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Arte, espressione e rigenerazione comunitaria. La cultura che attiva l’inclusione con la Cooperativa Nazareth

La nuova tappa di “Cultura in Movimento” con le interviste di Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager di CGM, ci porta a Cremona per incontrare la Cooperativa Nazareth, un’organizzazione che risponde ai bisogni del territorio intrecciando l’accoglienza, l’housing sociale e l’inclusione lavorativa con la potenza generativa dell’arte, della musica e della cultura.

Dall’accoglienza dei Minori Stranieri Non Accompagnati (MSNA) all’azienda agricola sociale Rigenera, fino ai servizi per l’inclusione e la prevenzione nelle periferie, per la Cooperativa Nazareth l’espressività non è un riempitivo, ma una vera e propria leva educativa. Dai laboratori di cuoio e fotografia al percorso musicale con i liutai, fino alla falegnameria sociale Sharewood, l’attività manuale ed artistica offre uno spazio d’incontro informale capaci di superare le barriere linguistiche e relazionali.

“Molti, soprattutto tra i giovani accolti, non sono abituati a esprimersi”, spiega l’educatrice Giovanna Della Salda. L’arte e la manualità permettono di far emergere capacità inattese. Come evidenzia Eleonora Barbieri, educatrice SAI: “Anche chi non conosce bene l’italiano trova un modo personale per esprimersi… Sono momenti importantissimi che possono cambiare radicalmente il modo in cui si guarda ad una persona”, ribaltando le narrazioni che spesso si concentrano solo sul disagio.

L’azione di Nazareth valica le sedi dei servizi per connettere le persone alla storia e alla bellezza dei luoghi in cui vivono. Le visite guidate al Museo del Violino di Cremona, al Museo Egizio di Torino e al Vittoriale, affiancate dai progetti di street art, calligrafia e cultura hip-hop nei quartieri periferici, trasformano la cultura in un’infrastruttura di partecipazione e protagonismo giovanile.

L’obiettivo di lungo periodo è fare da ponte verso la comunità locale. “Mi piacerebbe che ci fosse un collegamento più forte con associazioni e realtà cittadine”, sottolinea Giovanna Della Salda, rimarcando la necessità di accompagnare i ragazzi a coltivare autonomamente le proprie passioni ed energie anche all’esterno dei servizi cooperativi.

La dimensione culturale e artistica non trasforma solo i percorsi dei destinatari, ma nutre direttamente la comunità professionale degli operatori. Ideare percorsi creativi consente a educatrici ed educatori di mettere in gioco passioni e sensibilità personali all’interno di un gruppo di lavoro aperto e cooperativo.

“A me piace viaggiare e, in qualche modo, con questo lavoro è il mondo che viene da me”, racconta Eleonora Barbieri. È proprio all’interno di questo clima relazionale, fatto di presenza costante, pazienza e condivisione di valori, che la cultura si conferma il codice con cui far germogliare nuove possibilità di vita.

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