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Buone vacanze e buon lavoro. In autunno piano di impresa partecipato e Stati Generali a Salerno

In occasione della pausa estiva, pubblichiamo un intervento della nostra presidente Giusi Biaggi. “Auguro che questi giorni di riposo siano utili per costruire dentro di noi nuove consapevolezze rispetto al valore del nostro lavoro”. Appuntamento alla ripresa per una intensa stagione con il nuovo piano di impresa 2026/2028 e gli Stati Generali a Salerno sul Benessere.

Gli uffici di CGM rimarranno chiusi dall’11 al 15 agosto. Riapriamo il 18 agosto.

Care socie, cari soci,
ci mettiamo alle spalle la prima parte di questo 2025 nel quale abbiamo avuto il privilegio di poterci incontrare in diverse occasioni: durante gli Stati Generali di Cremona, gli incontri territoriali di aprile, l’Assemblea dei Soci che ha portato al rinnovo del nostro Consiglio di Amministrazione. E poi abbiamo potuto mettere a frutto la nostra intelligenza collettiva su molti oggetti importanti: il percorso formativo sul capitale umano, la comunità di pratica EDU, i gruppi di lavoro sul socio sanitario, gli incontri per le nuove CER, l’avvio del percorso sul welfare culturale, le opportunità generate dall’open innovation principalmente con il nostro programma Human Tech e tutte le occasioni create dalle progettazioni condivise, dai
momenti formativi e di consulenza.

L’autunno sarà per Cgm un tempo molto intenso perché costruiremo il nuovo piano di impresa 2026/2028 e lo faremo attraverso momenti partecipati con il Consiglio di Amministrazione, lo Staff, i Soci.
Inoltre 4 e 5 novembre organizzeremo i nostri Stati Generali a Salerno, ospiti del Consorzio La Rada. Il tema sarà quello del Benessere come sfida collettiva, il benessere legato alle persone, alle organizzazioni e alle relazioni. Speriamo di essere in tanti, come a Cremona, per poter godere della bellezza dell’incontro e del confronto tra noi, sicuri di riportare poi questa energia dentro alle nostre imprese sociali.
Per diversi di noi si avvicina un tempo di vacanze. A ciascuno auguro che sia un tempo vissuto dentro a relazioni buone in cui ci si possa rigenerare grazie ad un autentico contatto con la natura e con se stessi.
Auguro che questi giorni di riposo siano utili per costruire dentro di noi nuove consapevolezze rispetto al valore del nostro lavoro. Che il desiderio di giustizia cresca e che aumenti la passione collettiva per ciò che facciamo. E in questo contesto geo-politico in cui assistiamo inermi al genocidio di Gaza, in cui popoli subiscono occupazioni, in cui il dialogo sembra impossibile, si riesca a ritrovare la forza della denuncia, dell’azione e della proposta. È il nostro compito! Costruire un presente ed un futuro buono per tutti e tutte, riducendo le disuguaglianze, accorciando le distanze tra le persone, riconoscendo il grande dono della diversità.

Lo so, non è facile oggi, ma mi aiutano le parole di Mariangela Gualtieri tratte da “Esortazione Urbana e Planetare”:


Sii anche tu come i pochi che prendono
in braccio lo storto mondo umano
e guardano la terra come guardare la madre
e hanno cura grande dello sventurato,
della supplicante, dell’abbandonato.
Sii tu mi dico. Non aspettare che qualcuno
muova nell’aria un grido, che qualcuno
alzi il suo autoritario dito.
Innamorarci ogni giorno,
ogni giorno un amore, che sia albero o luce del
mattino, che sia nuvola o bambino,
un colore, un canto, che sia il gesto
di qualcuno, una faccia, una pietra,
una collina, una parola, un boccone.
Innamorarci. Allora la pace viene,
viene da sé e rimane.


Spero che queste parole aiutino anche ciascuna e ciascuno di voi.
Nella speranza di rivederci presto, vi auguro di cuore buone vacanze. E buon lavoro, invece, a chi garantirà la continuità dei nostri servizi, al fianco di chi fa più fatica.

Giusi Biaggi

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DigiCompSoc, la piattaforma digitale che nasce dalle cooperative, per le cooperative

È entrato nel vivo il progetto DigiCompSoc – Competenze digitali per l’economia sociale selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale. Una delle azioni chiave? La co-progettazione della Data Management & Intelligence Platform (DCS), piattaforma di supporto alle organizzazioni nelle attività di gestione, rendicontazione e misurazione dell’impatto dei progetti gestiti.

L’11 luglio si è tenuto il primo workshop di co-progettazione della Data Management & Intelligence Platform (DCS), una delle azioni chiave del Progetto DigiCompSoc Competenze digitali per l’economia sociale; avviato il 19 giugno scorso, con le prime giornate di formazione per operatori sociali (OSS ed Educatori); un progetto selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale.

Il progetto vede CEDEL come capofila, CGM partner e facilitatore di processo ed ELIS Innovation Hub fornitore tecnologico e ha come obiettivo strategico quello di accompagnare le organizzazioni della rete ad una transizione digitale consapevole e sostenibile, attraverso: la promozione di un linguaggio comune, il rafforzamento di competenze, la diffusione di una cultura organizzativa e l’introduzione di strumenti digitali per facilitare la gestione e i processi interni.

Il tutto partendo dalla consapevolezza che non c’è trasformazione digitale né innovazione senza un forte investimento sul Capitale Umano, a tutti i livelli dell’organizzazione. Perché il cambiamento necessita di coinvolgimento, consapevolezza e accompagnamento, a partire da chi opera in prima fila nei servizi a contatto con le persone (OSS, Educatori, operatori sociali, ecc.) fino a coloro che hanno ruoli di coordinamento e management.

Il Progetto DigiCompSoc vede due azioni strategiche: la formazione di 300 operatori sociali di cooperative A tra OSS, educatori, operatori, coordinatori, responsabili e dirigenti per promuovere la diffusione di una cultura digitale comune; e lo sviluppo di una piattaforma digitale (DCS – Data Management & Intelligence Platform), per supportare le organizzazioni nelle attività di gestione, rendicontazione e misurazione dell’impatto dei progetti gestiti.

Questa è la domanda centrale che il gruppo di lavoro CGM si è sentito rivolgere dalle cooperative che hanno partecipato ai primi webinar di presentazione del progetto DigiCompSoc a maggio 2025: “era proprio necessario un ulteriore strumento di gestione? Perché investire tempo ed energie nello sviluppo di questo strumento?”.

La risposta è sì, è uno strumento necessario, non solo per la singola organizzazione, ma anche per l’intera rete CGM per queste ragioni:

  • Quasi la totalità delle organizzazioni che appartengono alla rete CGM (sia A che B), gestiscono progetti finanziati, come capofila e/o come partner.
  • I progetti finanziati sono il principale canale attraverso cui sostenere processi di innovazione dei servizi, rafforzamento della propria presenza territoriale e consolidamento della propria reputazione istituzionale.

Ma, la gestione dei progetti presenta diverse complessità e spesso rischia di mettere in crisi l’organizzazione, indipendentemente dalla dimensione e dall’esperienza di progettazione: ogni ente finanziatore ha regole proprie, spesso i progetti si intersecano con le attività ordinarie e devono fare i conti con la quotidianità della gestione, non è sempre facile tenere il filo delle attività e delle scadenze, la comunicazione e il coordinamento interni spesso si scontrano con il “ma abbiamo sempre fatto così”, a volte le informazioni più importanti si perdono, la cultura dell’importanza del dato (dalla raccolta all’analisi) non è ancora così diffusa all’interno delle organizzazioni, si fa fatica a restituire il valore di quanto è stato sperimentato (impatto sociale dei progetti) e a raccoglierne i frutti nei territori anche in termini di immagine e reputazione istituzionale.

Ora proviamo a fare un esercizio di immaginazione, immaginiamo le 628 cooperative e imprese sociali che compongono la rete CGM, immaginiamo che ciascuna gestisca una media di 2 progetti del valore di 100.000€, parliamo di 1.256 progetti sull’intero territorio nazionale per un valore di oltre 125 mln di euro: qual è l’impatto e il valore sociale generato dai progetti gestiti dall’intera rete CGM e quale vantaggio possono ricavare i singoli territori dall’appartenere a questa rete?

L’11 luglio con il primo workshop di co-progettazione è stato dato il via allo sviluppo della piattaforma DCS che ha come primo obiettivo operativo lo sviluppo di funzioni user friendly che semplificheranno la gestione operativa dei progetti: gestione attività, scadenze, comunicazioni, ruoli e partner, raccolta dati, budget ecc.; mentre, nel lungo periodo si propone di costruire un’infrastruttura digitale condivisa che consolidi la rete, generi nuove sinergie e permetta a CGM di valorizzare e misurare in modo sistematico l’impatto sociale delle proprie cooperative e dei progetti gestiti a livello nazionale e internazionale.

Nell’attività di sviluppo della piattaforma DCS, CGM agisce da facilitatore mettendo in contatto il know-how tecnico di ELIS Innovation Hub, con l’esperienza delle organizzazioni cooperative e imprese sociali, in modo da co-progettare uno strumento che risponda in maniera semplice e funzionale alle esigenze di gestione degli Enti del Terzo Settore.

Infatti, uno degli elementi emersi dalla survey e dagli assessment iniziali, condotti con un gruppo di 41 realtà della rete è stato che il principale ostacolo all’adozione di nuove tecnologie gestionali, è dato proprio dalla rigidità delle stesse e alla difficoltà di applicarle all’interno delle organizzazioni.

La co-progettazione partecipata ha proprio lo scopo di superare il GAP esistente tra infrastruttura tecnologica e realtà operativa, attraverso: lo sviluppo di una tecnologia cooperative-friendly, la pianificazione di training formativi per accompagnare le organizzazioni all’adozione dello strumento e all’eventuale re-design dell’area progettazione interna.

Nel focus-group dell’11 luglio le cooperative hanno “smontato” il ciclo di vita dei loro progetti, dall’avvio alla chiusura, trasformando ogni criticità di gestione in funzionalità. In questo modo la piattaforma DCS sarà un prodotto digitale in linea con i bisogni reali delle organizzazioni della rete.

Dall’ultimo Censimento Istat delle Organizzazioni No Profit, emerge che le istituzioni non profit che hanno realizzato un progetto o un intervento di innovazione sociale sono 28.778 su 360.623 e che il settore no profit è un vero e proprio motore di sviluppo locale e innovazione sociale. Sabrina Stoppiello, Responsabile Censimento permanente delle istituzioni no profit – Istat, afferma che quello che è emerso dall’indagine è che le organizzazioni che fanno innovazione sono: “sicuramente più solide, soprattutto dal punto di vista organizzativo, in termini di risorse umane impiegate e di risorse economiche, anche rispetto ai settori di attività nei quali operano. Per fare innovazione sociale occorre avere una base solida e la capacità di costruire reti”. (Vita – 18.07.2025)

L’obiettivo di questa attività del Progetto DigiCompSoc, è anche quello di portare un numero sempre maggiore di cooperative dentro a quel segmento di non profit capace di: valorizzare il proprio capitale umano, fare innovazione e generare impatto grazie a strumenti condivisi e reti strutturate.

La Piattaforma DCS è pensata per essere uno strumento digitale basato su standard internazionali di project management, orientato a dare supporto in tutte le fasi principali della gestione di un progetto anche attraverso un supporto alla standardizzazione di processi, soprattutto in quei progetti in cui è prevista l’azione coordinata di più partner. Nei prossimi mesi, man mano che l’attività di co-design procederà, entreremo più nel dettaglio delle caratteristiche delle singole funzionalità.

Di seguito una breve panoramica di ciò che si potrà fare con la piattaforma:

  • Fase di Avvio: costruzione della scheda progetto, costituzione del team di lavoro e nomina del project manager, impostazione tempi e obiettivi, mappatura stakeholder, bisogni, attività e analisi preliminare dei rischi ecc.
  • Pianificazione: programmazione azioni di progetto (WPS), programmazione obiettivi e deliverable di progetto, pianificazione attività con stima di tempi e budget, pianificazione della comunicazione, degli “approvvigionamenti”, dell’assegnazione delle risorse ecc.
  • Esecuzione: attivazione e coordinamento del team di progetto, realizzazione dei deliverables, gestione della comunicazione verso gli stakeholders, monitoraggio operativo (attività, budget, criticità, ecc.), controllo qualità in itinere, ecc.
  • Controllo & Monitoraggio: dashboard con raggiungimento KPI real-time, alert su tempi, costi, qualità, registrazione dati e reporting su beneficiari ecc.
  • Chiusura: deliverable finali, report di chiusura, gestione delle formalità di chiusura progetto, registrazione delle “lezioni apprese” ad uso interno ed esterno, ecc.

In questo modo la DCS trasforma attività frammentate in un flusso integrato: meno tempo tra file e revisioni, più capacità di rendicontare in modo trasparente e integrato l’impatto che le cooperative generano nei loro territori.

Il valore aggiunto è duplice: semplificare la rendicontazione verso partner e finanziatori e, al contempo, restituire visibilità alla flessibilità con cui le cooperative rispondono ai bisogni dei territori.

Il cantiere DCS è partecipato e ancora aperto, per partecipare scrivete a openlab@cgm.coop.

Prossime tappe per lo sviluppo della Piattaforma:

  • luglio – agosto 2025 – Realizzazione di focus-group partecipati per: mettere a fuoco funzionalità e caratteristiche della User-Experience (UX).
  • settembre 2025 – Validazione del prototipo di piattaforma, sessioni di test guidato e raccolta degli ultimi miglioramenti.
  • 22 ottobre 2025 – Roma | SAVE THE DATE – Presentazione del mock-up della piattaforma e delle sue funzionalità.
    Sede: Elis Innovation Hub – Roma.
    Sarà una giornata dedicata a: networking, aggiornamento sul mondo digitale&sociale, e confronto sulla piattaforma.

    Programma:

Mattina 10.30-13.30Celebration Social Innovation Trail, programma promosso da ELIS in collaborazione con AICCON e supportato da Unicredit – saranno presentati i 7 progetti ad impatto sociale sviluppati da Enti del Terzo Settore e startup. Un’opportunità per conoscere nuove realtà, scoprire modelli innovativi e favorire momenti di networking tra cooperative, Fondazioni di Origine Bancaria e stakeholder del mondo dell’innovazione sociale. Posti riservati: 30.

Le iscrizioni all’evento sono già aperte: subito dopo la registrazione riceverete una mail di conferma da parte dell’organizzazione.

Pomeriggio 14.30-16.30 – Presentazione del MockUp della piattaforma DCS Data Management & Intelligence Platform per il Terzo Settore

Inizio 2026 – Avvio fase di adoption con la formazione e l’accompagnamento delle organizzazioni che adotteranno la piattaforma DCS nella propria Area Progetti.

Prosegue l’attivazione dei percorsi formativi:

  • CORSI OSS, EDUCATORI e OPERATORI – AVVIATI: ad oggi sono partire 8 edizioni del percorso OSS ed Educatori dove è possibile inserirsi anche in itinere e frequentare i webinar in calendario da settembre, qui potete vedere i calendari delle edizioni dalla 1 alla 8.

Se siete interessati potete compilare il FORM o scriverci alla mail openlab@cgm.coop.

  • CORSI OSS, EDUCATORI e OPERATORI – IN PROGRAMMAZIONE: le edizioni 9, 10, 11 del percorso OSS, EDU ed Operatori verranno programmate in autunno 2025, se interessati compilate l’apposito Form o scrivete a openlab@cgm.coop.
  • PERCORSO COORDINATORI E RESPONSABILI DI AREA – partirà a dicembre 2025, sono previste n° 8 edizioni del percorso con un massimo di 16 partecipanti ad edizione. Se volete prenotare già il vostro posto compilate l’apposito FORM.

Il percorso per Coordinatori e Responsabili si compone di 22 ore suddivise in 4 moduli formativi: digital mindset, gestione di progetti complessi attraverso tool digitali, gestione dei collaboratori, cybersecurity, privacy e archiviazione.

Registrati qui: sarai aggiunto alla mailing list e riceverai tutti gli aggiornamenti.

Per domande generali e candidature: openlab@cgm.coop.

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5×1000. Con VITA l’appello per togliere il tetto che penalizza il welfare

A partire dall’ultimo numero del magazine VITA, con 58 organizzazioni fra le più rappresentative del Terzo settore italiano, abbiamo aderito all’appello indirizzato alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al Governo e al Parlamento per togliere il tetto al 5×1000. Sulla rivista, anche la storia della Cooperativa sociale Giuliano Accomazzi, nostra socia.

CGM ha aderito convintamente alla campagna promossa da Vita per chiedere l’abbattimento del tetto al 5 per mille, una misura che oggi penalizza proprio chi lavora ogni giorno per l’inclusione, il welfare comunitario, il benessere delle persone e dei territori.

Sono ormai 18 milioni i cittadini contribuenti che aderiscono al 5 per mille. Una soglia mai raggiunta prima. In tutto hanno destinato (5 per mille 2024, redditi 2023) 603,9 milioni di euro, 79 dei quali però non saranno a disposizione degli enti beneficiari a causa del tetto previsto del Governo. In base al tetto, infatti, i fondi effettivamente versati non possono superare i 525 milioni. Risultato? il 5 per mille si riduce a un 4,3 per mille.

Per questo, con 58 organizzazioni fra le più rappresentative del Terzo settore italiano abbiamo aderito alla campagna promossa da VITA per l’abbattimento del tetto al 5 per mille.

Scrive il direttore di VITA Stefano Arduini nel suo pezzo di lancio della mobilitazione: “Oggi nasce una mobilitazione collettiva che abbiamo chiamato “5 per mille, ma per davvero”. Una campagna che non è contro qualcuno, ma, come scriviamo nell’appello, “mira a costruire un’alleanza responsabile per il bene comune fra le istituzioni, la politica, il Terzo settore e i singoli cittadini. Il Parlamento e il Governo hanno oggi l’opportunità di rafforzare questa alleanza, facendo una scelta semplice, giusta e condivisa”. Liberiamo il 5 per mille dal tetto, facciamolo insieme”.

Nel numero di VITA anche i commenti a sostegno della campagna dell’economista Stefano Zamagni, del direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, del professore universitario Marco Allena, della portavoce del Forum del Terzo Settore Vanessa Pallucchi, dell’artista Renzo Arbore, dell’attrice Lella Costa

Sul tema è intervenuta la nostra presidente Giusi Biaggi: “Il 5 per mille è molto più di un contributo economico: è uno strumento di democrazia fiscale attraverso il quale ogni cittadino può scegliere di riconoscere il valore di un ente di Terzo Settore. È un gesto che genera legame, che dice: “Io mi riconosco in ciò che fate, vi affido una parte della mia fiducia”.

Proprio per questo è fondamentale che tale scelta sia rispettata e non limitata da tetti di spesa che ne compromettono l’efficacia. Il vincolo imposto oggi dal legislatore riduce il significato stesso del 5 per mille, trasformando un gesto libero in una promessa solo parzialmente mantenuta“.

In occasione del lancio della mobilitazione, il magazine VITA ha anche raccolto 30 storie per raccontare come sono stati utilizzati i soldi destinati dagli italiani. Tra queste, quella della nostra cooperativa socia Accomazzi di Torino. Ecco la loro iniziativa dedicata a giovani neomaggiorenni.

Nel 2023 è nata presso la Cooperativa Accomazzi “5×1000 modi di stare bene”, una campagna pensata per offrire ai giovani accolti nelle strutture della cooperativa non solo un aiuto, ma una vera possibilità. Per tanti ragazzi e ragazze senza una famiglia su cui contare, diventare maggiorenni significa affrontare da soli l’inizio di un cammino complesso verso l’autonomia, soprattutto economica e lavorativa. Con questo progetto la cooperativa ha scelto di esserci: di accompagnarli, sostenerli e credere insieme a loro in un futuro possibile.

Il fondo raccolto è servito a finanziare formazione, supporto psicologico, esperienze culturali e momenti di leggerezza: tutto ciò che serve per sentirsi bene a 360 gradi.

Quella che è partita come una campagna 5×1000 si è trasformata in qualcosa di più grande: un fondo permanente, tuttora attivo, che continua a sostenere ragazzi e ragazze nel costruire un futuro più libero, consapevole e ricco di possibilità, che intenda il benessere come un diritto, il diritto a “star bene”.

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La voce dei giovani. Nicole, manager ESG: “Non siamo solo risorse operative, ma portatori di cambiamento”

Abbiamo già conosciuto Alessio Labardi, 30 anni, Data Analyst per la Cooperativa sociale Giuliano Accomazzi di Torino (leggi l’articolo). Ora intervistiamo Nicole Personeni, responsabile ESG presso Ecosviluppo, cooperativa sociale di tipo B che opera a Stezzano (Bergamo) nell’ambito dei servizi ambientali e dell’educazione ambientale. Sono loro i due giovani cooperatori della nostra rete che sul numero di maggio del megazine VITA hanno approfondito il tema del lavoro visto con gli occhi degli under35: una rivoluzione che si sta facendo spazio tra ricerca di senso, desiderio di cambiamento e gestione dei confini tra sfera personale e lavorativa.

Sono Responsabile del sistema ESG e dell’educazione ambientale presso Ecosviluppo, cooperativa sociale di tipo B che opera a Stezzano (Bergamo) nell’ambito dei servizi ambientali e dell’educazione ambientale.

Perché credo nel modello della cooperazione sociale, che unisce una governance democratica alla capacità di valorizzare le persone. È una forma organizzativa che mette al centro la cura: delle persone, delle relazioni e del territorio. In questo contesto sento di poter contribuire concretamente a generare cambiamento, lavorando per un benessere collettivo che sia sostenibile, inclusivo e radicato nella realtà che viviamo ogni giorno.

Uno dei principali punti di forza della cooperazione sociale è la visione persona-centrica, che permette di costruire ambienti e sistemi di lavoro attenti non solo agli aspetti produttivi, ma anche ai bisogni e al benessere delle persone coinvolte. Un ulteriore elemento positivo è rappresentato dalla varietà e dalla flessibilità delle mansioni, che rendono il lavoro dinamico e adattabile a contesti differenti.
Tra le criticità, invece, si può riscontrare una certa difficoltà ad aprirsi verso l’esterno: il settore spesso fatica a comunicare efficacemente il proprio valore e l’importanza sociale del lavoro svolto, rimanendo percepito come “chiuso” o poco comprensibile da chi non ne fa parte.

La cooperazione sociale dovrebbe promuovere momenti di ascolto e confronto intergenerazionale, che diventino occasioni concrete di incontro e costruzione di una visione comune. Spazi in cui prospettive diverse possano dialogare e diventare generative, attraverso la condivisione di valori, obiettivi, esperienze e innovazione.
Inoltre, è fondamentale adottare una visione flessibile del lavoro, che riconosca e rispetti il valore del tempo delle persone — sia quello dedicato all’attività professionale, sia quello personale. Accanto a questo, occorre sviluppare un welfare che non si limiti all’aspetto economico, ma che sappia offrire una rete di risorse e opportunità capaci di sostenere la persona nel suo insieme, dentro e fuori dal contesto lavorativo.

Credo che questo discorso non valga in modo uniforme per tutto il settore. Nella mia esperienza personale ho avuto la fortuna di entrare in una realtà che ha scelto di investire su di me e che continua a credere nel valore delle nuove generazioni. Ma sottolineo “fortuna”, proprio perché ritengo che questa non sia ancora la norma nel contesto medio della cooperazione sociale.
Le possibilità per i giovani cooperatori esistono, ma dipendono molto dalla visione strategica delle singole realtà. Ci sono cooperative che decidono consapevolmente di guardare oltre l’immediato, di investire non solo per rispondere ai bisogni presenti, ma per costruire qualcosa che abbia valore e sostenibilità nei prossimi 5, 10, 15 anni. Serve una cultura organizzativa che riconosca nei giovani non solo risorse operative, ma portatori di idee, energie e prospettive nuove. Solo così si possono creare veri percorsi di crescita, fondati su responsabilità progressiva, formazione continua e coinvolgimento reale nei processi decisionali.

Mi considero una persona ambiziosa dal punto di vista lavorativo, e mi piacerebbe affrontare almeno due grandi sfide nel corso della mia carriera, entrambe legate a un’idea di lavoro che non si limita al “fare”, ma che ha un impatto più ampio sulle persone e sulle organizzazioni.
La prima sfida che immagino riguarda il colmare il gap comunicativo tra generazioni. In contesti cooperativi, dove non si condivide solo uno spazio di lavoro ma anche una missione e una visione comuni, le incomprensioni tra generazioni rischiano di creare fratture profonde. Credo sia fondamentale creare ponti, facilitare il dialogo e sviluppare strumenti e pratiche che permettano ai diversi punti di vista di confrontarsi in modo costruttivo e rendere più efficiente anche l’operatività quotidiana. La seconda sfida riguarda il tema della sostenibilità, in particolare nella sua dimensione sociale. Penso sia urgente lavorare su modelli organizzativi ed economici che non si limitino a “reggere” nel tempo, ma che generino benessere per chi lavora e per le comunità. Questo implica una rilettura dei concetti di cura, impatto, valore e responsabilità, da portare dentro le strutture cooperative con coraggio e innovazione.

Il mio consiglio è di non avere paura di esprimere la propria voce: ogni punto di vista ha valore e può fare la differenza. Cercate sempre il confronto aperto e costruttivo, perché il dialogo — quando è autentico — ha un potere straordinario di trasformazione, sia personale che collettiva.

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PreTexts. Valeria Pica: “Creatività collettiva per il cambiamento sociale trasformativo”

Il 25 e 26 giugno si è tenuto a Reggio Emilia, alla Polveriera, il primo weekend di formazione dedicato al protocollo Pre-Texts, ideato da Doris Sommer (Harvard University) e sviluppato con il professor Pierluigi Sacco dell’Università di Chieti-Pescara, che utilizza la lettura come motore creativo e inclusivo per attivare processi collaborativi, rafforzare le competenze trasversali, favorire il team building e promuovere la leadership adattiva. Il 9 e 10 luglio a Desio (Monza) è in programma la seconda tappa. Nel frattempo, per saperne di più abbiamo fatto una chiacchierata con Valeria Pica dell’Università di Chieti-Pescara, docente del corso.

Sono una ricercatrice in Sociologia dei processi culturali all’Università d’Annunzio Chieti-Pescara. Di formazione sono una museologa, prima di rientrare in accademia, ho lavorato per 20 anni in istituzioni museali nazionali e internazionali approfondendo soprattutto la narrazione del valore sociale dell’arte. Ho un forte interesse per l’interpretazione e la mediazione culturale, per lo sviluppo di metodologie che favoriscano il dialogo interculturale e creino occasioni di scambio e inclusione.

Con il Centro BACH (Bio-behavioural Arts and Culture for Health, Social Inclusion, and Sustainability) stiamo costruendo una rete internazionale di collaborazioni per promuovere programmi educativi e formativi sul cultural wellbeing, di cui Pre-Texts è il principale strumento di implementazione.

Pre-Texts è una metodologia sviluppata da Doris Sommer, docente dell’Università di Harvard, per favorire lo sviluppo di capacità di lettura e del pensiero critico creando arte basata su testi; in Italia è stata introdotta da Pier Luigi Sacco, docente di Economia biocomportamentale all’Università d’Annunzio e Regional Director per l’Europa. 

La metodologia stimola la creatività e la curiosità insita nella ricerca di soluzioni a problemi complessi, attraverso la lettura di un testo e attività correlate in forma laboratoriale. La struttura del protocollo si basa su alcune premesse concettuali capaci di aumentare il benessere psico-fisico e stimolare la collaborazione. In particolare, facendo leva sull’istinto ludico di ogni essere umano si può riscoprire il piacere collettivo che è spesso negato nei processi di apprendimento; utilizzare il movimento (e tutti i canali espressivi) aiuta a riacquistare il senso del proprio valore attraverso l’esperienza estetica per imparare ad ascoltare e ad ammirare sé stessi e gli altri.

Valorizzando le capacità creative ed espressive delle persone che partecipano, il protocollo ruota attorno all’idea di ripristinare l’essenza dell’apprendimento e dell’inclusione sociale attraverso il gioco collettivo e lo sviluppo della creatività. Sottolinea l’idea che nessun testo è intrinsecamente impossibile o noioso se affrontato con un metodo condiviso che sfrutta le capacità creative ed espressive che ognuno possiede. Tale approccio enfatizza la collaborazione all’interno di una comunità inclusiva, dove gli individui si impegnano insieme in un apprendimento giocoso, invece che nell’isolamento o nella competizione.

Pre-Texts non è solo una metodologia educativa, piuttosto una confluenza di pedagogie e filosofie trasformative che abbracciano vari continenti e secoli, dall’America Latina all’Europa. Dalla pedagogia dialogica e liberatoria di Paulo Freire, attraverso la democrazia drammatica e partecipativa di Augusto Boal, fino all’imperativo estetico e giocoso di Friedrich Schiller, si promuovono la creatività, il dialogo e il senso del gioco nel perseguimento dell’istruzione e del cambiamento sociale. “Fai arte con questo testo e rifletti sul processo” è lo spunto che attiva lo sviluppo cognitivo, creativo ed emotivo per i gruppi di partecipanti attraverso un metodo che prende spunto anche dalle riflessioni di Maria Montessori e John Dewey. Attivando un processo creativo a basso costo che comprende la lettura ad alta voce, la pubblicazione su un filo, il riciclo e l’improvvisazione di duelli poetici, Pre-Texts riconosce le culture locali come risorse per un apprendimento esteso e aperto a qualsiasi materia o ambito di ricerca.

Abbiamo avviato un processo di conoscenza personale e di attivazione relazionale che prevede una sequenza in 5 fasi. Le fasi sviluppate dal protocollo sono pensate per contribuire a un miglioramento generale della persona favorendo la creazione artistica, la scoperta della curiosità, il recupero delle arti e pratiche locali e lo sviluppo del senso civico. 

Nei primi incontri a Reggio Emilia abbiamo iniziato un percorso di avvicinamento al testo in cui una persona del gruppo ha letto ad alta voce alcuni brani selezionati tratti da “Il Barone rampante” di Calvino. La lettura ad alta voce deve avere un tempo tale da diventare quasi difficile o noiosa per chi ascolta, in modo da dimostrare che la creazione artistica promuove l’appropriazione del testo; nel frattempo gli altri partecipanti creano disegni o immagini che potrebbero essere le copertine del libro. L’ascolto combinato e la creazione di immagini sfruttano due pratiche latinoamericane come quella dei lectores (che leggono giornali nelle fabbriche di tabacco) e i più recenti Editoriales Cartonera (che riciclano cartone usato per costruire nuovi libri). Alla fine si appendono i disegni a un filo da biancheria con delle mollette e si commenta a turno il proprio elaborato, questa fase è fondamentale per cominciare a riconoscere e valorizzare le diversità di vedute: lo stesso testo può essere interpretato in modo differente da tutte le persone presenti e questo conduce a una prima riflessione su come, pur vivendo le stesse esperienze, spesso serbiamo ricordi e memorie differenti che sono determinate dalle nostre esperienze personali. Questo punto ritornerà in ogni passaggio e servirà ad avviare un processo di riconoscimento della diversità e del valore della singola esperienza per invitare le persone a sviluppare l’ascolto attivo e la capacità di restare nel momento presente per dare il giusto valore a ogni singola azione.

Abbiamo poi sperimentato alcune pratiche artistiche collaborative, in particolare la realizzazione di tableaux vivants in cui a gruppi si sceglieva un passaggio del testo e si impersonava la scena fornendo anche un’interpretazione corale. Questo passaggio serve anche a sviluppare la leadership adattiva e individuare modalità di collaborazione che possono essere estremamente utili anche in ambito professionale. Un aspetto rilevante è stato l’approccio intergenerazionale per la formazione dei gruppi formati che ha permesso uno scambio di vedute, opinioni e narrazioni molto produttivo. Un’altra pratica collaborativa è stata la scrittura di poesia collettiva, in cui – secondo il metodo del cadavre exquis – sono state elaborate frasi che poi hanno formato un componimento partendo sempre dal testo di Calvino. Sono emerse capacità di interpretazione, slanci creativi e virtù nascoste che hanno favorito un clima disteso, piacevole e sicuro in cui ci si sentiva liberati da vincoli e costrizioni sociali per poter dare spazio e tempo alla condivisione di pensieri e ricordi.

Nei prossimi incontri a Desio ci spingeremo ancora oltre sperimentando nuove forme di creatività; avendo già sviluppato una profonda relazione interpersonale nelle sessioni precedenti, abbiamo posto le basi per consolidare un’intelligenza collettiva.

Se nelle fasi precedenti abbiamo creato arte dal testo rimanendo su un binario dato dalla storia di Calvino, nelle prossime fasi partiremo “per la tangente” e inviteremo tutte le persone del gruppo a condividere i loro gusti in relazione a musica, cinema e libri per accrescere il valore intellettuale e sociale della curiosità e delle differenze personali.

Invece di dissuadere i partecipanti dall’esplorare connessioni anche inverosimili al testo condiviso – come tendono a fare gli insegnanti convenzionali – con Pre-Texts si incoraggia la lettura libera e ampia in modo che, alla fine del percorso, avremo acquisito molteplici nuove conoscenze, avremo conosciuto meglio le persone del gruppo e avremo scoperto qualcosa in più di noi.

In realtà, a tutte le persone senza differenze di età, professione, status sociale o provenienza geografica. Il nostro gruppo di ricerca ha già realizzato numerosi laboratori e corsi di formazione in contesti molto diversi, da quello più naturale che può essere la scuola (dall’infanzia fino alle secondarie), con studentesse e studenti universitari, detenute e detenuti in istituti penitenziari, personale medico, performer, in Italia e all’estero. Il protocollo è molto duttile e adattabile, oltre a essere economicamente sostenibile, cosa che lo rende replicabile in ogni ambiente.

Inoltre, la valutazione della partecipazione ai laboratori ha indicato una serie di impatti positivi che vanno ben al di là del miglioramento della comprensione del testo (obiettivo primario della metodologia indirizzata a gruppi di studenti). Infatti, Pre-Texts genera una serie di effetti benefici in termini di salute e benessere mentale, principalmente sui giovani e, di conseguenza, sulle loro comunità. Dalle sperimentazioni già condotte si possono osservare benefici in ambiti diversificati, ma soprattutto in termini di inclusione sociale, miglioramento della salute mentale, esercizio al pensiero creativo, sperimentazione di modelli di innovazione sociale ed educazione inclusiva. 

Pre-Texts è una fonte di empowerment attraverso un’interazione creativa tra pari non competitiva e non giudicante focalizzata sulla creazione artistica. I suoi benefici in termini di salute mentale e benessere sono il risultato di un preadattamento; sebbene Pre-Texts non sia stato creato per promuovere alcun obiettivo di impatto sociale se non quello di liberare la creatività collettiva, si è dimostrato estremamente efficace in questo proposito ed è stato di conseguenza ampiamente adottato come strumento di cambiamento sociale trasformativo. L’ambiente di apprendimento collaborativo e inclusivo creato da Pre-Texts si pone come una chiara alternativa agli ambienti sociali molto competitivi dove la competizione per l’approvazione e l’attenzione sociale spinge le persone a diventare estremamente aggressive, soprattutto nel caso di persone in difficoltà, emarginate o fragili. Pre-Texts capovolge letteralmente tali atteggiamenti antisociali (e le loro conseguenze negative), fornendo un ambiente sicuro in cui l’attenzione non è sulle proprie prestazioni, ma su ciò che le altre persone possono insegnarci semplicemente essendo loro stesse e mostrando modi diversi di essere creative. Sottolineando il gioco e l’apprendimento collettivo, Pre-Texts crea uno spazio in cui ogni individuo ottiene un riconoscimento del potenziale ancora inespresso, in modo che il semplice fatto di partecipare alle attività permetta a tutti di diventare eventualmente facilitatori, esprimendo il proprio talento, aumentando il senso di autostima e consentendo di assumere un ruolo attivo nella comunità.

La formazione Pre Texts, organizzata da CGM in collaborazione con AICCON e Università di Chieti-Pescara, è inserita all’interno del progetto “Cultura in movimento”, un nuovo modello di innovazione e cambiamento per le imprese sociali. Promuoviamo la cultura come leva strategica per il cambiamento sociale.

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La voce dei giovani. Alessio, data analyst: “Nelle coop si cresce come professionisti e come persone”

A maggio il magazine VITA ha dedicato un numero ai giovani che lavorano nelle cooperative. Un viaggio dentro al lavoro visto con gli occhi degli under35: una rivoluzione che si sta facendo spazio tra ricerca di senso, desiderio di cambiamento e gestione dei confini tra sfera personale e lavorativa. Tra i giovani che hanno contribuito a questo approfondimento ce ne sono due in particolare che provengono dalla nostra rete. Li conosciamo entrambi, partendo da Alessio Labardi, 30 anni, Data Analyst per la Cooperativa sociale Giuliano Accomazzi di Torino.

Sono il Data Analyst per la Cooperativa sociale Giuliano Accomazzi, a Torino. Mi occupo di analisi dati, ma anche di transizione digitale e gestione di cloud e gestionali.

Mi piace pensare di stare dalla parte di chi ha più bisogno, di farlo insieme a colleghe e colleghi che ci mettono entusiasmo ogni giorno per aiutare ed aiutarsi. Non sto semplicemente scambiando il mio tempo per del denaro, ma sto partecipando a costruire qualcosa di più significativo.

Per me il punto di forza principale è la consapevolezza che le colleghe e i colleghi, anche di altri enti della cooperazione sociale, abbiano scelto il proprio lavoro, scegliendo di sacrificare un po’ di profitto per un obiettivo che sentono più importante, perché credono in quello che fanno. Si crea un clima di fiducia, di rispetto e di solidarietà. Il punto di debolezza è che in un mondo sempre più competitivo è difficile per un’organizzazione trovare il bilanciamento per raggiungere i propri obiettivi senza implementare logiche dal mondo profit, ma a volte questo significa che si lavora male o in ritardo, senza gli strumenti e le metodologie adeguate, anche per delle resistenze interne a determinate logiche.

Ritengo che molti giovani al giorno d’oggi guardino con rispetto alla proposta in qualche modo alternativa di lavoro del terzo settore, approvandone i valori che ne stanno alla base. Purtroppo credo che gli stipendi siano un nodo cruciale, con l’inflazione che avanza la scelta etica sul luogo di lavoro diventa sempre più costosa in termini di costo-opportunità.

Nella mia esperienza personale è stato davvero così, sono stato assunto con contratto di Alto Apprendistato contestualmente ad un master in Sustainability e Green Management, ho partecipato e aiutato a costruire percorsi di formazione digitale interni ed esterni alla cooperativa, esistono molti fondi messi a disposizione dal settore. Ho avuto la possibilità di lavorare direttamente con la Direzione e mi vengono affidati ruoli di responsabilità. Inoltre esistono molte occasioni di formazione indiretta e networking, come per esempio il SEOC (Social Enterprise Open Camp). E’ vero però che data la struttura molto orizzontale delle cooperative, la sensazione è quella di non poter crescere molto sul piano della carriera rispetto a quello personale.

Al momento la mia attenzione è posta principalmente nella transizione digitale della cooperativa, c’è un grande sforzo collettivo in questo senso, ma si vedono già grandi risultati. Va da sé che il cambiamento è un processo continuo, creare e mantenere l’inerzia è la prima sfida da vincere. Fra le sfide future mi piacerebbe replicare e disseminare questi risultati all’interno del consorzio o di altri enti, lasciandosi permeare anche dalle loro conquiste, sono convinto che la cooperazione faccia la forza. In ultima analisi questo lavoro permette a chi è più vicino ai beneficiari di offrire più tempo e maggiore attenzione alla relazione, ma forse la sfida più difficile sarà riuscire a rendere comunicabile all’esterno il valore di questa relazione.

Il settore della cooperazione è un mondo colorato ma disordinato, accoglie chiunque abbia passione, chiede tanto ma restituisce il doppio. Consiglio a chi ci si approccia di parlare e ascoltare con i colleghi, quando è possibile anche con i beneficiari e gli utenti. Si conoscono storie a volte difficili ma sempre vere e significative. Si cresce molto a livello professionale e personale, ma c’è da rimboccarsi le maniche e guardarsi poco nelle tasche, oppure guardarsi nelle maniche e rimboccarsi le tasche, a me capita anche questo.

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Soluzioni innovative a impatto sociale e tec: imprese profit e terzo settore per FOF

Approfondiamo con Riccarco Naidi, nostro Open Innovation consultant, Foundation Open Factory (FOF), il programma di innovazione sociale promosso da Fondazione Caritro, Fondazione Cariparo, Fondazione Cariverona e Fondazione VRT insieme al Consorzio ELIS. Come CGM abbiamo voluto contribuire attivamente alla sua realizzazione. 

Il progetto mette in connessione imprese for profit e organizzazioni del terzo settore per sviluppare insieme soluzioni innovative ad impatto sociale e tecnologico. 

Io mi sono occupato di seguire due progetti: 

  • Il progetto “Gruppo HR”, guidato da un cluster di cooperative sociali (Consolida, Rete CCS, Zico),che insieme a Saidea s.r.l. ha sviluppato una piattaforma digitale per l’onboarding e la crescita professionale dei lavoratori.
  • Il progetto “Lungo Le Mura”, invece, ha avuto come focus la valorizzazione partecipata del patrimonio storico delle Mura di Verona. Insieme a StartSmart e Legambiente Verona è stata co-progettata un’app con mappa interattiva, notifiche, forum e strumenti informativi per rafforzare la comunicazione tra associazioni, cittadini e istituzioni, e migliorare l’accessibilità e la fruizione culturale del territorio.

Avevo un obiettivo preciso: accompagnare il gruppo di lavoro  in un processo strutturato di creazione e test del prototipo entro le 12 settimane previste. 

Ho coordinato i flussi operativi tra le parti, facilitato l’allineamento sugli obiettivi e monitorato l’aderenza alle tempistiche e ai deliverable. 

Siamo riusciti a stare nei tempi anche grazie all’impegno costante di tutti i partecipanti che ringrazio. 

In entrambi i progetti siamo riusciti a realizzare prototipi funzionanti e testati dai primi gruppi tester. 

Questo è un risultato significativo, perché dimostra che anche in un arco temporale limitato è possibile generare valore tangibile se si lavora con metodo e con un team coeso.

Ciò che mi aspetto ora è che queste soluzioni vengano adottate da altre realtà del terzo settore al fine di rendere scalabile l’impatto sociale ed economico di entrambi i progetti.

Credo che il terzo settore debba adottare un approccio orientato alla sperimentazione continua. L’errore più comune è aspettarsi da subito un prodotto finito e perfettamente funzionante. In realtà, serve lavorare per cicli iterativi, partendo da versioni minime (MVP) che possano essere testate, modificate e migliorate nel tempo.

Questo richiede una cultura organizzativa flessibile, disposta ad apprendere in corso d’opera, valorizzando l’interdisciplinarietà e la collaborazione con attori esterni, come le startup e i provider tecnologici.

Mi auspico che nei prossimi anni la cooperazione sociale possa avvicinarsi sempre di più al mondo delle startup, assumendo un ruolo centrale nella transizione verso processi di digitalizzazione più inclusivi e accessibili.

In quest’ottica, le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale possono rappresentare un terreno fertile per generare innovazione a impatto sociale, se affrontate con senso critico e visione etica. 

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Dal borgo ritrovato ai tablet a domicilio: la rete dei servizi per la terza età di Meridiana

Conosciamo da vicino la cooperativa La Meridiana di Monza, nostra socia, che – in quasi 50 anni di lavoro – ha costruito un rete complessa e integrata di servizi per la terza età, perfettamente radicata nel territorio monzese. Con uno sguardo sempre attento alle persone, al territorio e alla prevenzione anche tramite l’ausilio della tecnologia. Abbiamo intervistato il presidente della Cooperativa Roberto Mauri.

La cooperativa nasce negli anni 70 con 49 anni di attività alle spalle ed in questo periodo ha costruito una rete completa di servizi per la terza età radicata nel territorio monzese. Alcuni servizi hanno rappresentato una novità nel panorama del welfare italiano, come ad esempio Costa Bassa, il primo Il Centro Diurno Integrato per anziani in Italia. 

Siamo molto fieri di essere stati la prima cooperativa di centro diurno integrato in Italia ma da li non ci siamo fermati e abbiamo sempre cercato di sperimentare e innovare.  

Territorio, persona e prevenzione. Crediamo fortemente nel valore che si crea con il territorio. I risultati che abbiamo ottenuto in questi anni sono stati raggiunti grazie ad un lavoro costante e sinergico con il territorio, un lavoro fatto di relazione, di fiducia reciproca e di cura dei rapporti umani.

Proprio per questo motivo la Persona è al centro di qualsiasi progetto che viene sviluppato all’interno della nostra cooperativa. Tutti i nostri ospiti, con qualsiasi patologia più o meno grave, vengono prima di tutto coinvolti come persone, mettendo al centro i loro bisogni e cercando di trovare sempre la soluzione più adatta alle loro esigenze. 

Infine ma non per importanza, la prevenzione come strumento per migliorare la qualità di vita non solo dei nostri anziani ma anche degli operatori, familiari e caregiver. Grazie alla prevenzione riusciamo a garantire uno stile di vita qualitativamente migliore per tutti i nostri pazienti. Quello che noi cerchiamo di fare tutti i giorni è sperimentare nuove pratiche preventive per le diverse patologie che ci troviamo ad affrontare nelle nostre strutture diurne e residenziali. 

Come sottolineavo La Meridiana ha una reta completa di servizi per la terza età che spaziano dalle attività domiciliari, ai centri diurni ed alle residenze gestire per rispondere nel migliore dei modi ai diversi bisogni della persona.

Tra le esperienze più significative possiamo citare:

Il paese ritrovato, un piccolo borgo nel quale le persone, in tutta sicurezza, vivono in appartamenti protetti ma possono muoversi in modo autonomo nella piazza, al caffè, nei negozi ed al cinema, così da condurre una vita normale, compatibilmente con la malattia, sentirsi a casa e ricevere nello stesso tempo le necessarie attenzioni. Un luogo dove le persone con demenza sono libere di scegliere cosa fare del proprio tempo e ritrovano una dimensione di socialità che restituisce valore alla loro vita.


Residenza 20, un supporto temporaneo per anziani e famiglie. Un luogo dove le persone possono soggiornare per periodi limitati a seguito di dimissioni ospedaliere, di problematiche familiari o riacutizzarsi di problemi clinici che non necessitano di cure ospedaliere.

Lo sviluppo di assistenza domiciliare con progetti che mirano a rafforzare il legame tra le Rsa e i malati che oggi si trovano ancora in casa. L’efficacia di questo progetto passa attraverso la formazione di caregiver e badanti e lo sviluppo integrato delle tecnologie. 

Questo progetto nasce durante il periodo del covid per supportare i malati a domicilio. Il progetto consiste nel dotare i malati di un tablet con il quale i pazienti riescono ad interagire con gli operatori evitando di recarsi negli ospedali. Il tablet è collegato ad una piattaforma che monitora i parametri vitali del malato e in caso di anomalie avverte tramite una notifica gli operatori.
Questo progetto permette un controllo immediato e costante dei nostri pazienti che possono vivere nelle loro case evitando di modificare le proprie abitudini e di continuare a vivere tra i loro affetti. 

Il programma prevede anche una formazione per tutti i familiari e i caregiver in modo da poter rendere il piu efficiente possibile lo strumento. 

Siamo molto soddisfatti di come siamo riusciti a utilizzare la tecnologia per migliorare la qualità della vita dei nostri pazienti. Tramite questo strumento abbiamo creato un ponte tra malato- caregiver e strutture sanitarie con un beneficio per tutti. 

All’interno della nostra cooperativa oggi lavorano 400 operatori e 150 volontari che assistono le quasi 500 persone che al giorno transitano all’interno delle nostre strutture. Tuttavia, anche noi abbiamo avuto e continuiamo ad avere difficoltà nel selezionare personale qualificato, ma cerchiamo di dare una risposta positiva a questo problema attraverso la valorizzazione delle persone con progetti di crescita e attraverso l’autonomia nella gestione del proprio lavoro. In questo modo rendiamo tutti i nostri operatori parte integrante e attiva della cooperativa. Non solo dipendenti, ma membri attivi per la creazione della Cooperativa del futuro.

Stiamo portando avanti progetti di ricerca nazionali e internazionali per lo sviluppo di terapie non farmacologiche per la cura dell’Alzheimer. Il nostro obiettivo è quello di rendere una qualità della vita migliore per i nostri pazienti. 

Inoltre continuiamo costantemente a mantenere alto il livello dei nostri servizi e a dialogare con il  territorio. Questo territorio che continua a darci fiducia permettendoci di investire nelle nostre RSA. Ad oggi la cooperativa Meridiana ha raccolto 35 milioni di euro tramite donazioni di enti e famiglie del territorio. Una fiducia che noi tutti i giorni vogliamo ripagare investendo al meglio le risorse. 

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Cultura in movimento: nuovo modello di innovazione e cambiamento per le imprese sociali 

La cultura è codice sorgente dell’impresa sociale. Per questo diamo il via al nuovo progetto Cultura in movimento con l’obiettivo di riattivare il valore culturale delle nostre imprese nel rapporto con le comunità territoriali. Primo appuntamento: una formazione sul Pre Texts realizzata con il professor Pierluigi Sacco dell’Università di Chieti-Pescara, in collaborazione con AICCON.

Si chiama Cultura in movimento ed è il nuovo progetto di CGM, nato dall’idea che la cultura ricopre un valore fortemente trasformativo all’interno delle nostre imprese. La cultura è codice sorgente dell’impresa sociale. Il mutualismo nasce come cultura di rottura rispetto all’esistente: è tempo di riappropriarsi di questa dimensione, di riattivare il valore culturale delle nostre imprese nella relazione con le comunità che abitano.

Ci siamo interrogati, abbiamo fatto dei focus group di lavoro e abbiamo stilato 10 punti/10 parole che hanno l’obiettivo di definire un vedemecum che identifichi una visione dell’idea di cultura condivisa dalla Rete. 

La cultura è: 

In questo nuovo percorso CGM vuole conservare e rinnovare il carattere distintivo dell’impresa sociale che punta alla trasformazione di un sistema maggiormente democratico, equo, coeso, per tutti. La cultura è l’ingrediente pervasivo, capace di nutrire e connotare ogni oggetto di lavoro e direzione assunta. Oggi in primis la valorizzazione del capitale umano. Un cultura che rigenera, connette e trasforma.

Con il supporto dell’Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara, che curerà le diverse fasi di applicazione del protocollo grazie al team del Professor Pierluigi Sacco, di AICCON e con il coordinamento di CGM, prende avvio tra giugno e luglio la prima formazione sul Protocollo Pre-Texts: un approccio innovativo e ludico che rimette al centro l’apprendimento come esperienza collettiva e trasformativa.

Un metodo, il Pre Texts, elaborato dalla professoressa Doris Sommer della Harvard University, che si basa sulla promozione di un’educazione olistica e inclusiva attraverso le arti, applicato alle cooperative e alle imprese sociali. Con l’obiettivo di portare benessere e trasformazione nella nostra Rete. 

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Viaggio nelle CERS #3. A Genova la comunità solidale, libera ed ecologica

Il viaggio nelle “nostre CERS”, Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali prosegue. Abbiamo conosciuto le realtà di Biella (leggi l’articolo) e nel milanese (leggi l’articolo), ora ci spostiamo a Genova. Qui è nata CER Sole, la prima comunità energetica e solidale della Liguria. Abbiamo intervistato Elena Putti (presidente) e Federico Martinoli (vicepresidente).

Nasce da un gruppo di amici e attivisti che si appassionano allo studio delle comunità energetiche. Approfondendo questo tema ci siamo accorti delle potenzialità delle CER associate allo sviluppo solidale e alla produzione di energia pulita per tutti. Abbiamo deciso fin da subito di costituire la nostra Associazione di promozione sociale. 

La nostra associazione ha iniziato lo studio di fattibilità per la prima CER sperimentale partendo dalla riqualificazione di una palazzina, dove abbiamo potuto istallare i nostri primi pannelli. Oggi all’interno di questa palazzina si trova una pizzeria che autoproduce e autoconsuma. Nasce cosi la prima CER solidale della Liguria!

La parola “sole” è un acronimo di  SOlidale, Libera, Ecologica. Per la prima CER Ligure volevamo un nome che potesse essere da stimolo per la nascita di queste strutture partecipative che leghino i valori a cui noi crediamo.

Obiettivo principale è quello della divulgazione e del sostegno ad altri gruppi di cittadini per lo sviluppo e l’implementazione di questo modello. Il modello celle comunità energetiche e solidali è applicabile a tantissime realtà e il nostro secondo obiettivo è quello di supportare lo studio di fattibilità, la progettazione e l’attivazione di nuove comunità energetiche sul territorio ligure. 

Il nostro è un modello solidale al 100% . Un progetto che parte dal basso, dai cittadini che si organizzano in modo autonomo. Un ciclo virtuoso che tutti possono mettere in atto. Le comunità producono, consumano e reinvestono.  Un progetto che reinveste le risorse generate nel tessuto locale a sostegno dell’ambiente, del contrasto alla povertà energetica e per progetti sociali. 

Il nostro obiettivo nei prossimi anni sarà quello di divulgare e comunicare le buone pratiche del nostro progetto. Cercare di sviluppare e ampliare il progetto CER Sole in altri territori. Promuovere una cultura delle buone pratiche e diffondere l’impatto positivo che generano nella comunità.

Ti sei perso la prima tappa del viaggio nelle CERS? Leggi l’articolo su Enernoi Oremo Energia Solidale di Biella.

Vuoi sapere di più della CERS costituita nel milanese? Leggi l’articolo su CERcoop di Cernusco sul Naviglio.