News

“La nostra risposta alla fast fashion”: borse e zaini di design, sostenibili e inclusivi

Moda e sostenibilità. La cooperazione può creare una alterativa alla fast fashion? Da Trento, arriva una risposta assolutamente affermativa: un nuovo modello industriale e di consumo nel settore tessile basato su qualità, cooperazione e responsabilità sociale non solo è percorribile, ma può essere un successo. Ce lo racconta Elisa Poletti, presidente della Cooperativa A.L.P.I. che dal 2014, con il marchio REDO upcycling, realizza accessori moda e componenti d’arredo di design utilizzando materiali di recupero. L’occasione? Lo Slow Fashion Spring, evento organizzato a marzo, a Trento, proprio da Cooperativa A.L.P.I., con esperti del settore, sulla possibilità di rispondere ai bisogni sociali emergenti attraverso pratiche industriali sostenibili nel campo della moda. 

Elisa Poletti, presidente Cooperativa A.L.P.I.

Slow Fashion Spring è nato come momento di confronto e approfondimento sul tema della moda sostenibile, ma soprattutto come occasione per intrecciare mondi e visioni diverse su alcune tematiche: responsabilità sociale, impresa, cooperazione e sostenibilità. L’iniziativa è stata pensata per celebrare i 10 anni + 1 del marchio Redo, ma anche per aprire una riflessione pubblica su alcune questioni che ci stanno a cuore. Abbiamo voluto creare uno spazio di dialogo, quasi divulgativo, per coinvolgere la comunità e riflettere su come integrare sostenibilità e innovazione in modo concreto e duraturo.


Il marchio REDO upcycling si è sviluppato all’interno di Cooperativa A.L.P.I., un’organizzazione che dal 1990 offre percorsi di inserimento lavorativo. Nasce dal desiderio di unire inclusione sociale e creatività, generando lavoro attraverso il recupero di materiali tessili e la produzione di accessori moda sostenibili. Il laboratorio non è solo un luogo produttivo, ma uno spazio di crescita professionale, relazionale e personale. In dieci anni, REDO è diventato un modello che mette insieme artigianato, design, sostenibilità e responsabilità sociale.


REDO è nato anche grazie alla spinta data dal contest “A new social wave” promosso dal Workshop sull’impresa sociale che qualche anno fa era un appuntamento fisso per il mondo del Terzo Settore. Un’intuizione, la possibilità di sperimentare dentro un contesto imprenditoriale pronto ad accogliere innovazione e la tenacia di chi ha portato avanti l’idea. All’epoca non immaginavamo certo che REDO sarebbe diventato un punto di riferimento nel panorama della moda sostenibile. Questo risultato è frutto di un lavoro collettivo, di tante persone che hanno investito tempo, risorse, idee, e che hanno creduto nella nostra visione. Soci, collaboratori, volontari, imprese e enti pubblici hanno contribuito a costruire una realtà che oggi genera impatto reale sul territorio.

Guardando al futuro, sentiamo con forza la responsabilità di custodire e valorizzare l’equilibrio tra le tre anime che da sempre definiscono la nostra organizzazione: quella sociale, che mette al centro la persona; quella produttiva, che ci chiede efficienza e qualità; e quella cooperativa, fondata sulla partecipazione e sulla visione collettiva. Vogliamo crescere, sì, ma senza perdere di vista il senso di quello che facciamo.


Uno dei nostri principali punti di forza è l’approccio sistemico, che tiene insieme attenzione alla persona, sostenibilità economica e intelligenza collettiva. I percorsi individualizzati che proponiamo permettono a chi vive situazioni di fragilità di sperimentarsi in contesti produttivi reali e molto vari favorendo l’acquisizione di competenze e l’autonomia. Nel tempo, abbiamo costruito alleanze diversificate con soggetti del mondo privato, pubblico e del terzo settore, che hanno arricchito le nostre pratiche e ampliato la capacità di rispondere a bisogni complessi. La dimensione cooperativa non si riflette solo nel nostro modello organizzativo interno, ma anche nel modo in cui ci relazioniamo con l’esterno. È uno stile che privilegia il dialogo, la corresponsabilità e la costruzione di legami di fiducia con interlocutori diversi. Questo approccio ci permette di attivare alleanze solide e durature, capaci di generare valore condiviso e risposte capaci di adattarsi a contesti complessi.


Essere sostenibili oggi è una responsabilità collettiva. Significa rivedere i nostri stili di vita, interrogarsi sul modo in cui produciamo e consumiamo, e costruire un’economia più giusta. Per noi, sostenibilità è anche inclusione: dare valore alle persone, alle relazioni, e generare impatto sociale attraverso il lavoro. È un mindset che richiede coerenza, visione a lungo termine e la capacità di mettersi in discussione.


Le sfide che abbiamo di fronte sono diverse: rafforzare la nostra capacità di risposta ai bisogni emergenti, sperimentare nuove forme di collaborazione, integrare strumenti e processi innovativi senza snaturare la centralità della relazione umana. Accanto a queste dimensioni, sentiamo forte anche una sfida culturale: continuare a essere un contesto aperto, capace di interrogarsi, accogliere il cambiamento e proporre modi nuovi di pensare e praticare l’impresa sociale.

Foto di Michele Liotti

Articoli recenti

Open Innovation. Il “terzo tempo” dell’innovazione armonica

La cultura dell’impresa sociale incontra l’innovazione tecnologica.

Due ecosistemi che si uniscono per trasformare le transizioni digitali in opportunità di inclusione. Con l’evoluzione di Human Tech, le nostre cooperative diventano protagoniste del cambiamento, co-progettando servizi a “impatto nativo” per le comunità.

Leggi Tutto »