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Educazione

Evviva le routines

Evviva le routines

di Flaviano Zandonai

Di solito quando si parla di cambiamento organizzativo sono loro a essere prese di mira: le routines. Additate come il ricettacolo di comportamenti abitudinari acquisiti nel tempo che annichiliscono qualsiasi tentativo d’innovazione. Oppure esemplificazione “plastica” degli effetti deleteri derivanti da eccessi di ingegnerizzazione organizzativa per effetto di norme e schemi d’azione autoapplicanti che s’impongono al di fuori di qualsiasi quadro di senso.

Eppure nel bel mezzo della pandemia le care, vecchie routines hanno svolto – e forse continueranno a svolgere – un ruolo cruciale, sia nella loro versione “abitudinaria” che “meccanica”. Nel sostrato di comportamenti ricorrenti si fonda (e si riproduce) la cultura organizzativa, mentre le meccaniche procedurali possono essere utili nel caso di eventi estremi. E in una fase in cui abbondano, più del solito, le esigenze di compliance rispetto a linee guida che ridefiniscono modelli e spazi della produzione di beni e servizi nel nuovo scenario, poter contare non tanto su un set preconfezionato, ma su capacità di progettare routines e di apprendere da esse può rappresentare un punto di forza.

Chi l’avrebbe mai detto? Da emblema della conservazione a modalità per approcciare e gestire un cambiamento di origine esogena e di carattere sistemico.

Guardando ai servizi di welfare – che in questi anni sono stati sottoposti a massicci interventi di standardizzazione dei processi e dei relativi output prestazionali – si possono distinguere due ambiti routinari particolarmente rilevanti.

Il primo riguarda aspetti procedurali che afferiscono a servizi accessori, ovvero tutte quelle attività che corredano la prestazione sociale, assistenziale, educativa vera e propria. Pulizie, pasti, mobilità, ecc. nel contesto pandemico sono sempre più servizi “core” che richiedono ulteriori sforzi in sede di gestione e di efficientamento. Pena il rischio di non poter neanche aprire le infrastrutture di welfare o che queste ultime risultino sovraccariche di incombenze e di costi aggiuntivi che ne minano l’efficacia e la sostenibilità economica.

Il secondo ambito routinario è forse ancora più delicato perché riguarda le routines di base che definiscono il nucleo essenziale del prodotto e servizio offerto. Quelle azioni che esemplificano nel modo più immediato “di che cosa stiamo parlando” in quel determinato settore di attività e senza le quali si degrada verso altri oggetti di produzione. Se nel caso di una produzione materiale è forse più facile da capire, nel caso di servizi, soprattutto rivolti a persone e comunità a volte fragili, i confini tra i diversi ambiti di produzione si fanno più sfumati ma non per questo non esistono. Quali sono le routines minimali per definire che si sta trattando di un servizio più assistenziale, piuttosto che educativo o sanitario? Per rispondere a questa domanda si possono adottare descrizioni di massima, oppure, ancora una volta, identificando le procedure oltre le quali si sta parlando di un’altra cosa. “L’ultima linea di difesa” utilizzando l’ennesima metafora bellica.

Di tutto questo se ne sono accorti, ad esempio, molti gestori di servizi all’infanzia nelle prime settimane di riapertura, ancora incerta e parziale, dei loro servizi. Hanno dovuto lavorare, loro malgrado, su attività accessorie sempre più cruciali arrovellandosi tra i classici dilemmi del make (gestirle in proprio), buy (comprarle da fornitori) oppure coproduce (cogestione insieme ad altre realtà pubbliche o, più spesso, di terzo settore). E inoltre hanno dovuto individuare, grazie soprattutto agli operatori che stanno sulla linea dei servizio e i loro middle manager con funzioni di coordinamento, le routines dalle quali, nei fatti, dipende la riapertura di servizi con la stessa “insegna” di prima e che invece fino a qualche mese fa si limitavano a “cesellare” raffinandone in maniera incrementale l’erogazione.

Ora è diverso. Perché saranno loro, le routines, a segnare la strada del cambiamento verso l’agognata (e speriamo migliore) “nuova normalità.

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Educazione

La ripartenza dei servizi educativi

La ripartenza dei servizi educativi

di Simona Taraschi

È passato un mese esatto da quando, lo scorso 15 giugno, il mondo dei servizi educativi è potuto ripartire in presenza – dopo la lunga fase di lockdown – attivando prima i centri estivi per i bambini a partire dai 3 anni e, a seguire, anche ai più piccoli (quelli della fascia fino a 3 anni).  

Oggi sono quasi 8.600 i bambini che trovano risposta nei centri estivi e nei servizi outdoor delle 62 imprese sociali della rete CGM che, fino ad oggi, hanno partecipato alla rilevazione della ripartenza dei servizi educativi. 

I servizi per la prima infanzia in Italia sono gestiti per il 58% da organizzazioni di Terzo Settore che hanno dovuto inventarsi modalità nuove per mantenere il contatto con i piccoli utenti e le loro famiglie durante la chiusura (storie, laboratori, racconti, il momento del risveglio e della buonanotte, ma anche momenti di supporto per le famiglie) e che si sono dovuti interamente riorganizzare una volta avuta la conferma della possibilità di ripartire. Gli spazi, i rapporti numerici educatori-bambini, le pratiche di sanificazione, le attività che permettono di rispettare il distanziamento fisico, la necessità di mantenere i gruppi stabili e potremmo continuare. Tutto è cambiato.  

I bambini più piccoli (fascia 0-6) rappresentano il 44% dei fruitori dei servizi estivi delle cooperative della rete CGM. Le famiglie si sono fidate e affidate alle organizzazioni che già gestivano i servizi educativi in tempi “normali” cercando di ristabilire la necessaria socialità per i figli, oltre che per l’esigenza di conciliare la vita lavorativa dei genitori. Il 46% dei fruitori dei centri estivi sono, invece, bambini della fascia 7-14 anni, tradizionalmente la più rappresentata nell’ambito delle proposte estive. I ragazzi più grandi (gli over 14), invece, costituiscono da sempre una percentuale più piccola, evidentemente in grado di auto-organizzarsi. 

Rispetto alla distribuzione territoriale, la ripartenza nella nostra rete CGM ha interessato per il 70% bambini nelle regioni del nord (e di questi ben più della metà in Lombardia – che rappresenta il 56% dei servizi ripartiti al nord), per il 16% i piccoli delle regioni del centro Italia e per il 14% famiglie con figli al sud.  

A un mese da questa nuova ripartenza, i servizi educativi della rete CGM, soprattutto quelli destinati ai più piccoli (fascia 0-6 anni), stanno in un certo senso facendo le “prove generali” per la ripartenza di settembre, quando saremo tutti chiamati a tornare ad un’offerta di servizi completa, pur con le disposizioni e gli accorgimenti necessari per fronteggiare l’emergenza sanitaria ancora in atto. Ma allora avremo fatto la necessaria esperienza, avremo capito cosa funziona e cosa no, sperimentato le attività e le pratiche in un mix a quel punto ben calibrato tra il distanziamento imposto dall’emergenza e la fondamentale esigenza di contatto per la crescita dei bambini nei primissimi anni di vita. 

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Eventi Finanza

“Trust in Life”: annunciati i vincitori del bando sul “Durante e Dopo di Noi” promosso da UBI Banca

UBI Banca, ANFFAS e CGM annunciano i vincitori del Bando “Trust in Life”

Selezionate le Organizzazioni che hanno sviluppato i migliori progetti a sostegno delle persone con gravi disabilità e delle loro famiglie nell’ambito del Bando relativo alla Legge sul “Dopo di noi”, promosso dall’istituto di credito e dai due enti del Terzo Settore.

Giunge all’atto conclusivo il Bando “Trust in Life” lanciato nel 2019 da UBI Comunità, la divisione della Banca rivolta alle realtà del Terzo Settore e dell’Economia Civile, ANFFAS Onlus – Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale e CGM – Consorzio Nazionale della Cooperazione di Solidarietà Sociale, con il contributo tecnico di FIA – Fondazione Italiana Accenture e il contributo scientifico di CERIF – Centro di Ricerca sulle Imprese di Famiglia dell’Università Cattolica.

Obiettivi dell’iniziativa

Il Bando si colloca nell’ambito dell’iniziativa “Trust in Life per il Durante e Dopo di Noi”, avviata nel 2017 da UBI Banca e UBI Trustee S.A., la Trust Company del Gruppo, in collaborazione con ANFFAS e CGM, che ha come obiettivo lo sviluppo di progetti che mettano a disposizione delle persone con gravi disabilità e delle loro famiglie strumenti, supporti, servizi finanziari e modelli di intervento innovativi, gestendo attraverso il sistema giuridico del trust – anche in chiave mutualistica “multibeneficiario” – il complesso delle risorse finanziarie nel quadro normativo della Legge 112/2016 sul “Dopo di Noi”.
Al Bando hanno partecipato 22 Organizzazioni di tutta Italia appartenenti alle Reti ANFFAS e CGM, presentando progetti innovativi per il “Durante e Dopo di Noi”, in coerenza con la relativa Legge. UBI Banca, per premiare e supportare i sette migliori progetti, ha stanziato la somma complessiva di 250 mila euro riveniente dai ricavi relativi alla commercializzazione della carta di credito Hybrid, e darà inoltre a ogni singola Organizzazione la possibilità di chiedere un finanziamento fino a 25 mila euro a tasso 0%1 e di aprire un conto corrente gratuito per 36 mesi; ANFFAS e CGM organizzeranno invece 4 incontri trimestrali per facilitare lo scambio e l’interazione fra i vincitori sulla realizzazione, la verifica e la rendicontazione dei progetti. La Giuria degli Esperti, composta da esponenti di UBI, FIA, CERIF, Secondo Welfare e Fondazione Dynamo, ha selezionato i sei vincitori che si aggiudicano il premio da 37 mila euro attraverso una valutazione strutturata che ha preso in considerazione diversi aspetti, tra i quali l’aderenza delle proposte alle linee guida della L.112/2016, il grado di innovazione apportato dalle soluzioni presentate, la reputazione, l’affidabilità e l’esperienza delle Organizzazioni partecipanti e la sostenibilità dei progetti nel lungo periodo. Il vincitore del “Premio Speciale”, di 28 mila euro, è stato invece scelto da oltre mille dipendenti UBI che hanno votato attraverso la piattaforma digitale intranet del Gruppo.
“Con Trust in Life, UBI Banca ha confermato il proprio impegno nel supportare iniziative a elevato valore sociale in grado di contribuire alla costruzione di un nuovo sistema di welfare comunitario e sostenibile, grazie alla preziosa collaborazione di una pluralità di attori del settore non profit che mettono al centro delle loro attività valori economici, sociali e culturali. Quegli stessi valori che da sempre sono anche nel dna del Gruppo UBI”, afferma Riccardo Tramezzani, Responsabile dell’Area UBI Comunità.

Aggiunge Guido Cisternino, Responsabile Terzo Settore ed Economia Civile di UBI Banca: “Gli strumenti e le soluzioni specialistiche proprie di un primario istituto di credito come UBI si sono conciliate perfettamente con le competenze e l’esperienza di due Reti di riferimento come Anffas e CGM, dando vita a un programma distintivo che oggi ci permette di premiare Organizzazioni che coniugano nei loro progetti inclusione sociale, sostenibilità economica, attenzione alla comunità e al territorio, nonché di promuovere il benessere e l’autonomia delle persone in condizioni di fragilità”.

Le organizzazioni vincitrici

Le sei Organizzazioni vincitrici e i rispettivi progetti selezionati dalla Giuria degli Esperti sono stati:

  • Consorzio Sociale Il Filo da Tessere (BI) con il progetto «Valdilana – La valle delle abilità»
  • Anffas Ticino Onlus (VA) con «Vado a Vivere da solo»
  • CO&SO Consorzio di Cooperative Sociali (FI) con «Le chiavi di casa»
  • Anffas Brescia Onlus (BS) con «Cascina Mensi: abitare, lavorare, partecipare»
  • Anffas Sibillini (MC) con «La casa nel cuore»
  • Cooperativa Sociale Come Noi (PV) con «A casa mia».

Il Premio speciale assegnato dai dipendenti di UBI Banca è andato invece al progetto «Il volo – Residenza transitoria per l’economia», presentato dalla Cooperativa Sociale Eridano Onlus (BR).

Roberto Speziale, Presidente Nazionale Anffas, dichiara: “La Legge 112/2016 rappresenta una grande opportunità per progettare nel “durante noi” un sereno “dopo di noi”. La legge trae origine dall’articolo 19 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che sancisce il diritto di ogni persona a poter scegliere dove e con chi vivere, senza mai essere adattata a una specifica sistemazione contro la propria volontà e tenta di rispondere a quella domanda piena di angoscia che noi genitori e familiari di persone con disabilità rare e complesse, con l’avanzare degli anni, ci poniamo sempre più spesso: Cosa ne sarà dei nostri figli quando noi non ci saremo più o non saremo più in grado di prendercene cura? Iniziative come questa rappresentano una risposta concreta, riconoscendo e sostenendo la capacità innovativa del mondo associativo familiare e del Terzo Settore che è stato capace, pur in presenza di innegabili difficoltà registrate nella prima fase di avvio della legge, di mettere in atto soluzioni innovative che faranno certamente da “apri pista” ad altre analoghe e, si spera, sempre più numerose iniziative. Il tutto all’interno di un modello gestionale solido e sostenibile, in grado di mobilitare il territorio e attrarre risorse di varia natura, anche grazie alle agevolazioni e agli strumenti previsti dalla stessa Legge 112. L’emergenza sanitaria in atto, infine, ci ha dimostrato che le soluzioni abitative più consone alle persone con disabilità che non possono più vivere nel proprio nucleo familiare di origine, sono proprio quelle indicate dalle Legge 112”, conclude Speziale.
“In un momento così complesso, ognuno può e deve fare la propria parte. Le persone con disabilità sono esposte a difficoltà maggiori e trovano spesso risposte insufficienti alle loro inderogabili istanze. Anche le famiglie chiedono sostegni adeguati, dovendo garantire ai propri figli in condizioni di fragilità una quotidianità “sufficientemente buona”, ma sono affaticati da carenze sistemiche che si limitano alla fornitura di servizi di base che spesso sottodimensionano le risorse economiche a disposizione”, sostiene Giuseppe Bruno, Presidente del Gruppo Cooperativo CGM. “Non a caso molte soluzioni giungono dal mondo del Terzo Settore attraverso azioni capaci di coinvolgere attori diversi. Queste iniziative non solo offrono soluzioni pratiche, ma sono premianti anche per il loro portato valoriale in quanto stimolano la diffusione e il sostegno di progettualità innovative di assistenza”.

 

1 Concessione del finanziamento soggetta alla verifica dei requisiti di accesso

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Formazione

L’audit da remoto e la Biosafety trust certification: in dialogo con RINA

L’audit da remoto e la certificazione in tempo di emergenza sanitaria

Rosaura Morelli, RINA

L’emergenza sanitaria diffusasi su scala globale, a causa del virus COVID-19, ha provocato un blocco, per oltre due mesi, di una parte delle attività produttive e degli spostamenti delle persone fisiche.

Nel campo delle certificazioni, in Italia, gli Organismi di Certificazione e Ispezione hanno continuato ad operare poiché svolgono attività funzionali e di indifferibile necessità. Le disposizioni emesse dall’International Accreditation Forum ed assunte in Italia da ACCREDIA, hanno permesso agli Organismi di Certificazione di continuare ad effettuare le attività di verifica di conformità di terza parte effettuando Audit in Remoto anche per il 100% dei tempi di audit.

Una possibilità già garantita da Rina su richiesta dell’organizzazione e che rappresenta ora per le aziende un’opportunità per poter garantire la propria continuità operativa confermando la validità e il mantenimento del proprio sistema di gestione.

Un Audit in Remoto avviene quando un auditor effettua l’attività di verifica della conformità, in tempo reale, dei processi aziendali, delle politiche, delle procedure implementate nella realtà aziendale attraverso strumenti informatici sicuri ed affidabili. L’auditor può intervistare i responsabili dell’organizzazione in videoconferenza ed esaminare, attraverso la condivisione dello schermo, i documenti da remoto, ponendo domande, raccogliendo evidenze di conformità e chiedendo precisazioni.

Altra disposizione contenuta nella circolare di ACCREDIA indica che le attività di sorveglianza o rinnovo di una certificazione possono essere posticipate di 6 mesi, senza che ci sia una perdita di validità del certificato.

Ad oggi RINA ha un ritardo di pianificazione minimo che si aggira nell’ordine dell’11%.

E’ stata posticipata di 6 mesi anche il termine per la transizione alla norma ISO 45001:2018 dei certificati OHSAS 18001:2007. In particolare:

  • Tutti i certificati ancora in conformità alla OHSAS 18001:2007 saranno riemessi con la scadenza del 30/09/2021 (originariamente la deadline prevista per completare la migrazione era l’11/03/2021);
  • Per i soli certificati sotto accreditamento ACCREDIA è possibile effettuare audit in conformità alla norma OHSAS 18001:2007 fino all’11/09/2020. A partire dal 12/09/2020 tutti gli audit dovranno necessariamente essere effettuati in accordo alla ISO 45001:2018.

A fronte di uno scetticismo iniziale, le organizzazioni clienti RINA hanno risposto in maniera positiva all’introduzione delle tecniche di audit a distanza rilevando l’opportunità di gestire meglio e con maggiore flessibilità i tempi della verifica sebbene venga meno l’aspetto relazionale diretto. Fondamentale è ritenuta la stabilità dei collegamenti proprio per non rendere ancor più difficile la comunicazione.

Tutte le azienda che hanno effettuato l’audit a distanza suggeriscono una riflessione sulla maggior sostenibilità ambientale, aspetto questo da tener bene a mente quando potremo ritornare alla cosiddetta “vita normale”.

In dialogo con Luca Ghisletti e Simona Fazio di Spazio Aperto Servizi

La cooperativa, nel corso dell’emergenza Covid 19, ha scelto di procedere allo svolgimento dell’audit, in modalità da remoto, in un periodo estremamente complesso per l’organizzazione e la gestione delle attività, al fine di dimostrare la propria capacità di  mantenere alto il livello qualitativo dei servizi anche in virtù del proprio assetto organizzativo e all’efficacia nella rimodulazione dei sistemi di gestione.

Grazie all’impegno dei livelli direttivi e di coordinamento dei servizi coinvolti nell’attività di audit, così come la disponibilità dell’auditor, è stato possibile affrontare con efficacia il momento di verifica superando i limiti della connessione da remoto, certamente più penalizzante rispetto al contatto diretto e al coinvolgimento che normalmente si realizza in fase di audit in presenza. L’esperienza vissuta è stata infatti valutata positivamente e si è dimostrata efficace per poter dimostrare la validità del proprio sistema gestionale.

Un’esperienza che si è rivelata costruttiva e che sicuramente potrebbe rimanere attiva anche in futuro, aldilà del periodo di emergenza, affiancandosi e integrando la modalità in presenza.

Biosafety trust certification

Daniela Asaro, RINA

Pensando al dopo sarscov2, Rina Services ha creato lo schema di certificazione denominato Biosafety trust certification. Lo schema è rivolto principalmente al post -covid con due obbiettivi quadro:

  • Riottenere la fiducia per quelle organizzazioni, come parte di quelle all’interno del Gruppo CGM, per le quali il rischio biologico era già concepito all’interno dei dvr o delle procedure di gestione del rischio clinico,
  • Dare nuova fiducia per quelle organizzazioni, che per la tipologia di attività non erano use ad identificare e gestire un rischio di tipo biologico, una sfida questa, che ha già dato interessanti frutti nel mondo industriale

Lo schema definisce i requisiti di un sistema di gestione per la prevenzione ed il controllo delle infezioni; lo standard e’ costruito secondo i requisiti hls (high level standard) che rendono omogenee e integrabili le principali norme di sistema (iso 9001/iso14001/iso 45001 etc).  Sono identificati in allegato allo standard un discreto numero, pur mai esaustivo, di agenti infettivi, virus, batteri, funghi, parassiti e predisposte linee guida per settore  (la cui applicazione non è obbligatoria) volte ad indirizzare l’analisi del rischio. Lo schema parte dalla definizione del contesto rispetto al tema infezioni in cui l’organizzazione si muove, chiede un’analisi dei rischi strutturata sulla possibilità di introduzione nei processi di fattori di rischio legati alla possibilità di diffondere una infezione durante le attività aziendali, da questa analisi scaturiscono azioni di mitigazione volte a prevenire e gestire. Le linee guida, nascendo nel periodo storico del lockdown non possono ignorare la problematica “covid-19” e contengono dei requisiti specifici su questa tipologia di rischio.

Innovativa è la richiesta di introdurre una metodologia di osservazione dei comportamenti, un’attività distaccata, di supervisione atta a vigilare sulla corretta applicazione dei requisiti, ma ancora di più sulla validità globale delle misure intraprese, con un impatto unico ed imprescindibile sulla consapevolezza del personale, fondamento di una corretta gestione del rischio-infezione.

Lo schema RINA è articolato nel triennio ed è in fase di accreditamento a livello internazionale, ad oggi è l’unico sistema di gestione sul tema infezioni valido per tutti i settori produttivi e dei servizi e a livello planetario.

Rina e Gruppo CGM includono lo schema Biosafety trust certification nella convenzione generale nata nel 2010 che determina tariffe e condizioni di favore per i consorzi e le cooperative associate.

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Eventi Finanza Welfare

Trust in Life: premiazione dei progetti vincitori del Bando

Trust in Life: premiazione dei progetti vincitori del Bando

UBI Comunità, divisione di UBI Banca dedicata al Terzo Settore e all’Economia Civile, insieme ad ANFFAS e al Gruppo CGM, nel 2017 ha lanciato “Trust in Life”, progetto volto a mettere a disposizione delle persone con grave disabilità e alle loro famiglie – nel quadro normativo della Legge 112/2016 – servizi, supporti finanziari, strumenti e modelli di intervento innovativi, con particolare riferimento a quelli per il “Durante e dopo di noi”, gestiti attraverso lo strumento giuridico del trust, anche in chiave mutualistica “multi-beneficiario”.

Nell’ambito di tale progetto, a marzo 2019, è stato lanciato un bando con l’obiettivo di premiare e supportare i migliori progetti relativi al “Durante e dopo di noi”, promossi dalle organizzazioni aderenti alle reti ANFFAS e CGM, e sviluppati negli ambiti della de-istituzionalizzazione (percorsi di accompagnamento per l’uscita dal nucleo familiare di origine), del supporto alla domiciliarità (percorsi di vita in convivenza attraverso l’utilizzo di case o appartamenti per massimo 5 persone) e  dell’accrescimento della consapevolezza (programmi di abilitazione e di sviluppo delle competenze per la gestione della vita quotidiana), in coerenza con la Legge 112/2016.

Le n. 7 Organizzazioni vincitrici verranno premiate con:

  • una liberalità complessiva pari a € 250.000 (a cura di UBI Banca, riveniente dalla Carta Hybrid);
  • un finanziamento a tasso 0% fino a  €25.000* (a cura di UBI Banca);
  • un conto corrente Formula Impresa Non Profit gratuito per 36 mesi (a cura di UBI Banca);
  • quattro incontri trimestrali collegiali tra i vincitori (a cura di ANFFAS e Gruppo CGM).
*Concessione del finanziamento soggetta alla verifica dei requisiti di accesso.

Programma

I progetti vincitori saranno presentati ufficialmente giovedì 16 luglio, dalle ore 16.00, in un evento online. All’incontro, moderato da Elisabetta Soglio (Corriere Buone Notizie), interverranno:

  • Guido Cisternino (UBI Banca) con il tema “Progetto Trust in Life per il Durante e Dopo di Noi “e presentazione del Bando;
  • Roberto Speziale (ANFFAS) e Giuseppe Bruno (Gruppo CGM) con il tema “Considerazioni, rilancio e prospettive della Legge sul Dopo di Noi”;
  • Franca Maino (Percorsi di secondo welfare), Serena Porcari (Dynamo Camp) e Simona Torre (Fondazione Italiana Accenture) con il tema “Elementi qualificanti nella valutazione dei Progetti e selezione dei Vincitori”;
  • Riccardo Tramezzani (UBI Banca) che proclamerà i vincitori.

Per assistere all’evento, trasmesso online in diretta, registrati sulla pagina dedicata.Registrati ora

Giovedì 16 luglio

dalle 16.00 alle 17.00

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Senza categoria

La cultura come lente per guardare e interrogare il preesistente: ascolta il podcast di Fare e Gestire Cultura

Podcast Fare e Gestire Cultura

Se ti sei perso o vuoi riascoltare il webinar Fare e Gestire Cultura: il ruolo dell’impresa sociale puoi ascoltarlo qui

 

La cultura è sempre più il codice sorgente di una vasta gamma di iniziative economiche e di welfare. Eppure l’impresa sociale non è ancora riuscita ad affermarsi come player in questo campo nonostante la cultura sia uno dei “beni di utilità sociale” che ne definiscono l’identità. Ecco perché è necessario, soprattutto in questa fase, dotarsi di una strategia per far convergere le diverse esperienze e modelli di impresa sociale a base culturale.

Introdotto da
Andrea BIONDELLO | Consigliere Gruppo Cooperativo CGM con delega alla cultura

Sono intervenuti
Irene BONGIOVANNI | Presidente Confcooperative Cultura Turismo Sport
Enrico PESCE | Presidente Consorzio Sociale Il Filo da Tessere
Romina SURACE | Ricercatrice Fondazione Symbola
Paolo VENTURI| Direttore Aiccon

Moderato da
Flaviano ZANDONAI | Open Innovation Manager Gruppo Cooperativo CGM

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Educazione Eventi

Cantieri per l’educazione. Servizi zero6 in corso d’opera

CANTIERI PER L’EDUCAZIONE

Servizi zero6 in corso d’opera

Gli appuntamenti di formazione, confronto e scambio di buone prassi sul tema dell’educazione continuano.

Di cosa parleremo

La ripartenza dei servizi educativi 0-6. Uno sguardo oltre la rete. Con Sara De Carli di VITA non profit

Le buone pratiche della rete:

  • Il progetto #estatesicura2020 di Consolida Trento. Una strategia comune per ripartire in sicurezza
  • Bambini e genitori, outdoor e dialogo con la PA e con il territorio. Questi gli ingredienti per la ripartenza dei servizi 0-6, con Giuliano Accomazzi scs

3 minuti x 5 esperienze.
Uno scorcio sui servizi educativi in giro per l’Italia

Moderano

Francesca Gennai, consigliera CGM con delega all’infanzia
Simona Taraschi, Responsabile Area Educazione CGM
Flaviano Zandonai, Open Innovation Managaer CGM

Per l’iscrizione al webinar invia una mail a
simona.taraschi@cgm.coop

• Il webinar si svolgerà mercoledì 8 luglio dalle 11:00 alle 13:00
• L’evento è aperto a tutti i lavoratori dipendenti o collaboratori della rete CGM

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Eventi Formazione

Fare e gestire cultura: il ruolo dell’impresa sociale

La cultura è sempre più il codice sorgente di una vasta gamma di iniziative economiche e di welfare. Eppure l’impresa sociale non è ancora riuscita ad affermarsi come player in questo campo nonostante la cultura sia uno dei “beni di utilità sociale” che ne definiscono l’identità. Ecco perché è necessario, soprattutto in questa fase, dotarsi di una strategia per far convergere le diverse esperienze e modelli di impresa sociale a base culturale.

Ne parleremo in un webinar giovedì 2 luglio 2020 dalle 11.00 alle 12.30

Introduce
Andrea BIONDELLO | Consigliere Gruppo Cooperativo CGM con delega alla cultura

Intervengono
Paolo VENTURI| Direttore Aiccon
Romina SURACE | Ricercatrice Fondazione Symbola
Enrico PESCE | Presidente Consorzio Sociale Il Filo da Tessere
Irene BONGIOVANNI | Presidente Confcooperative Cultura Turismo Sport

Modera
Flaviano ZANDONAI | Open Innovation Manager Gruppo Cooperativo CGM

Per informazioni e iscrizioni scrivere a
comunicazione@cgm.coop

• L’evento è aperto a tutti i lavoratori dipendenti o collaboratori della rete CGM

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Educazione Project

Viaggiare sicuri. La prevenzione del rischio in adolescenza

Viaggiare sicuri: la prevenzione del rischio in adolescenza

Un webinar dedicato a genitori, educatori e psicologi per intercettare e rispondere alle richieste di aiuto dei ragazzi, perché non si irrigidiscano in una strategia che alla lunga soffoca il loro sviluppo.

L’incontro si inserisce all’interno di Giovani Connessi, progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Come i ragazzi affrontano la sfida di prendere le proprie misure di sicurezza tra l’esigenza di proteggere se stessi da vissuti di sconfitta e vergogna e quella di sperimentare nuovi modi di essere e presentarsi agli altri?

Gli adulti si fanno domande tanto banali quanto preoccupanti: e se lontani dal nostro controllo non metteranno più la mascherina e non rispetteranno più la distanza, cosa dobbiamo fare? Come intervenire? Ma anche: se per la paura e l’abitudine, preferiranno restare in casa attaccati a tablet e cellulari?

L’emergenza Covid ha visto gli adulti e gli adolescenti confrontarsi sul tema della sicurezza, trovando una nuova inaspettata alleanza sulla necessità di proteggersi rinunciando a molte delle nuove libertà. L’estate alle porte presenta ora nuove sfide educative legate alla riapertura, che chiamano in causa il delicato e importante ruolo di genitori ed educatori nell’accompagnare i ragazzi a sperimentare le loro autonomie.

L’uscita dall’emergenza e l’allentamento delle misure di contenimento del contagio rappresentano un’occasione preziosa per riflettere e sperimentare forme possibili di educazione alla responsabilità personale e sociale.

Comprendere le oscillazioni fisiologiche in adolescenza può aiutare gli adulti a intercettare e rispondere in modo nuovo alle richieste di aiuto dei ragazzi, perché non si irrigidiscano in una strategia che alla lunga soffoca il loro sviluppo.

Con

Anna ARCARI, Psicologa e psicoterapeuta Minotauro

Alessia LANZI, Psicologa e psicoterapeuta MinotauroIscrizioni qui

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Formazione News

L’Europa per la ripartenza e la crescita: Master in Europrogettazione

L’Europa per la ripartenza e la crescita: master in Europrogettazione

“Master in Europrogettazione BEEurope” per la progettazione europea nel Terzo Settore e nell’Economia Civile.

Rivolto a laureati e neolaureati, operatori del terzo settore, dell’economia civile, della pubblica amministrazione, liberi professionisti e consulenti.

Aperte le iscrizioni. Valutazione candidature: 15 luglio, 24 agosto e 15 settembre. Posti limitati.L’accesso alle risorse economiche e alle reti di conoscenza europee diventa oggi più che mai una scelta strategica per l’innovazione e la riorganizzazione delle cooperative, delle imprese sociali e degli enti del terzo settore duramente colpiti dall’emergenza Covid-19. Per fare ciò sono necessarie figure professionali specializzate in materia di progettazione comunitaria e ricerca di finanziamenti internazionali dedicati al Terzo Settore e all’Economia Civile. Formare queste figure è l’obiettivo del “Master in Europrogettazione” che nell’ambito del progetto BEEeurope promuove Fondazione Triulza in partnership con Fondazione Cariplo, che ha aperto la raccolta di candidature per partecipare alla terza edizione.

La nuova edizione del Master si svolgerà dal 28 settembre al 16 dicembre 2020 ed è organizzata da Fondazione Triulza in collaborazione con Gruppo Cooperativo CGM, una delle principali reti di cooperative sociali in Italia con provata esperienza nella progettazione europea, e DIESIS, rete europea con sede a Bruxelles specializzata nel sostegno allo sviluppo dell’economia sociale e delle imprese sociali, e CSV Lombardia, centro servizi del volontariato con cui è nato un’alleanza per l’internazionalizzazione del Terzo Settore.

Il programma formativo prevede un primo modulo “classroom”, prevalentemente se non esclusivamente a distanza, di 60 ore su tecniche di progettazione, sui contenuti della nuova programmazione 2021-2027 dei fondi comunitari, integrati con talk di esperti su temi trasversali (new green deal, economia sociale e impatto, digitalizzazione …) e testimonianze di buone pratiche da parte dei protagonisti di progetti europei. La lingua è prevalentemente italiana con qualche possibile contributo in inglese. Il secondo modulo “exercises” è costituito da esercitazioni di 24 ore con simulazione di scrittura di progetti in inglese e con l’accompagnamento di tutor specializzati in presenza presso la Social Innovation Academy di Fondazione Triulza, nell’area MIND – Milano Innovation District, o a distanza a seconda delle disposizioni di sicurezza.

In questa edizione si sperimenterà la possibilità di svolgere, in modo facoltativo, un tirocinio presso Enti del Terzo Settore (ETS) e cooperative sulla base della loro disponibilità per mettere in campo quanto appreso. Con la formula dei tirocini Fondazione Triulza e CGM vogliono stimolare ulteriormente le organizzazioni del Terzo Settore a formare competenze interne o lavorare con professionisti dell’europrogettazione.

Gli interessati – operatori del terzo settore, professionisti, neo laureati, organizzazioni ed enti locali– possono già inviare le proprie candidature che saranno valutate, fino ad esaurimento posti, in tre diversi momenti dagli organizzatori: 15 luglio, 24 agosto e 15 settembre.
I candidati devono mandare il proprio CV e saranno contattati per un colloquio conoscitivo.

Fondazione Triulza è attiva da diversi anni nel promuovere l’internazionalizzazione e l’accesso ai finanziamenti europei delle organizzazioni del Terzo Settore e dell’Economia Civile. In questa fase storica è ancora più importante poter recuperare risorse per permettere alle organizzazioni non profit e al mondo della cooperazione di continuare a lavorare su innovazione sociale, servizi alle persone, sostenibilità ambientale, in un contesto di grande cambiamento. Sostenibilità ambientale e innovazione sociale sono al centro dei nuovi Programma di finanziamenti dell’UE 2021-2027.

Le due prime edizioni del Master BEEurope sono state seguite da 37 partecipanti, selezionati tra oltre ottanta candidature.

DESTINATARI MASTER

  • Enti pubblici o privati interessati a far acquisire alle proprie risorse, competenze in europrogettazione al fine di avviare o rendere più efficace la propria azione nell’ambito dei programmi europei.
  • Neo laureati e Laureati interessati ad acquisire competenze in europrogettazione, direttamente spendibili nel mercato del lavoro.
  • Giovani professionisti, intenzionati ad operare nel campo della consulenza per l’europrogettazione a favore di organizzazioni della società civile.
  • Operatori in possesso di laurea triennale o specialistica, già inseriti nel mondo del lavoro, che vogliano migliorare le proprie competenze.

SBOCCHI PROFESSIONALI

Al termine del percorso i partecipanti saranno in grado di seguire l’intero processo di ideazione, sviluppo, predisposizione candidatura e gestione di progetti internazionali. Potranno trovare sbocchi professionali:

  • nell’ambito della consulenza e dell’autoimprenditorialità;
  • all’interno di realtà del Terzo Settore e dell’economia civile.

La direzione del master è di Fondazione Triulza, affiancata per il coordinamento didattico dal Gruppo Cooperativo CGM, Milano.
Il team dei docenti individuato in collaborazione con DIESIS è costituito da esperti senior di progettazione e gestione di progetti comunitari e di programmazione europea, nella maggior parte dei casi con esperienze dirette a Bruxelles.

Programma didattico completo

Cliccando qui potete scoprire il Programma Didattico Completo del master con le date, le tematiche, i moduli formativi e i nomi e qualifica dei docenti. Nella III edizione del Master BEEurope sono stati coinvolti docenti di alto profilo con esperienza internazionale e con competenze teoriche e operative sulla presentazione e/o valutazione di progetti comunitari. Il terzo settore sarà rappresentato da tre testimonianze di prestigio. Gli approfondimenti tecnici saranno realizzati da figure professionali con specifiche competenze sui temi.Il “Master in Europrogettazione per il Terzo Settore BEEurope” è una delle azioni del progetto “BEEurope. Bet on European Energies” promosso da Fondazione Triulza in partnership con Fondazione Cariplo per favorire l’internazionalizzazione del Terzo Settore, attraverso l’accesso a reti e finanziamenti europei. Il progetto prevede un percorso di capacity building per rafforzare le competenze e il ruolo delle organizzazioni del Terzo Settore anche attraverso la partecipazione alle principali call europee e internazionali. Insieme al Master in Europrogettazione, Fondazione Triulza ha attivato in questi anni cicli di Laboratori formativi su specifici Programmi dell’UE e una servizio di accompagnamento all’europrogettazione (per seguire le organizzazioni in tutte le fasi dell’europrogettazione, dalla individuazione dei partner nazionali e internazionali, alla scrittura, alla presentazione del progetto, fino alla gestione dei progetti finanziati).

Per informazioni sul master potete contattare

Alessandra Mambriani – Responsabile marketing Fondazione Triulza
marketing@fondazionetriulza.org
tel. 3398409667

Qui il DOCUMENTO ILLUSTRATIVO del master