Categorie
News persone

Primo corso sull’AI al Css Forlì: “risparmiamo tempo da reinvestire nelle relazioni”

Al Consorzio solidarietà sociale di Forlì – Cesena è partito il primo corso sull’Intelligenza Artificiale dedicato alle nostre imprese sociali. In formula mista con il nostro Open Innovation consultant, Riccardo Naidi. Ecco come è andata. Con il commento di Raffaella Paganelli, Responsabile Area Risorse Umane e Lavoro del Consorzio.

“Come Consorzio Solidarietà Sociale – ha commentato Raffaella Paganelliabbiamo scelto di formare i responsabili e membri della direzione delle nostre cooperative socie sulle potenzialità dell’Intelligenza Artificiale per innovare i servizi, capendo come risparmiare tempo da reinvestire nelle relazioni che sono il cuore del nostro lavoro. Il corso condotto da Riccardo Naidi ci ha dato metodo, visione e strumenti pratici: grazie al docente per la chiarezza e la capacità di guidarci in un cambiamento già in atto”.

Il percorso ha introdotto i dirigenti e i responsabili di cooperative sociali ai concetti fondamentali dell’Intelligenza Artificiale (AI), con particolare attenzione alle sue potenzialità applicative nei contesti del terzo settore. Sono stati affrontati:

  • differenze tra AI tradizionale e AI generativa;
  • funzionamento dei modelli linguistici (LLM) e loro applicazioni operative;
  • uso dei sistemi di AI per ottimizzare i workflow interni (processi amministrativi, gestione dati, comunicazione, progettazione sociale);
  • principi di governance etica e riferimenti normativi (AI Act, GDPR);
  • introduzione al prompting e costruzione di prompt efficaci per scopi gestionali.

L’intervento ha combinato lezione partecipata, dimostrazioni pratiche in tempo reale e discussione guidata su casi concreti provenienti dalle cooperative dei partecipanti.

È stato adottato un approccio learning-by-doing, con esercitazioni sull’uso di chatbot e strumenti di AI generativa per attività quotidiane (stesura testi, analisi dati, brainstorming). La sessione finale è stata dedicata alla mappatura dei processi interni e alla loro priorizzazione in ottica AI-driven, con utilizzo del criterio
frequenza–impatto–sforzo. Il corso si è concluso con un test di valutazione delle competenze e restituzione dei risultati.

I partecipanti hanno acquisito:

  • una visione chiara del potenziale dell’AI per l’innovazione organizzativa;
  • competenze di base nell’uso consapevole e strategico degli strumenti di AI generativa;
  • maggiore consapevolezza dei limiti, dei rischi e delle opportunità in relazione a etica, privacy e qualità dei dati;
  • la capacità di individuare aree della propria cooperativa in cui l’AI può produrre valore concreto.

Lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (IA) si diffonde rapidamente, modificando il modo in cui conosciamo la realtà, gestiamo i servizi e ci relazioniamo con utenti, famiglie e partner. Per le cooperative sociali ciò comporta nuove opportunità – dall’automazione di attività ripetitive all’analisi dei dati per decisioni più informate –
ma impone anche riflessioni etiche su privacy, trasparenza e inclusione.

La formazione che proponiamo consiste in un modulo di 6 ore, pensato per fornire le basi per comprendere l’IA, valutarne i rischi e individuare i primi ambiti di applicazione concreta.

Se anche tu vuoi saperne di piu sul percorso di formazione AI e creare insieme il tuo percorso di formazione scrivi a simona.taraschi@cgm.coop oppure prenota una call con Riccardo Naidi.

A breve online il nuovo calendario corsi.

Categorie
News persone

Girasole 5.0: a Lecco un progetto collettivo per un welfare etico, digitale e inclusivo


Nasce a Lecco “Girasole 5.0”, la prima Digital Welfare Community territoriale che unisce tecnologia, innovazione sociale e valori umanistici per un futuro più equo e condiviso. Un percorso pluriennale promosso da Consorzio Consolida e Impresa Sociale Girasole, in partnership con noi di CGM insieme a Entopan e Harmonic Innovation Group

«Quello avviato è un progetto collettivo che mira a ridisegnare il futuro del welfare nel Lecchese. Un futuro che vogliamo costruire insieme, passo dopo passo, come comunità.»

Nasce a Lecco “Girasole 5.0”, la prima Digital Welfare Community territoriale che unisce tecnologia, innovazione sociale e valori umanistici per un futuro più equo e condiviso. Il 7 ottobre, presso l’Auditorium Officina Badoni, abbiamo inaugurato un percorso pluriennale, promosso da Consorzio Consolida e Impresa Sociale Girasole, con la partnership strategica di CGM – Consorzio Nazionale Gino Mattarelli, Entopan e Harmonic Innovation Group. 

Sostenuto dai principi dell’Innovazione Armonica, Girasole 5.0 punta a ridefinire i servizi sociali, educativi e assistenziali attraverso un approccio etico, digitale e inclusivo.

I pilastri del percorso:

  • Cultura: diffondere un digital mindset inclusivo e promuovere l’empowerment delle comunità locali.
  • Sperimentazione: sviluppare servizi digitali innovativi: teleassistenza, piattaforme collaborative, intelligenza artificiale per la cura e l’inclusione.
  • Alleanza: costruire partenariati pubblico-privati per generare impatto condiviso e diffondere buone pratiche.

Un confronto ricco di visioni e prospettive
L’iniziativa si è aperta con i saluti istituzionali di Emanuele Manzoni (Assessore al Welfare, Comune di Lecco) e Gennaro Di Cello (Vicepresidente Esecutivo Entopan).

Le sfide della transizione digitale nel welfare e il valore del foresight strategico per interpretare i megatrend sociali sono stati approfonditi da Lorenzo Guerra (Presidente Consorzio Consolida), Giorgio Scarpelli (Direttore Operativo Harmonic Innovation Group) e Antonio Viscomi (Ordinario dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, Vicepresidente Istituzionale Entopan). 

Insieme a Fabio Viola (Founder TuoMuseo), Nicola Lamberti (Founder e CEO Alimentiamoci) e Luigi Galimberti (Presidente ToSeed & Partners) abbiamo esplorato esperienze di contaminazione virtuosa tra innovazione tecnologica e impatto sociale.

A seguire un interessante dialogo tra Flaviano Zandonai (Open Innovation Manager CGM) e Luca De Biase (Giornalista, fondatore di Nova e Il Sole 24 Ore) sul valore degli ecosistemi di innovazione basati su reciprocità, etica e impatto sociale.

Infine, Elena Nuozzi (Project Manager Transizione Digitale Consorzio Consolida) ha raccolto gli spunti del dibattito per definire i prossimi passi, in linea con il position paper “Transizione digitale e innovazione armonica per il welfare territoriale”.

Girasole 5.0 è in linea con il Piano di Zona 2025–2027 e punta a creare un laboratorio nazionale per il welfare digitale 5.0, dove digitalizzazione e co-progettazione guidano la crescita verso un welfare più umano, efficiente e partecipato.

Categorie
News persone

L’Ue chiama e Cgm risponde. I nostri impegni per l’economia sociale

A settembre, con il contributo del nostro Open Innovation Manager Flaviano Zandonai, e della nostra Project Manager Sabina Bellione, abbiamo risposto ad una call europea che chiedeva di prendersi impegni concreti per l’attuazione del piano d’azione sull’economia sociale. I nostri “pledges” sono stati accolti e pubblicati. Scopri quali sono.

Di solito quando si partecipa a una call lo si fa per vincere un premio che riconosca il valore della propria proposta, in particolare se innovativa.

Invece questa volta abbiamo deciso di partecipare a un bando particolare che chiedeva ai partecipanti di prendersi degli impegni. Questa originale “call for pledges” è stata lanciata dalla Commissione Europa per una finalità anch’essa piuttosto originale ovvero accompagnare il percorso verso un ecosistema di economia sociale e di prossimità che sia in grado di affrontare la cosiddetta doppia transizione digitale e green. Tutto questo come parte del percorso di attuazione del Piano europeo sull’economia sociale approvato nel 2021 e che sta trovando applicazione anche a livello locale (Bologna e Torino) oltre che nazionale (ormai in dirittura d’arrivo).

Quali impegni ci siamo presi come CGM?

Il primo è di insistere nel processo di “messa in piattaforma” del welfare non solo in senso tecnologico ma anche organizzativo contribuendo così ad allargare e differenziare i nostri sistemi di offerta locale. Una delle principali estensioni in tal senso riguarda la sostenibilità ambientale attraverso le CER che, nei fatti, sono organizzazioni piattaforma promosse peraltro da soggetti ibridi come i prosumer: un po’ produttori e un po’ consumatori. Il secondo impegno riguarda l’open innovation orientata a obiettivi sociali a impatto positivo e duraturo che perseguiamo principalmente attraverso il programma Human Tech cogestito con Entopan innovation.

Crediamo che questi due impegni siano al contempo realistici ed efficaci per fare in modo che l’economia sociale non sia solo una sommatoria di forme giuridiche ma un attore di cambiamento che riguarda le principali “industrie” europee. Un auspicio che alla luce della fase storica attuale diventa sempre più un imperativo per chi, come il nostro Consorzio, vuole contribuire a cambiare le regole del gioco.

Categorie
News persone

Flessibilità, contesto agricolo e relazione: così la Mantua Farm School cresce giovani liberi e consapevoli

Il 26 e 27 settembre torna il nostro workshop sui servizi educativi Fuori è Dentro. Il tema scelto è quello dell’inclusione dentro e fuori la scuola. La location è la Mantua Farm School a Corte Maddalena – Curtatone (Mantova), una ‘scuola non scuola’ gestita dalla Cooperativa Ippogrifo per ragazzi e ragazze dagli 11 ai 20 anni in situazioni di fragilità. Ci siamo fatti raccontare il progetto da Alessandra Brunoni, Referente e coordinatrice pedagogica. E se non avete ancora riservato il posto al Fuori è Dentro 2025, fatelo subito compilando il modulo on line.

La Mantua Farm School (MFS) è un progetto della Cooperativa Ippogrifo, realtà che da oltre 25 anni opera nel campo della salute mentale sul territorio mantovano, a partire dalla chiusura dell’Ospedale Psichiatrico nel 1999. La cooperativa gestisce due comunità psichiatriche per adulti: una ad alta protezione, con assistenza continuativa 24 ore su 24, e una a media protezione, con presenza di operatori per 12 ore al giorno. Nel 2014 prende avvio una collaborazione tuttora attiva con il Servizio di Neuropsichiatria Infantile di Mantova, finalizzata a sostenere preadolescenti, adolescenti e le loro famiglie in situazioni di fragilità. Gli interventi vanno dal supporto educativo domiciliare alla psicoterapia
individuale e familiare, fino al sostegno genitoriale. Da questa esperienza con i più giovani nasce l’intuizione: costruire un percorso che rispondesse anche al bisogno formativo e scolastico, un’area spesso critica nei momenti di difficoltà, che troppo spesso si traduce in abbandono scolastico o ritiro sociale. Nel 2018 la Cooperativa Ippogrifo partecipa al Bando Cariplo Emblematici Maggiori con il progetto della Mantua Farm School a Corte Maddalena, che prevedeva la ristrutturazione di una barchessa e la realizzazione della Sala Maddalena, uno spazio teatrale. Il progetto viene finanziato e nel 2020 partono i lavori, rallentati però dall’emergenza Covid. Solo nel 2022 gli spazi vengono finalmente inaugurati.

Il progetto prende forma già nel 2021, con un anno pilota avviato in una sede temporanea presso la Cascina Goliarda di Alce Nero, che aveva concesso gli spazi in affitto. In quell’occasione emergono richieste da parte di famiglie con figli in età di scuola secondaria di primo grado: è così che diventa evidente l’esigenza di proporre un contesto formativo alternativo già a partire dagli 11 anni.
Oggi la Mantua Farm School accoglie ragazzi e ragazze dagli 11 ai 20 anni. È una “scuola non scuola” che si fonda sulla normativa dell’Istruzione Parentale, offrendo un percorso flessibile e basato sull’apprendimento esperienziale, in cui la relazione è al centro della crescita educativa. Al tempo stesso, vengono rispettate le Linee Guida Ministeriali, poiché gli studenti della Farm sostengono regolarmente gli esami di idoneità presso le scuole pubbliche a cui risultano iscritti, requisito fondamentale soprattutto per chi è ancora in età di obbligo scolastico.

La Mantua Farm School è nata con l’idea di creare uno spazio diverso dalla scuola tradizionale: un contesto in cui i ragazzi possano sperimentare, mettersi in gioco e scoprire i propri interessi.
Coltivare passioni, curiosità e conoscenze significa proprio questo: offrire a ciascuno la possibilità di imparare seguendo i propri tempi e inclinazioni, senza schemi rigidi, ma con proposte che spaziano dall’attività laboratoriale alla dimensione artistica e creativa, dal lavoro in natura al confronto con la comunità. È un luogo dove l’apprendimento non è mai fine a sé stesso, ma diventa parte di un percorso di crescita personale e relazionale.

La nostra scuola è unica perché è una “scuola non scuola”. Non ci sono banchi in fila o programmi preconfezionati da seguire, ma un ambiente flessibile in cui i ragazzi dai 11 ai 20 anni possono imparare attraverso esperienze reali. La didattica è costruita insieme agli studenti e tiene conto dei loro bisogni, interessi e fragilità. Inoltre, la Mantua Farm School è radicata in un contesto agricolo e culturale: la Corte Maddalena, con i suoi spazi verdi e il teatro, diventa parte integrante del percorso educativo. Un altro aspetto fondamentale è la centralità della relazione, perché crediamo che sia il legame umano a rendere possibile qualsiasi apprendimento.

L’innovazione della Mantua Farm School sta nel metodo: utilizziamo la cornice dell’istruzione parentale, che ci permette di proporre un modello non rigido, ma personalizzato e dinamico. Gli studenti non si limitano a “ricevere” nozioni, ma sono protagonisti attivi del loro apprendimento, attraverso laboratori, esperienze pratiche, attività artistiche e momenti di riflessione collettiva.
L’inclusività nasce dal fatto che il nostro progetto è pensato anche per chi fatica nei contesti scolastici tradizionali: ragazzi con fragilità, difficoltà relazionali o vissuti di abbandono scolastico. Qui trovano un luogo accogliente, che li valorizza e li sostiene, aiutandoli a ritrovare motivazione e fiducia nelle proprie capacità.

Per noi fare educazione significa prendersi cura delle persone prima ancora che trasmettere conoscenze. Vuol dire creare contesti in cui i giovani possano sentirsi accolti, ascoltati e stimolati a crescere come individui liberi e consapevoli. Educare oggi non è solo preparare al mondo del lavoro, ma offrire strumenti per affrontare la vita: sviluppare pensiero critico, imparare a collaborare, coltivare passioni e scoprire il valore delle relazioni. La scuola, in questo senso, non è un semplice luogo di apprendimento, ma una comunità che accompagna e sostiene i ragazzi nel loro percorso di crescita.

26 e 27 settembre
Mantua Farm School
Corte Maddalena – Curtatone (Mantova)
“Progettare l’inclusione dentro e fuori la scuola: esperienze e pensieri di educatori a confronto”
Dafne Guida (Stripes) 
Stefano Laffi (Codici) 
Alessandra Brunoni (Cooperativa Ippogrifo)
Monica Ploia (Federsolidarietà Mantova)
Cristina Bertazzoni (Consulente e Docente Università di Verona)
Sara Gattazzo (Cooperativa Archè)
Francesca Bonani (Cooperativa Viridiana) 

Vuoi saperne di più?
Scrivi a simona.taraschi@cgm.coop per ricevere informazioni sul Fuori è Dentro.

Categorie
News persone

Detenuti al lavoro al call center per la Ulss di Venezia con NoiGroup: “Un ponte di umanità e riscatto”

Prendiamo una bella storia di rete dal nuovo numero di Vita sulla città più bella del mondo, Venezia. Nella complessità delle sue contraddizioni, tra l’assalto dei turisti e lo spopolamento, il magazine racconta anche chi la sceglie e si impegna per renderla più sostenibile e viva. Tra questi, la nostra cooperativa socia NoiGroup che da novembre 2024 ha attivato un call center per il Cup dell’Ulss presso il carcere di Santa Maria Maggiore. Ci lavorano una decina di detenuti che ogni giorno rispondono a circa mille telefonate. Ci siamo fatti racconatare il progetto dal presidente di NoiGroup Fabio Panizzon.

Il progetto nasce da un’esigenza profonda: offrire alle persone detenute una concreta possibilità di riscatto, far sentire che anche dietro le sbarre esiste una vita fatta di dignità e speranza. Grazie all’impegno del Direttore Generale dell’ULSS Serenissima Dott. Contatto e il direttore del Carcere Dott. Farina è nata questa iniziativa. 

Su questa spinta la cooperativa Noigroup, con il supporto del personale carcerario e dell’ULSS 3 Serenissima, ha voluto creare uno spazio di lavoro capace di dare voce e capacità ai detenuti, trasformando un’idea in un’opportunità vera. È una sfida di umanità e fiducia, per dimostrare che tutti possono ricostruirsi, anche in condizioni difficili. L’esperienza si inserisce in una rete più ampia di cooperazione e inclusione sociale che Noigroup coltiva da anni.

Ogni giorno i detenuti che lavorano nel CUP mettono al servizio degli altri la loro attenzione, la pazienza e l’impegno. Ricevono le chiamate, prenotano visite, ascoltano le paure e le speranze degli utenti. Quel telefono non è solo uno strumento, ma un ponte di umanità che porta lavoro, ma anche dignità, orgoglio e senso di responsabilità. Attualmente sono circa una decina i detenuti coinvolti. La mattina alle otto 3 detenuti con un operatore guida si mettono alle loro postazioni fino alle 12.00. Dopo un ora di pausa riprende il lavoro l’operatore con altri 3 detenuti. Abbiamo concordato con gli educatori del carcere che il part time era piu indicato. Altri 2 detenuti invece, escono al mattino vanno presso il call center di Mestre e rientrano a fine turno.

 Noigroup sta lavorando per ampliare l’offerta lavorativa con attività di tipo tecnologico, per offrire maggiori opportunità di crescita professionale. Vedere questi uomini e donne dedicarsi con passione a un’attività così importante fa capire quanto il lavoro rappresenti una vera redenzione.

Sono circa una decina i detenuti coinvolti tra assunti e tirocini nel progetto CUP, con oltre 20.000 chiamate gestite finora, a testimonianza di un impegno costante e qualificato. Uno di loro hanno ottenuto proposta di lavoro anche dopo la scarcerazione, riuscendo ad avviare un reale percorso di reinserimento sociale e imprenditoriale.

Il futuro è quello di un seme che sta germogliando e vuole crescere forte. L’idea è ampliare l’esperienza del CUP in carcere, aumentando il numero di operatori e diversificando le attività, specialmente verso ambiti tecnologici più avanzati. Si vuole inoltre replicare questo modello in altri istituti penitenziari, potenziando la collaborazione con le istituzioni, le aziende e le realtà del territorio. Così si contribuisce non solo a creare lavoro, ma soprattutto a costruire nuove speranze e percorsi di reinserimento sociale.

Per i detenuti rappresenta un’importante occasione di riscatto personale e sociale. Significa riscoprire la propria umanità, acquisire competenze, assumersi responsabilità e trovare dignità in un contesto difficile. Il lavoro crea un senso di appartenenza e aiuta a superare solitudine e disperazione. È spesso la prima vera luce in una realtà complessa, una reale seconda chance che cambia la prospettiva di vita di molti.

Noigroup è una realtà con più di 25 anni di storia dedicata all’inclusione lavorativa di persone con disabilità, malattie invalidanti e situazioni di svantaggio sociale. Oltre al progetto CUP in carcere, la cooperativa gestisce numerose attività che spaziano dall’assistenza a persone fragili fino ai servizi in ambito sanitario e sociale. Grazie a un modello imprenditoriale basato sulla collaborazione con numerose aziende, ha permesso la creazione di oltre 200 posti di lavoro dedicati a persone con disabilità, impiegando oggi più di 600 lavoratori. Noigroup rappresenta un ponte importante tra il mondo delle imprese, le istituzioni e i cittadini più vulnerabili, portando avanti un impegno di formazione, lavoro e inclusione con grande attenzione ai valori umani.

Categorie
News persone

Da un caffè con l’Ai, al via percorsi sull’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle coop

Un laboratorio interno sull’Intelligenza Artificiale che diventa occasione di formazione per la rete. Il 1 ottobre webinar gratuito con Riccardo Naidi, Open Innovation consultant di CGM, per esplorare le potenzialità dell’AI all’interno delle nostre realtà. A disposizione, percorsi formativi su misura sia online che in presenza per le singole cooperative.

Da alcuni mesi lo staff di CGM si incontra tutti i mercoledì mattina per “prendere un caffè” con AI.

Questo caffè virtuale è coordinato da Riccardo Naidi, Open Innovation consultant di CGM: un’occasione formativa interna sull’Intelligenza Artificiale. Un laboratorio aperto, dove si esplorano nuovi strumenti, si condividono pratiche e si costruisce una cultura digitale inclusiva.

Mettere in pista progetti come questo significa aprirsi a nuovi mondi, con la consapevolezza che l’innovazione tecnologica può e deve essere al servizio delle nostre imprese.

È un percorso che nasce dalla curiosità, cresce con la pratica e si nutre del confronto continuo tra persone e competenze diverse.

Nei prossimi mesi, ci proponiamo di:

Incrementare la sperimentazione
Continuare gli appuntamenti settimanali, rendendoli sempre più interattivi e vicini ai bisogni concreti della rete. 

Attivare percorsi di formazione su misura sia online che in presenza
Offriamo la possibilità di costruire insieme percorsi formativi personalizzati, pensati per cooperative, enti e consorzi, calibrati sulle esigenze specifiche di ciascuna realtà.

Raccogliere proposte e bisogni
Se hai un’idea, una necessità o vuoi proporre un tema da esplorare, siamo qui per ascoltarla e trasformarla in un’occasione di apprendimento condiviso.

Mercoledì 1 ottobre dalle ore 10 alle ore 11 online proponiamo a tutte le cooperative un primo appuntamento gratuito per esplorare le potenzialità dell’AI all’interno delle nostre realtà. 

È possibile partecipare compilando l’apposito form.

Vuoi saperne di più?
Scrivici a openlab@cgm.coop per ricevere informazioni, proporre argomenti o attivare un percorso dedicato.

Nel frattempo, al nostro Riccardo Naidi, abbiamo chiesto qualcosa in più sul “caffè con l’AI”, sul suo rapporto con questo strumento e sulle sue applicazioni e implicazioni nel contesto della cooperazione. Ecco l’intervista.

È stata la combinazione di più elementi. 

Prima di tutto parte dalla consapevolezza che ci troviamo in un momento senza precedenti: l’AI generativa sta accelerando la trasformazione digitale, rendendo l’adattamento (in chiave darwiniana) non più un’opzione, ma una necessità per non diventare ‘outsider’. 

Il senso di urgenza mi ha spinto a riflettere su un duplice fronte: quali sono le sfide dirimenti che stanno emergendo e soprattutto quali opportunità se ne possono trarre? In altre parole: come può l’AI diventare un catalizzatore di sviluppo sociale? È l’AI for social good davvero realizzabile o è solo una ‘buzzword’?

I nostri obiettivi sono duplici: internamente, vogliamo sensibilizzare, alfabetizzare e rendere operativo il gruppo CGM sull’uso dell’AI generativa per ottimizzare i processi interni, per poi estendere queste pratiche a tutta la rete. Esternamente, l’obiettivo a lungo termine è connettere la tecnologia con l’economia sociale, posizionando il Consorzio CGM, forte del suo legame col territorio, come un punto di riferimento per l’innovazione tecnologica ad impatto sociale, dotando le cooperative sociali degli strumenti necessari.

Ogni mercoledì alle 8:15 ci ritroviamo su Teams per un appuntamento di 45 minuti. Partiamo con 5‑10 minuti “a microfoni aperti”: condivido le news più fresche sull’AI oppure gli stessi colleghi lanciano uno spunto, una domanda, un link curioso. Questo momento iniziale crea subito coinvolgimento e ci aiuta a calibrare l’incontro sui bisogni reali del gruppo.

Subito dopo passiamo al cuore del caffè: circa 30 minuti di demo live in cui condivido lo schermo e mostro, passo‑passo, come applicare l’AI ai casi d’uso quotidiani del nostro lavoro – dalla redazione di comunicati alle slide generative, dall’analisi rapida di dataset all’automazione delle ricerche. L’obiettivo è “vedere per credere”: niente teoria astratta, ma tool aperti, prompt alla mano e risultati in tempo reale.

Registriamo tutto: Teams salva il video, un agente di ChatGPT produce il verbale, e nel canale dedicato restano tre bacheche aggiornate – news, prompt utili e guide agli strumenti – più una lavagna “Ho bisogno di…” dove raccogliamo richieste e proposte. 

Non è semplice orientarsi tra tutte le sigle che spuntano ogni giorno. Partiamo dall’errore che sento più spesso: non tutte le intelligenze artificiali sono generative. In breve, intendiamo per intelligenza artificiale tutto ciò che cerca di simulare un’azione umana e se ne parla ormai dal secondo dopo guerra. Quello che si intende normalmente quando si parla di ChatGPT e tutti gli altri chatbot (Gemini, Claude, Co-pilot, Deepseek etc) sono intelligenze artificiali generative. Questo perchè sono delle architetture neurali (i più tecnici direbbero LLM) in grado di generare un output ben preciso: testo, immagini, slide, musica etc. Quindi l’intelligenza artificiale generativa è un sottoinsieme dell’intelligenza artificiale in senso lato. 

Anzitutto direi di non scoraggiarsi: l’AI si impara a piccoli passi. Ogni tentativo, anche quando il risultato non è perfetto, aggiunge un tassello di comprensione su come “ragionano” i modelli e su come formulare richieste sempre più precise.

Un altro consiglio che mi sento di condividere è quello di ritagliarsi un piccolo slot fisso nella giornata – bastano quindici minuti – per provare strumenti nuovi o perfezionare un prompt. Questa pratica costante, nel giro di poche settimane, cambia davvero la prospettiva: più iteri, più ti accorgi di quanto puoi affinare il tuo metodo e migliorare gli output.

Inoltre, vale la pena avvicinarsi con curiosità e divertimento. Io ho iniziato proprio così, sperimentando senza uno scopo immediato, solo per capire fin dove potevo spingere lo strumento. Questo approccio “giocoso” mantiene la mente aperta e trasforma gli errori in scoperte.

Infine, restare aggiornati è fondamentale: l’evoluzione dell’AI corre veloce e ogni mese nascono funzioni o strumenti che possono semplificare il lavoro quotidiano e amplificare l’impatto sociale dei nostri progetti.

Ogni mattina mi ritaglio una mezz’ora per leggere le novità sull’AI e segnare i tool che meritano un test. La prova pratica arriva nei momenti più tranquilli . Con il tempo ho costruito un piccolo kit che uso quasi ogni giorno:

  • Ricerca rapida di fonti affidabili : Perplexity
  • Scrittura e brainstorming : ChatGPT e Gemini
  • Creazione di slide lampo : Gamma
  • Creazione immagini : ChatGPT in modalità visuale
  • Automazioni personalizzate (verbali, digest, reminder) : agenti su Manus, GPTs dedicati e un modello Mistra

Per fare un esempio concreto: Ho creato un’automazione dove ogni settimana ChatGPT mi manda una mail con tutte le ultime novità su: 

  • Tecnologie & trend di mercato su economia sociale
  • Bandi disponibili in cui ci si può candidare a livello di Consorzio e non solo 
  • Ultime notizie in ambito AI 

Quello che uso di più comunque è il GPTs verbale agent che, partendo dalla trascrizione delle riunioni, mi redige in pochi secondi un verbale standard immediatamente condivisibile con i colleghi. 

Categorie
News persone

Buone vacanze e buon lavoro. In autunno piano di impresa partecipato e Stati Generali a Salerno

In occasione della pausa estiva, pubblichiamo un intervento della nostra presidente Giusi Biaggi. “Auguro che questi giorni di riposo siano utili per costruire dentro di noi nuove consapevolezze rispetto al valore del nostro lavoro”. Appuntamento alla ripresa per una intensa stagione con il nuovo piano di impresa 2026/2028 e gli Stati Generali a Salerno sul Benessere.

Gli uffici di CGM rimarranno chiusi dall’11 al 15 agosto. Riapriamo il 18 agosto.

Care socie, cari soci,
ci mettiamo alle spalle la prima parte di questo 2025 nel quale abbiamo avuto il privilegio di poterci incontrare in diverse occasioni: durante gli Stati Generali di Cremona, gli incontri territoriali di aprile, l’Assemblea dei Soci che ha portato al rinnovo del nostro Consiglio di Amministrazione. E poi abbiamo potuto mettere a frutto la nostra intelligenza collettiva su molti oggetti importanti: il percorso formativo sul capitale umano, la comunità di pratica EDU, i gruppi di lavoro sul socio sanitario, gli incontri per le nuove CER, l’avvio del percorso sul welfare culturale, le opportunità generate dall’open innovation principalmente con il nostro programma Human Tech e tutte le occasioni create dalle progettazioni condivise, dai
momenti formativi e di consulenza.

L’autunno sarà per Cgm un tempo molto intenso perché costruiremo il nuovo piano di impresa 2026/2028 e lo faremo attraverso momenti partecipati con il Consiglio di Amministrazione, lo Staff, i Soci.
Inoltre 4 e 5 novembre organizzeremo i nostri Stati Generali a Salerno, ospiti del Consorzio La Rada. Il tema sarà quello del Benessere come sfida collettiva, il benessere legato alle persone, alle organizzazioni e alle relazioni. Speriamo di essere in tanti, come a Cremona, per poter godere della bellezza dell’incontro e del confronto tra noi, sicuri di riportare poi questa energia dentro alle nostre imprese sociali.
Per diversi di noi si avvicina un tempo di vacanze. A ciascuno auguro che sia un tempo vissuto dentro a relazioni buone in cui ci si possa rigenerare grazie ad un autentico contatto con la natura e con se stessi.
Auguro che questi giorni di riposo siano utili per costruire dentro di noi nuove consapevolezze rispetto al valore del nostro lavoro. Che il desiderio di giustizia cresca e che aumenti la passione collettiva per ciò che facciamo. E in questo contesto geo-politico in cui assistiamo inermi al genocidio di Gaza, in cui popoli subiscono occupazioni, in cui il dialogo sembra impossibile, si riesca a ritrovare la forza della denuncia, dell’azione e della proposta. È il nostro compito! Costruire un presente ed un futuro buono per tutti e tutte, riducendo le disuguaglianze, accorciando le distanze tra le persone, riconoscendo il grande dono della diversità.

Lo so, non è facile oggi, ma mi aiutano le parole di Mariangela Gualtieri tratte da “Esortazione Urbana e Planetare”:


Sii anche tu come i pochi che prendono
in braccio lo storto mondo umano
e guardano la terra come guardare la madre
e hanno cura grande dello sventurato,
della supplicante, dell’abbandonato.
Sii tu mi dico. Non aspettare che qualcuno
muova nell’aria un grido, che qualcuno
alzi il suo autoritario dito.
Innamorarci ogni giorno,
ogni giorno un amore, che sia albero o luce del
mattino, che sia nuvola o bambino,
un colore, un canto, che sia il gesto
di qualcuno, una faccia, una pietra,
una collina, una parola, un boccone.
Innamorarci. Allora la pace viene,
viene da sé e rimane.


Spero che queste parole aiutino anche ciascuna e ciascuno di voi.
Nella speranza di rivederci presto, vi auguro di cuore buone vacanze. E buon lavoro, invece, a chi garantirà la continuità dei nostri servizi, al fianco di chi fa più fatica.

Giusi Biaggi

Categorie
News persone

La voce dei giovani. Nicole, manager ESG: “Non siamo solo risorse operative, ma portatori di cambiamento”

Abbiamo già conosciuto Alessio Labardi, 30 anni, Data Analyst per la Cooperativa sociale Giuliano Accomazzi di Torino (leggi l’articolo). Ora intervistiamo Nicole Personeni, responsabile ESG presso Ecosviluppo, cooperativa sociale di tipo B che opera a Stezzano (Bergamo) nell’ambito dei servizi ambientali e dell’educazione ambientale. Sono loro i due giovani cooperatori della nostra rete che sul numero di maggio del megazine VITA hanno approfondito il tema del lavoro visto con gli occhi degli under35: una rivoluzione che si sta facendo spazio tra ricerca di senso, desiderio di cambiamento e gestione dei confini tra sfera personale e lavorativa.

Sono Responsabile del sistema ESG e dell’educazione ambientale presso Ecosviluppo, cooperativa sociale di tipo B che opera a Stezzano (Bergamo) nell’ambito dei servizi ambientali e dell’educazione ambientale.

Perché credo nel modello della cooperazione sociale, che unisce una governance democratica alla capacità di valorizzare le persone. È una forma organizzativa che mette al centro la cura: delle persone, delle relazioni e del territorio. In questo contesto sento di poter contribuire concretamente a generare cambiamento, lavorando per un benessere collettivo che sia sostenibile, inclusivo e radicato nella realtà che viviamo ogni giorno.

Uno dei principali punti di forza della cooperazione sociale è la visione persona-centrica, che permette di costruire ambienti e sistemi di lavoro attenti non solo agli aspetti produttivi, ma anche ai bisogni e al benessere delle persone coinvolte. Un ulteriore elemento positivo è rappresentato dalla varietà e dalla flessibilità delle mansioni, che rendono il lavoro dinamico e adattabile a contesti differenti.
Tra le criticità, invece, si può riscontrare una certa difficoltà ad aprirsi verso l’esterno: il settore spesso fatica a comunicare efficacemente il proprio valore e l’importanza sociale del lavoro svolto, rimanendo percepito come “chiuso” o poco comprensibile da chi non ne fa parte.

La cooperazione sociale dovrebbe promuovere momenti di ascolto e confronto intergenerazionale, che diventino occasioni concrete di incontro e costruzione di una visione comune. Spazi in cui prospettive diverse possano dialogare e diventare generative, attraverso la condivisione di valori, obiettivi, esperienze e innovazione.
Inoltre, è fondamentale adottare una visione flessibile del lavoro, che riconosca e rispetti il valore del tempo delle persone — sia quello dedicato all’attività professionale, sia quello personale. Accanto a questo, occorre sviluppare un welfare che non si limiti all’aspetto economico, ma che sappia offrire una rete di risorse e opportunità capaci di sostenere la persona nel suo insieme, dentro e fuori dal contesto lavorativo.

Credo che questo discorso non valga in modo uniforme per tutto il settore. Nella mia esperienza personale ho avuto la fortuna di entrare in una realtà che ha scelto di investire su di me e che continua a credere nel valore delle nuove generazioni. Ma sottolineo “fortuna”, proprio perché ritengo che questa non sia ancora la norma nel contesto medio della cooperazione sociale.
Le possibilità per i giovani cooperatori esistono, ma dipendono molto dalla visione strategica delle singole realtà. Ci sono cooperative che decidono consapevolmente di guardare oltre l’immediato, di investire non solo per rispondere ai bisogni presenti, ma per costruire qualcosa che abbia valore e sostenibilità nei prossimi 5, 10, 15 anni. Serve una cultura organizzativa che riconosca nei giovani non solo risorse operative, ma portatori di idee, energie e prospettive nuove. Solo così si possono creare veri percorsi di crescita, fondati su responsabilità progressiva, formazione continua e coinvolgimento reale nei processi decisionali.

Mi considero una persona ambiziosa dal punto di vista lavorativo, e mi piacerebbe affrontare almeno due grandi sfide nel corso della mia carriera, entrambe legate a un’idea di lavoro che non si limita al “fare”, ma che ha un impatto più ampio sulle persone e sulle organizzazioni.
La prima sfida che immagino riguarda il colmare il gap comunicativo tra generazioni. In contesti cooperativi, dove non si condivide solo uno spazio di lavoro ma anche una missione e una visione comuni, le incomprensioni tra generazioni rischiano di creare fratture profonde. Credo sia fondamentale creare ponti, facilitare il dialogo e sviluppare strumenti e pratiche che permettano ai diversi punti di vista di confrontarsi in modo costruttivo e rendere più efficiente anche l’operatività quotidiana. La seconda sfida riguarda il tema della sostenibilità, in particolare nella sua dimensione sociale. Penso sia urgente lavorare su modelli organizzativi ed economici che non si limitino a “reggere” nel tempo, ma che generino benessere per chi lavora e per le comunità. Questo implica una rilettura dei concetti di cura, impatto, valore e responsabilità, da portare dentro le strutture cooperative con coraggio e innovazione.

Il mio consiglio è di non avere paura di esprimere la propria voce: ogni punto di vista ha valore e può fare la differenza. Cercate sempre il confronto aperto e costruttivo, perché il dialogo — quando è autentico — ha un potere straordinario di trasformazione, sia personale che collettiva.

Categorie
News persone

La voce dei giovani. Alessio, data analyst: “Nelle coop si cresce come professionisti e come persone”

A maggio il magazine VITA ha dedicato un numero ai giovani che lavorano nelle cooperative. Un viaggio dentro al lavoro visto con gli occhi degli under35: una rivoluzione che si sta facendo spazio tra ricerca di senso, desiderio di cambiamento e gestione dei confini tra sfera personale e lavorativa. Tra i giovani che hanno contribuito a questo approfondimento ce ne sono due in particolare che provengono dalla nostra rete. Li conosciamo entrambi, partendo da Alessio Labardi, 30 anni, Data Analyst per la Cooperativa sociale Giuliano Accomazzi di Torino.

Sono il Data Analyst per la Cooperativa sociale Giuliano Accomazzi, a Torino. Mi occupo di analisi dati, ma anche di transizione digitale e gestione di cloud e gestionali.

Mi piace pensare di stare dalla parte di chi ha più bisogno, di farlo insieme a colleghe e colleghi che ci mettono entusiasmo ogni giorno per aiutare ed aiutarsi. Non sto semplicemente scambiando il mio tempo per del denaro, ma sto partecipando a costruire qualcosa di più significativo.

Per me il punto di forza principale è la consapevolezza che le colleghe e i colleghi, anche di altri enti della cooperazione sociale, abbiano scelto il proprio lavoro, scegliendo di sacrificare un po’ di profitto per un obiettivo che sentono più importante, perché credono in quello che fanno. Si crea un clima di fiducia, di rispetto e di solidarietà. Il punto di debolezza è che in un mondo sempre più competitivo è difficile per un’organizzazione trovare il bilanciamento per raggiungere i propri obiettivi senza implementare logiche dal mondo profit, ma a volte questo significa che si lavora male o in ritardo, senza gli strumenti e le metodologie adeguate, anche per delle resistenze interne a determinate logiche.

Ritengo che molti giovani al giorno d’oggi guardino con rispetto alla proposta in qualche modo alternativa di lavoro del terzo settore, approvandone i valori che ne stanno alla base. Purtroppo credo che gli stipendi siano un nodo cruciale, con l’inflazione che avanza la scelta etica sul luogo di lavoro diventa sempre più costosa in termini di costo-opportunità.

Nella mia esperienza personale è stato davvero così, sono stato assunto con contratto di Alto Apprendistato contestualmente ad un master in Sustainability e Green Management, ho partecipato e aiutato a costruire percorsi di formazione digitale interni ed esterni alla cooperativa, esistono molti fondi messi a disposizione dal settore. Ho avuto la possibilità di lavorare direttamente con la Direzione e mi vengono affidati ruoli di responsabilità. Inoltre esistono molte occasioni di formazione indiretta e networking, come per esempio il SEOC (Social Enterprise Open Camp). E’ vero però che data la struttura molto orizzontale delle cooperative, la sensazione è quella di non poter crescere molto sul piano della carriera rispetto a quello personale.

Al momento la mia attenzione è posta principalmente nella transizione digitale della cooperativa, c’è un grande sforzo collettivo in questo senso, ma si vedono già grandi risultati. Va da sé che il cambiamento è un processo continuo, creare e mantenere l’inerzia è la prima sfida da vincere. Fra le sfide future mi piacerebbe replicare e disseminare questi risultati all’interno del consorzio o di altri enti, lasciandosi permeare anche dalle loro conquiste, sono convinto che la cooperazione faccia la forza. In ultima analisi questo lavoro permette a chi è più vicino ai beneficiari di offrire più tempo e maggiore attenzione alla relazione, ma forse la sfida più difficile sarà riuscire a rendere comunicabile all’esterno il valore di questa relazione.

Il settore della cooperazione è un mondo colorato ma disordinato, accoglie chiunque abbia passione, chiede tanto ma restituisce il doppio. Consiglio a chi ci si approccia di parlare e ascoltare con i colleghi, quando è possibile anche con i beneficiari e gli utenti. Si conoscono storie a volte difficili ma sempre vere e significative. Si cresce molto a livello professionale e personale, ma c’è da rimboccarsi le maniche e guardarsi poco nelle tasche, oppure guardarsi nelle maniche e rimboccarsi le tasche, a me capita anche questo.

Categorie
News persone Storie Welfare

Fili tesi, in un podcast trent’anni di risposte ai bisogni inascoltati

A trent’anni dalla nascita della cooperativa Spazio Aperto Servizi arriva “Fili Tesi”una serie audio di Chora Media che racconta le storie di chi grazie a questa cooperativa, ha trovato lavoro, una nuova famiglia, una casa o un ambiente autentico in cui esprimere la propria identità. Sullo sfondo, Milano e i suoi cambiamenti. 

30 anni. In un podcast. La nostra cooperativa socia Spazio Aperto Servizi di Milano ha celebrato i suoi 30 anni di attività, di risposte ai bisogni di tutte le persone nelle diverse fasi della loro vita, pubblicando con Chora Media ‘Fili tesi’, un podcast raccontato da Giuseppe Fiorello. Quattro episodi che intrecciano storie di chi grazie a Spazio Aperto Servizi, ha trovato lavoro, una nuova famiglia, una casa o un ambiente autentico in cui esprimere la propria identità. Sullo sfondo, Milano e i suoi cambiamenti. Il tutto, attraverso voci, testimonianze, letture del passato e del presente.

E allora c’è Marayah, giovane transgender fuggita dalle violenze familiari dopo un outing traumatico; Elisabetta, che, allontanata dalla madre naturale, ha scoperto una nuova famiglia e un ambiente sereno in cui crescere; e Manuela, mamma di Francesco, pioniera nella battaglia per l’autonomia delle persone con disabilità. Persone e famiglie spezzate e poi ricomposte, grazie ai fili tesi da chi ogni giorno sceglie di ascoltare le richieste d’aiuto di coloro che vengono ignorati.

“Il podcast – ha commentato Maria Grazia Campese, presidente di Spazio Aperto Servizi – è uno strumento potente che può arrivare a tutte e tutti, con un linguaggio forte non solo per “addetti ai lavori”. Abbiamo cercato di condensare in quattro puntate una storia corale di tanti anni e tante persone, questo racconto è solo rappresentativo di un legame profondo della nostra organizzazione con la città di Milano”, .

“Sono onorato di partecipare a questo progetto e orgoglioso di fare da tramite, grazie al mio mestiere, per raccontare storie che mettono al centro l’essere umano in tutta la sua complessità e fragilità – ha dichiarato Giuseppe Fiorello – “Fili Tesi” racconta anche il percorso formativo di un gruppo di ragazzi e ragazze che hanno donato il loro tempo, le loro forze e la loro visione a chi ne aveva fortemente bisogno. Sono sempre stato convinto che i visionari come loro, sono e saranno sempre necessari affinché la durezza della vita possa essere attraversata con più coraggio”.

“Questo anniversario speciale è un traguardo di cui essere fieri, ma al tempo stesso è un nuovo inizio, con nuove sfide e responsabilità”, la conclusione di Maria Grazia Campese.

“Fili Tesi” è sulle principali piattaforme audio:
Spreaker – ASCOLTA QUI
Spotify – ASCOLTA QUI
Apple Podcast – ASCOLTA QUI
Google Podcasts – ASCOLTA QUI

Un podcast di Chora Media, scritto da Antonella Serrecchia con il supporto redazionale di Valentina Piva e raccontato da Giuseppe Fiorello. Il fonico di studio è Lucrezia Marcelli. La post produzione e il montaggio sono di Francesco Ferrari di Frigo Studio. La supervisione del suono e della musica è di Luca Micheli. La senior producer è Anna Nenna. La cura editoriale è di Graziano Nani. 

Sopra la copertina del podcast. Nella foto in evidenza Giuseppe Fiorello, Maria Grazia Campese e Mario Calabrese di Chira Media (Ph. di Francesca Panaioli)