La terza tappa di “Cultura in Movimento” con le interviste di Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager di CGM, ci porta in Toscana, a Firenze, per incontrare EDA. Si tratta di un’Impresa Culturale Creativa che dal 2001 e con uno staff di circa 180 persone lavora per rendere l’esperienza artistica un’opportunità trasformativa, realmente inclusiva e partecipata da 0 a 99 anni.
Le biblioteche come centri vivi e itineranti
La missione di EDA è rendere le biblioteche luoghi di conservazione, ma anche spazi attivi di produzione culturale, dialogo e relazione. Gestendo sistemi complessi come quello di Firenze, la cooperativa punta tutto sulle attività collaterali per attivare le periferie: laboratori artistici, rassegne e calendari co-progettati con il tessuto associativo locale.
Un approccio che a Castagneto Carducci ha permesso di trasformare la biblioteca da spazio percepito come “noioso” a centro di aggregazione per i giovani. Ma l’innovazione si muove anche su tre ruote. Infatti, con il progetto “Tam-Tam! La cultura che ti muove”, EDA ha dato vita a una vera e propria biblioteca mobile su un’iconica Ape Piaggio, capace di raggiungere le comunità più isolate di San Casciano in Val di Pesa, portando prestiti di libri e attività culturali direttamente sotto le case dei cittadini.
Il museo come presidio di Welfare Culturale e inclusione LIS
L’azione della cooperativa si estende all’interno dei musei con l’obiettivo di trasformarli in presìdi in cui sentirsi parte attiva di una comunità. Al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, EDA cura progetti di mediazione e accessibilità d’avanguardia. Tra le esperienze più longeve spiccano i laboratori espressivi per il Dipartimento di Salute Mentale, i percorsi di danza per persone con Parkinson (ispirati a Dance Well) e le attività artistiche dedicate alle donne in gravidanza e neonati.
Parallelamente, EDA porta avanti un dialogo autentico con la comunità sorda e l’ENS (Ente Nazionale Sordi), promuovendo la lingua dei segni (LIS) attraverso la co-progettazione di video-guide museali dedicate e percorsi inclusivi che scardinano l’abilismo e i linguaggi istituzionali rigidi.
La scuola oltre il digitale tra manualità e integrazione
Nel contesto di Prato, caratterizzato da una complessa realtà multiculturale con oltre 120 etnie censite, la scuola diventa lo specchio della società e delle sue disuguaglianze nell’accesso alla cultura. Qui EDA interviene usando i linguaggi dell’arte come medium universale per superare le barriere linguistiche e l’isolamento sociale.
Davanti al campanello d’allarme di un’iper-digitalizzazione scolastica che ha smantellato i laboratori tradizionali, la cooperativa sceglie di andare in direzione opposta. “Riportiamo al centro la manualità e il contatto diretto con i materiali attraverso lo scarabocchio, il gesso, l’argilla e la pittura. È fondamentale restituire ai ragazzi la dimensione concreta e sensoriale dell’esperienza”, spiega Emanuel, Responsabile Welfare Culturale di EDA.
Ascolto e reti: superare le proposte calate dall’alto
Ispirandosi alle migliori pratiche del Nord Europa, al MoMA di ed al sistema bibliotecario di Barcellona, EDA rivendica il ruolo strategico di mediatore tra istituzioni, politica e cittadini. Per l’impresa culturale toscana, l’unica strada percorribile oggi è l’ascolto attivo delle fragilità, lette non come limiti ma come risorse generative. “Ciò che serve alle persone oggi è avere spazi in cui essere ascoltati e potersi esprimere. La proposta calata dall’alto non ha più senso”, conclude la Presidente Francesca, evidenziando la necessità di creare contesti liberi da aspettative, dove ognuno possa partecipare con i propri strumenti.



