Il percorso di trasformazione digitale della Rete CGM segna una tappa fondamentale. Dopo mesi di lavoro partecipato, workshop di co-design e sessioni di test, la piattaforma DCS (Data Management & Intelligence Platform) è pronta al debutto ufficiale.
Nata all’interno del progetto DigiCompSoc, sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale e realizzato in collaborazione con Cedel ed Elis Innovation Hub, la piattaforma non è un semplice software gestionale, ma uno strumento strategico “di rete” pensato dalle cooperative per le cooperative.
Perché una piattaforma DCS?
Come avevamo raccontato all’inizio di questo percorso, la gestione dei progetti finanziati rappresenta una sfida complessa per le organizzazioni del Terzo Settore. Ogni finanziatore ha regole proprie, le scadenze si accavallano e spesso il valore sociale generato fatica a essere misurato e comunicato in modo sistematico.
La piattaforma DCS risponde a queste criticità trasformando attività frammentate in un flusso integrato:
Centralizzazione. Si monitorano in tempo reale scadenze, budget e rendicontazione
Collaborazione. Si crea uno spazio condiviso per i team, anche di organizzazioni diverse
Raccolta. Si organizzano i dati in maniera intelligente per raccontare i risultati raggiunti, ma anche per costruire un dataset ordinato a supporto di strategie condivise
Sicurezza e Trasparenza. Massima protezione dei dati e tracciabilità di ogni operazione
Prossimi passi: Go-Live e User Experience Lab
Il cambiamento non si ferma al rilascio tecnico. Per accompagnare le organizzazioni nell’adozione dello strumento, abbiamo programmato due appuntamenti:
il 28 aprile 2026 alle ore 11.00 il GO-LIVE: webinar di presentazione delle funzionalità della piattaforma
il 5 o il 6 maggio dalle ore 11.00 alle ore 13.00 le sessioni di User Experience Lab dove ricevere le credenziali di accesso e testare il funzionamento della piattaforma
DigiCompSoc è una delle 24 iniziative innovative finanziate dal Fondo per la Repubblica Digitale, che con il Bando “Digitale sociale” mira a ottimizzare l’utilizzo degli strumenti digitali per la gestione dei dati e dei processi organizzativi, oltre a creare un linguaggio comune e una consapevolezza diffusa.
Dopole CERS di Biella (leggi l’articolo), Cernusco (leggi l’articolo), Genova (leggi l’articolo) e Matera (leggi l’articolo) e Cantù (leggi l’articolo), vi presentiamo la comunità energetica Tigullio Energie Condivise. È promossa dal Gruppo Territoriale del Tigullio di Confindustria Genova e ha come soci fondatori imprese, enti religiosi e soggetti del terzo settore. In particolare, la Diocesi di Chiavari, Confindustria Genova, la coop. Tassano, il Sentiero di Arianna Cooperativa Sociale e le aziende COSME, CSolutions, DLS, Enaltec, Frigorgelo, Virtual.
Nata il 2 aprile 2026, questa nuova CERS non è solo un progetto tecnico, ma il frutto di una collaborazione coraggiosa tra mondi diversi. Tra i soci fondatori figurano infatti imprese (tramite Confindustria Genova), enti religiosi come la Diocesi di Chiavari e pilastri del terzo settore locale come le cooperative Sentiero di Arianna e Tassano. L’iniziativa ha radici profonde: attua infatti una delle azioni chiave del piano industriale del Tigullio presentato nel 2024, con l’obiettivo di creare un modello di sviluppo sostenibile e partecipato.
Cosa rende la Tigullio Energie Condivise una vera CERS?
Impianti propri. A differenza di molti altri modelli, sarà la stessa CER a realizzare e gestire direttamente gli impianti fotovoltaici.
Incentivi solidali. Gli incentivi riconosciuti dal GSE nei prossimi 20 anni non saranno redistribuiti tra i soci, ma interamente destinati al sostegno di iniziative a beneficio del territorio.
Veste giuridica. Per blindare questa missione, è stata scelta la forma di Cooperativa di consumo Impresa Sociale.
Quali sono i numeri dell’impatto?
Oltre 1,5 MW di potenza complessiva installata.
500 tonnellate di CO2 abbattute ogni anno.
3 milioni di euro in risorse dirette per progetti sociali, generati dai 7 milioni di ricavi previsti nel ventennio.
Le voci dei protagonisti
Come sottolineato da Anna Manca, Presidente di Confcooperative Liguria, questa realtà è una vera “generatrice di energia buona: quella fotovoltaica e quella sociale”. Anche per il Vescovo di Chiavari, Giampio Devasini, l’adesione della Diocesi risponde a una visione di «ecologia integrale», dove la tutela dell’ambiente cammina di pari passo con la giustizia sociale e la cura delle persone.
Questa sinergia tra attori diversi è l’elemento distintivo del modello delle CERS Enernoi, come spiega Sabina Bellione, Presidente di EpC – Energie per la Comunità: “Tigullio Energie Condivise è una CERS Enernoi che riunisce mondi diversi — imprese, realtà del terzo settore e organizzazioni religiose — verso un obiettivo comune. Con grande spirito di collaborazione e attenzione alla sostenibilità, attori diversi si sono messi insieme per dare corso ad una vera transizione giusta dove la tutela dell’ambiente si unisce alla cura delle persone e della comunità”.
Con il supporto tecnico di Duferco Energia e la consulenza strategica di EpC – Energie per la Comunità (la società benefit nata in casa CGM), il Tigullio traccia una rotta replicabile: quella di un’energia che non si limita a illuminare le case, ma accende nuove possibilità per l’intero sistema sociale.
Ti sei perso le tappe precedenti del nostro viaggio nelle CERS? Rileggi gli articoli.
Nata dall’esperienza di professionisti del sociale, Polo9 opera su tutto il territorio delle Marche con un obiettivo chiaro: promuovere l’autonomia e l’inclusione delle persone più vulnerabili. Dalla cura delle dipendenze patologiche ai servizi educativi, fino all’inserimento lavorativo e all’innovazione sociale, Polo9 mette sempre al centro la persona e le sue potenzialità. L’ingresso in CGM rappresenta per Polo9 un’opportunità di confronto e crescita per rafforzare la capacità di risposta ai bisogni sociali attraverso lo scambio di buone pratiche.
Chi siete e come nasce la cooperativa sociale Polo9?
Polo9 società cooperativa sociale-impresa sociale nasce ad Ancona con l’obiettivo di promuovere inclusione sociale e benessere delle persone e delle comunità. La cooperativa si sviluppa dall’esperienza di professionisti e professioniste del sociale che, negli anni, hanno costruito servizi e progetti rivolti a persone in situazione di fragilità. Polo9 opera su tutto il territorio marchigiano con un approccio integrato, collaborando con enti pubblici, realtà del Terzo Settore e comunità locali per sviluppare risposte innovative ai bisogni sociali.
La vostra Mission?
La mission di Polo9 è promuovere l’autonomia, l’inclusione e la qualità della vita delle persone, in particolare di chi vive situazioni di vulnerabilità. Lavoriamo per generare opportunità di crescita personale e sociale, sostenendo percorsi di cura, educazione, inserimento lavorativo e partecipazione attiva alla vita della comunità.
Quali sono i vostri focus principali?
I principali ambiti di intervento della cooperativa riguardano:
i servizi per le dipendenze patologiche;
i servizi educativi e socio-assistenziali;
i servizi dedicati alla formazione;
i percorsi di inclusione sociale e lavorativa;
i progetti di sviluppo di comunità e innovazione sociale.
In tutti questi ambiti lavoriamo con un approccio multidisciplinare, mettendo al centro la persona e le sue potenzialità.
Quale impatto desiderate generare sul territorio?
Polo9 si impegna a generare un impatto sociale positivo favorendo inclusione, coesione sociale e sviluppo delle comunità. L’obiettivo è contribuire alla costruzione di territori più solidali, capaci di accogliere le fragilità e valorizzare le risorse delle persone, creando reti tra istituzioni, cittadini, realtà del Terzo Settore e imprese del territorio.
CGM e Polo9 inizio di una collaborazione, cosa vi aspettate da questo scambio?
L’ingresso nella rete CGM rappresenta per Polo9 un’importante opportunità di confronto e crescita. Ci aspettiamo uno scambio di competenze, esperienze e buone pratiche che possa rafforzare la nostra capacità di innovazione e di risposta ai bisogni sociali. La collaborazione con una rete nazionale come CGM permette inoltre di ampliare le prospettive di sviluppo e di costruire progettualità condivise a beneficio dei territori.
“Entrare nella rete CGM rappresenta per Polo9 un passo significativo nel nostro percorso di crescita. Crediamo profondamente nel valore della cooperazione tra cooperative sociali e nella capacità delle reti di generare innovazione e impatto sociale. Questa adesione ci permette di condividere esperienze, rafforzare competenze e contribuire insieme alla costruzione di comunità più inclusive e solidali”.
L’innovazione aperta rappresenta un investimento storico per il Consorzio CGM. Recentemente, l’incontro a Catanzaro presso la sede di Entopan, partner con cui è stato costruito Human Tech, ha permesso di definire nuove direzioni di sviluppo. Abbiamo chiesto a Flaviano Zandonai, Open Innovation Manager di CGM, di raccontarci quali sono le sfide che attendono la rete.
Quali sono i principali ritorni di questo investimento in innovazione aperta?
Finora, i dieci percorsi di Human Tech effettuati si sono concentrati su assessment e codesign, prototipando nuovi beni, servizi e unità organizzative dedicate al cambiamento. Lo stiamo facendo proprio in questi giorni con le imprese sociali Girasole a Lecco, Firenze e Città della Luna a Salerno. La fase successiva ci porta ora verso il vero investimento: un programma di supporti e incontri periodici (un capitolato progettuale aperto) per costruire crescita in un contesto di fiducia reciproca.
Si parla spesso di “cambiare il verso” all’innovazione. Cosa significa per le imprese sociali?
Fino ad oggi, le imprese sociali sono state beneficiarie dei percorsi grazie al contatto con startup e provider tecnologici. Ora però, quelle più rafforzate possono giocare un ruolo di “game changer”. Possono operare come fornitori di beni e servizi a “impatto nativo”, capaci di generare innovazione attraverso processi di social procurement verso le imprese for profit. A Catanzaro abbiamo raffinato questo nuovo programma che lanceremo a breve.
State lavorando anche per superare la logica dell’intervento sulla singola impresa?
Sì, l’approccio dell’open innovation deve orientarsi sempre più sulla trasformazione di sistemi. Un esempio importante è “Girasole 5.0”, centrato sulla trasformazione digitale del sistema di welfare territoriale lecchese (con il consorzio Consolida e l’impresa sociale Il Girasole). L’obiettivo è replicare questo modello in altri territori, avviando cluster mutualistici di open innovation su sfide comuni come la gestione del capitale umano o l’integrazione dei sistemi rendicontativi.
Qual è la sfida più rilevante per il futuro di Human Tech?
Rimane la sfida legata alla dotazione di un capitale d’investimento per “dare gambe” all’innovazione e farne una leva trasformativa reale. In questo senso, il sostegno di CGM Finance e Sefea Impact sarà fondamentale ora che abbiamo raggiunto una maturità operativa e strategica elevata.
Panoramic view to the town of Matera in Italy with historic buildings. Unesco heritage site
L’ultimo numero della rivista VITA è dedicato alle “Aree interne: l’Italia da scoprire”, un viaggio tra le realtà che stanno ridisegnando il futuro dei territori del nostro Paese. È stata coinvolta anche la cooperativa Oltre l’Arte, chiamata a raccontare come la cultura possa diventare un motore di sviluppo per il territorio lucano. Abbiamo colto l’occasione per approfondire emozioni, sfide e cambiamenti di Oltre l’Arte e di Matera con Rosangela Maino, membro del CDA di CGM ePresidente della cooperativa.
L’ultimo numero della rivista VITA è dedicato alle aere interne e in questa ricerca siete stati contattati anche voi, ma cosa significa operare in un territorio come Matera?
Matera è una città che negli ultimi 20 anni ha preso consapevolezza del potenziale culturale e turistico che la caratterizza, delle opportunità di sviluppo che si sono generate grazie ai riconoscimenti, prima di Sito Unesco, poi di Capitale Europea della Cultura e ora di Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo per il 2026. In tutto questo fermento la comunità è stata protagonista di un cambiamento e si è resa parte di un processo che oggi è fatto di accoglienza, ospitalità, innovazione culturale e sviluppo economico e sociale. Lavorare in un contesto in costante crescita è di grande interesse ed è sfidante, ci impegna a custodire il passato e a costruire il futuro con rinnovata energia e creatività.
Come è cambiato il modo di operare prima e dopo li riconoscimento di Matera come Capitale della Cultura 2019?
Il cambiamento si è percepito nella velocità con cui la città ha dovuto adeguarsi ad una crescente presenza di visitatori, di turisti, di cittadini temporanei che hanno determinato la necessità di potenziare alcuni servizi già presenti e la nascita di nuove attività. Ha stimolato la crescita dell’offerta culturale principalmente di operatori del settore turistico e delle imprese culturali e creative. Ha stimolato i giovani ad aprire nuove attività e a rendersi protagonisti del proprio futuro lavorativo.
Quali sono i progetti principali che sviluppa Oltre l’Arte?
I principali progetti che sviluppa Oltre l’Arte sono: la gestione del patrimonio culturale della città di Matera e dei paesi dell’area interna della Basilicata, la promozione dell’incoming in Basilicata con proposte di turismo cultuale, scolastico, accessibile, percorsi di visita esperienziale, laboratori di artigianato solidale, gestione dell’ospitalità etica e sociale, gestione di un lido inclusivo. In tutte le attività e i progetti la cooperativa Oltre l’Arte coniuga la dimensione culturale e quella sociale promuovendo attraverso l’arte e la cultura esperienze di welfare culturale.
Quale impatto genera il vostro lavoro sul territorio?
Il principale impatto che Oltre l’Arte genera è quello occupazionale anche di persone con disabilità. L’offerta turistica e culturale resa con puntualità, regolarità ha permesso al sistema turistico locale di essere strutturato e affidabile. Il rispetto della legalità in materia fiscale e amministrativa ha indotto anche altre piccole realtà ad organizzarsi e regolarizzare la propria attività.
Che futuro vi immaginate per i vostri ragazzi e lo sviluppo del territorio?
Il desiderio di Oltre l’Arte coincide con il desiderio di quei giovani che hanno scelto di rimanere a Matera e in Basilicata per continuare a far vivere la nostra terra. Questi sono i sogni che all’inizio hanno animato le scelte di 7 giovani che hanno fondato Oltre l’Arte e che oggi sono diventati circa 100. Ci auguriamo che questo impegno possa essere generativo e foriero di nuove opportunità occupazionali per altri giovani e di valorizzazione e sviluppo di altre comunità soprattutto quelle dei piccoli borghi della Basilicata.
Dopole CERS di Biella (leggi l’articolo), Cernusco (leggi l’articolo), Genova (leggi l’articolo) e Matera (leggi l’articolo), vi presentiamo la comunità energetica Fu.so di Cantù: 8 E.T.S.e una società profit che si sono unite per un futuro sostenibile.“La solidarietà per noi è senso e obiettivo. Siamo anche convinti che la prospettiva di entrare a fare parte di una CER Solidale, contribuendo con i propri consumi e le proprie scelte di investimento a sostenere progetti ad impatto, possa essere interessante sia per le imprese del territorio sia per i privati cittadini“.
Da dove nasce l’idea di fondare una CER a Cantù?
Il territorio canturino è ricco di cooperazione sociale e di realtà associative storicamente attive e radicate. Le CER rappresentano certamente un’opportunità di coniugare molti temi cari a queste organizzazioni: l’aggregazione e lo sviluppo territoriale, la sostenibilità ambientale e l’impatto sociale. Anche grazie al ruolo svolto da Consorzio CGM e Energie per la Comunità (EPC), da un piccolo gruppo di promotori (le cooperative Demo Energia, In Cammino e Mondovisione e la congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione) si è creato un interesse sempre crescente verso questa iniziativa che ha portato alla costituzione di una cooperativa la cui base sociale è quasi interamente composta da Enti del terzo settore con la sola eccezione di una società profit che si occupa dell’installazione di impianti fotovoltaici.
Quali obiettivi della Fu.So. CERS?
Certamente i soci fondatori vedono nella CERS la possibilità di aggregare diversi soggetti attorno ad un progetto comune in grado di promuovere una comunità che cresce attorno ai temi della sostenibilità. Inoltre, l’aspettativa è di generare un incentivo economico in grado di sostenere progetti ad impatto sul territorio delle cabine primarie in cui riusciremo ad attivare delle configurazioni. Inizialmente il territorio di riferimento sarà quello delle 4 cabine primarie toccate dal territorio comunale, che prende anche comuni limitrofi quali Mariano Comense, Carimate, Cermenate, Capiago Intimiano, Alzate e Tavernerio.
L’obiettivo è aggregare in 3 anni oltre 200 soci, cercando primariamente di coinvolgere le persone e le organizzazioni che già fanno parte, a diverso titolo, delle organizzazioni fondatrici, ma aggregando anche imprese, enti e privati cittadini che vorranno condividere la nostra idea di impresa sociale.
Come mai il nome Fu.So. CERS?
Intanto la “S” di CERS: è importante già nel nome affermare che la solidarietà per noi è senso e obiettivo. Siamo anche convinti che la prospettiva di entrare a fare parte di una CER Solidale, contribuendo con i propri consumi e le proprie scelte di investimento a sostenere progetti ad impatto, possa essere interessante sia per le imprese del territorio sia per i privati cittadini.
Poi la scelta del nome. Fu.So. è prima di tutto una sigla che sta per Futuro Sostenibile. Ma il nome richiama anche al “fusello”, ossia lo strumento utilizzato con il tombolo per realizzare il famoso pizzo di Cantù. E quindi richiama la territorialità che, almeno in questa fase inziale, il progetto vuole avere per produrre un impatto sulla propria comunità di appartenenza.
Quali sono le peculiarità di Fu.So. CERS?
Sicuramente la peculiarità è relativa alla sua base sociale: 9 soggetti giuridici di cui 8 E.T.S. che hanno deciso di intraprendere un percorso di lungo termine per promuovere e realizzare progetti ad impatto sul proprio territorio.
Che futuro per Fu.So. CERS?
Il primo obiettivo è quello di cercare di sviluppare e ampliare il progetto, coinvolgendo imprese e cittadini al duplice scopo di generare aggregazione territoriale e avere una base sociale ampia in grado di condividere l’energia.
Ovviamente questo può avvenire se effettivamente saranno realizzati i primi impianti. L’obiettivo è installare circa 150 kWp entro la primavera del 2026, sperando che le complessità normative e la confusione relativamente gli incentivi PNRR alle CER non diventino ostacoli rilevanti e che quindi possano in qualche modo rallentare lo sviluppo del progetto.
Ti sei perso le tappe precedenti del nostro viaggio nelle CERS? Rileggi gli articoli.
Dal progetto Community hub, un percorso di orientamento all’impatto per la cooperativa La Vigna di Reggio Emilia e il nostro Consorzio Nazionale CGM, grazie alla coollaborazione con AICCON. Sviluppiamo un “metodo di impatto” che, attraverso strumenti, pratiche e linee guida condivise, sia in grado di migliorare l’efficacia dell’azione e della strategia organizzativa.Il percorso ha già portato alla creazione di un framework comune e ora stiamo mettendo mano al Quaderno degli Apprendimenti, un toolkit pratico che aiuterà a rendere l’impatto una bussola per le scelte future.L’intervista alla Cooperativa La Vigna.
Da dove nasce questo progetto?
Il finanziamento della Regione Emilia-Romagna per l’innovazione sociale ci ha permesso di potenziare l’autofficina e realizzare un nuovo digital lab, ma soprattutto ci ha dato l’opportunità di misurare l’impatto sociale delle nostre attività. Da sempre attenti alla sostenibilità, abbiamo colto questa occasione per avviare un percorso che non si limitasse a quantificare i cambiamenti dei singoli progetti, ma che facesse crescere la cultura della valutazione d’impatto in tutta la cooperativa e ci aiutasse a orientare le strategie aziendali in base ai risultati. La metodologia della Catena del Valore Ecologico dell’Impatto (CVEI) di AICCON e l’approccio partecipativo, insieme all’attenzione di Consorzio CGM per l’innovazione, hanno risposto pienamente a questa nostra visione.
Ci raccontate il percorso svolto e chi è stato coinvolto?
Abbiamo creato un team interno dedicato alla valutazione d’impatto, coordinato dalla Referente Responsabilità Sociale d’Impresa e composto da Direttore, Responsabile Area Produzione e Lavoro, Responsabile Risorse Umane e Responsabile Servizi Generali. In una prima fase, AICCON (Serena Miccolis, Elena Barison, Stefano Malevolti) e Consorzio CGM (Flaviano Zandonai, Simona Taraschi) hanno trasferito al team competenze fondamentali su metodologia e approccio. Successivamente, abbiamo co-costruito il framework di valutazione e avviato la raccolta degli indicatori individuati. Tutti gli stakeholder di Vigna sono stati coinvolti attraverso sondaggi e focus group, rendendo il processo realmente partecipativo.
Quali sono stati i punti di forza di questo lavoro?
I punti di forza sono stati molteplici: la qualità e l’esperienza degli attori coinvolti, la solidità della metodologia adottata, la possibilità di affrontare il tema della valutazione d’impatto in modo trasversale e la valorizzazione di quanto la cooperativa già realizza con successo.
Vi immaginavate questi risultati?
Inizialmente pensavamo di riuscire solo a introdurre la valutazione d’impatto nella cooperativa. In realtà, il percorso ha avuto un effetto “contaminante” anche su molti partner e stakeholder coinvolti. Per La Vigna, questo lavoro ha permesso di leggere in chiave strategica l’attività di inserimento lavorativo e di immaginare nuove evoluzioni future, sempre più innovative.
Quale valore vi portate da questo lavoro fatto insieme ad AICCON e CGM?
Il valore più grande è stato riscoprire che le nostre attività non si limitano a migliorare la vita dei beneficiari diretti, ma contribuiscono a generare trasformazioni strutturali nei contesti e nei sistemi in cui operiamo. Abbiamo compreso che generare impatto positivo significa pensare alla sostenibilità in modo integrale, unendo dimensioni sociale, ambientale, economica e culturale-politica.
Come pensate di portare avanti e sviluppare questo lavoro?
Vogliamo trasferire gli apprendimenti acquisiti ad altri ambiti della cooperativa e puntiamo a far validare gli strumenti costruiti internamente da un comitato scientifico esterno. Questo per valorizzare ancora di più il nostro lavoro quotidiano e garantirne la qualità.
Ci raccontate meglio la cooperativa la Vigna?
La Vigna è una cooperativa sociale di tipo misto A e B, fondata nel 1985, che offre percorsi riabilitativi a persone in condizioni di fragilità o vulnerabilità, favorendone l’integrazione e l’inclusione sociale attraverso accoglienza, inserimento lavorativo ed educazione. La cooperativa opera senza scopo di lucro, perseguendo l’interesse generale della comunità con un approccio sostenibile e inclusivo.
Le attività svolte sono:
Inserimento lavorativo di persone fragili: servizi di igiene ambientale (pulizia aree pubbliche e private, raccolta foglie, gestione rifiuti), tutoraggio ambientale, servizi di back/front office, autofficina, multiservice, pulizie e disinfestazione.
Accoglienza: gestione di strutture per cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale.
Dipendenze patologiche e marginalità adulta: centro diurno semiresidenziale, servizi di supporto all’abitare, struttura a bassa soglia per persone in situazione di marginalità, counseling su riduzione del danno e sostegno alle famiglie.
Commercio equo e solidale: tramite Meridiano 361 Impresa Sociale srl (società controllata al 100%), con quattro negozi fisici, e-commerce, relazioni dirette con i produttori, adesione a Equo Garantito e Altromercato.
Sabina Bellione, Project designer, responsabile Progettazione CGM, ci racconta il suo viaggio in Palestina, organizzato con la nostra cooperativa socia Il Giardinone (con la presidente Laura Gallo) e l’organizzazione Volontariato Internazionale per lo sviluppo per incontrare il mondo cooperativo locale. “Queste cooperative ci mostrano che la resilienza non è solo resistere, ma creare valore dove gli altri vedono solo fragilità, trasformare la marginalità in progetto, la scarsità in innovazione”.Ecco le sue parole.
Tredici cooperative tra Ramallah, Betlemme, Hebron, Gerusalemme e Tulkarem. Tredici storie, tredici comunità, tredici esempi concreti di come la cooperazione possa diventare una forma viva di resistenza e di rinascita.
Molte delle cooperative incontrate sono composte e guidate da donne. Donne che lavorano nei campi, nelle cucine, nei laboratori artigianali. Donne che trasformano olive in olio, pomodori in conserve, stoffe in ricami. Donne che, con dignità e determinazione, non accettano di essere solo “beneficiarie”, ma diventano protagoniste economiche, sociali e culturali delle proprie comunità.
Quando si entra nei loro laboratori o nei piccoli centri di trasformazione si percepisce subito che la cooperativa non è solo un’impresa: è una forma collettiva di vita, di sostegno reciproco, di costruzione di futuro.
In Palestina, la cooperativa nasce spesso da un bisogno molto concreto: quello di produrre, di trasformare, di commercializzare, ma soprattutto di restare, di radicarsi, di resistere.
E proprio in questo si manifesta la sua forza imprenditoriale e umana: offrire ai soci, spesso con risorse minime, gli strumenti, i mezzi, a volte anche il credito, per poter lavorare, generare reddito e mantenere viva la comunità.
Sono imprese create dai soci, gestite democraticamente, basate sulla partecipazione economica, sulla trasparenza, sull’autonomia, sulla cooperazione tra cooperative e sull’impegno verso la comunità.
È un modello che unisce autogestione e solidarietà, imprenditorialità e giustizia sociale.
Le cooperative palestinesi ci ricordano che la cooperazione è un atto politico e umano allo stesso tempo. È un modo per dire: “Noi restiamo, lavoriamo, produciamo, costruiamo insieme.”
E ci mostrano che la resilienza non è solo resistere, ma creare valore dove gli altri vedono solo fragilità, trasformare la marginalità in progetto, la scarsità in innovazione.
Prosegue a pieno ritmo lo sviluppo della Piattaforma DCS – Data Management & Intelligence Platform, l’innovativo strumento digitale promosso nell’ambito del progetto DigiCompSoc (promosso da Repubblica Digitale e guidato da CEDEL) per rafforzare le competenze digitali e la sostenibilità dell’Economia Sociale.Nel 2026 il nuovo strumento verrà testato con il coinvolgimento di circa 40 imprese cooperative e 70 PM o coordinatori. Candidati per partecipare: diventa early adopter.
Il 22 ottobre, a Roma, è stato presentato il mock-up della piattaforma, frutto delle sessioni di co-design che hanno coinvolto direttamente gli operatori del settore. Oggi, siamo entrati nel vivo della fase di sviluppo tecnico, con un obiettivo chiaro: fornire uno strumento pronto all’uso che supporti le organizzazioni nelle attività di gestione, rendicontazione e misurazione dell’impatto dei progetti gestiti.
La roadmap di sviluppo e test
Lo sviluppo della Piattaforma DCS si concluderà a inizio 2026. Seguirà immediatamente una fase cruciale di formazione e test che vedrà il coinvolgimento di circa 40 imprese cooperative e 70 tra Project Manager, Coordinatori e Responsabili di Progetto/Servizio. Un’opportunità concreta per diventare early adopter e contribuire al perfezionamento finale dello strumento.
I prossimi passi: come partecipare
Alla fase di sviluppo
Se siete interessati a saperne di più o a partecipare attivamente alla fase di sviluppo della piattaforma potete scrivere a openlab@cgm.coop e richiedere una call di approfondimento.
Per essere selezionati per la fase di test, che include formazione e accompagnamento gratuito, è necessario iscrivere i propri Project Manager, Coordinatori o Responsabili di Area al percorso propedeutico e gratuito sull’utilizzo di projects tools e gestione dei collaboratori.
Una Piattaforma progettata per chi fa Impresa Sociale
La Piattaforma DCS nasce come alleato strategico per gli Uffici di Progettazione e i responsabili operativi. È pensata per supportare l’intero ciclo di vita, dalla progettazione alla rendicontazione, di ogni tipo di iniziativa:
Progetti Complessi: Finanziati, con ampi partenariati e necessità di tracciabilità dettagliata.
Servizi a Contratto: Gestione e monitoraggio delle attività previste dai capitolati di servizio e dalle convenzioni.
La piattaforma agisce su due livelli complementari:
Livello Operativo (Gestionale): La Piattaforma DCS è un software specializzato che offre alle cooperative uno strumento avanzato per la gestione strutturata, collaborativa e tracciabile di progetti e servizi (avvio, pianificazione, esecuzione, controllo e chiusura). Il suo valore si moltiplica quando il progetto coinvolge più partner operativi, garantendo un unico punto di controllo.
Livello Strategico (Intelligenza): Il vero focus della Piattaforma è la raccolta, la validazione e la valorizzazione dei dati di progetto. L’utilizzo delle sue funzionalità garantisce una raccolta strutturata che va oltre la rendicontazione: permette di valutare non solo l’impatto del singolo progetto, ma anche l’impatto complessivo dell’organizzazione nel proprio territorio, incrociando i risultati di tutti i servizi gestiti.
Il Valore Aggiunto della Piattaforma
La struttura di DCS è pensata per superare le frammentazioni tipiche della gestione progettuale:
Gestione Integrata: Copre tutte le fasi del progetto, integrando funzionalità basate su metodologie di valutazione riconosciute, come la Teoria del Cambiamento e l’analisi del SROI (Social Return On Investment).
Standardizzazione dei Processi: Promuove l’uso di una metodologia condivisa (ispirata all’Italian Method for Integrated Project Management) che migliora la coerenza e la comparabilità dei dati, un fattore chiave per le cooperative che lavorano in rete.
Dati per la Valutazione: La piattaforma non sostituisce l’analisi di impatto, ma è l’ambiente strutturato che organizza sistematicamente la base dati necessaria per analisi valutative complesse e credibili.
Le funzionalità chiave per Project Manager e Dirigenza
Le funzionalità sono state progettate per garantire controllo e trasparenza a ogni livello:
Gestione Centralizzata dei Progetti: Permette la creazione di schede dettagliate, la mappatura degli stakeholder e il monitoraggio continuo di attività, budget e KPI. Risultato: maggiore Efficienza, Trasparenza e Controllo.
Costruzione di Survey e Raccolta Dati: Consente di creare e personalizzare moduli di raccolta dati (es. su beneficiari o metriche d’impatto) e collegarli direttamente a obiettivi, risultati o stakeholder. Fondamentale per la standardizzazione dei formati di raccolta.
Visualizzazione e Analisi dei Dati: Trasforma i dati raccolti in Insight Strategici attraverso dashboard interattive con visione sinottica dello stato di avanzamento e dei KPI (quantitativi e qualitativi). Permette l’analisi dei trend e l’esportazione di report in formati editabili (Word, Excel) per la rendicontazione.
Condivisione Sicura dei Dati: Permette la condivisione controllata di dati e report con partner o enti finanziatori, grazie a controlli di accesso granulari e configurazione del livello di tracciamento (anonimo o autenticato).
Gestione Ruoli e Utenti: Supporta ruoli differenziati (Amministratore, Editor, Visualizzatore) per garantire l’integrità dei dati, la sicurezza operativa e la piena conformità al GDPR.
Interoperabilità e Sicurezza
Sistema di Archiviazione e Interoperabilità: la piattaforma sarà strutturata per consentire lo scambio bi-direzionale di dati con altri sistemi gestionali già in uso (es. CRM), eliminando il doppio lavoro e integrandosi con servizi di archiviazione (come Sharepoint e Google Drive).
Standard di Sicurezza: Piena conformità al GDPR e implementazione di rigorosi protocolli di crittografia per garantire la massima protezione dei dati sensibili.
Configurazione Flessibile: Prevede un alto livello di personalizzazione di campi, moduli e report, per adattarsi alle specifiche esigenze organizzative della cooperativa.
Il Modello di Funzionamento: Il Logical Framework
Tutte le funzionalità si basano sul Logical Framework, la “struttura logica” che organizza in modo coerente e verificabile le voci principali del progetto, favorendo la valutazione di impatto e la tracciabilità delle relazioni di causa-effetto (tra risorse, attività, risultati e obiettivi).
DigiCompSoc è una delle 24 iniziative innovative finanziate dal Fondo per la Repubblica Digitale, che con il Bando “Digitale sociale” mira a ottimizzare l’utilizzo degli strumenti digitali per la gestione dei dati e dei processi organizzativi, oltre a creare un linguaggio comune e una consapevolezza diffusa.
Dalla Basilicata, l’agricoltura che include. Vi raccontiamo i progetti del nostro consorzio socio La Città Essenziale che intrecciano il mondo agricolo e quello sociale. “Così trasformiamo la terra in opportunità di formazione, autonomia e inserimento lavorativo per persone con fragilità, e restituiamo alle comunità locali un nuovo modello di cooperazione e sviluppo sostenibile”.
L’agricoltura che include. In Basilicata, a Grassano e a Colobraro, sono stati presentati nei giorni scorsi i risultati di due progetti portati avanti dal nostro socio Consorzio La Città Essenziale e che hanno unito mondo agricolo e mondo sociale. Si tratta di “Coltiviamo l’Inclusione” e “Sempreverde”, entrambi i progetti finanziati dal PSR Basilicata 2014-2020 – Misura 19 LEADER (Sottomisura 19.2) – Azione “Agricoltura Sociale” del GAL START 2020 srl. Due esperienze diverse ma complementari, che hanno trasformato la terra in opportunità di formazione, autonomia e inserimento lavorativo per persone con fragilità, e rrestituito alle comunità locali un nuovo modello di cooperazione e sviluppo sostenibile.
A Grassano. Il lavoro nei campi come crescita collettiva
A Grassano, la Cooperativa Sociale Oltre l’Arte, in collaborazione con l’Azienda Agricole Vignola e l’AIPD di Matera, ha raccontato un percorso in cui il lavoro nei campi è diventato strumento di crescita personale e collettiva. La presentazione dei risultati del progetto “Coltiviamo l’Inclusione” è stata ospitata nella Sala Convegni di Palazzo Materi e moderato dal Presidente di Confcooperative Basilicata, Giuseppe Bruno. Presenti il Sindaco di Grassano, Filippo Luberto, la nostra consigliera Rosangela Maino, presidente di Oltre l’Arte, Angela Morrone, direttore del Consorzio La Città Essenziale, e Angelo Zizzamia, presidente del GAL Start 2020. “L’agricoltura sociale restituisce dignità alle persone – ha dichiarato Rosangela Maino – perché consente di valorizzare le capacità di ciascuno e costruire percorsi di autonomia dentro una comunità accogliente.” “È la rete a fare la differenza”, ha sottolineato Angela Morrone – Quando cooperazione sociale e mondo agricolo si incontrano, nascono opportunità concrete di lavoro e di vita per chi, troppo spesso, è ai margini“.
A Colobraro. La cura del verde e l’inclusione
A Colobraro, la Cooperativa Sociale Collettivo Colobrarese, insieme alle aziende agricole Masseria Nivaldine e Masseria Viviano, ha presentato i risultati del progetto “Sempreverde“, che ha unito cura del verde, multifunzionalità agricola e inclusione sociale in un percorso capace di generare presidio territoriale e nuove prospettive di sviluppo per le aree interne. All’incontro, tenutosi al Palazzo delle Esposizioni, sono intervenuti il Sindaco di Colobraro, Nicola Lista, la Presidente del Consiglio Comunale, Anna Bernardo, la Presidente della Cooperativa Collettivo Colobrarese, Roberta Picerno, e i rappresentanti delle aziende agricole coinvolte. “Questi progetti mostrano che anche nei piccoli comuni del nostro entroterra – ha detto il Sindaco Nicola Lista – l’agricoltura può diventare un motore di comunità, creando lavoro e rafforzando il senso di appartenenza.” “La nostra sfida – ha aggiunto Roberta Picerno – è quella di un’agricoltura che non produce solo beni, ma relazioni, fiducia e possibilità.”
Un modello di sviluppo che mette al centro le persone
“Queste esperienze – ha ricordato Giuseppe Bruno, presidente di Confcooperative Basilicata – dimostrano che la cooperazione può essere il motore di un nuovo modello di sviluppo rurale, capace di tenere insieme il valore della persona, la sostenibilità economica e la vitalità delle comunità locali.” Un messaggio condiviso anche dal Presidente del GAL Start 2020, Angelo Zizzamia, che ha evidenziato come “l’agricoltura sociale rappresenti una leva concreta per rigenerare i territori e costruire futuro nelle aree rurali”.
Entrambe le giornate si sono concluse con una degustazione dei prodotti delle aziende agricole coinvolte, simbolo tangibile del legame profondo tra terra, lavoro e comunità: un racconto autentico di come, in Basilicata, l’agricoltura possa includere e generare futuro.