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Un nuovo ingresso nella Rete CGM. Si tratta di Genesi

Dopo Polo9, la nostra rete continua a crescere con l’ingresso della Cooperativa Sociale Genesi. Fondata nel 1998, è un punto di riferimento in Franciacorta e nei territori limitrofi per la cura e l’assistenza alle persone anziane. Il suo ingresso in CGM conferma la capacità della nostra rete di attrarre imprese sociali storiche e strutturate, desiderose di connettersi a un ecosistema nazionale per affrontare insieme le sfide future del welfare e della silver economy. Abbiamo rivolto qualche domanda alla cooperativa per conoscerli meglio, scoprire la loro visione e capire cosa si aspettano da questo nuovo percorso comune.

La nostra storia ha inizio il 27 ottobre 1998. L’anno successivo abbiamo ottenuto la gestione della RSA “Tilde e Luigi Colosio”, avviando ufficialmente la nostra attività. Fin da subito abbiamo capito che i bisogni degli anziani e delle loro famiglie richiedevano risposte articolate. Proprio per questo, nel tempo, abbiamo ampliato l’offerta affiancando alla residenzialità servizi semiresidenziali, ambulatoriali e domiciliari. Oggi, dopo oltre venticinque anni di crescita, gestiamo un sistema complesso che include un Centro Diurno Integrato, un Poliambulatorio, i servizi di RSA Aperta e un nucleo specialistico dedicato all’Alzheimer. Abbiamo investito costantemente nell’innovazione tecnologica, nella formazione e nelle certificazioni ISO per la qualità e l’ambiente, senza mai perdere il legame profondo con la nostra comunità locale.

La nostra missione si riassume nel motto: “Non solo anni alla vita, ma vita agli anni”. Ci prendiamo cura degli anziani del territorio della Franciacorta con spirito di umanità, promuovendo il benessere, la dignità e la personalizzazione del percorso di cura. Puntiamo a una presa in carico globale, che non si limiti ai bisogni sanitari ma intercetti anche le dimensioni relazionali ed emotive. I nostri obiettivi strategici sono chiari: mantenere una gestione economica solida e sostenibile (sfida complessa in un contesto di costi crescenti e alta complessità clinica), accrescere le giornate di assistenza del Centro Diurno e diversificare gli interventi domiciliari per essere sempre più flessibili e vicini ai bisogni delle famiglie.

Il nostro focus principale è il superamento del concetto tradizionale di servizi separati. Crediamo in un sistema integrato di cure: RSA, centri diurni e assistenza domiciliare operano all’interno di una stessa logica organizzativa. È il servizio che evolve insieme all’anziano e si adatta alle sue condizioni di salute, non il contrario. Al centro del nostro modello c’è un approccio a “doppio centro”, che riconosce come protagonisti assoluti sia la persona anziana sia la sua famiglia. L’invecchiamento e la fragilità coinvolgono l’intero nucleo dei caregiver: per questo le decisioni e il sostegno vengono sempre co-progettati con i familiari, garantendo la massima continuità assistenziale in ogni luogo di cura.

Desideriamo essere un vero e proprio attore di sviluppo locale. Generare impatto per noi significa attivare un circolo virtuoso tra la cura delle persone e la cura della comunità. Investiamo molto sulle risorse umane locali, promuovendo occupazione qualificata e stabile. Siamo convinti che chi vive e conosce il territorio possa offrire servizi più empatici e radicati. Creando posti di lavoro in loco e investendo in competenze, non offriamo solo assistenza ai cittadini più fragili, ma sosteniamo concretamente il tessuto economico e sociale delle famiglie e delle istituzioni della nostra zona.

Entrare nella rete CGM per noi significa aprirci a nuove e importanti opportunità di crescita su quattro fronti principali:

  • Comunità di pratica. Vogliamo confrontarci costantemente con altre realtà nazionali del settore per condividere soluzioni, anticipare i trend e migliorare la qualità dei nostri servizi.
  • Valorizzazione delle Risorse Umane. Intendiamo partecipare a progetti innovativi per sviluppare nuove competenze degli operatori e migliorare il benessere organizzativo.
  • Formazione sul campo. Riconosciamo il valore unico dei percorsi formativi promossi da CGM, proprio perché progettati da un Consorzio che vive quotidianamente la realtà operativa del Terzo Settore.
  • Sguardo internazionale. Desideriamo aprirci a modelli e metodologie sviluppate all’estero, e in questo percorso di interscambio consideriamo la guida e l’accompagnamento di CGM un elemento di valore inestimabile.
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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B. Storia #5

Prosegue il racconto delle persone e dei progetti nati all’interno delle nostre imprese sociali della rete nazionale. Questo mese ci spostiamo in Toscana, nel cuore del territorio di Empoli e Montelupo Fiorentino, per scoprire l’esperienza della cooperativa sociale Pegaso.

  • Cooperativa: Cooperativa Sociale Pegaso
  • Settore di riferimento: Servizi ambientali, logistica leggera, montaggio palchi ed eventi, manifattura sociale per confezionamento e imballaggio, ciclofficina
  • Territorio: Empoli e Camaioni (Montelupo Fiorentino) – Toscana
  • Protagonista: il team della Ciclofficina Sociale e della Manifattura

Fondata nel 2000 dalla volontà di un gruppo di famiglie, Pegaso nasce con un obiettivo chiaro: costruire spazi di lavoro inclusivi per persone con fragilità psichiche. Oggi è una realtà consolidata che conta su un organico di 38 occupati e che accoglie quotidianamente oltre 50 persone svantaggiate attraverso tirocini e percorsi terapeutici.

La cooperativa opera su un doppio binario: da un lato la gestione dei servizi tradizionali sul territorio (dallo sfalcio del verde al montaggio di palchi ed eventi), dall’altro una manifattura sociale di 800 mq dedicata al confezionamento e imballaggio conto terzi, fiore all’occhiello nell’attivazione delle convenzioni ex Art. 14 D.Lgs. 276/03 per l’adempimento degli obblighi aziendali sulle categorie protette.

L’impatto di Pegaso si traduce in un cambiamento silenzioso e costante, capace di generare valore per l’intera collettività:

  • Individuale e familiare. Rappresenta un presidio di inclusione stabile in cui le persone riducono l’isolamento, trovano ascolto e un ruolo sociale riconosciuto, restituendo al contempo serenità e fiducia ai propri nuclei familiari
  • Comunitario e sistemico. Garantisce la cura degli spazi urbani, parchi e manifestazioni pubbliche, rendendo le attività culturali locali sicure e accessibili. Inoltre, ogni percorso di inserimento attivo genera un risparmio stimato di 15.000 euro all’anno in costi socio-assistenziali evitati, per un beneficio complessivo sul territorio di circa 300.000 euro annui
  • Economico ed ecologico. Trasforma l’inclusione lavorativa da un mero costo assistenziale a un vantaggio competitivo basato su lavorazioni reali di qualità richieste dal mercato profit, integrando modelli di economia circolare e sostenibilità ambientale

All’interno dell’ampio ventaglio di attività di Pegaso, c’è un laboratorio speciale che fotografa alla perfezione l’idea del riscatto e della rigenerazione: la ciclofficina sociale “Ruote, Catene e Corone”. In questo spazio, biciclette vecchie o abbandonate vengono sottratte allo scarto per ricevere una seconda possibilità.

È qui che ha preso vita il progetto Spin4Change, un’iniziativa che trasforma le vecchie biciclette rigenerate in vere e proprie cyclette energetiche destinate a produrre energia pulita. All’interno del laboratorio, ciascuno dei ragazzi inseriti trova un ruolo preciso in base alle proprie attitudini: c’è chi si occupa dello smontaggio dei pezzi, chi della verniciatura dei telai, chi del minuzioso controllo dei freni e chi dell’assemblaggio finale.

Il funzionamento della ciclofficina dimostra come la precisione tecnica e la manualità possano diventare un medium straordinario per la crescita personale: lavorando insieme sulla riparazione di un oggetto concreto, le competenze dei ragazzi crescono di giorno in giorno di pari passo con la fiducia nelle proprie capacità, dimostrando che il concetto di “secondo ciclo di vita” non si applica solo ai materiali, ma prima di tutto alle persone.

Per superare la dipendenza dagli appalti pubblici e proteggere i percorsi di inserimento dai ritmi serrati del mercato tradizionale, Pegaso ha sviluppato una nuova strategia di posizionamento commerciale finanziata dalla Fondazione CRF. Nasce così Bottega B, un portale e-commerce e una piattaforma commerciale di rete che connette le cooperative sociali di tipo B con le imprese profit.

Attraverso Bottega B e la creazione di punti di ritiro fisici che generano comunità, le aziende del territorio possono esternalizzare lavorazioni di qualità (come il confezionamento delle scatole regalo per le aziende vinicole) e attivare programmi di welfare aziendale. Il progetto punta a incrementare i margini di guadagno delle commesse delle imprese sociali, permettendo loro di investire in strutture tecniche all’avanguardia capaci di rispondere alle sfide contemporanee.

“Il nostro obiettivo è riuscire a trasformare l’inclusione lavorativa da costo ad opportunità, cioè a trasformare i progetti in contratti veri che lascino autonomia alle persone. Abbiamo sviluppato il progetto Bottega B, un e-commerce realizzato per far conoscere su vasta scala e reciprocamente le tante belle realtà, la maggior parte cooperative di tipo B che inseriscono al lavoro persone con disabilità, e i prodotti da loro realizzati, soprattutto grazie ai punti di ritiro fisici, che creano comunità. Una “comunità” appunto, prima ancora che un e-commerce, che unisce in rete cooperative ed altri enti sociali per valorizzare prodotti di qualità e generare quel valore aggiunto che possa far crescere le imprese sociali. La sfida che ci attende è diventare vere imprese, imparare a raccontare davvero il valore sociale che produciamo e, in quel valore sociale, trovare la spinta per la nostra crescita“.

Andrea Cristalli, Presidente Cooperativa Sociale Pegaso

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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B. Storia #4

Prosegue il racconto delle persone inserite nelle nostre imprese sociali della rete nazionale. Rimaniamo in Lombardia per spostarci sul territorio mantovano e scoprire una realtà nata dall’unione di due storiche anime della cooperazione: la cooperativa SPERANZASINERGIE.

  • Cooperativa: SPERANZASINERGIE
  • Settore di riferimento: Servizi di pulizia, ristorazione scolastica, assistenza domiciliare, cure socio-sanitarie e servizi specialistici per l’autismo
  • Territorio: Provincia di Mantova e parte delle province di Verona, Brescia, Cremona e Reggio Emilia
  • Protagonista: V.

Nata nel 2025 dalla fusione strategica tra la Cooperativa Speranza (fondata nel 1983 all’interno dell’Ospedale Psichiatrico di Mantova per contrastare i manicomi) e la Cooperativa Sinergie (nata nel 1995 e specializzata nella cura e nell’assistenza domiciliare), SPERANZASINERGIE rappresenta l’unione simbolica tra il desiderio di futuro e la capacità organizzativa.

Oggi la cooperativa gestisce un’ampia filiera di servizi in cui sono attive ben 33 persone in inserimento lavorativo, di cui 28 attraverso progetti individualizzati e 5 collocate in aziende profit del territorio tramite convenzioni ex art. 14. Dai servizi tradizionali fino alle eccellenze terapeutiche come lo “Spazio Autismo”, la cooperativa integra sociale, sanitario e sociosanitario per rispondere in modo flessibile ai nuovi bisogni delle comunità.

L’impatto di SPERANZASINERGIE si sviluppa in modo profondo e multidimensionale su tutto il territorio:

  • Individuale. Permette a persone con disabilità fisica, sensoriale, intellettiva o psichica di uscire dall’isolamento, recuperando autostima, dignità e competenze professionali attraverso un affiancamento quotidiano e personalizzato
  • Comunitario e familiare. Offre un sollievo concreto alle famiglie e attiva una fitta rete di collaborazione con Comuni, aziende sanitarie, centri per l’impiego e associazioni, affrontando in modo trasversale le sfide dell’invecchiamento attivo e della fragilità adulta
  • Economico e inclusivo. Attraverso iniziative d’avanguardia come il progetto “Autismo e Lavoro” (in partnership con Mestieri Lombardia), accompagna i giovani under 29 con autismo ad alto funzionamento verso l’assunzione reale nel mercato del lavoro profit, azzerando le barriere e formando le imprese ospitanti

V. ha un carattere determinato e una grande voglia di indipendenza. Nel 2021, grazie alla segnalazione del Servizio di Formazione all’Autonomia che ne seguiva i primi passi verso l’autonomia, fa il suo ingresso in cooperativa. Per crescere e responsabilizzarsi, V. aveva bisogno di un contesto che fosse al tempo stesso protetto, accogliente e stimolante.

La cooperativa decide di inserirlo in un cantiere dedicato alla ristorazione scolastica, affidandogli le mansioni legate al lavaggio delle stoviglie. In questo percorso non è mai solo: accanto a lui, ogni giorno, c’è la cuoca del cantiere, che assume il ruolo di tutor e guida costante.

Passo dopo passo, V. impara il mestiere, acquisisce consapevolezza e svolge la sua attività con competenza e profonda soddisfazione.

Oggi, quel percorso iniziato come inserimento protetto è diventato così solido che la cooperativa attende la sua formale domanda di ammissione a socio: un traguardo che sancisce il suo riscatto definitivo e lo rende parte integrante della vita e del futuro dell’impresa sociale.

“SPERANZASINERGIE nasce dai cardini fondanti delle due cooperative che l’hanno generata e da una lettura lucida del Terzo Settore contemporaneo, che oggi si confronta con una realtà sociale complessa. Se vogliamo davvero mantenere centrale la missione dell’inserimento lavorativo, serve integrare i diversi sistemi di welfare (sociale, sanitario e sociosanitario) rigenerando risorse e relazioni a partire dai territori. La fusione ha permesso di unire competenze, semplificare processi e rafforzare la nostra presenza. Oggi siamo una cooperativa capace di innovare, crescere e costruire percorsi di autonomia reale per le persone più fragili, senza perdere la storia e l’identità che ci hanno accompagnati fin qui“.

Claudio Bollani, Presidente SPERANZESINERGIE

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Biblioteche itineranti e musei aperti. La cultura accessibile dell’Impresa Creativa EDA

La terza tappa di “Cultura in Movimento” con le interviste di Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager di CGM, ci porta in Toscana, a Firenze, per incontrare EDA. Si tratta di un’Impresa Culturale Creativa che dal 2001 e con uno staff di circa 180 persone lavora per rendere l’esperienza artistica un’opportunità trasformativa, realmente inclusiva e partecipata da 0 a 99 anni.

La missione di EDA è rendere le biblioteche luoghi di conservazione, ma anche spazi attivi di produzione culturale, dialogo e relazione. Gestendo sistemi complessi come quello di Firenze, la cooperativa punta tutto sulle attività collaterali per attivare le periferie: laboratori artistici, rassegne e calendari co-progettati con il tessuto associativo locale.

Un approccio che a Castagneto Carducci ha permesso di trasformare la biblioteca da spazio percepito come “noioso” a centro di aggregazione per i giovani. Ma l’innovazione si muove anche su tre ruote. Infatti, con il progetto “Tam-Tam! La cultura che ti muove”, EDA ha dato vita a una vera e propria biblioteca mobile su un’iconica Ape Piaggio, capace di raggiungere le comunità più isolate di San Casciano in Val di Pesa, portando prestiti di libri e attività culturali direttamente sotto le case dei cittadini.

L’azione della cooperativa si estende all’interno dei musei con l’obiettivo di trasformarli in presìdi in cui sentirsi parte attiva di una comunità. Al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, EDA cura progetti di mediazione e accessibilità d’avanguardia. Tra le esperienze più longeve spiccano i laboratori espressivi per il Dipartimento di Salute Mentale, i percorsi di danza per persone con Parkinson (ispirati a Dance Well) e le attività artistiche dedicate alle donne in gravidanza e neonati.

Parallelamente, EDA porta avanti un dialogo autentico con la comunità sorda e l’ENS (Ente Nazionale Sordi), promuovendo la lingua dei segni (LIS) attraverso la co-progettazione di video-guide museali dedicate e percorsi inclusivi che scardinano l’abilismo e i linguaggi istituzionali rigidi.

Nel contesto di Prato, caratterizzato da una complessa realtà multiculturale con oltre 120 etnie censite, la scuola diventa lo specchio della società e delle sue disuguaglianze nell’accesso alla cultura. Qui EDA interviene usando i linguaggi dell’arte come medium universale per superare le barriere linguistiche e l’isolamento sociale.

Davanti al campanello d’allarme di un’iper-digitalizzazione scolastica che ha smantellato i laboratori tradizionali, la cooperativa sceglie di andare in direzione opposta. “Riportiamo al centro la manualità e il contatto diretto con i materiali attraverso lo scarabocchio, il gesso, l’argilla e la pittura. È fondamentale restituire ai ragazzi la dimensione concreta e sensoriale dell’esperienza”, spiega Emanuel, Responsabile Welfare Culturale di EDA.

Ispirandosi alle migliori pratiche del Nord Europa, al MoMA di ed al sistema bibliotecario di Barcellona, EDA rivendica il ruolo strategico di mediatore tra istituzioni, politica e cittadini. Per l’impresa culturale toscana, l’unica strada percorribile oggi è l’ascolto attivo delle fragilità, lette non come limiti ma come risorse generative. “Ciò che serve alle persone oggi è avere spazi in cui essere ascoltati e potersi esprimere. La proposta calata dall’alto non ha più senso”, conclude la Presidente Francesca, evidenziando la necessità di creare contesti liberi da aspettative, dove ognuno possa partecipare con i propri strumenti.

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Welfare culturale e co-creazione. L’innovazione educativa della Cooperativa Stripes

La nuova tappa di “Cultura in Movimento” con le interviste di Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager di CGM, ci porta tra la provincia di Milano e il territorio di Monza e Brianza per incontrare STRIPES, un’impresa sociale che dal 1989 dimostra come la pedagogia, l’arte e la cultura possano ridisegnare il benessere delle comunità.

Per STRIPES la cultura è una vera e propria leva di emancipazione e crescita. Una vocazione nata più di trent’anni fa con la rivista Pedagogika e consolidata sul campo attraverso progetti storici capaci di portare l’espressione artistica persino dentro gli ospedali psichiatrici. “Per noi la cultura è prima di tutto un modo di fare esperienza”, racconta Dafne Guida, presidente e direttrice della cooperativa. “I linguaggi dell’arte non sono solo strumenti di intervento nei servizi, ma anche modi per raccontarli e renderli vivi”. Questo approccio si traduce in équipe multidisciplinari, dove educatori e pedagogisti lavorano fianco a fianco con professionisti del mondo dell’arte per stimolare il pensiero critico e divergente dei più giovani.

Un pilastro centrale del modello STRIPES è la rigenerazione degli spazi visti come luoghi vivi, capaci di influenzare l’energia e le relazioni di chi li abita. Attraverso la gestione di HUB territoriali come Spazio Ariosto, La Bolla e Paripasso, la cooperativa rifiuta l’idea di una cultura calata dall’alto. “Il nostro approccio mette al centro le persone, rendendole protagoniste dei luoghi” spiega Valentina Sala, project manager di STRIPES. “Anziani, giovani, famiglie: a loro affidiamo simbolicamente le chiavi degli spazi“. Il principio cardine è la co-creazione: ai cittadini non si chiede di essere spettatori passivi, ma di partecipare attivamente all’ideazione e alla realizzazione di mostre, eventi e attività, partendo dalle proprie passioni.

L’efficacia del connubio tra arte e cura emerge con chiarezza in progetti come SOLIMAI, nato per contrastare l’isolamento sociale degli over 65. Attraverso la fruizione culturale condivisa (come visite ai musei, cinema, musica), gli anziani combattono la solitudine, riattivano canali emotivi e cognitivi che sembravano spenti. Dall’emozione nasce un apprendimento profondo che cambia le traiettorie di vita: grazie al progetto, i partecipanti hanno stretto nuove reti d’amicizia autonome e sono arrivati a realizzare vere e proprie mostre personali. La cultura diventa così un dispositivo di salute pubblica e comunitaria, capace di ricucire i legami tra le generazioni.

Nonostante le fatiche quotidiane legate alla burocrazia e alla ricerca di modelli di sostenibilità economica stabili nel lungo periodo, STRIPES continua a guardare avanti lavorando in stretta sinergia con la rete CGM. L’orizzonte della cooperativa punta ora a una dimensione internazionale, con l’obiettivo di esportare il proprio know-how pedagogico e le competenze costruite nell’ambito dell’innovazione digitale all’interno di contesti inclusivi globali.

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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B. Storia #3

Prosegue il racconto delle persone inserite nelle nostre imprese sociali della rete nazionale. Dopo la Lombardia, ci spostiamo in Liguria, tra i territori del Tigullio e del Golfo Paradiso, per scoprire l’esperienza della cooperativa Il Sentiero di Arianna.

  • Cooperativa: Il Sentiero di Arianna
  • Settore di riferimento: Politiche attive del lavoro, servizi scolastici, refezione, manutenzione del territorio e trasporti
  • Territorio: Chiavari, Sestri Levante e distretti sociosanitari del Tigullio e Golfo Paradiso (GE)
  • Protagonista: Marcella

Nata nel 1996 da un’esperienza di imprenditoria femminile, la cooperativa opera in un territorio tanto affascinante quanto complesso, segnato da spopolamento e invecchiamento della popolazione. Nel tempo, Il Sentiero di Arianna è diventata un’Agenzia per il Lavoro accreditata in Regione Liguria, specializzata nella progettazione di percorsi individualizzati che uniscono orientamento, tirocini, tutoraggio educativo e formazione professionale.

Dalla gestione delle refezioni scolastiche alla cura del territorio, la cooperativa non offre semplici contratti, ma un contesto che accoglie e dà tempo. Un vero e proprio ecosistema che accompagna verso l’autonomia persone che vivono condizioni di fragilità o che arrivano da percorsi di marginalità, violenza domestica o restrizioni della libertà.

L’impatto del Sentiero di Arianna si sviluppa su più livelli, trasformando la risposta ai bisogni assistenziali in cittadinanza attiva:

  • Individuale. Restituisce dignità, stabilità economica e capacità di scelta, riducendo il rischio di isolamento delle persone più vulnerabili
  • Comunitario e sistemico. Costruisce reti solide tra servizi pubblici, scuole e imprese locali, dimostrando che l’inclusione è un processo condiviso che rafforza l’intero territorio
  • Culturale. Promuove l’equità e l’empowerment femminile come motori di progresso, trasformando i servizi di pubblica utilità (come la refezione o i trasporti) in presidi di coesione sociale e legalità.

Marcella ha 34 anni e vive a Sestri Levante. Per molto tempo il suo percorso lavorativo è stato precario, frammentato tra impieghi stagionali nella ristorazione e pulizie a chiamata. Il suo ingresso nel mondo della cooperazione avviene grazie alla segnalazione dei servizi sociali, inizialmente per un progetto di pulizia delle spiagge con la cooperativa Pellicano Verde (fusa nel 2026 con Il Sentiero di Arianna), poi bruscamente interrotto dalla pandemia.

Ma il vero punto di svolta arriva quando le viene proposta una borsa lavoro all’interno dei servizi di refezione scolastica. Quello che era iniziato come un tirocinio di inserimento si è trasformato, passo dopo passo, in una solida stabilità professionale.

Oggi Marcella è una lavoratrice e una socia a tutti gli effetti della cooperativa. Si occupa stabilmente di refezione scolastica e supporta le attività di consegna dei pasti a domicilio e di trasporto per persone con disabilità. La sua storia dimostra come una borsa lavoro possa trasformarsi in un percorso definitivo di riscatto e partecipazione.

“Il lavoro è uno strumento di autonomia, partecipazione e crescita per tutti. Da trent’anni è questa l’idea che guida il Sentiero di Arianna. Siamo nati da un’esperienza di imprenditoria femminile e abbiamo sempre creduto nell’empowerment delle donne e nella possibilità per ciascuno di trovare il proprio spazio nel mondo. Quando una comunità si prende cura di chi rischia di restare ai margini, diventa più giusta per tutti”.

Simona Rizzi, Presidente Il Sentiero di Arianna

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Cosa significa essere imprenditori sociali? Quattro generazioni a confronto

Per superare la crisi del personale nel Terzo Settore non bastano le classiche strategie di gestione delle risorse umane. Interroga il senso stesso del lavoro sociale, incrocia i progetti di vita delle persone, i loro desideri e le loro aspirazioni. Di fronte a queste sfide, le organizzazioni rischiano di andare in affanno, scaricando le tensioni sulla gestione quotidiana e sulla continuità dei servizi. Diventa allora necessario fermarsi per recuperare il respiro (un approccio da breathing organization) e creare uno spazio di ricomposizione.

Insieme a VITA abbiamo messo attorno a un tavolo quattro generazioni di cooperatori a confronto, a viso aperto, sul valore reale dell’impresa sociale.

Raccontare le professioni del sociale è una scelta culturale e politica per portare sotto i riflettori chi svolge un mestiere fondamentale per la comunità.

L’esperimento condotto da CGM e VITA nasce per permettere alle intelligenze collettive di rimettersi in moto. L’obiettivo è concreto:

  • Comprendere le motivazioni di chi ha scelto di lasciare questo settore
  • Accompagnare con cura chi entra oggi per la prima volta in cooperativa
  • Costruire reali dispositivi di benessere organizzativo e di equità
  • Coltivare i luoghi di vita fuori dal lavoro, perché è lì che si forma il senso di fare impresa sociale, ben oltre le semplici competenze tecniche.

In questo momento di grande turnover, in ballo non c’è solo la sostenibilità economica delle imprese, ma la loro stessa cultura organizzativa e la capacità di impattare sul mondo per cambiarlo in meglio.

I flussi in uscita richiedono la costruzione di veri e propri “backup intergenerazionali”: spazi in cui condividere memorie, competenze e stile. Un patrimonio immateriale che, soprattutto per le nostre cooperative, deve essere inalienabile e continuamente rigenerabile. Una mappa culturale aperta, pronta per essere riscritta da chi deciderà di subentrare.

Foto di Antonio Mola

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Turismo, cultura e inclusione. L’innovazione arriva da Matera con Oltre l’Arte

L’innovazione sociale non è solo una questione di numeri, ma di storie, volti e visioni che cambiano il modo di abitare i territori. Con il progetto “Cultura in Movimento”, la Rete CGM ha deciso di mappare questo cambiamento attraverso un racconto corale: una serie di interviste curate da Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager, che ci accompagnerà in un viaggio tra le realtà capaci di trasformare la cultura in “codice sorgente” del proprio agire.


La prima tappa di questo diario di bordo ci porta a Matera, per incontrare Oltre L’Arte, una cooperativa sociale di tipo B che da oltre quindici anni dimostra come il turismo e la cultura possano essere i motori di una vera economia civile.

Oltre L’Arte non è un’impresa turistica qualunque. Gestisce i siti più iconici della Basilicata, dai Sassi di Matera al borgo fantasma di Craco, garantendo lavoro a oltre 80 persone. La loro forza risiede nel non separare mai l’efficienza del mercato dalla socialità. “Ci ispiriamo ai principi dell’economia civile. È un modo diverso di fare economia, che non separa l’efficienza dalla socialità, il mercato dalla comunità, la sostenibilità e la felicità pubblica”, spiega la Presidente Rosangela Maino. Questa visione permette a persone con fragilità di costruire un’autonomia reale all’interno di un’azienda che produce il 90% del proprio fatturato dal mercato privato.

Uno dei momenti centrali dell’intervista di Sofia è stato l’incontro con il Laboratorio di Artigianato Solidale. Qui il concetto di “scarto” viene completamente ribaltato: materiali come cartapesta e scarti tipografici diventano oggetti d’arte, mentre persone con sindrome di Down o in difficoltà trovano una nuova possibilità. “Non sono solo i materiali a tornare a vivere: da noi anche le persone possono tornare a fiorire diventando protagoniste. Il nostro è un lavoro creativo, ma la relazione è centrale”, è la riflessione di Eustachio Santochirico, direttore artistico del laboratorio. In questo contesto, i ragazzi non sono semplici esecutori: insegnano l’arte a scuole e turisti, trasformando la fragilità in una risorsa generativa di autostima e competenza.

Il racconto di Sofia evidenzia come per Oltre L’Arte l’accessibilità non sia un’etichetta, ma un principio portante. Dalle chiese storiche di Matera attrezzate con supporti audio-tattili fino a “Il sogno del capitano” — il primo lido inclusivo della Basilicata a Metaponto — ogni servizio è pensato per essere fruibile da tutti. Il messaggio è chiaro: la diversità è una risorsa e non esiste inclusione senza accessibilità reale.“Vogliamo rafforzare il senso di comunità e costruire una società che metta davvero al centro le persone. Una società in cui i luoghi siano accessibili, la cultura sia motore di cambiamento e la collaborazione un valore quotidiano. Il nostro focus resta l’inserimento lavorativo di persone con disabilità e oggi ci stiamo aprendo anche al mondo agricolo per favorire esperienze di agricoltura sociale. Le nostre scelte sono chiare: le coltiviamo da sempre, con competenza e passione”, conclude Rosangela Maino.

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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B. Storia #2

Prosegue il racconto delle persone inserite nelle nostre imprese sociali della rete nazionale. Dopo la tappa in provincia di Siena, siamo in Lombardia tra Milano e Cernusco sul Naviglio (MI) con Cascina Biblioteca.

  • Cooperativa: Cascina Biblioteca
  • Settore di riferimento: Agricoltura sociale e manutenzione del verde
  • Territorio: Milano e Cernusco sul Naviglio (MI)
  • Protagonista: C.

Da oltre trent’anni, Cascina Biblioteca trasforma il lavoro in un’occasione di crescita personale e collettiva. Nata nel 1995 come piccola realtà familiare, oggi è un presidio sociale e agricolo di riferimento che conta 270 lavoratrici e lavoratori.

Il cuore dell’impegno è costruire percorsi reali e stabili: ogni giorno la cooperativa accoglie oltre 120 persone fragili, molte delle quali assunte tramite convenzioni (ex art. 14) che permettono una progettazione a lungo termine. Dalla produzione di miele alla gestione del lavandeto, l’inserimento lavorativo qui non è una formalità, ma un vero percorso di emancipazione e autonomia.

L’impatto di Cascina Biblioteca va ben oltre la singola opportunità occupazionale, configurandosi come un vero investimento nel bene comune. Negli ultimi cinque anni, tra il 50% e il 70% dei lavoratori del Settore B è stato composto da persone con fragilità, trasformando l’inclusione in una pratica quotidiana.

A livello economico e sociale, questo modello genera un valore tangibile per la collettività: riduce il rischio di isolamento, rafforza il senso di appartenenza e trasforma i costi assistenziali in risorse produttive. Restituendo autonomia e reddito alle persone, la cooperativa contribuisce a un sistema pubblico più sostenibile, dove il lavoro diventa il motore di una partecipazione attiva alla vita della comunità.

C. è arrivato in cooperativa come studente di un Centro di Formazione Professionale (CFP) con una disabilità riconosciuta: un inizio che per molti avrebbe significato un percorso limitato a mansioni semplici.

Ma C. ha scelto di non porsi confini. Con una determinazione straordinaria, ha studiato per ottenere la patente C. Non si trattava solo di imparare a guidare, ma di acquisire la capacità di manovrare i mezzi pesanti dotati di autoscala, strumenti fondamentali per la manutenzione del verde e il trasporto di piante di grandi dimensioni.

Il suo non è stato solo un successo personale, ma un salto di qualità per tutta la squadra. Il suo impegno costante e la precisione millimetrica sul campo lo hanno portato a superare un esame complesso e a diventare, oggi, uno dei caposquadra di Cascina Biblioteca. Oggi C. non solo guida quei mezzi, ma coordina il lavoro dei colleghi, trasformando la sua storia da percorso di inserimento a esempio di leadership cooperativa.

“L’area inserimenti lavorativi ha contribuito in modo significativo alla costruzione di percorsi di autonomia reale. L’inserimento lavorativo funziona quando è stabile, accompagnato e pensato nel tempo: non è un intervento emergenziale, ma un investimento sociale di lungo periodo che trasforma le fragilità in competenze riconosciute“.

Francesco Allemano, Presidente Cascina Biblioteca

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Storie di inclusione delle cooperative di tipo B: il lavoro che genera valore. Storia #1: SET

Centinaia di cooperative sociali di tipo B portano avanti una missione semplice e rivoluzionaria: assumere persone che il mercato del lavoro tradizionale tende a scartare. Ma se tutta la cooperazione di tipo B si fermasse?

Nell’attuale panorama sociale, economico e politico, da nord a sud sono 159 le imprese sociali della rete nazionale di CGM ad occuparsi dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Così, abbiamo deciso di raccogliere alcune storie proprio da loro.

“Le cooperative sociali di tipo B rappresentano l’espressione più antica e concreta della cooperazione italiana, nata per mettere al centro la persona come motore dell’infrastruttura economica del paese, creare opportunità di lavoro per chi rischia di restare ai margini e generare valore reale per il territorio. Come rete CGM, sostenere le imprese lungo tutto lo Stivale significa garantire autonomia, dignità e futuro a migliaia di persone, stimolando il virtuoso connubio tra inclusione e produzione, solidarietà e competitività. La vera sfida che oggi ci troviamo a dover affrontare, tanto come rete nazionale quanto a livello dei singoli operatori coinvolti, consiste nel dare maggiore visibilità e riconoscimento al nostro modello e all’impegno professionale, silenzioso ma fondamentale, delle imprese sociali aderenti a CGM al fianco delle comunità”, spiega Giusi Biaggi, Presidente del Consorzio.

  • Cooperativa: Servizio e Territorio (SET)
  • Settore di riferimento: Manutenzione del verde, Pulizie professionali, Logistica e Servizi cimiteriali
  • Territorio: Provincia di Siena (con particolare attenzione alla Val d’Elsa)

Nata a Siena nel 1993 lungo la Via Francigena, la cooperativa SET accompagna da 33 anni persone fragili verso nuove possibilità. Con una forza lavoro di 34 dipendenti, la cooperativa mette al centro la dignità e la ripartenza, offrendo percorsi di inserimento modellati sulle esigenze, i limiti e le aspirazioni di ogni singola persona. L’obiettivo non è semplicemente occupare una posizione lavorativa, ma sostenere un cammino di crescita che porti l’individuo a sentirsi utile, capace e parte integrante di un contesto sociale e professionale.

In oltre tre decenni di attività, SET ha offerto opportunità occupazionali a più di mille persone, generando un impatto profondo su più livelli:

  • Economico: attraverso la creazione di valore tramite servizi qualificati messi in campo sul territorio.
  • Sociale: prevenendo l’isolamento e la regressione di persone che affrontano momenti di grave difficoltà.
  • Relazionale: costruendo ponti e reti di collaborazione stabili con servizi sociali, Caritas, centri per l’impiego e amministrazione penitenziaria.

Questo impegno costante contribuisce a mantenere unito il tessuto territoriale, promuovendo una cultura della responsabilità condivisa e della cura della comunità.

L’identità più autentica di SET è definita dalla pluralità dei volti che l’hanno attraversata in questi trent’anni: un mosaico di storie segnate da fragilità familiari, dipendenze, disabilità, malattie o percorsi giudiziari. Per la cooperativa, non importa da dove si arrivi, ma il percorso che si decide di costruire insieme.

Poiché “nessuna vita si somiglia davvero”, SET rifiuta la replica di percorsi standardizzati. Ogni inserimento è un cammino unico che richiede tempi diversi, ascolto e una rimodulazione costante dei contesti. In questo spazio, persone che sembravano destinate alla solitudine trovano il luogo in cui fermarsi, riprendere fiato e ricominciare a progettare il proprio futuro.

“SET nasce dall’affiancarsi alle persone in stato di bisogno, dal promuovere percorsi di aiuto e di emancipazione insieme con tutti i partner che compongono la storia delle nostre comunità. Lavorare gomito a gomito, condividere fatiche, cadute, sogni e speranze: è questo il modo di cooperare che rende possibile un’impresa dal sapore sociale”.

Piero Morini, Presidente SET