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OSS, ASA ed educatori sempre più digitali: formazione gratuita per l’uso delle tecnologie in ambito socio-sanitario

Rivoluzione digitale: DigiCompSoc è il nuovo progetto per ottimizzare l’uso degli strumenti digitali in ambito socio-sanitario educativo. Organizziamo tre webinar di presentazione della nuova iniziativa formativa gratuita che ha l’obiettivo di sviluppare le competenze digitali per l’economia sociale, a favore di personale più competente e consapevole.  

Accrescere le competenze digitali degli operatori in ambito socio-sanitario educativo per creare nuove opportunità e migliorare i processi organizzativi. Questo è l’obiettivo del progetto DigiCompSoc – competenze digitali per l’economia sociale, che abbiamo realizzato con la cooperativa CEDEL come capofila.

Il progetto DigiCompSoc, ha una durata di 15 mesi, e prevede l’erogazione di oltre 990 ore di formazione organizzate in percorsi diversificati e mirati per tutti i dipendenti, collaboratori stabili e volontari delle cooperative sociali che operano nei servizi socio-sanitari educativi: OSS, ASA, educatori, coordinatori e responsabili di cooperative.

DigiCompSoc è una delle 24 iniziative innovative finanziate dal Fondo per la Repubblica Digitale, che con il Bando “Digitale sociale” mira a ottimizzare l’utilizzo degli strumenti digitali per la gestione dei dati e dei processi organizzativi, oltre a creare un linguaggio comune e una consapevolezza diffusa.

La rivoluzione digitale, anche in ambito cooperativo e del terzo settore, è già iniziata da tempo e spesso le cooperative si trovano ad affrontare il tema della carenza di conoscenze e competenze digitali da parte dei propri lavoratori. C’è la necessità di migliorarle per esplorare nuove opportunità imprenditoriali e accelerare i processi organizzativi.

Occorre creare un linguaggio comune e una consapevolezza diffusa all’interno delle organizzazioni sul tema della trasformazione digitale e sul suo impatto sulla struttura e cultura organizzativa delle realtà non profit. Un cambiamento che è possibile grazie ad maggiore consapevolezza sull’importanza del digitale nella vita lavorativa, fondamentale per lo sviluppo delle competenze tecniche (hard skills) e comportamentali (soft skills).

Il rischio per le cooperative sociali è di rimanere indietro nella rivoluzione digitale.

  • 175 Operatori socio-sanitari (OSS e ASA) ed Educatori professionali dei servizi educativi
  • 125 Coordinatori e responsabili delle Cooperative Sociali di tipo A

Percorso OSS, ASA ed Educatori

  • 48 ore di workshop formativi:
    • 4 ore in presenza – Trasformazione digitale opportunità e cambiamenti
    • 44 ore di formazione on-line sincrona – 6 Moduli: utilizzo dei principali applicativi (word, excell, ecc.), cyber security, archiviazione dati e privacy, sistemi di collaborazione e comunicazione digitale.
  • 8 ore di formazione specialista on-line su approcci e strumenti digitali per OSS e ASA e per Educatori: le informazioni nell’ambito socio-sanitario e l’utilizzo dei digitale nei processi educativi.
  • 4 ore di meentoring on-line dedicate a supportare i partecipanti durante il percorso.

Percorso Coordinatori e Responsabili

  • 22 ore di workshop formativi:
    • 4 ore in presenza – Trasformazione digitale opportunità e cambiamenti
    • 18 ore di formazione on-line sincrona: la gestione di progetti complessi, la gestione dei collaboratori, cyber security, privacy e archiviazione.
  • 4 ore di meentoring on-line dedicate a supportare i partecipanti durante il percorso.

Le prime attività formative si svilupperanno a partire dal mese di luglio con dei calendari dedicati ai singoli moduli formativi e le attività gratuite in presenza verranno organizzate in diversi territori per facilitare la partecipazione degli operatori.

A maggio organizziamo tre webinar di presentazione del progetto, rivolti a tutti i lavoratori in ambito socio-sanitario educativo e ai referenti delle cooperative che si occupano di servizi in questo ambito. Durante questi webinar, dedicati a specifiche aree territoriali per poter fornire tutte le informazioni necessarie, verranno descritti obiettivi, metodologie formative e modalità di partecipazione e di iscrizione dei partecipanti. 

Date, orari e territori

  • Martedì 13 maggio – dalle 11.00 alle 12.30 – NORD
  • Mercoledì 14 maggio – dalle 14.30 alle 16.00 – CENTRO
  • Giovedì 15 maggio – dalle 15.00 alle 16.30 – SUD

CEDEL è una cooperativa sociale fondata nel 1985 con l’obiettivo di “realizzare attività e iniziative educative, sociali e di formazione professionale a favore di tutte le persone e principalmente dei
giovani, delle donne, dei lavoratori”. La Mission è “formare persone al lavoro”. Attua programmi di formazione in assetto lavorativo, per trasmettere competenze adeguate all’evolversi delle professioni.

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“La nostra risposta alla fast fashion”: borse e zaini di design, sostenibili e inclusivi

Moda e sostenibilità. La cooperazione può creare una alterativa alla fast fashion? Da Trento, arriva una risposta assolutamente affermativa: un nuovo modello industriale e di consumo nel settore tessile basato su qualità, cooperazione e responsabilità sociale non solo è percorribile, ma può essere un successo. Ce lo racconta Elisa Poletti, presidente della Cooperativa A.L.P.I. che dal 2014, con il marchio REDO upcycling, realizza accessori moda e componenti d’arredo di design utilizzando materiali di recupero. L’occasione? Lo Slow Fashion Spring, evento organizzato a marzo, a Trento, proprio da Cooperativa A.L.P.I., con esperti del settore, sulla possibilità di rispondere ai bisogni sociali emergenti attraverso pratiche industriali sostenibili nel campo della moda. 

Elisa Poletti, presidente Cooperativa A.L.P.I.

Slow Fashion Spring è nato come momento di confronto e approfondimento sul tema della moda sostenibile, ma soprattutto come occasione per intrecciare mondi e visioni diverse su alcune tematiche: responsabilità sociale, impresa, cooperazione e sostenibilità. L’iniziativa è stata pensata per celebrare i 10 anni + 1 del marchio Redo, ma anche per aprire una riflessione pubblica su alcune questioni che ci stanno a cuore. Abbiamo voluto creare uno spazio di dialogo, quasi divulgativo, per coinvolgere la comunità e riflettere su come integrare sostenibilità e innovazione in modo concreto e duraturo.


Il marchio REDO upcycling si è sviluppato all’interno di Cooperativa A.L.P.I., un’organizzazione che dal 1990 offre percorsi di inserimento lavorativo. Nasce dal desiderio di unire inclusione sociale e creatività, generando lavoro attraverso il recupero di materiali tessili e la produzione di accessori moda sostenibili. Il laboratorio non è solo un luogo produttivo, ma uno spazio di crescita professionale, relazionale e personale. In dieci anni, REDO è diventato un modello che mette insieme artigianato, design, sostenibilità e responsabilità sociale.


REDO è nato anche grazie alla spinta data dal contest “A new social wave” promosso dal Workshop sull’impresa sociale che qualche anno fa era un appuntamento fisso per il mondo del Terzo Settore. Un’intuizione, la possibilità di sperimentare dentro un contesto imprenditoriale pronto ad accogliere innovazione e la tenacia di chi ha portato avanti l’idea. All’epoca non immaginavamo certo che REDO sarebbe diventato un punto di riferimento nel panorama della moda sostenibile. Questo risultato è frutto di un lavoro collettivo, di tante persone che hanno investito tempo, risorse, idee, e che hanno creduto nella nostra visione. Soci, collaboratori, volontari, imprese e enti pubblici hanno contribuito a costruire una realtà che oggi genera impatto reale sul territorio.

Guardando al futuro, sentiamo con forza la responsabilità di custodire e valorizzare l’equilibrio tra le tre anime che da sempre definiscono la nostra organizzazione: quella sociale, che mette al centro la persona; quella produttiva, che ci chiede efficienza e qualità; e quella cooperativa, fondata sulla partecipazione e sulla visione collettiva. Vogliamo crescere, sì, ma senza perdere di vista il senso di quello che facciamo.


Uno dei nostri principali punti di forza è l’approccio sistemico, che tiene insieme attenzione alla persona, sostenibilità economica e intelligenza collettiva. I percorsi individualizzati che proponiamo permettono a chi vive situazioni di fragilità di sperimentarsi in contesti produttivi reali e molto vari favorendo l’acquisizione di competenze e l’autonomia. Nel tempo, abbiamo costruito alleanze diversificate con soggetti del mondo privato, pubblico e del terzo settore, che hanno arricchito le nostre pratiche e ampliato la capacità di rispondere a bisogni complessi. La dimensione cooperativa non si riflette solo nel nostro modello organizzativo interno, ma anche nel modo in cui ci relazioniamo con l’esterno. È uno stile che privilegia il dialogo, la corresponsabilità e la costruzione di legami di fiducia con interlocutori diversi. Questo approccio ci permette di attivare alleanze solide e durature, capaci di generare valore condiviso e risposte capaci di adattarsi a contesti complessi.


Essere sostenibili oggi è una responsabilità collettiva. Significa rivedere i nostri stili di vita, interrogarsi sul modo in cui produciamo e consumiamo, e costruire un’economia più giusta. Per noi, sostenibilità è anche inclusione: dare valore alle persone, alle relazioni, e generare impatto sociale attraverso il lavoro. È un mindset che richiede coerenza, visione a lungo termine e la capacità di mettersi in discussione.


Le sfide che abbiamo di fronte sono diverse: rafforzare la nostra capacità di risposta ai bisogni emergenti, sperimentare nuove forme di collaborazione, integrare strumenti e processi innovativi senza snaturare la centralità della relazione umana. Accanto a queste dimensioni, sentiamo forte anche una sfida culturale: continuare a essere un contesto aperto, capace di interrogarsi, accogliere il cambiamento e proporre modi nuovi di pensare e praticare l’impresa sociale.

Foto di Michele Liotti

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Viaggio nelle CERS #2. A Cernusco sul Naviglio “diamo valore alla parola comunità”

Continuiamo il viaggio nelle “nostre CERS”, Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali. Dopo Biella con Cascina Oremo (leggi l’articolo), ci trasferiamo nel milanese, a Cernusco sul Naviglio. Qui è nata CERcoop, la prima Comunità Energetica Rinnovabile in forma cooperativa realizzata nell’ambito dei progetti di sostenibilità di Confcooperative Milano e dei Navigli. Un’altra esperienza che genera valore sociale, fa crescere economie di società e attiva cambiamento sostenibile.

Anche a Cernusco sul Naviglio (MI) c’è una CERS, Comunità Energetica Rinnovabile e Solidale. Si chiama CERcoop ed è la prima Comunità Energetica Rinnovabile in forma cooperativa realizzata nell’ambito dei progetti di sostenibilità di Confcooperative Milano e dei Navigli. La società, che ha assunto la veste giuridica di Cooperativa di utenza Impresa Sociale, è nata a marzo nello studio notarile Busani & Partners, grazie alla sinergia di una serie di enti del terzo settore locale, le storiche Cooperativa Edificatrice Constantes e Lombarda di Consumo, con le nuove realtà sociali Cascina Biblioteca e Comin e la Fondazione Asilo Suor Sorre. 

Come CGM, abbiamo dato un contributo alla nascita di CERcoop attraverso la società di benefit EPC – Energie Per la Comunità, creata in partnership con Fratello Sole. Fanno parte del progetto anche Insula Net Impresa Sociale, Centro Servizi Assocoop e Confcooperative Milano e dei Navigli.

Caratteristica di CERcoop è l’unione tra il modello cooperativo e la promozione di iniziative innovative dal basso che partono dai bisogni delle persone del territorio e alle persone e al territorio sono rivolte. CERcoop, infatti, opererà in modo da rendere l’energia rinnovabile accessibile a cittadini, imprese, enti pubblici, realtà sociali.

Tutti potranno contribuire allo sviluppo di CERcoop, in un’ottica cooperativa di sostenibilità ambientale, sociale ed anche economica.

“CERcoop è il primo tassello per creare una CER territoriale con più configurazioni il cui scopo sarà sviluppare progettualità socio ambientali nei diversi luoghi, dando valore alla parola comunità”. Questo il commento di Sabina Bellione, responsabile progettazione di CGM e presidente di ENERNOI, modello delle nostre CERS.

Ti sei perso la prima tappa del viaggio nelle CERS? Leggi l’articolo su Enernoi Oremo Energia Solidale di Biella.

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Capitale Umano: iscrizioni aperte ai webinar su welfare aziendale, gestione del tempo e recruiting di talenti

Dopo gli Stati Generali di Cremona sul Capitale Umano, continuiamo a lavorare sulle ‘nostre persone’, proponendo tre webinar tematici su welfare aziendale, gestione del tempo e reclutamento di talenti. Questi webinar fanno parte di un Piano di formazione più ampio che prevede anche esperienze di team bulding per HR manager e incontri in presenza.

I webinar tematici hanno l’obiettivo di approfondire alcuni aspetti tecnici sul tema “capitale umano”. Si caratterizzano per un approccio approfondito e “verticale” sul tema fornendo strumenti e indicazioni pratiche. Accanto alla trattazione specifica del tema, saranno presentate alcune buone pratiche e/o casi studio utili ad approfondire la conoscenza operativa.

Ci si può iscrivere a un solo webinar o a tutti. Sono previsti sconti per chi ha partecipato dalla formazione alla Casa del Trozzo a Trento e per i soci della rete CGM.


Organizzare al meglio la gestione del tempo nella nostra impresa significa acquisire tecniche e modalità per pianificare, guidare e monitorare processi e attività con l’obiettivo di rendere più efficace il tempo.
Definire priorità e tempi, concordare compiti, mansioni e progetti, acquisire tecniche e strumenti che possono sembrare banali, ma che facilitano la gestione del tempo, abbassano lo stress e misurano il benessere dei lavoratori, possono fare la differenza.

Docente: Samuele Bozzoni – HR manager, esperto di persone e organizzazioni

3 dicembre 2025 – ore 9.00 – 12.00

Un’organizzazione in grado di attrarre e trattenere i migliori talenti può godere di un vantaggio competitivo significativo rispetto ai suoi concorrenti. Per le imprese sociali può significare anche “semplicemente” poter continuare a stare sul mercato, in un momento in cui il Terzo Settore sembra non essere più così attrattivo per i giovani.
I giovani talenti portano con sé un potenziale di innovazione, di freschezza e di creatività di cui le cooperative hanno un forte bisogno, oltre alla capacità di sapersi adattare alle sfide e ai cambiamenti del mercato in continua evoluzione.

Per tutti e tre i webinar
150€ + iva 22% (tot. 183€) per chi ha partecipato alla formazione di novembre 2024 a Casa del Trozzo (Trento)
180€ + iva 22% (tot. 219,6) per la rete dei soci CGM
210€ + iva 22% (tot. 256,2€) per chi NON è socio della rete CGM


Singoli webinar 
70€ + iva 22% (tot. 85,4€) per chi ha partecipato alla formazione di novembre 2024 a Casa del Trozzo (Trento)
80€ + iva 22% (tot. 97,6) per la rete dei soci CGM
90€ + iva 22% (tot. 109,8€) per chi NON è socio della rete CGM

Iscrizioni
Per iscriversi a tutti o a uno dei webinar sul Capitale Umano occorre compilare il form dedicato.

Per informazioni, scrivere a: simona.taraschi@cgm.coop.

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Diversity&Inclusion, De Preto: “Educare gli educatori alla diversità”

“Accompagnare e orientare i bambini e le famiglie verso e attraverso le diversità”, così descrive il suo intento Lorenzo De Preto, psicologo laureato in Psicologia del Lavoro all’Università di Trento, dove ha ottenuto anche un master in Gestione diversità e inclusione. Lorenzo è coordinatore pedagogico della cooperativa La Coccinella. Agli Stati Generali di Cremona ha partecipato alla tavola rotonda Diversity&Inclusion, raccontando l’esperienza della cooperativa sul tema dell’educazione alla diversità di genere nei servizi legati all’infanzia. L’abbiamo intervistato per approfondire il tema.

Sono Lorenzo De Preto, veneto di origine ma trentino per scelta e adozione. Proprio in Trentino, per studio prima e lavoro poi, ho cominciato a occuparmi di diversità e inclusione. Sono laureato in psicologia del lavoro all’Università di Trento, dove ho intrapreso anche un interessante master in Gestione diversità e inclusione. Un’occasione che poi mi ha aperto le porte per esperienze nel mondo della ricerca sociale e, infine, del cooperativismo trentino con La Coccinella. Qui mi occupo di coordinamento di servizi all’infanzia e progettazione. Da qualche anno la Cooperativa ha ottenuto certificazione alla parità di genere Pdr.125/2022 indicandomi, assieme a colleghi e colleghe, nel Comitato di gestione”.

“Per una cooperativa come la nostra impegnata nel coordinamento di servizi all’infanzia e nel supporto genitoriale, gestione della diversità significa riconoscere e valorizzare le alterità che attraversano la nostra forza lavoro, osservare anche la diversità che si esprime nei bambini, nelle loro famiglie e culture di origine e, infine, significa educare alla diversità. Ovvero accompagnare e orientare bambini e famiglie verso e attraverso la diversità”. 

“I bambini e le bambine, letteralmente dalla nascita (ce lo dicono le neuroscienze), riconoscono fattori di diversità: la categorizzazione sociale è un processo innato e naturale nell’essere umano, anche ragionare per euristiche e stereotipi lo è. Educare alle diversità, quindi, non significa imporre a bambini e bambine modelli mentali loro alieni o promuovere principi di partigianeria. Bensì aiutarli a comprendere i meccanismi che regolano il funzionamento del proprio pensiero, i limiti della propria individualità e dell’inviolabilità dell’altro e dell’altra. Supportarli nel comprendere che esistono differenti (ma non per questo “sbagliati”) modi di venire al mondo, di stare e abitare il mondo; che hanno e sempre avranno la possibilità assieme a noi di esplorarlo e scoprirlo seguendo strade diverse dai binari che aspettative sociali e abitudini pongono loro dinanzi”. 

“Premetto che educare anche alle diversità (come per qualsiasi altra competenza o nozione), richiama in primo luogo noi adulti all’essere capaci, consapevoli e adeguatamente “equipaggiati” per, successivamente, portare i nostri bambini a compiere un percorso di riconoscimento, apprendimento ed educazione. Un punto su cui, per esempio, anche noi di Cooperativa La Coccinella abbiamo lavorato è il riconoscimento e l’intervento su quelle dinamiche più “subdole” di distinzione di genere che possono impattare anche il nostro fare educativo. Lo scopo è quello di riconoscere i nostri stessi limiti di fronte al tema dell’alterità, l’urgenza di predisporre sé stessi e se stesse prima di voler intraprendere una funzione educativa sul bambino. Nel concreto, come educatori ed educatrici, possiamo proporci per momenti formativi ad hoc, in cui continuare a parlare e riflettere sul potere del linguaggio in educazione e sull’uso (mai neutrale) che ne facciamo. Nei gruppi di lavoro, darsi tempo e spazio per sostare e osservarsi (anche reciprocamente con protocolli osservativi appositi e sospendendo ogni pre-giudizio) accordandoci sulla disponibilità a decentrarsi dalle proprie visioni e rappresentazioni, aprendosi al confronto con colleghi e colleghe e lasciandosi interrogare dagli altri”.

“Non mi stanco di ripetere che il primo suggerimento è guardare criticamente a sé stessi e al proprio rapporto (al di là del dichiarato) con le diversità: come ci fa sentire davvero, nel profondo, interagire con persone di un’etnia o genere o estrazione sociale diverse dalla nostra? Non bisogna lasciarsi abbattere o abbandonarsi alla rassegnazione di fronte alla scoperta di radicati stereotipi e pregiudizi anche nella nostra postura verso il mondo e gli altri, ma comprendere che il riconoscimento di questi non è che il primo passo per poterli finalmente scalfire”. 

“È necessario ricordarsi che i bambini sanno leggere talvolta meglio degli adulti questi nostri pensieri impliciti, assumendoci come modello di riferimento. Diventa fondamentale, quindi, parlare di questi temi (magari con l’ausilio di letture o materiale video-fotografico), esplicitarli con i propri figli sin dalla più piccola età, non considerarli mai “troppo piccoli” per l’argomento o credere che non parlandogliene li si prevenga da pregiudizi e stereotipi”.

“Quello dell’adulto (educatore o genitore che sia) è un compito, appunto, fondamentale. Questo assume un ruolo di “cartina reagente” per il bambino, da riferimento per le possibili interpretazioni, definizioni e valutazioni qualitative di ciò che gli accade attorno. È fondamentale, però, che tra i diversi agenti educativi con cui il bambino si relaziona vi sia quanta più armonia e coerenza possibile. Tuttavia, in particolare negli ultimi anni, si registrano sempre più situazioni in cui educatori e insegnanti nutrono quasi “timore” nel toccare alcune tematiche, proprio in considerazione di famiglie poco disponibili o allineate sul tema della relazione con il “diverso”. È importante, però, che servizi educativi e scuola non rinuncino alla loro funzione pedagogica, riconoscendo nell’educazione alle diversità un atto di equità sociale, ma anche di onestà verso i bambini e un investimento strategico per il futuro delle nostre comunità. Anche in questi casi, quindi, va ricercato testardamente e con modalità innovative l’ingaggio delle famiglie tutte a riscoperta di un’importante e positiva alleanza educativa”.

“Alle generazioni future auguro pazienza e tenacia. Dobbiamo ricordarci costantemente che quello in atto da una manciata di anni è il primo e timido tentativo con cui cerchiamo, davvero, di riconoscere e valorizzare le diversità che attraversano da sempre ogni ambito di vita sociale (dalla scuola alla famiglia, dal lavoro allo sport…) a ogni latitudine del Pianeta. Non dovremmo disconoscere il duro lavoro fatto in ragione di successi che certi potrebbero considerare irrisori o alla perdita di alcuni privilegi per altri. Come in alcune discipline sportive (penso allo Yoga), anche nel campo del contrasto a radicati stereotipi, la difficoltà non è il raggiungimento di una posizione bensì il suo mantenimento nel tempo. Auguro alle generazioni che verranno di avere la forza di sopportare la frustrazione che processi lunghi e faticosi come il disconoscimento di istintivi, comodi e arcaici pregiudizi possono comportare e di raccogliere un domani il frutto di questo loro esercizio: una società più equa e giusta, per tutti e per tutte”.

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Viaggio nelle CERS #1. Partiamo da Biella: quando i consumi sostenibili generano valore sociale

Come CGM, in partnership con Fratello Sole, abbiamo creato la società di benefit EPC – Energie per la Comunità che propone il modello CERS, Comunità Energetica Rinnovabile e Solidale. In tutta Italia stanno nascendo comunità energetiche che generano valore sociale, fanno crescere economie di società e attivano cambiamento sostenibile. Una panoramica sulle CERS in generale per inquadrare il tema e poi vi presentiamo le “nostre” comunità, partendo da Enernoi Oremo Energia Solidale di Biella.


L’affidabilità delle tecnologie, lo sviluppo di soluzioni collaborative efficienti, la maturazione di soggetti imprenditoriali competenti, sostengono concretamente il desiderio diffuso di produrre e consumare energia in modo sostenibile e condiviso. Sempre più territori in tutta Italia si attrezzano per avviare progetti di produzione e autoconsumo di energie rinnovali. 

La CER è una  “comunità di soggetti che si organizzano per produrre e consumare localmente l’energia prodotta da fonti rinnovabili”. Tre gli elementi che qualificano una CER: l’approccio comunitario, la generazione ed il consumo locale dell’energia, la rinnovabilità delle fonti.

La “materia prima”, contrariamente ai modelli tradizionali di produzione energetica, non è la fonte energetica ma è la comunità, l’insieme di persone, associazioni, enti, desiderosi di dare vita ad una esperienza energetica comune all’insegna della sostenibilità, ambientale ed economica, ad un miglioramento tangibile sul fronte della tutela delle risorse ambientali ed al tempo stesso della riduzione dei costi energetici. 

In questo quadro generale, è nata una innovativa evoluzione della CER: la CERS, Comunità Energetica Rinnovabile e Solidale.  La CERS è il modello elaborato e proposto da EPC – Energie per la Comunità, la società benefit creata dalla partnership tra CGM e Fratello Sole, con l’obiettivo di creare “comunità energetiche che generano valore sociale, fanno crescere economie di società ed attivano il cambiamento sostenibile”.

Un progetto di valore, promosso da partner sociali di eccellenza, che declina il profilo generale delle CER nel contesto specifico del Terzo Settore, valorizzandone missione, competenze e relazioni sul territorio.

La CERS propone un innovativo modello di collaborazione che offre agli associati la possibilità di fruire dei vantaggi derivanti dall’uso di energie rinnovabili anche in “servizi di territorio, di welfare, di mobilità sostenibile ed altri …”. 

La risorsa economica generata dalla CER diviene nella CERS opportunità di scambio virtuoso tra gli utenti della comunità (autoconsumatori) e le realtà no profit del territorio. 

Si promuove così, e si alimenta nel tempo, un modello virtuoso di collaborazione sociale integrata, dove la risorsa fonte rinnovabile “eccede” dal processo di produzione e consumo energetico, per sostenere un modello sociale ed economico ad alta qualità comunitaria. Un modello dal forte profilo innovativo, ambizioso ma praticabile, come tutti i cambiamenti che guardano al futuro con fiducia.

Modello delle nostre CERS è ENERNOI, la cui mission è “generare valore sociale attraverso economie di comunità capaci di attivare un cambiamento profondo nel segno della sostenibilità ambientale, sociale ed economica”.

ENERNOI rende disponibile ai territori interessati a promuovere le CERS, le competenze, le tecnologie, le esperienze, utili a sostenere le progettualità, come già avviene sull’intero territorio nazionale.

La collaborazione con ENERNOI può accelerare i tempi, migliorando l’assetto gestionale ed economico, trasferendo modelli e riferimenti utili alla gestione sociale della Comunità Energetica.

Tra le prime iniziative di EPC – Energie per la Comunità, c’è la CERS “Oremo Energia Solidale”, nel biellese.

Nata nella primavera del 2024 da un progetto di lunga lena e di ampia prospettiva di Cascina Oremo con il supporto dell’iniziativa “Immobili per il bene comune” di Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, la CERS di Oremo focalizza la “sostenibilità integrale” come principio fondativo generale.

È costituita da partner locali, rappresentativi della domanda e dei servizi sociali scambiabili, e da partner nazionali come CGM e Fratello Sole, che apportano know how e tecnologie per la gestione efficace e sostenibile del processo di produzione, regolazione e consumo. 

La CERS Oremo ha preso le mosse grazie alla creazione di una Cooperativa di Consumo Impresa Sociale, “basata sullo scambio tra l’energia che produce e quella consumata dai soci della comunità”, i cui soci fondatori sono realtà non profit e profit del territorio: Consorzio Sociale Il Filo da Tessere, La Vecchia Latteria srl, Centro Territoriale per il Volontariato Biella e Vercelli, Cooperativa Sociale Big Picture Learning, Cooperativa Sociale Maria Cecilia, Cooperativa di abitazione CaPi, Cooperativa Terre di Casa, Enoch snc, Semperlux srl.

L’incentivo finanziario via via generato dal sistema di produzione, viene erogato dal Gestore dei Servizi Energetici (G.S.E.) alla CERS che a sua volta lo “traduce” nei servizi che Cascina Oremo eroga a favore delle famiglie e delle persone associate, in ambiti come l’apprendimento, lo sport, l’orientamento, etc. 

Così disegnata, la CERS è un ambiente complessivo, dove lo scambio virtuoso tra produzione di energie sostenibili, risorse e competenze tecnologiche avanzate, utilità economiche, genera un valore sociale aggiuntivo che la consolida e la rafforza nell’insieme dei valori che la costituiscono.

A novembre 2024 Oremo Energia Solidale, ha stretto una partnership con Elettra, il Car Sharing 100% elettrico di Duferco Energia, e si è dotata di un’auto full-electric a disposizione della CER.

L’auto consente di effettuare gli spostamenti in maniera priva di emissioni carboniche dando un ulteriore contributo in termini di sostenibilità alle attività della Comunità energetica.