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CGM in Palestina: qui la cooperazione diventa resistenza e rinascita


Sabina Bellione, Project designer, responsabile Progettazione CGM, ci racconta il suo viaggio in Palestina, organizzato con la nostra cooperativa socia Il Giardinone (con la presidente Laura Gallo) e l’organizzazione Volontariato Internazionale per lo sviluppo per incontrare il mondo cooperativo locale.
“Queste cooperative ci mostrano che la resilienza non è solo resistere, ma creare valore dove gli altri vedono solo fragilità, trasformare la marginalità in progetto, la scarsità in innovazione”. Ecco le sue parole.

Tredici cooperative tra Ramallah, Betlemme, Hebron, Gerusalemme e Tulkarem. Tredici storie, tredici comunità, tredici esempi concreti di come la cooperazione possa diventare una forma viva di resistenza e di rinascita.

Molte delle cooperative incontrate sono composte e guidate da donne. Donne che lavorano nei campi, nelle cucine, nei laboratori artigianali. Donne che trasformano olive in olio, pomodori in conserve, stoffe in ricami. Donne che, con dignità e determinazione, non accettano di essere solo “beneficiarie”, ma diventano protagoniste economiche, sociali e culturali delle proprie comunità.

Quando si entra nei loro laboratori o nei piccoli centri di trasformazione si percepisce subito che la cooperativa non è solo un’impresa: è una forma collettiva di vita, di sostegno reciproco, di costruzione di futuro.

In Palestina, la cooperativa nasce spesso da un bisogno molto concreto: quello di produrre, di trasformare, di commercializzare, ma soprattutto di restare, di radicarsi, di resistere.

E proprio in questo si manifesta la sua forza imprenditoriale e umana: offrire ai soci, spesso con risorse minime, gli strumenti, i mezzi, a volte anche il credito, per poter lavorare, generare reddito e mantenere viva la comunità.

Sono imprese create dai soci, gestite democraticamente, basate sulla partecipazione economica, sulla trasparenza, sull’autonomia, sulla cooperazione tra cooperative e sull’impegno verso la comunità.

È un modello che unisce autogestione e solidarietà, imprenditorialità e giustizia sociale.

Le cooperative palestinesi ci ricordano che la cooperazione è un atto politico e umano allo stesso tempo. È un modo per dire: “Noi restiamo, lavoriamo, produciamo, costruiamo insieme.”

E ci mostrano che la resilienza non è solo resistere, ma creare valore dove gli altri vedono solo fragilità, trasformare la marginalità in progetto, la scarsità in innovazione.

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DCS: diventa early adopter della nuova piattaforma di gestione dei progetti sociali

Prosegue a pieno ritmo lo sviluppo della Piattaforma DCS – Data Management & Intelligence Platform, l’innovativo strumento digitale promosso nell’ambito del progetto DigiCompSoc (promosso da Repubblica Digitale e guidato da CEDEL) per rafforzare le competenze digitali e la sostenibilità dell’Economia Sociale. Nel 2026 il nuovo strumento verrà testato con il coinvolgimento di circa 40 imprese cooperative e 70 PM o coordinatori. Candidati per partecipare: diventa early adopter.

Il 22 ottobre, a Roma, è stato presentato il mock-up della piattaforma, frutto delle sessioni di co-design che hanno coinvolto direttamente gli operatori del settore. Oggi, siamo entrati nel vivo della fase di sviluppo tecnico, con un obiettivo chiaro: fornire uno strumento pronto all’uso che supporti le organizzazioni nelle attività di gestione, rendicontazione e misurazione dell’impatto dei progetti gestiti.

Lo sviluppo della Piattaforma DCS si concluderà a inizio 2026. Seguirà immediatamente una fase cruciale di formazione e test che vedrà il coinvolgimento di circa 40 imprese cooperative e 70 tra Project Manager, Coordinatori e Responsabili di Progetto/Servizio. Un’opportunità concreta per diventare early adopter e contribuire al perfezionamento finale dello strumento.

Alla fase di sviluppo

Se siete interessati a saperne di più o a partecipare attivamente alla fase di sviluppo della piattaforma potete scrivere a openlab@cgm.coop e richiedere una call di approfondimento.

Alla fase di test (Early adopter)

Per essere selezionati per la fase di test, che include formazione e accompagnamento gratuito, è necessario iscrivere i propri Project Manager, Coordinatori o Responsabili di Area al percorso propedeutico e gratuito sull’utilizzo di projects tools e gestione dei collaboratori.

La Piattaforma DCS nasce come alleato strategico per gli Uffici di Progettazione e i responsabili operativi. È pensata per supportare l’intero ciclo di vita, dalla progettazione alla rendicontazione, di
ogni tipo di iniziativa:

  • Progetti Complessi: Finanziati, con ampi partenariati e necessità di tracciabilità dettagliata.
  • Servizi a Contratto: Gestione e monitoraggio delle attività previste dai capitolati di servizio e dalle convenzioni.

La piattaforma agisce su due livelli complementari:

  • Livello Operativo (Gestionale): La Piattaforma DCS è un software specializzato che offre alle cooperative uno strumento avanzato per la gestione strutturata, collaborativa e tracciabile di progetti e servizi (avvio, pianificazione, esecuzione, controllo e chiusura). Il suo valore si moltiplica quando il progetto coinvolge più partner operativi, garantendo un unico punto di controllo.
  • Livello Strategico (Intelligenza): Il vero focus della Piattaforma è la raccolta, la validazione e la valorizzazione dei dati di progetto. L’utilizzo delle sue funzionalità garantisce una raccolta strutturata che va oltre la rendicontazione: permette di valutare non solo l’impatto del singolo progetto, ma anche l’impatto complessivo dell’organizzazione nel proprio territorio, incrociando i risultati di tutti i servizi gestiti.

La struttura di DCS è pensata per superare le frammentazioni tipiche della gestione progettuale:

  • Gestione Integrata: Copre tutte le fasi del progetto, integrando funzionalità basate su metodologie di valutazione riconosciute, come la Teoria del Cambiamento e l’analisi del SROI (Social Return On Investment).
  • Standardizzazione dei Processi: Promuove l’uso di una metodologia condivisa (ispirata all’Italian Method for Integrated Project Management) che migliora la coerenza e la comparabilità dei dati, un fattore chiave per le cooperative che lavorano in rete.
  • Dati per la Valutazione: La piattaforma non sostituisce l’analisi di impatto, ma è l’ambiente strutturato che organizza sistematicamente la base dati necessaria per analisi valutative complesse e credibili.

Le funzionalità sono state progettate per garantire controllo e trasparenza a ogni livello:

  • Gestione Centralizzata dei Progetti: Permette la creazione di schede dettagliate, la mappatura degli stakeholder e il monitoraggio continuo di attività, budget e KPI.
    Risultato: maggiore Efficienza, Trasparenza e Controllo.
  • Costruzione di Survey e Raccolta Dati: Consente di creare e personalizzare moduli di raccolta dati (es. su beneficiari o metriche d’impatto) e collegarli direttamente a obiettivi, risultati o stakeholder.
    Fondamentale per la standardizzazione dei formati di raccolta.
  • Visualizzazione e Analisi dei Dati: Trasforma i dati raccolti in Insight Strategici attraverso dashboard interattive con visione sinottica dello stato di avanzamento e dei KPI (quantitativi e qualitativi).
    Permette l’analisi dei trend e l’esportazione di report in formati editabili (Word, Excel) per la rendicontazione.
  • Condivisione Sicura dei Dati: Permette la condivisione controllata di dati e report con partner o enti finanziatori, grazie a controlli di accesso granulari e configurazione del livello di tracciamento (anonimo o autenticato).
  • Gestione Ruoli e Utenti: Supporta ruoli differenziati (Amministratore, Editor, Visualizzatore) per garantire l’integrità dei dati, la sicurezza operativa e la piena conformità al GDPR.
  • Sistema di Archiviazione e Interoperabilità: la piattaforma sarà strutturata per consentire lo scambio bi-direzionale di dati con altri sistemi gestionali già in uso (es. CRM), eliminando il doppio lavoro e integrandosi con servizi di archiviazione (come Sharepoint e Google Drive).
  • Standard di Sicurezza: Piena conformità al GDPR e implementazione di rigorosi protocolli di crittografia per garantire la massima protezione dei dati sensibili.
  • Configurazione Flessibile: Prevede un alto livello di personalizzazione di campi, moduli e report, per adattarsi alle specifiche esigenze organizzative della cooperativa.

Tutte le funzionalità si basano sul Logical Framework, la “struttura logica” che organizza in modo coerente e verificabile le voci principali del progetto, favorendo la valutazione di impatto e la tracciabilità delle relazioni di causa-effetto (tra risorse, attività, risultati e obiettivi).

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Dalla Basilicata l’agricoltura che include: sviluppo sostenibile che mette al centro le persone


Dalla Basilicata, l’agricoltura che include. Vi raccontiamo i progetti del nostro consorzio socio La Città Essenziale che intrecciano il mondo agricolo e quello sociale. “Così trasformiamo la terra in opportunità di formazione, autonomia e inserimento lavorativo per persone con fragilità, e restituiamo alle comunità locali un nuovo modello di cooperazione e sviluppo sostenibile”.

L’agricoltura che include. In Basilicata, a Grassano e a Colobraro, sono stati presentati nei giorni scorsi i risultati di due progetti portati avanti dal nostro socio Consorzio La Città Essenziale e che hanno unito mondo agricolo e mondo sociale. Si tratta di “Coltiviamo l’Inclusione” e “Sempreverde”, entrambi i progetti finanziati dal PSR Basilicata 2014-2020 – Misura 19 LEADER (Sottomisura 19.2) – Azione “Agricoltura Sociale” del GAL START 2020 srl.
Due esperienze diverse ma complementari, che hanno trasformato la terra in opportunità di formazione, autonomia e inserimento lavorativo per persone con fragilità, e rrestituito alle comunità locali un nuovo modello di cooperazione e sviluppo sostenibile.

A Grassano, la Cooperativa Sociale Oltre l’Arte, in collaborazione con l’Azienda Agricole Vignola e l’AIPD di Matera, ha raccontato un percorso in cui il lavoro nei campi è diventato strumento di crescita personale e collettiva. La presentazione dei risultati del progetto “Coltiviamo l’Inclusione” è stata ospitata nella Sala Convegni di Palazzo Materi e moderato dal Presidente di Confcooperative Basilicata, Giuseppe Bruno. Presenti il Sindaco di Grassano, Filippo Luberto, la nostra consigliera Rosangela Maino, presidente di Oltre l’Arte, Angela Morrone, direttore del Consorzio La Città Essenziale, e Angelo Zizzamia, presidente del GAL Start 2020.
“L’agricoltura sociale restituisce dignità alle persone – ha dichiarato Rosangela Mainoperché consente di valorizzare le capacità di ciascuno e costruire percorsi di autonomia dentro una comunità accogliente.”
“È la rete a fare la differenza”, ha sottolineato Angela Morrone – Quando cooperazione sociale e mondo agricolo si incontrano, nascono opportunità concrete di lavoro e di vita per chi, troppo
spesso, è ai margini
“.

A Colobraro, la Cooperativa Sociale Collettivo Colobrarese, insieme alle aziende agricole Masseria Nivaldine e Masseria Viviano, ha presentato i risultati del progetto “Sempreverde“, che ha unito cura del verde, multifunzionalità agricola e inclusione sociale in un
percorso capace di generare presidio territoriale e nuove prospettive di sviluppo per le aree interne. All’incontro, tenutosi al Palazzo delle Esposizioni, sono intervenuti il Sindaco di Colobraro, Nicola Lista, la Presidente del Consiglio Comunale, Anna Bernardo, la Presidente della Cooperativa Collettivo Colobrarese, Roberta Picerno, e i rappresentanti delle aziende agricole coinvolte.
“Questi progetti mostrano che anche nei piccoli comuni del nostro entroterra – ha detto il Sindaco Nicola Listal’agricoltura può diventare un motore di comunità, creando lavoro e rafforzando il senso di appartenenza.”
“La nostra sfida – ha aggiunto Roberta Picerno – è quella di un’agricoltura che non produce solo beni, ma relazioni, fiducia e possibilità.”

“Queste esperienze – ha ricordato Giuseppe Bruno, presidente di Confcooperative Basilicata – dimostrano che la cooperazione può essere il motore di un nuovo modello di sviluppo rurale, capace di tenere insieme il valore della persona, la sostenibilità economica e la vitalità delle comunità locali.”
Un messaggio condiviso anche dal Presidente del GAL Start 2020, Angelo Zizzamia, che ha evidenziato come “l’agricoltura sociale rappresenti una leva concreta per rigenerare i territori e costruire futuro nelle aree rurali”.

Entrambe le giornate si sono concluse con una degustazione dei prodotti delle aziende agricole coinvolte, simbolo tangibile del legame profondo tra terra, lavoro e comunità: un racconto autentico di come, in Basilicata, l’agricoltura possa includere e generare futuro.

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Girasole 5.0: a Lecco un progetto collettivo per un welfare etico, digitale e inclusivo


Nasce a Lecco “Girasole 5.0”, la prima Digital Welfare Community territoriale che unisce tecnologia, innovazione sociale e valori umanistici per un futuro più equo e condiviso. Un percorso pluriennale promosso da Consorzio Consolida e Impresa Sociale Girasole, in partnership con noi di CGM insieme a Entopan e Harmonic Innovation Group

«Quello avviato è un progetto collettivo che mira a ridisegnare il futuro del welfare nel Lecchese. Un futuro che vogliamo costruire insieme, passo dopo passo, come comunità.»

Nasce a Lecco “Girasole 5.0”, la prima Digital Welfare Community territoriale che unisce tecnologia, innovazione sociale e valori umanistici per un futuro più equo e condiviso. Il 7 ottobre, presso l’Auditorium Officina Badoni, abbiamo inaugurato un percorso pluriennale, promosso da Consorzio Consolida e Impresa Sociale Girasole, con la partnership strategica di CGM – Consorzio Nazionale Gino Mattarelli, Entopan e Harmonic Innovation Group. 

Sostenuto dai principi dell’Innovazione Armonica, Girasole 5.0 punta a ridefinire i servizi sociali, educativi e assistenziali attraverso un approccio etico, digitale e inclusivo.

I pilastri del percorso:

  • Cultura: diffondere un digital mindset inclusivo e promuovere l’empowerment delle comunità locali.
  • Sperimentazione: sviluppare servizi digitali innovativi: teleassistenza, piattaforme collaborative, intelligenza artificiale per la cura e l’inclusione.
  • Alleanza: costruire partenariati pubblico-privati per generare impatto condiviso e diffondere buone pratiche.

Un confronto ricco di visioni e prospettive
L’iniziativa si è aperta con i saluti istituzionali di Emanuele Manzoni (Assessore al Welfare, Comune di Lecco) e Gennaro Di Cello (Vicepresidente Esecutivo Entopan).

Le sfide della transizione digitale nel welfare e il valore del foresight strategico per interpretare i megatrend sociali sono stati approfonditi da Lorenzo Guerra (Presidente Consorzio Consolida), Giorgio Scarpelli (Direttore Operativo Harmonic Innovation Group) e Antonio Viscomi (Ordinario dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, Vicepresidente Istituzionale Entopan). 

Insieme a Fabio Viola (Founder TuoMuseo), Nicola Lamberti (Founder e CEO Alimentiamoci) e Luigi Galimberti (Presidente ToSeed & Partners) abbiamo esplorato esperienze di contaminazione virtuosa tra innovazione tecnologica e impatto sociale.

A seguire un interessante dialogo tra Flaviano Zandonai (Open Innovation Manager CGM) e Luca De Biase (Giornalista, fondatore di Nova e Il Sole 24 Ore) sul valore degli ecosistemi di innovazione basati su reciprocità, etica e impatto sociale.

Infine, Elena Nuozzi (Project Manager Transizione Digitale Consorzio Consolida) ha raccolto gli spunti del dibattito per definire i prossimi passi, in linea con il position paper “Transizione digitale e innovazione armonica per il welfare territoriale”.

Girasole 5.0 è in linea con il Piano di Zona 2025–2027 e punta a creare un laboratorio nazionale per il welfare digitale 5.0, dove digitalizzazione e co-progettazione guidano la crescita verso un welfare più umano, efficiente e partecipato.

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L’Ue chiama e Cgm risponde. I nostri impegni per l’economia sociale

A settembre, con il contributo del nostro Open Innovation Manager Flaviano Zandonai, e della nostra Project Manager Sabina Bellione, abbiamo risposto ad una call europea che chiedeva di prendersi impegni concreti per l’attuazione del piano d’azione sull’economia sociale. I nostri “pledges” sono stati accolti e pubblicati. Scopri quali sono.

Di solito quando si partecipa a una call lo si fa per vincere un premio che riconosca il valore della propria proposta, in particolare se innovativa.

Invece questa volta abbiamo deciso di partecipare a un bando particolare che chiedeva ai partecipanti di prendersi degli impegni. Questa originale “call for pledges” è stata lanciata dalla Commissione Europa per una finalità anch’essa piuttosto originale ovvero accompagnare il percorso verso un ecosistema di economia sociale e di prossimità che sia in grado di affrontare la cosiddetta doppia transizione digitale e green. Tutto questo come parte del percorso di attuazione del Piano europeo sull’economia sociale approvato nel 2021 e che sta trovando applicazione anche a livello locale (Bologna e Torino) oltre che nazionale (ormai in dirittura d’arrivo).

Quali impegni ci siamo presi come CGM?

Il primo è di insistere nel processo di “messa in piattaforma” del welfare non solo in senso tecnologico ma anche organizzativo contribuendo così ad allargare e differenziare i nostri sistemi di offerta locale. Una delle principali estensioni in tal senso riguarda la sostenibilità ambientale attraverso le CER che, nei fatti, sono organizzazioni piattaforma promosse peraltro da soggetti ibridi come i prosumer: un po’ produttori e un po’ consumatori. Il secondo impegno riguarda l’open innovation orientata a obiettivi sociali a impatto positivo e duraturo che perseguiamo principalmente attraverso il programma Human Tech cogestito con Entopan innovation.

Crediamo che questi due impegni siano al contempo realistici ed efficaci per fare in modo che l’economia sociale non sia solo una sommatoria di forme giuridiche ma un attore di cambiamento che riguarda le principali “industrie” europee. Un auspicio che alla luce della fase storica attuale diventa sempre più un imperativo per chi, come il nostro Consorzio, vuole contribuire a cambiare le regole del gioco.

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Viaggio nelle CERS #4. A Matera energia pulita, risparmio e investimenti nel welfare locale

Dopo le CERS di Biella (leggi l’articolo), Cernusco (leggi l’articolo) e Genova (leggi l’articolo), vi presentiamo la Comunità Energetica Rinnovabile e Solidale di Matera, promossa dal Consorzio La Città Essenziale. Un progetto che unisce produzione energetica, inclusione sociale e cittadinanza attiva. “Ogni centesimo guadagnato sarà un’azione concreta per la comunità e per chi è in difficoltà”.

A Matera, con la firma presso il notaio, qualche giorno fa, è stata costituita la prima Comunità Energetica Rinnovabile (CER), Luc.Energy, promossa dal Consorzio La Città Essenziale e dalle sue consorziate. L’iniziativa ha segnato un passo decisivo per l’innovazione sociale e lo sviluppo sostenibile nel territorio, confermando la vocazione del Consorzio per forme concrete di sostenibilità ambientale che generano benessere condiviso. Un percorso che si è completato grazie a un progetto candidato proprio dal nostro consorzio CGM con La Città Essenziale come partner e cofinanziato da Fondazione con il Sud.

La Comunità Energetica Rinnovabile Luc.Energy consentirà la produzione condivisa e l’utilizzo locale di energia da fonti rinnovabili, un modello che riduce l’impatto ambientale, migliora la sicurezza energetica, incentiva l’indipendenza dalle fonti fossili e costituisce un antidoto concreto alla povertà energetica.

La CER costituita raccoglie l’eredità e il modello virtuoso di “Energia Solidale”, iniziativa del Consorzio La Città Essenziale attiva da anni, che ha dimostrato come interventi di efficientamento energetico e produzione solare possano generare risparmi destinati al welfare territoriale.

Luc.Energy, cooperativa neocostituita nell’alveo delle aderenti a Confcooperative Basilicata, porterà avanti il percorso non solo per l’autoconsumo, ma destinando incentivi e ricavi al rafforzamento del welfare territoriale delle comunità di origine dei soci. Sarà così coinvolta un’area geocomunitaria che comprende Montalbano, Irsina, Marconia, Colobraro, Policoro, Pomarico, Grassano e Matera, dove operano le 9 cooperative costituenti.

“Oggi sanciamo non solo un atto legale, ma un patto con il territorio: produrremo energia pulita, risparmieremo, e ogni centesimo guadagnato sarà un’azione concreta per la comunità e per chi è in difficoltà – ha dichiarato il Presidente del Consorzio La Città Essenziale, Giuseppe Bruno –. La nostra comunità energetica nasce per dimostrare che il modello cooperativo può coniugare sviluppo sostenibile e inclusione sociale”.

Ciò che rende speciale questa nuova comunità energetica è che gli utili non saranno trattenuti, ma devoluti in servizi di welfare in modo strutturale, a beneficio della comunità locale. È il primo caso nella nostra area in cui una CER assume formalmente questo impegno.

A sottolinearlo è stata la Presidente della CER, Rosangela Maino:
“Assumo con orgoglio questo incarico. Il mio desiderio è che il progetto diventi un faro che illumina strade nuove, dove cooperazione, energia e comunità si intrecciano per dare forma a un futuro condiviso.

Coordineranno il lavoro della Presidente: Roberta Picerno (vicepresidente), Cosimo Ambrosecchia, Giuseppe Florio, Sabina Bellione (consiglieri).
La CER parte con una dotazione iniziale di kW provenienti da impianti già attivi e sarà ulteriormente potenziata con la realizzazione e la messa in funzione di nuovi impianti fotovoltaici.

Il progetto rappresenta un esempio tangibile di come il tema ambientale e il tema della giustizia sociale, oggi imprescindibili, possano combinarsi in modo operativo grazie alla cooperazione sociale. Non un punto d’arrivo, ma l’inizio di un percorso che unisce produzione energetica, inclusione e cittadinanza attiva.

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Flessibilità, contesto agricolo e relazione: così la Mantua Farm School cresce giovani liberi e consapevoli

Il 26 e 27 settembre torna il nostro workshop sui servizi educativi Fuori è Dentro. Il tema scelto è quello dell’inclusione dentro e fuori la scuola. La location è la Mantua Farm School a Corte Maddalena – Curtatone (Mantova), una ‘scuola non scuola’ gestita dalla Cooperativa Ippogrifo per ragazzi e ragazze dagli 11 ai 20 anni in situazioni di fragilità. Ci siamo fatti raccontare il progetto da Alessandra Brunoni, Referente e coordinatrice pedagogica. E se non avete ancora riservato il posto al Fuori è Dentro 2025, fatelo subito compilando il modulo on line.

La Mantua Farm School (MFS) è un progetto della Cooperativa Ippogrifo, realtà che da oltre 25 anni opera nel campo della salute mentale sul territorio mantovano, a partire dalla chiusura dell’Ospedale Psichiatrico nel 1999. La cooperativa gestisce due comunità psichiatriche per adulti: una ad alta protezione, con assistenza continuativa 24 ore su 24, e una a media protezione, con presenza di operatori per 12 ore al giorno. Nel 2014 prende avvio una collaborazione tuttora attiva con il Servizio di Neuropsichiatria Infantile di Mantova, finalizzata a sostenere preadolescenti, adolescenti e le loro famiglie in situazioni di fragilità. Gli interventi vanno dal supporto educativo domiciliare alla psicoterapia
individuale e familiare, fino al sostegno genitoriale. Da questa esperienza con i più giovani nasce l’intuizione: costruire un percorso che rispondesse anche al bisogno formativo e scolastico, un’area spesso critica nei momenti di difficoltà, che troppo spesso si traduce in abbandono scolastico o ritiro sociale. Nel 2018 la Cooperativa Ippogrifo partecipa al Bando Cariplo Emblematici Maggiori con il progetto della Mantua Farm School a Corte Maddalena, che prevedeva la ristrutturazione di una barchessa e la realizzazione della Sala Maddalena, uno spazio teatrale. Il progetto viene finanziato e nel 2020 partono i lavori, rallentati però dall’emergenza Covid. Solo nel 2022 gli spazi vengono finalmente inaugurati.

Il progetto prende forma già nel 2021, con un anno pilota avviato in una sede temporanea presso la Cascina Goliarda di Alce Nero, che aveva concesso gli spazi in affitto. In quell’occasione emergono richieste da parte di famiglie con figli in età di scuola secondaria di primo grado: è così che diventa evidente l’esigenza di proporre un contesto formativo alternativo già a partire dagli 11 anni.
Oggi la Mantua Farm School accoglie ragazzi e ragazze dagli 11 ai 20 anni. È una “scuola non scuola” che si fonda sulla normativa dell’Istruzione Parentale, offrendo un percorso flessibile e basato sull’apprendimento esperienziale, in cui la relazione è al centro della crescita educativa. Al tempo stesso, vengono rispettate le Linee Guida Ministeriali, poiché gli studenti della Farm sostengono regolarmente gli esami di idoneità presso le scuole pubbliche a cui risultano iscritti, requisito fondamentale soprattutto per chi è ancora in età di obbligo scolastico.

La Mantua Farm School è nata con l’idea di creare uno spazio diverso dalla scuola tradizionale: un contesto in cui i ragazzi possano sperimentare, mettersi in gioco e scoprire i propri interessi.
Coltivare passioni, curiosità e conoscenze significa proprio questo: offrire a ciascuno la possibilità di imparare seguendo i propri tempi e inclinazioni, senza schemi rigidi, ma con proposte che spaziano dall’attività laboratoriale alla dimensione artistica e creativa, dal lavoro in natura al confronto con la comunità. È un luogo dove l’apprendimento non è mai fine a sé stesso, ma diventa parte di un percorso di crescita personale e relazionale.

La nostra scuola è unica perché è una “scuola non scuola”. Non ci sono banchi in fila o programmi preconfezionati da seguire, ma un ambiente flessibile in cui i ragazzi dai 11 ai 20 anni possono imparare attraverso esperienze reali. La didattica è costruita insieme agli studenti e tiene conto dei loro bisogni, interessi e fragilità. Inoltre, la Mantua Farm School è radicata in un contesto agricolo e culturale: la Corte Maddalena, con i suoi spazi verdi e il teatro, diventa parte integrante del percorso educativo. Un altro aspetto fondamentale è la centralità della relazione, perché crediamo che sia il legame umano a rendere possibile qualsiasi apprendimento.

L’innovazione della Mantua Farm School sta nel metodo: utilizziamo la cornice dell’istruzione parentale, che ci permette di proporre un modello non rigido, ma personalizzato e dinamico. Gli studenti non si limitano a “ricevere” nozioni, ma sono protagonisti attivi del loro apprendimento, attraverso laboratori, esperienze pratiche, attività artistiche e momenti di riflessione collettiva.
L’inclusività nasce dal fatto che il nostro progetto è pensato anche per chi fatica nei contesti scolastici tradizionali: ragazzi con fragilità, difficoltà relazionali o vissuti di abbandono scolastico. Qui trovano un luogo accogliente, che li valorizza e li sostiene, aiutandoli a ritrovare motivazione e fiducia nelle proprie capacità.

Per noi fare educazione significa prendersi cura delle persone prima ancora che trasmettere conoscenze. Vuol dire creare contesti in cui i giovani possano sentirsi accolti, ascoltati e stimolati a crescere come individui liberi e consapevoli. Educare oggi non è solo preparare al mondo del lavoro, ma offrire strumenti per affrontare la vita: sviluppare pensiero critico, imparare a collaborare, coltivare passioni e scoprire il valore delle relazioni. La scuola, in questo senso, non è un semplice luogo di apprendimento, ma una comunità che accompagna e sostiene i ragazzi nel loro percorso di crescita.

26 e 27 settembre
Mantua Farm School
Corte Maddalena – Curtatone (Mantova)
“Progettare l’inclusione dentro e fuori la scuola: esperienze e pensieri di educatori a confronto”
Dafne Guida (Stripes) 
Stefano Laffi (Codici) 
Alessandra Brunoni (Cooperativa Ippogrifo)
Monica Ploia (Federsolidarietà Mantova)
Cristina Bertazzoni (Consulente e Docente Università di Verona)
Sara Gattazzo (Cooperativa Archè)
Francesca Bonani (Cooperativa Viridiana) 

Vuoi saperne di più?
Scrivi a simona.taraschi@cgm.coop per ricevere informazioni sul Fuori è Dentro.

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Giornata Alzheimer: a Brindisi spazi di confronto, relazione e formazione per caregiver ‘mai più soli’

In occasione dalla Giornata Mondiale dell’Alzheimer, vi raccontiamo il progetto ‘Mai più soli’ con la cooperativa sociale Eridano che, a Brindisi, punta a migliorare la qualità della vita dei caregiver, offrendo loro spazi di confronto, formazione, socializzazione e supporto pratico nella gestione quotidiana della malattia. Il 18 e 19 ottobre, proprio a Brindisi ci sarà l’ultima tappa dell’Alzheimer Fest, un evento nazionale che celebra la vita, l’inclusione e la bellezza anche nella fragilità.

Il 21 settembre si celebra la Giornata Mondiale dell’Alzheimer, istituita nel 1994 dall’OMS e dall’Alzheimer’s Disease International. Una giornata per accendere i riflettori sulla malattia, promuovere la consapevolezza e combattere lo stigma che ancora oggi colpisce chi ne è affetto e chi se ne prende cura.

È anche l’occasione per ricordare quanto sia importante stare accanto alle persone fragili, non lasciarle sole, costruire reti di supporto che mettano al centro la dignità, l’ascolto e la cura.

È proprio da questa consapevolezza che nasce “Mai più soli”, il progetto che la cooperativa sociale Eridano, insieme a CGM e al Comune di Brindisi, con il sostegno di Fondazione CON IL SUD e tanti partner del territorio, porta avanti con passione e concretezza.

Il progetto ha un obiettivo chiaro: migliorare la qualità della vita dei caregiver, offrendo loro spazi di confronto, formazione, socializzazione e supporto pratico nella gestione quotidiana della malattia. Ma non solo. “Mai più soli” vuole anche promuovere un welfare comunitario, capace di riconoscere formalmente il ruolo dei caregiver e di attivare risorse per sostenerli.

“Mai più soli non è la soluzione al problema delle demenze – afferma il presidente di Eridano Francesco Parisima la sperimentazione di un processo di welfare in grado di restituire dignità all’ammalato e a chi se ne prende cura scardinando – attraverso la consapevolezza, la responsabilizzazione ed il coinvolgimento dell’intera comunità – quelle dinamiche che spesso portano le persone coinvolte alla depressione ed all’emarginazione sociale“.

Dal gennaio 2025 “Mai più soli” è presente sul territorio con percorsi di accompagnamento, attività formative e momenti di socializzazione. Tra le iniziative ci sono i gruppi di Auto Mutuo Aiuto, il coro dei Caregiver e l’Healing Garden: esperienze che aiutano ad alleggerire il carico dell’assistenza e a rafforzare i legami familiari e le relazioni personali. Con “Basta una Telefonata” è possibile ricevere un supporto concreto per affrontare le piccole incombenze di ogni giorno. Alcuni caregiver, insieme ai loro familiari, stanno inoltre partecipando a una sperimentazione che prevede l’uso di dispositivi indossabili (wearable) per monitorare e gestire meglio le attività di cura. E da ottobre 2025 partirà anche un percorso di formazione tecnico-specialistica di alto livello, pensato per rendere sempre più efficace e consapevole la gestione della persona assistita.

Inoltre, per dare una testimonianza attiva in merito alla cura e all’integrazione della persona con demenza e il pieno supporto della comunità alle famiglie, Brindisi ospiterà il 18 e 19 ottobre l’ultima tappa dell’Alzheimer Fest, un evento nazionale che celebra la vita, l’inclusione e la bellezza anche nella fragilità.

In questa giornata speciale, il nostro pensiero va a tutte le persone che convivono con l’Alzheimer e ai loro caregiver. A loro va il nostro impegno, la nostra vicinanza, la nostra voce.

Perché nessuno deve sentirsi solo. Mai più.

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Detenuti al lavoro al call center per la Ulss di Venezia con NoiGroup: “Un ponte di umanità e riscatto”

Prendiamo una bella storia di rete dal nuovo numero di Vita sulla città più bella del mondo, Venezia. Nella complessità delle sue contraddizioni, tra l’assalto dei turisti e lo spopolamento, il magazine racconta anche chi la sceglie e si impegna per renderla più sostenibile e viva. Tra questi, la nostra cooperativa socia NoiGroup che da novembre 2024 ha attivato un call center per il Cup dell’Ulss presso il carcere di Santa Maria Maggiore. Ci lavorano una decina di detenuti che ogni giorno rispondono a circa mille telefonate. Ci siamo fatti racconatare il progetto dal presidente di NoiGroup Fabio Panizzon.

Il progetto nasce da un’esigenza profonda: offrire alle persone detenute una concreta possibilità di riscatto, far sentire che anche dietro le sbarre esiste una vita fatta di dignità e speranza. Grazie all’impegno del Direttore Generale dell’ULSS Serenissima Dott. Contatto e il direttore del Carcere Dott. Farina è nata questa iniziativa. 

Su questa spinta la cooperativa Noigroup, con il supporto del personale carcerario e dell’ULSS 3 Serenissima, ha voluto creare uno spazio di lavoro capace di dare voce e capacità ai detenuti, trasformando un’idea in un’opportunità vera. È una sfida di umanità e fiducia, per dimostrare che tutti possono ricostruirsi, anche in condizioni difficili. L’esperienza si inserisce in una rete più ampia di cooperazione e inclusione sociale che Noigroup coltiva da anni.

Ogni giorno i detenuti che lavorano nel CUP mettono al servizio degli altri la loro attenzione, la pazienza e l’impegno. Ricevono le chiamate, prenotano visite, ascoltano le paure e le speranze degli utenti. Quel telefono non è solo uno strumento, ma un ponte di umanità che porta lavoro, ma anche dignità, orgoglio e senso di responsabilità. Attualmente sono circa una decina i detenuti coinvolti. La mattina alle otto 3 detenuti con un operatore guida si mettono alle loro postazioni fino alle 12.00. Dopo un ora di pausa riprende il lavoro l’operatore con altri 3 detenuti. Abbiamo concordato con gli educatori del carcere che il part time era piu indicato. Altri 2 detenuti invece, escono al mattino vanno presso il call center di Mestre e rientrano a fine turno.

 Noigroup sta lavorando per ampliare l’offerta lavorativa con attività di tipo tecnologico, per offrire maggiori opportunità di crescita professionale. Vedere questi uomini e donne dedicarsi con passione a un’attività così importante fa capire quanto il lavoro rappresenti una vera redenzione.

Sono circa una decina i detenuti coinvolti tra assunti e tirocini nel progetto CUP, con oltre 20.000 chiamate gestite finora, a testimonianza di un impegno costante e qualificato. Uno di loro hanno ottenuto proposta di lavoro anche dopo la scarcerazione, riuscendo ad avviare un reale percorso di reinserimento sociale e imprenditoriale.

Il futuro è quello di un seme che sta germogliando e vuole crescere forte. L’idea è ampliare l’esperienza del CUP in carcere, aumentando il numero di operatori e diversificando le attività, specialmente verso ambiti tecnologici più avanzati. Si vuole inoltre replicare questo modello in altri istituti penitenziari, potenziando la collaborazione con le istituzioni, le aziende e le realtà del territorio. Così si contribuisce non solo a creare lavoro, ma soprattutto a costruire nuove speranze e percorsi di reinserimento sociale.

Per i detenuti rappresenta un’importante occasione di riscatto personale e sociale. Significa riscoprire la propria umanità, acquisire competenze, assumersi responsabilità e trovare dignità in un contesto difficile. Il lavoro crea un senso di appartenenza e aiuta a superare solitudine e disperazione. È spesso la prima vera luce in una realtà complessa, una reale seconda chance che cambia la prospettiva di vita di molti.

Noigroup è una realtà con più di 25 anni di storia dedicata all’inclusione lavorativa di persone con disabilità, malattie invalidanti e situazioni di svantaggio sociale. Oltre al progetto CUP in carcere, la cooperativa gestisce numerose attività che spaziano dall’assistenza a persone fragili fino ai servizi in ambito sanitario e sociale. Grazie a un modello imprenditoriale basato sulla collaborazione con numerose aziende, ha permesso la creazione di oltre 200 posti di lavoro dedicati a persone con disabilità, impiegando oggi più di 600 lavoratori. Noigroup rappresenta un ponte importante tra il mondo delle imprese, le istituzioni e i cittadini più vulnerabili, portando avanti un impegno di formazione, lavoro e inclusione con grande attenzione ai valori umani.

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Da un caffè con l’Ai, al via percorsi sull’uso dell’Intelligenza Artificiale nelle coop

Un laboratorio interno sull’Intelligenza Artificiale che diventa occasione di formazione per la rete. Il 1 ottobre webinar gratuito con Riccardo Naidi, Open Innovation consultant di CGM, per esplorare le potenzialità dell’AI all’interno delle nostre realtà. A disposizione, percorsi formativi su misura sia online che in presenza per le singole cooperative.

Da alcuni mesi lo staff di CGM si incontra tutti i mercoledì mattina per “prendere un caffè” con AI.

Questo caffè virtuale è coordinato da Riccardo Naidi, Open Innovation consultant di CGM: un’occasione formativa interna sull’Intelligenza Artificiale. Un laboratorio aperto, dove si esplorano nuovi strumenti, si condividono pratiche e si costruisce una cultura digitale inclusiva.

Mettere in pista progetti come questo significa aprirsi a nuovi mondi, con la consapevolezza che l’innovazione tecnologica può e deve essere al servizio delle nostre imprese.

È un percorso che nasce dalla curiosità, cresce con la pratica e si nutre del confronto continuo tra persone e competenze diverse.

Nei prossimi mesi, ci proponiamo di:

Incrementare la sperimentazione
Continuare gli appuntamenti settimanali, rendendoli sempre più interattivi e vicini ai bisogni concreti della rete. 

Attivare percorsi di formazione su misura sia online che in presenza
Offriamo la possibilità di costruire insieme percorsi formativi personalizzati, pensati per cooperative, enti e consorzi, calibrati sulle esigenze specifiche di ciascuna realtà.

Raccogliere proposte e bisogni
Se hai un’idea, una necessità o vuoi proporre un tema da esplorare, siamo qui per ascoltarla e trasformarla in un’occasione di apprendimento condiviso.

Mercoledì 1 ottobre dalle ore 10 alle ore 11 online proponiamo a tutte le cooperative un primo appuntamento gratuito per esplorare le potenzialità dell’AI all’interno delle nostre realtà. 

È possibile partecipare compilando l’apposito form.

Vuoi saperne di più?
Scrivici a openlab@cgm.coop per ricevere informazioni, proporre argomenti o attivare un percorso dedicato.

Nel frattempo, al nostro Riccardo Naidi, abbiamo chiesto qualcosa in più sul “caffè con l’AI”, sul suo rapporto con questo strumento e sulle sue applicazioni e implicazioni nel contesto della cooperazione. Ecco l’intervista.

È stata la combinazione di più elementi. 

Prima di tutto parte dalla consapevolezza che ci troviamo in un momento senza precedenti: l’AI generativa sta accelerando la trasformazione digitale, rendendo l’adattamento (in chiave darwiniana) non più un’opzione, ma una necessità per non diventare ‘outsider’. 

Il senso di urgenza mi ha spinto a riflettere su un duplice fronte: quali sono le sfide dirimenti che stanno emergendo e soprattutto quali opportunità se ne possono trarre? In altre parole: come può l’AI diventare un catalizzatore di sviluppo sociale? È l’AI for social good davvero realizzabile o è solo una ‘buzzword’?

I nostri obiettivi sono duplici: internamente, vogliamo sensibilizzare, alfabetizzare e rendere operativo il gruppo CGM sull’uso dell’AI generativa per ottimizzare i processi interni, per poi estendere queste pratiche a tutta la rete. Esternamente, l’obiettivo a lungo termine è connettere la tecnologia con l’economia sociale, posizionando il Consorzio CGM, forte del suo legame col territorio, come un punto di riferimento per l’innovazione tecnologica ad impatto sociale, dotando le cooperative sociali degli strumenti necessari.

Ogni mercoledì alle 8:15 ci ritroviamo su Teams per un appuntamento di 45 minuti. Partiamo con 5‑10 minuti “a microfoni aperti”: condivido le news più fresche sull’AI oppure gli stessi colleghi lanciano uno spunto, una domanda, un link curioso. Questo momento iniziale crea subito coinvolgimento e ci aiuta a calibrare l’incontro sui bisogni reali del gruppo.

Subito dopo passiamo al cuore del caffè: circa 30 minuti di demo live in cui condivido lo schermo e mostro, passo‑passo, come applicare l’AI ai casi d’uso quotidiani del nostro lavoro – dalla redazione di comunicati alle slide generative, dall’analisi rapida di dataset all’automazione delle ricerche. L’obiettivo è “vedere per credere”: niente teoria astratta, ma tool aperti, prompt alla mano e risultati in tempo reale.

Registriamo tutto: Teams salva il video, un agente di ChatGPT produce il verbale, e nel canale dedicato restano tre bacheche aggiornate – news, prompt utili e guide agli strumenti – più una lavagna “Ho bisogno di…” dove raccogliamo richieste e proposte. 

Non è semplice orientarsi tra tutte le sigle che spuntano ogni giorno. Partiamo dall’errore che sento più spesso: non tutte le intelligenze artificiali sono generative. In breve, intendiamo per intelligenza artificiale tutto ciò che cerca di simulare un’azione umana e se ne parla ormai dal secondo dopo guerra. Quello che si intende normalmente quando si parla di ChatGPT e tutti gli altri chatbot (Gemini, Claude, Co-pilot, Deepseek etc) sono intelligenze artificiali generative. Questo perchè sono delle architetture neurali (i più tecnici direbbero LLM) in grado di generare un output ben preciso: testo, immagini, slide, musica etc. Quindi l’intelligenza artificiale generativa è un sottoinsieme dell’intelligenza artificiale in senso lato. 

Anzitutto direi di non scoraggiarsi: l’AI si impara a piccoli passi. Ogni tentativo, anche quando il risultato non è perfetto, aggiunge un tassello di comprensione su come “ragionano” i modelli e su come formulare richieste sempre più precise.

Un altro consiglio che mi sento di condividere è quello di ritagliarsi un piccolo slot fisso nella giornata – bastano quindici minuti – per provare strumenti nuovi o perfezionare un prompt. Questa pratica costante, nel giro di poche settimane, cambia davvero la prospettiva: più iteri, più ti accorgi di quanto puoi affinare il tuo metodo e migliorare gli output.

Inoltre, vale la pena avvicinarsi con curiosità e divertimento. Io ho iniziato proprio così, sperimentando senza uno scopo immediato, solo per capire fin dove potevo spingere lo strumento. Questo approccio “giocoso” mantiene la mente aperta e trasforma gli errori in scoperte.

Infine, restare aggiornati è fondamentale: l’evoluzione dell’AI corre veloce e ogni mese nascono funzioni o strumenti che possono semplificare il lavoro quotidiano e amplificare l’impatto sociale dei nostri progetti.

Ogni mattina mi ritaglio una mezz’ora per leggere le novità sull’AI e segnare i tool che meritano un test. La prova pratica arriva nei momenti più tranquilli . Con il tempo ho costruito un piccolo kit che uso quasi ogni giorno:

  • Ricerca rapida di fonti affidabili : Perplexity
  • Scrittura e brainstorming : ChatGPT e Gemini
  • Creazione di slide lampo : Gamma
  • Creazione immagini : ChatGPT in modalità visuale
  • Automazioni personalizzate (verbali, digest, reminder) : agenti su Manus, GPTs dedicati e un modello Mistra

Per fare un esempio concreto: Ho creato un’automazione dove ogni settimana ChatGPT mi manda una mail con tutte le ultime novità su: 

  • Tecnologie & trend di mercato su economia sociale
  • Bandi disponibili in cui ci si può candidare a livello di Consorzio e non solo 
  • Ultime notizie in ambito AI 

Quello che uso di più comunque è il GPTs verbale agent che, partendo dalla trascrizione delle riunioni, mi redige in pochi secondi un verbale standard immediatamente condivisibile con i colleghi.