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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B. Storia #5

Prosegue il racconto delle persone e dei progetti nati all’interno delle nostre imprese sociali della rete nazionale. Questo mese ci spostiamo in Toscana, nel cuore del territorio di Empoli e Montelupo Fiorentino, per scoprire l’esperienza della cooperativa sociale Pegaso.

  • Cooperativa: Cooperativa Sociale Pegaso
  • Settore di riferimento: Servizi ambientali, logistica leggera, montaggio palchi ed eventi, manifattura sociale per confezionamento e imballaggio, ciclofficina
  • Territorio: Empoli e Camaioni (Montelupo Fiorentino) – Toscana
  • Protagonista: il team della Ciclofficina Sociale e della Manifattura

Fondata nel 2000 dalla volontà di un gruppo di famiglie, Pegaso nasce con un obiettivo chiaro: costruire spazi di lavoro inclusivi per persone con fragilità psichiche. Oggi è una realtà consolidata che conta su un organico di 38 occupati e che accoglie quotidianamente oltre 50 persone svantaggiate attraverso tirocini e percorsi terapeutici.

La cooperativa opera su un doppio binario: da un lato la gestione dei servizi tradizionali sul territorio (dallo sfalcio del verde al montaggio di palchi ed eventi), dall’altro una manifattura sociale di 800 mq dedicata al confezionamento e imballaggio conto terzi, fiore all’occhiello nell’attivazione delle convenzioni ex Art. 14 D.Lgs. 276/03 per l’adempimento degli obblighi aziendali sulle categorie protette.

L’impatto di Pegaso si traduce in un cambiamento silenzioso e costante, capace di generare valore per l’intera collettività:

  • Individuale e familiare. Rappresenta un presidio di inclusione stabile in cui le persone riducono l’isolamento, trovano ascolto e un ruolo sociale riconosciuto, restituendo al contempo serenità e fiducia ai propri nuclei familiari
  • Comunitario e sistemico. Garantisce la cura degli spazi urbani, parchi e manifestazioni pubbliche, rendendo le attività culturali locali sicure e accessibili. Inoltre, ogni percorso di inserimento attivo genera un risparmio stimato di 15.000 euro all’anno in costi socio-assistenziali evitati, per un beneficio complessivo sul territorio di circa 300.000 euro annui
  • Economico ed ecologico. Trasforma l’inclusione lavorativa da un mero costo assistenziale a un vantaggio competitivo basato su lavorazioni reali di qualità richieste dal mercato profit, integrando modelli di economia circolare e sostenibilità ambientale

All’interno dell’ampio ventaglio di attività di Pegaso, c’è un laboratorio speciale che fotografa alla perfezione l’idea del riscatto e della rigenerazione: la ciclofficina sociale “Ruote, Catene e Corone”. In questo spazio, biciclette vecchie o abbandonate vengono sottratte allo scarto per ricevere una seconda possibilità.

È qui che ha preso vita il progetto Spin4Change, un’iniziativa che trasforma le vecchie biciclette rigenerate in vere e proprie cyclette energetiche destinate a produrre energia pulita. All’interno del laboratorio, ciascuno dei ragazzi inseriti trova un ruolo preciso in base alle proprie attitudini: c’è chi si occupa dello smontaggio dei pezzi, chi della verniciatura dei telai, chi del minuzioso controllo dei freni e chi dell’assemblaggio finale.

Il funzionamento della ciclofficina dimostra come la precisione tecnica e la manualità possano diventare un medium straordinario per la crescita personale: lavorando insieme sulla riparazione di un oggetto concreto, le competenze dei ragazzi crescono di giorno in giorno di pari passo con la fiducia nelle proprie capacità, dimostrando che il concetto di “secondo ciclo di vita” non si applica solo ai materiali, ma prima di tutto alle persone.

Per superare la dipendenza dagli appalti pubblici e proteggere i percorsi di inserimento dai ritmi serrati del mercato tradizionale, Pegaso ha sviluppato una nuova strategia di posizionamento commerciale finanziata dalla Fondazione CRF. Nasce così Bottega B, un portale e-commerce e una piattaforma commerciale di rete che connette le cooperative sociali di tipo B con le imprese profit.

Attraverso Bottega B e la creazione di punti di ritiro fisici che generano comunità, le aziende del territorio possono esternalizzare lavorazioni di qualità (come il confezionamento delle scatole regalo per le aziende vinicole) e attivare programmi di welfare aziendale. Il progetto punta a incrementare i margini di guadagno delle commesse delle imprese sociali, permettendo loro di investire in strutture tecniche all’avanguardia capaci di rispondere alle sfide contemporanee.

Il nostro obiettivo è riuscire a trasformare l’inclusione lavorativa da costo ad opportunità, cioè a trasformare i progetti in contratti veri che lascino autonomia alle persone. Abbiamo sviluppato il progetto Bottega B, un e-commerce realizzato per far conoscere su vasta scala e reciprocamente le tante belle realtà, la maggior parte cooperative di tipo B che inseriscono al lavoro persone con disabilità, e i prodotti da loro realizzati, soprattutto grazie ai punti di ritiro fisici, che creano comunità. Una “comunità” appunto, prima ancora che un e-commerce, che unisce in rete cooperative ed altri enti sociali per valorizzare prodotti di qualità e generare quel valore aggiunto che possa far crescere le imprese sociali. La sfida che ci attende è diventare vere imprese, imparare a raccontare davvero il valore sociale che produciamo e, in quel valore sociale, trovare la spinta per la nostra crescita“.

Andrea Cristalli, Presidente Cooperativa Sociale Pegaso

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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B. Storia #4

Prosegue il racconto delle persone inserite nelle nostre imprese sociali della rete nazionale. Rimaniamo in Lombardia per spostarci sul territorio mantovano e scoprire una realtà nata dall’unione di due storiche anime della cooperazione: la cooperativa SPERANZASINERGIE.

  • Cooperativa: SPERANZASINERGIE
  • Settore di riferimento: Servizi di pulizia, ristorazione scolastica, assistenza domiciliare, cure socio-sanitarie e servizi specialistici per l’autismo
  • Territorio: Provincia di Mantova e parte delle province di Verona, Brescia, Cremona e Reggio Emilia
  • Protagonista: V.

Nata nel 2025 dalla fusione strategica tra la Cooperativa Speranza (fondata nel 1983 all’interno dell’Ospedale Psichiatrico di Mantova per contrastare i manicomi) e la Cooperativa Sinergie (nata nel 1995 e specializzata nella cura e nell’assistenza domiciliare), SPERANZASINERGIE rappresenta l’unione simbolica tra il desiderio di futuro e la capacità organizzativa.

Oggi la cooperativa gestisce un’ampia filiera di servizi in cui sono attive ben 33 persone in inserimento lavorativo, di cui 28 attraverso progetti individualizzati e 5 collocate in aziende profit del territorio tramite convenzioni ex art. 14. Dai servizi tradizionali fino alle eccellenze terapeutiche come lo “Spazio Autismo”, la cooperativa integra sociale, sanitario e sociosanitario per rispondere in modo flessibile ai nuovi bisogni delle comunità.

L’impatto di SPERANZASINERGIE si sviluppa in modo profondo e multidimensionale su tutto il territorio:

  • Individuale. Permette a persone con disabilità fisica, sensoriale, intellettiva o psichica di uscire dall’isolamento, recuperando autostima, dignità e competenze professionali attraverso un affiancamento quotidiano e personalizzato
  • Comunitario e familiare. Offre un sollievo concreto alle famiglie e attiva una fitta rete di collaborazione con Comuni, aziende sanitarie, centri per l’impiego e associazioni, affrontando in modo trasversale le sfide dell’invecchiamento attivo e della fragilità adulta
  • Economico e inclusivo. Attraverso iniziative d’avanguardia come il progetto “Autismo e Lavoro” (in partnership con Mestieri Lombardia), accompagna i giovani under 29 con autismo ad alto funzionamento verso l’assunzione reale nel mercato del lavoro profit, azzerando le barriere e formando le imprese ospitanti

V. ha un carattere determinato e una grande voglia di indipendenza. Nel 2021, grazie alla segnalazione del Servizio di Formazione all’Autonomia che ne seguiva i primi passi verso l’autonomia, fa il suo ingresso in cooperativa. Per crescere e responsabilizzarsi, V. aveva bisogno di un contesto che fosse al tempo stesso protetto, accogliente e stimolante.

La cooperativa decide di inserirlo in un cantiere dedicato alla ristorazione scolastica, affidandogli le mansioni legate al lavaggio delle stoviglie. In questo percorso non è mai solo: accanto a lui, ogni giorno, c’è la cuoca del cantiere, che assume il ruolo di tutor e guida costante.

Passo dopo passo, V. impara il mestiere, acquisisce consapevolezza e svolge la sua attività con competenza e profonda soddisfazione.

Oggi, quel percorso iniziato come inserimento protetto è diventato così solido che la cooperativa attende la sua formale domanda di ammissione a socio: un traguardo che sancisce il suo riscatto definitivo e lo rende parte integrante della vita e del futuro dell’impresa sociale.

SPERANZASINERGIE nasce dai cardini fondanti delle due cooperative che l’hanno generata e da una lettura lucida del Terzo Settore contemporaneo, che oggi si confronta con una realtà sociale complessa. Se vogliamo davvero mantenere centrale la missione dell’inserimento lavorativo, serve integrare i diversi sistemi di welfare (sociale, sanitario e sociosanitario) rigenerando risorse e relazioni a partire dai territori. La fusione ha permesso di unire competenze, semplificare processi e rafforzare la nostra presenza. Oggi siamo una cooperativa capace di innovare, crescere e costruire percorsi di autonomia reale per le persone più fragili, senza perdere la storia e l’identità che ci hanno accompagnati fin qui“.

Claudio Bollani, Presidente SPERANZESINERGIE

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Biblioteche itineranti e musei aperti. La cultura accessibile dell’Impresa Creativa EDA

La terza tappa di “Cultura in Movimento” con le interviste di Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager di CGM, ci porta in Toscana, a Firenze, per incontrare EDA. Si tratta di un’Impresa Culturale Creativa che dal 2001 e con uno staff di circa 180 persone lavora per rendere l’esperienza artistica un’opportunità trasformativa, realmente inclusiva e partecipata da 0 a 99 anni.

La missione di EDA è rendere le biblioteche luoghi di conservazione, ma anche spazi attivi di produzione culturale, dialogo e relazione. Gestendo sistemi complessi come quello di Firenze, la cooperativa punta tutto sulle attività collaterali per attivare le periferie: laboratori artistici, rassegne e calendari co-progettati con il tessuto associativo locale.

Un approccio che a Castagneto Carducci ha permesso di trasformare la biblioteca da spazio percepito come “noioso” a centro di aggregazione per i giovani. Ma l’innovazione si muove anche su tre ruote. Infatti, con il progetto “Tam-Tam! La cultura che ti muove”, EDA ha dato vita a una vera e propria biblioteca mobile su un’iconica Ape Piaggio, capace di raggiungere le comunità più isolate di San Casciano in Val di Pesa, portando prestiti di libri e attività culturali direttamente sotto le case dei cittadini.

L’azione della cooperativa si estende all’interno dei musei con l’obiettivo di trasformarli in presìdi in cui sentirsi parte attiva di una comunità. Al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, EDA cura progetti di mediazione e accessibilità d’avanguardia. Tra le esperienze più longeve spiccano i laboratori espressivi per il Dipartimento di Salute Mentale, i percorsi di danza per persone con Parkinson (ispirati a Dance Well) e le attività artistiche dedicate alle donne in gravidanza e neonati.

Parallelamente, EDA porta avanti un dialogo autentico con la comunità sorda e l’ENS (Ente Nazionale Sordi), promuovendo la lingua dei segni (LIS) attraverso la co-progettazione di video-guide museali dedicate e percorsi inclusivi che scardinano l’abilismo e i linguaggi istituzionali rigidi.

Nel contesto di Prato, caratterizzato da una complessa realtà multiculturale con oltre 120 etnie censite, la scuola diventa lo specchio della società e delle sue disuguaglianze nell’accesso alla cultura. Qui EDA interviene usando i linguaggi dell’arte come medium universale per superare le barriere linguistiche e l’isolamento sociale.

Davanti al campanello d’allarme di un’iper-digitalizzazione scolastica che ha smantellato i laboratori tradizionali, la cooperativa sceglie di andare in direzione opposta. “Riportiamo al centro la manualità e il contatto diretto con i materiali attraverso lo scarabocchio, il gesso, l’argilla e la pittura. È fondamentale restituire ai ragazzi la dimensione concreta e sensoriale dell’esperienza”, spiega Emanuel, Responsabile Welfare Culturale di EDA.

Ispirandosi alle migliori pratiche del Nord Europa, al MoMA di ed al sistema bibliotecario di Barcellona, EDA rivendica il ruolo strategico di mediatore tra istituzioni, politica e cittadini. Per l’impresa culturale toscana, l’unica strada percorribile oggi è l’ascolto attivo delle fragilità, lette non come limiti ma come risorse generative. “Ciò che serve alle persone oggi è avere spazi in cui essere ascoltati e potersi esprimere. La proposta calata dall’alto non ha più senso”, conclude la Presidente Francesca, evidenziando la necessità di creare contesti liberi da aspettative, dove ognuno possa partecipare con i propri strumenti.

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Welfare culturale e co-creazione. L’innovazione educativa della Cooperativa Stripes

La nuova tappa di “Cultura in Movimento” con le interviste di Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager di CGM, ci porta tra la provincia di Milano e il territorio di Monza e Brianza per incontrare STRIPES, un’impresa sociale che dal 1989 dimostra come la pedagogia, l’arte e la cultura possano ridisegnare il benessere delle comunità.

Per STRIPES la cultura è una vera e propria leva di emancipazione e crescita. Una vocazione nata più di trent’anni fa con la rivista Pedagogika e consolidata sul campo attraverso progetti storici capaci di portare l’espressione artistica persino dentro gli ospedali psichiatrici. “Per noi la cultura è prima di tutto un modo di fare esperienza”, racconta Dafne Guida, presidente e direttrice della cooperativa. “I linguaggi dell’arte non sono solo strumenti di intervento nei servizi, ma anche modi per raccontarli e renderli vivi”. Questo approccio si traduce in équipe multidisciplinari, dove educatori e pedagogisti lavorano fianco a fianco con professionisti del mondo dell’arte per stimolare il pensiero critico e divergente dei più giovani.

Un pilastro centrale del modello STRIPES è la rigenerazione degli spazi visti come luoghi vivi, capaci di influenzare l’energia e le relazioni di chi li abita. Attraverso la gestione di HUB territoriali come Spazio Ariosto, La Bolla e Paripasso, la cooperativa rifiuta l’idea di una cultura calata dall’alto. “Il nostro approccio mette al centro le persone, rendendole protagoniste dei luoghi” spiega Valentina Sala, project manager di STRIPES. “Anziani, giovani, famiglie: a loro affidiamo simbolicamente le chiavi degli spazi“. Il principio cardine è la co-creazione: ai cittadini non si chiede di essere spettatori passivi, ma di partecipare attivamente all’ideazione e alla realizzazione di mostre, eventi e attività, partendo dalle proprie passioni.

L’efficacia del connubio tra arte e cura emerge con chiarezza in progetti come SOLIMAI, nato per contrastare l’isolamento sociale degli over 65. Attraverso la fruizione culturale condivisa (come visite ai musei, cinema, musica), gli anziani combattono la solitudine, riattivano canali emotivi e cognitivi che sembravano spenti. Dall’emozione nasce un apprendimento profondo che cambia le traiettorie di vita: grazie al progetto, i partecipanti hanno stretto nuove reti d’amicizia autonome e sono arrivati a realizzare vere e proprie mostre personali. La cultura diventa così un dispositivo di salute pubblica e comunitaria, capace di ricucire i legami tra le generazioni.

Nonostante le fatiche quotidiane legate alla burocrazia e alla ricerca di modelli di sostenibilità economica stabili nel lungo periodo, STRIPES continua a guardare avanti lavorando in stretta sinergia con la rete CGM. L’orizzonte della cooperativa punta ora a una dimensione internazionale, con l’obiettivo di esportare il proprio know-how pedagogico e le competenze costruite nell’ambito dell’innovazione digitale all’interno di contesti inclusivi globali.