anche in contesti produttivi ad altissima tecnologia.

Uno dei progetti più emblematici de Il Grappolo nasce all’interno di MIND (Milano Innovation District), il polo scientifico e tecnologico d’eccellenza in cui convivono ricerca, salute e grandi imprese.

In questo contesto d’avanguardia, Il Grappolo ha attivato una convenzione ex Art. 14 con la Fondazione Human Technopole per la produzione dei Welcome Kit destinati ai nuovi ricercatori e professionisti internazionali del campus. I kit vengono realizzati a mano all’interno del laboratorio artigianale Officine Dispari, dove persone con disabilità, affiancate da tutor professionali, creano prodotti in ceramica e manufatti sartoriali di alta qualità.

Questo progetto dimostra come l’artigianato inclusivo e la ricerca scientifica di livello internazionale possano dialogare direttamente: ogni Welcome Kit consegnato a un ricercatore racconta una storia di riscatto, precisione e valore condiviso, trasformando la fornitura aziendale in un modello di inclusione perfettamente integrato nelle filiere produttive del futuro.

“Inclusione e innovazione non sono ambiti separati. Portare un progetto di inserimento lavorativo all’interno del distretto MIND significa dimostrare che la sostenibilità sociale può essere parte integrante dei processi produttivi e delle scelte organizzative. La vera sfida oggi è costruire ecosistemi dove la fragilità diventi competenza riconosciuta e valore condiviso“.

Luca Tagliabue, Presidente Cooperativa Sociale Il Grappolo

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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B. Storia #6

Prosegue il racconto delle persone e dei progetti nati all’interno delle nostre imprese sociali della rete nazionale. Questo mese torniamo in Lombardia, nel cuore del territorio di Cremona, per scoprire l’esperienza e la storia della cooperativa sociale Antares, socia del Consorzio Sol.Co Cremona.

  • Cooperativa: Cooperativa Sociale Antares
  • Settore di riferimento: Servizi tipografici e grafica, stampa per la pubblica amministrazione, assemblaggio, confezionamento ed imballaggio industriale per il settore agroalimentare
  • Territorio: Cremona
  • Protagonista: Maria Azzurra

Da ben 27 anni la cooperativa sociale Antares rappresenta un presidio e un punto di riferimento fondamentale per il territorio cremonese, offrendo cura, formazione e un’opportunità lavorativa concreta a persone che rischierebbero di rimanere ai margini del mercato del lavoro.

Attualmente la cooperativa impiega 19 persone, di cui 16 con percorsi di svantaggio o inserimento lavorativo (ex L. 381/91 e Art. 14).

In Antares il lavoro è inteso come un esercizio quotidiano di responsabilità e professionalità: precisione, continuità, cura del dettaglio e capacità di lavorare in squadra.

L’impatto della cooperativa Antares sul territorio è triplice e profondamente integrato:

  • Economico e produttivo. Garantisce continuità produttiva, standard qualitativi elevati e affidabilità sia verso gli enti pubblici sia verso primarie realtà industriali profit, dimostrando l’efficienza della cooperazione di tipo B.
  • Individuale e familiare. L’inserimento lavorativo si traduce in riscatto sociale e conquista dell’autonomia personale. Per i 16 lavoratori svantaggiati, la cooperativa è il luogo in cui sentirsi valorizzati e necessari, restituendo al contempo serenità, dignità e fiducia ai propri nuclei familiari.
  • Comunitario e sociale. Sottrae le persone vulnerabili dalla dipendenza esclusiva dall’assistenzialismo pubblico, offrendo alla comunità cremonese un esempio tangibile di umanità operosa e dimostrando che l’inclusione lavorativa genera valore per l’intera collettività.

La storia di Maria Azzurra Beltrami racconta con grande chiarezza l’impatto trasformativo di Antares. Azzurra è una giovane donna con fragilità non fisiche e un passato lavorativo caratterizzato da incarichi precari, brevi e instabili.

Nel settembre 2025 la famiglia di Azzurra si rivolge ad Antares alla ricerca di una reale opportunità di inserimento. Proprio in quel periodo, all’interno del cantiere presso Auricchio Spa, si libera una postazione nel reparto di controllo qualità. Il 13 ottobre 2025 Azzurra inizia il suo percorso, inizialmente inserita per una sostituzione temporanea.

In soli tre mesi, grazie a una straordinaria dedizione, alla precisione maniacale e a una grande velocità di apprendimento, Azzurra conquista tutti. La sua qualità del lavoro è tale che la stessa direzione di Auricchio Spa chiede formalmente ad Antares di poter stabilizzare la sua posizione con un’assunzione a tempo pieno. Quella che era iniziata come una scommessa si è trasformata in una rinascita personale e professionale. Oggi Azzurra ha un ruolo riconosciuto, autonomia e un futuro solido nel mondo del lavoro.

“La storia di Azzurra, come quella di tante persone che entrano in Antares, ci ricorda che la fragilità non è una mancanza ma una forma diversa di forza. Chi vive ogni giorno con limiti e ostacoli sviluppa competenze emotive profonde: sensibilità, tolleranza, resilienza vera, autenticità. Sono qualità che migliorano i contesti di lavoro e arricchiscono l’impresa e la comunità. Quando la vulnerabilità è accompagnata e sostenuta, diventa un modo diverso e prezioso di stare nel mondo. E questa consapevolezza cambia il modo di stare nel mondo”.

Tommaso Conversano, Presidente Cooperativa Sociale Antares

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Arte, espressione e rigenerazione comunitaria. La cultura che attiva l’inclusione con la Cooperativa Nazareth

La nuova tappa di “Cultura in Movimento” con le interviste di Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager di CGM, ci porta a Cremona per incontrare la Cooperativa Nazareth, un’organizzazione che risponde ai bisogni del territorio intrecciando l’accoglienza, l’housing sociale e l’inclusione lavorativa con la potenza generativa dell’arte, della musica e della cultura.

Dall’accoglienza dei Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) all’azienda agricola sociale Rigenera, fino ai servizi per l’inclusione e la prevenzione nelle periferie, per la Cooperativa Nazareth l’espressività non è un riempitivo, ma una vera e propria leva educativa. Dai laboratori di cuoio e fotografia al percorso musicale con i liutai, fino alla falegnameria sociale Sharewood, l’attività manuale ed artistica offre uno spazio d’incontro informale capaci di superare le barriere linguistiche e relazionali.

“Molti, soprattutto tra i giovani accolti, non sono abituati a esprimersi”, spiega l’educatrice Giovanna Della Salda. L’arte e la manualità permettono di far emergere capacità inattese. Come evidenzia Eleonora Barbieri, educatrice SAI: “Anche chi non conosce bene l’italiano trova un modo personale per esprimersi… Sono momenti importantissimi che possono cambiare radicalmente il modo in cui si guarda ad una persona”, ribaltando le narrazioni che spesso si concentrano solo sul disagio.

L’azione di Nazareth valica le sedi dei servizi per connettere le persone alla storia e alla bellezza dei luoghi in cui vivono. Le visite guidate al Museo del Violino di Cremona, al Museo Egizio di Torino e al Vittoriale, affiancate dai progetti di street art, calligrafia e cultura hip-hop nei quartieri periferici, trasformano la cultura in un’infrastruttura di partecipazione e protagonismo giovanile.

L’obiettivo di lungo periodo è fare da ponte verso la comunità locale. “Mi piacerebbe che ci fosse un collegamento più forte con associazioni e realtà cittadine”, sottolinea Giovanna Della Salda, rimarcando la necessità di accompagnare i ragazzi a coltivare autonomamente le proprie passioni ed energie anche all’esterno dei servizi cooperativi.

La dimensione culturale e artistica non trasforma solo i percorsi dei destinatari, ma nutre direttamente la comunità professionale degli operatori. Ideare percorsi creativi consente a educatrici ed educatori di mettere in gioco passioni e sensibilità personali all’interno di un gruppo di lavoro aperto e cooperativo.

“A me piace viaggiare e, in qualche modo, con questo lavoro è il mondo che viene da me”, racconta Eleonora Barbieri. È proprio all’interno di questo clima relazionale, fatto di presenza costante, pazienza e condivisione di valori, che la cultura si conferma il codice con cui far germogliare nuove possibilità di vita.

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AI4Equipe. Quando l’Intelligenza Artificiale si mette al servizio del lavoro socio-educativo

Un percorso di co-design con gli operatori per dimostrare che l’AI può risolvere problemi organizzativi reali. Scopri il progetto pilota con il Consorzio Consolida di Trento e come replicarlo nella tua realtà. È possibile migliorare la qualità degli interventi educativi e di cura attraverso l’Intelligenza Artificiale? Non per inseguire una moda tecnologica, ma per dare risposte concrete alle fatiche quotidiane di chi lavora sul campo?

Per rispondere a questa domanda, il Consorzio Consolida di Trento ha coinvolto CGM come partner metodologico per dare vita a AI4Equipe: un percorso di co-design e sperimentazione sul campo che ha coinvolto direttamente chi i servizi li gestisce ogni giorno.

Prima di progettare qualsiasi tecnologia, è stato necessario analizzare i reali bisogni digitali delle cooperative. Se le funzioni amministrative (fatturazione, gestione del personale) sono ormai ampiamente digitalizzate, la parte più delicata del lavoro socio-educativo – la relazione quotidiana, la progettazione individuale e il monitoraggio degli interventi – rimaneva ancora esclusa da sistemi strutturati.

L’obiettivo di AI4Equipe è stato proprio questo: entrare in questo spazio delicato non per sostituire l’indispensabile giudizio professionale degli operatori, ma per offrire strumenti intelligenti capaci di valorizzare, rendere visibile e utile l’osservazione quotidiana.

Al percorso hanno partecipato quattro cooperative della rete di Consolida (Eliodoro, Impronte, La Rete e CS4), attive nell’assistenza domiciliare e nei centri diurni per persone con disabilità. Attraverso un metodo di co-design, educatori e coordinatori hanno lavorato insieme per risolvere due grandi nodi critici:

  • Il monitoraggio degli interventi educativi domiciliari (IDE): È stato sviluppato un prototipo per rendere la raccolta delle osservazioni sul campo più fluida, continua e leggera per l’operatore. L’AI supporta la sintesi e la strutturazione dei dati, lasciando al coordinatore la validazione finale e migliorando la condivisione con le famiglie.
  • La calendarizzazione dei turni nei centri diurni: Un’attività che assorbe ore preziose ai coordinatori tra presenze, sostituzioni e vincoli contrattuali. Il prototipo basato su AI genera proposte di turno ottimizzate in pochi secondi, liberando tempo da dedicare alla cura delle relazioni e al coordinamento pedagogico.

L’apprendimento più importante di questo percorso non risiede solo nei prototipi tecnologici in sé, ma nel metodo.

Prima di automatizzare, occorre standardizzare; e prima di farlo, è necessario capire come il lavoro funziona davvero nella pratica quotidiana. Molte delle sfide affrontate non erano tecnologiche, ma organizzative: definire cosa rilevare, quando e in quale forma.

Questo percorso di consulenza e co-design, promosso da CGM, si rivela così un potentissimo strumento di miglioramento organizzativo. Lavorare insieme a chi utilizzerà gli strumenti garantisce che la tecnologia venga realmente adottata e non percepita come un carico burocratico calato dall’alto.

Il metodo sviluppato da CGM (basato su analisi del contesto, co-design con gli operatori, prototipazione rapida e validazione sul campo) è un modello di consulenza pronto per essere replicato e personalizzato per altri consorzi e cooperative della nostra rete nazionale.

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Abitare sociale e welfare culturale. L’innovazione comunitaria dell’Impresa Sociale CoAbitare

La nuova tappa di “Cultura in Movimento” con le interviste di Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager di CGM, ci porta a Torino per incontrare CoAbitare, un’impresa sociale che progetta, realizza e gestisce interventi di housing sociale e sviluppo territoriale, dimostrando come la casa, l’arte e la bellezza possano ridefinire la cura e il benessere psicofisico delle comunità.

Per CoAbitare la cultura è un pilastro strategico dell’azione sociale. “Da molto tempo siamo convinti che l’esperienza culturale contribuisca al benessere delle persone e delle comunità”, racconta Mariangela Marcucci, Responsabile di Progetti e area Welfare Culturale. Grazie ai costanti ponti con la ricerca e le neuroscienze, emerge con sempre maggiore chiarezza come la semplice esposizione all’arte e la partecipazione attiva abbiano effetti concreti sulla salute psicofisica. In questa ottica, la cultura diventa un potente vettore di identità e un collante relazionale capace di ricucire il tessuto sociale e rafforzare il senso di appartenenza a un territorio.

La traduzione pratica di questa visione si esprime al massimo in Housing Giulia, uno dei progetti bandiera dell’impresa sociale. Fin dal recupero dell’edificio storico risalente al 1823, l’arte è stata pensata come elemento strutturale e quotidiano. La fase di ideazione e ristrutturazione ha visto la preziosa partecipazione di istituzioni come l’Accademia di Belle Arti di Torino e di artisti del calibro di David Tremlett e del Maestro Ezio Bosso.

Dalle aree comuni al tetto, fino agli appartamenti privati, le opere d’arte abitano gli spazi di passaggio e di incontro. In questo ecosistema convivono famiglie in emergenza abitativa, studenti e turisti. Così, i linguaggi artistici agiscono proprio da ponti relazionali stabili, alimentando il dialogo tra storie e provenienze spesso opposte.

La capacità trasformativa di CoAbitare valica le mura domestiche per rigenerare interi quartieri. Ne è un esempio Borgo Campidoglio, un antico rione popolare trasformato in un vero e proprio museo a cielo aperto grazie al MAU (Museo d’Arte Urbana), che ospita oltre 200 opere murarie accessibili anche a persone con disabilità sensoriali o motorie.

In questa cornice si inserisce il progetto Tur.in Turismo Inclusivo (sviluppato sui Piani Generativi della Città di Torino): un modello di accoglienza temporanea che propone itinerari al di fuori dei classici circuiti turistici, valorizzando le economie e le associazioni locali e offrendo, al contempo, percorsi di inserimento lavorativo per persone in situazione di fragilità.

Negli ultimi anni, CoAbitare ha scelto di applicare questa sensibilità anche al proprio interno, introducendo una figura dedicata al welfare aziendale interno. “Ciò che occorre proteggere è il tempo per pensare”, sottolinea Mariangela Marcucci, Responsabile di Progetti e area Welfare Culturale. “La cultura non è solo un insieme di pratiche, ma un vero e proprio codice sorgente che orienta l’identità, guida le scelte strategiche e alimenta l’innovazione”.

La sfida più importante per il futuro? Superare la storica frammentazione tra il mondo sociale e quello culturale, ambiti che parlano linguaggi diversi ma che oggi devono collaborare strettamente per dare vita a modelli di welfare culturale davvero integrati.

Scopri il progetto sul loro sito:
https://www.co-abitare.it/home/abitare-e-cultura/