News

Abitare sociale e welfare culturale. L’innovazione comunitaria dell’Impresa Sociale CoAbitare

La nuova tappa di “Cultura in Movimento” con le interviste di Sofia D’Alessio, Cultural Project Manager di CGM, ci porta a Torino per incontrare CoAbitare, un’impresa sociale che progetta, realizza e gestisce interventi di housing sociale e sviluppo territoriale, dimostrando come la casa, l’arte e la bellezza possano ridefinire la cura e il benessere psicofisico delle comunità.

Per CoAbitare la cultura è un pilastro strategico dell’azione sociale. “Da molto tempo siamo convinti che l’esperienza culturale contribuisca al benessere delle persone e delle comunità”, racconta Mariangela Marcucci, Responsabile di Progetti e area Welfare Culturale. Grazie ai costanti ponti con la ricerca e le neuroscienze, emerge con sempre maggiore chiarezza come la semplice esposizione all’arte e la partecipazione attiva abbiano effetti concreti sulla salute psicofisica. In questa ottica, la cultura diventa un potente vettore di identità e un collante relazionale capace di ricucire il tessuto sociale e rafforzare il senso di appartenenza a un territorio.

La traduzione pratica di questa visione si esprime al massimo in Housing Giulia, uno dei progetti bandiera dell’impresa sociale. Fin dal recupero dell’edificio storico risalente al 1823, l’arte è stata pensata come elemento strutturale e quotidiano. La fase di ideazione e ristrutturazione ha visto la preziosa partecipazione di istituzioni come l’Accademia di Belle Arti di Torino e di artisti del calibro di David Tremlett e del Maestro Ezio Bosso.

Dalle aree comuni al tetto, fino agli appartamenti privati, le opere d’arte abitano gli spazi di passaggio e di incontro. In questo ecosistema convivono famiglie in emergenza abitativa, studenti e turisti. Così, i linguaggi artistici agiscono proprio da ponti relazionali stabili, alimentando il dialogo tra storie e provenienze spesso opposte.

La capacità trasformativa di CoAbitare valica le mura domestiche per rigenerare interi quartieri. Ne è un esempio Borgo Campidoglio, un antico rione popolare trasformato in un vero e proprio museo a cielo aperto grazie al MAU (Museo d’Arte Urbana), che ospita oltre 200 opere murarie accessibili anche a persone con disabilità sensoriali o motorie.

In questa cornice si inserisce il progetto Tur.in Turismo Inclusivo (sviluppato sui Piani Generativi della Città di Torino): un modello di accoglienza temporanea che propone itinerari al di fuori dei classici circuiti turistici, valorizzando le economie e le associazioni locali e offrendo, al contempo, percorsi di inserimento lavorativo per persone in situazione di fragilità.

Negli ultimi anni, CoAbitare ha scelto di applicare questa sensibilità anche al proprio interno, introducendo una figura dedicata al welfare aziendale interno. “Ciò che occorre proteggere è il tempo per pensare”, sottolinea Mariangela Marcucci, Responsabile di Progetti e area Welfare Culturale. “La cultura non è solo un insieme di pratiche, ma un vero e proprio codice sorgente che orienta l’identità, guida le scelte strategiche e alimenta l’innovazione”.

La sfida più importante per il futuro? Superare la storica frammentazione tra il mondo sociale e quello culturale, ambiti che parlano linguaggi diversi ma che oggi devono collaborare strettamente per dare vita a modelli di welfare culturale davvero integrati.

Scopri il progetto sul loro sito:
https://www.co-abitare.it/home/abitare-e-cultura/

Articoli recenti