Abbiamo già conosciuto Alessio Labardi, 30 anni, Data Analyst per la Cooperativa sociale Giuliano Accomazzi di Torino (leggi l’articolo). Ora intervistiamo Nicole Personeni, responsabile ESG presso Ecosviluppo, cooperativa sociale di tipo B che opera a Stezzano (Bergamo) nell’ambito dei servizi ambientali e dell’educazione ambientale. Sono loro i due giovani cooperatori della nostra rete che sul numero di maggio del megazine VITA hanno approfondito il tema del lavoro visto con gli occhi degli under35: una rivoluzione che si sta facendo spazio tra ricerca di senso, desiderio di cambiamento e gestione dei confini tra sfera personale e lavorativa.

Come ti chiami e quanti anni hai?
Nicole Personeni, 30 anni.
Che lavoro fai?
Sono Responsabile del sistema ESG e dell’educazione ambientale presso Ecosviluppo, cooperativa sociale di tipo B che opera a Stezzano (Bergamo) nell’ambito dei servizi ambientali e dell’educazione ambientale.
Come mai hai deciso di lavorare nel settore della cooperazione sociale?
Perché credo nel modello della cooperazione sociale, che unisce una governance democratica alla capacità di valorizzare le persone. È una forma organizzativa che mette al centro la cura: delle persone, delle relazioni e del territorio. In questo contesto sento di poter contribuire concretamente a generare cambiamento, lavorando per un benessere collettivo che sia sostenibile, inclusivo e radicato nella realtà che viviamo ogni giorno.
Quali sono i punti di forza di questo settore e quali quelli di debolezza?
Uno dei principali punti di forza della cooperazione sociale è la visione persona-centrica, che permette di costruire ambienti e sistemi di lavoro attenti non solo agli aspetti produttivi, ma anche ai bisogni e al benessere delle persone coinvolte. Un ulteriore elemento positivo è rappresentato dalla varietà e dalla flessibilità delle mansioni, che rendono il lavoro dinamico e adattabile a contesti differenti.
Tra le criticità, invece, si può riscontrare una certa difficoltà ad aprirsi verso l’esterno: il settore spesso fatica a comunicare efficacemente il proprio valore e l’importanza sociale del lavoro svolto, rimanendo percepito come “chiuso” o poco comprensibile da chi non ne fa parte.
Cosa dovrebbe fare il mondo cooperativo per avvicinarsi ai giovani?
La cooperazione sociale dovrebbe promuovere momenti di ascolto e confronto intergenerazionale, che diventino occasioni concrete di incontro e costruzione di una visione comune. Spazi in cui prospettive diverse possano dialogare e diventare generative, attraverso la condivisione di valori, obiettivi, esperienze e innovazione.
Inoltre, è fondamentale adottare una visione flessibile del lavoro, che riconosca e rispetti il valore del tempo delle persone — sia quello dedicato all’attività professionale, sia quello personale. Accanto a questo, occorre sviluppare un welfare che non si limiti all’aspetto economico, ma che sappia offrire una rete di risorse e opportunità capaci di sostenere la persona nel suo insieme, dentro e fuori dal contesto lavorativo.
Si sente spesso parlare di capitale umano, investire sulle nuove generazioni, percorsi di carriera ma è davvero cosi? Che possibilità ci sono oggi per i giovani cooperatori?
Credo che questo discorso non valga in modo uniforme per tutto il settore. Nella mia esperienza personale ho avuto la fortuna di entrare in una realtà che ha scelto di investire su di me e che continua a credere nel valore delle nuove generazioni. Ma sottolineo “fortuna”, proprio perché ritengo che questa non sia ancora la norma nel contesto medio della cooperazione sociale.
Le possibilità per i giovani cooperatori esistono, ma dipendono molto dalla visione strategica delle singole realtà. Ci sono cooperative che decidono consapevolmente di guardare oltre l’immediato, di investire non solo per rispondere ai bisogni presenti, ma per costruire qualcosa che abbia valore e sostenibilità nei prossimi 5, 10, 15 anni. Serve una cultura organizzativa che riconosca nei giovani non solo risorse operative, ma portatori di idee, energie e prospettive nuove. Solo così si possono creare veri percorsi di crescita, fondati su responsabilità progressiva, formazione continua e coinvolgimento reale nei processi decisionali.
Quali sfide lavorative ti immagini nel tuo futuro?
Mi considero una persona ambiziosa dal punto di vista lavorativo, e mi piacerebbe affrontare almeno due grandi sfide nel corso della mia carriera, entrambe legate a un’idea di lavoro che non si limita al “fare”, ma che ha un impatto più ampio sulle persone e sulle organizzazioni.
La prima sfida che immagino riguarda il colmare il gap comunicativo tra generazioni. In contesti cooperativi, dove non si condivide solo uno spazio di lavoro ma anche una missione e una visione comuni, le incomprensioni tra generazioni rischiano di creare fratture profonde. Credo sia fondamentale creare ponti, facilitare il dialogo e sviluppare strumenti e pratiche che permettano ai diversi punti di vista di confrontarsi in modo costruttivo e rendere più efficiente anche l’operatività quotidiana. La seconda sfida riguarda il tema della sostenibilità, in particolare nella sua dimensione sociale. Penso sia urgente lavorare su modelli organizzativi ed economici che non si limitino a “reggere” nel tempo, ma che generino benessere per chi lavora e per le comunità. Questo implica una rilettura dei concetti di cura, impatto, valore e responsabilità, da portare dentro le strutture cooperative con coraggio e innovazione.
Che consiglio daresti a chi vorrebbe intraprendere questo percorso?
Il mio consiglio è di non avere paura di esprimere la propria voce: ogni punto di vista ha valore e può fare la differenza. Cercate sempre il confronto aperto e costruttivo, perché il dialogo — quando è autentico — ha un potere straordinario di trasformazione, sia personale che collettiva.



