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Formazione

Innovazioni tecnologiche e digital transformation nelle imprese sociali e negli ets

Innovazioni tecnologiche e digital transformation nelle imprese sociali e negli ets

Corso

La continua innovazione è un lavoro di squadra che porta le imprese a ricercare soluzioni migliorative nell’organizzazione ed erogazione dei servizi.

Anche per l’impresa sociale e le organizzazioni del Terzo Settore è il momento di dedicare pensiero strategico e risorse nel campo della Digital Transformation. Si tratta di esplorare le potenzialità delle innovazioni tecnologiche digitali all’interno dei servizi di welfare. L’innovazione digitale può essere inclusiva e può generare impatti organizzativi positivi migliorando le modalità di interazione con gli utenti perché introduce un vero cambiamento di paradigma, offrendo possibilità di fornire migliori e nuove risposte ai bisogni delle persone.

Un corso di specializzazione rivolto a coloro che intendono acquisire competenze immediatamente spendibili all’interno del sistema dell’impresa sociale e degli ETS, utili a far crescere le organizzazioni ed essere maggiormente efficienti nella individuazione di soluzioni digitali al servizio della crescita dei servizi di welfare.

Insieme vogliamo condividere le potenzialità dell’innovazione digitale che può essere inclusiva e può generare impatti organizzativi positivi migliorando le modalità di interazione con gli utenti, introducendo un vero cambiamento di paradigma e offrendola  possibilità di fornire migliori e nuove risposte ai bisogni delle persone.

Obiettivi

L’obiettivo del percorso è quello di acquisire competenze immediatamente spendibili all’interno del sistema dell’impresa sociale e degli ETS per far crescere le organizzazioni ed essere maggiormente efficienti nella individuazione di soluzioni digitali al servizio della crescita dei servizi di welfare.

Programma

Il programma è consultabile a questo link

Destinatari

Destinatari del percorso formativo sono: operatori sociali; quadri; appassionati di ricerca sociale ed esperti in comunicazione; giovani laureandi e laureati con vocazione per il sociale e uno spiccato desiderio di accrescere competenze nell’ambito della Digital Transformation; addetti alla comunicazione sociale; coordinatori di aree o servizi presso ETS; referenti impegnati in organizzazioni di volontariato; liberi professionisti che collaborano con ETS

Durata

Due appuntamenti a settimana, per un totale di 11 sessioni formative, dal 9 novembre al 14 dicembre

Costo

€ 650.00 + IVA
Per le Cooperative e i Consorzi della rete CGM è stato riservato lo sconto del 20%

Iscrizioni

Se sei interessato al corso in Innovazioni tecnologiche e Digital Transformation compila il form a questo link

In collaborazione con

Per informazioni e iscrizioni scrivi a

info@cgm.coop

oppure contattaci al numero 0236579650

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Eventi News Welfare

xave the date: presentiamo welfareX®

XAVE THE DATE

presentiamo welfareX®

Giovedì 10 settembre 2020 ore 10.00 si terrà l’evento di presentazione di welfareX®, il progetto di welfare supportato dalla piattaforma welfareX e nato dall’esperienza sul territorio nazionale di Gruppo Cooperativo CGM e Moving.

La piattaforma aggrega un’offerta di servizi capace di rispondere ai bisogni di tutti con attenzione alla qualità e alla valorizzazione territoriale, abbattendo i confini tra welfare pubblico, territoriale e aziendale.

Interverranno

Martina Tombari, Direttrice CGMoving

Giuseppe Bruno, Presidente Gruppo Cooperativo CGM

Luca Faustini, Amministratore Delegato Moving e Amministratore delegato CGMoving

Stefano Granata, Presidente CGMoving

Franca Maino, Professoressa presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche Università degli Studi di Milano

Paolo Venturi, Direttore Centro Studi AICCON

Mariella Luciani, Responsabile Servizi Sociali e Ufficio di Piano di Tradate (VA)

Monica Villa, Vice Direttore dell’Area Servizi alla Persona di Fondazione Cariplo

Quando

Giovedì 10 settembre 2020
Ore 10.00 – 12.00

Dove

c/o Altavia
Alzaia Naviglio Pavese 78/3 – Milano

Iscrizioni

L’ingresso all’evento sarà solo su iscrizione, riserva il tuo posto direttamente dal sito welfarex.it, il numero dei posti è limitato

Altrimenti puoi seguire la presentazione via streaming, iscrivendoti sempre da welfarex.it e scegliendo l’opzione streaming.
MilanoIscriviti

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News Welfare

welfareX®

welfareX®

Pubblico, privato, locale, territoriale, comunale, aziendale sono tutti tentativi di etichettare il welfare.
Negli ultimi mesi abbiamo compreso il carattere essenziale del welfare come bene di prima necessità in termini protezione, cura, inclusione.
Per questo, oggi, al nostro welfare serve una nuova declinazione.

Abbiamo pensato a welfareX® , la piattaforma che aggrega l’offerta di servizi per poter rispondere ai bisogni di tutti: servizi alla persona, servizi educativi, servizi di utilità, servizi ricreativi e tempo libero,  servizi informativi sulle agevolazioni pubbliche e buoni spesa. Il tutto declinato con attenzione alla qualità e alla valorizzazione territoriale.

Su welfareX® hanno accesso tutti: dai cittadini e famiglie che vogliono personalizzare il proprio welfare, ai dipendenti delle aziende di piccole e grandi dimensioni, da partner pubblici e privati di progetti territoriali a destinatari di donazioni o erogazioni liberali.

welfareX® aggrega tutte le risorse pubbliche e private consentendo alle persone che accedono in piattaforma:
– di essere ascoltati e orientati dai nostri welfare manager
– di individuare la risposta al proprio bisogno
– di usufruire delle possibilità offerte in caso siano beneficiari di azioni specifiche
– di acquistare con pagamento diretto in qualunque caso.

Un canale per ogni esigenza

La piattaforma welfareX® nasce multicanale per permettere personalizzazioni grafiche e funzionali che consentono di rispondere alle esigenze dei soggetti promotori promuovendo così nel modo migliore il welfare sul proprio territorio.

Non troverai quindi una piattaforma che si chiamerà welfareX®.

Troverai una piattaforma promossa da un ambito comunale che si chiama tradatewelfare.it, una piattaforma finanziata da un progetto del Fondo Sociale Europeo regionale che si chiama abruzzowelfare.it, una piattaforma che raccoglie i servizi di tutte le cooperative di un territorio che si chiama biellawelfare.it, una piattaforma di welfare aziendale pura cgmwelfare.it, e così via.

Potrai trovare la parola welfare nel nome della piattaforma, con il nome del territorio (sondriowelfare.it) o senza il nome del territorio (welfarebenecomune.it) oppure potrai non trovarla (weforli.it). Ma la cosa certa è che dietro tutti questi nomi c’è solo una piattaforma: welfareX®.

A chi si rivolge?

welfareX® nasce per rispondere ai bisogni della cittadinanza nel suo insieme, non limitandosi a veicolare servizi e prestazioni solo a coloro che avanzano domande esplicite.
Per questo abbatte i confini tra welfare pubblico, territoriale e aziendale.

Cittadini

I cittadini sulle piattaforme dell’ecosistema welfareX® trovano le risposte di qualità per i propri bisogni, in particolare per i carichi di cura, direttamente sul territorio.

 

Comuni

I Comuni possono selezionare servizi di qualità e metterli a disposizione di tutta la cittadinanza. Per i più bisognosi i Servizi Sociali mettono a disposizione voucher comunali con vincolo di utilizzo. La gestione delle domande per bandi o sussidi e la cartella sociale sono totalmente digitalizzate.

 

Aziende

Oltre ai servizi alla persona rispondenti alle linee guida della prassi UNI/PdR 58:2019, welfareX® offre tutti i servizi tipici del welfare aziendale: rimborsi, voucher servizi, voucher viaggi, fringe benefit, ecc.

 

Fondazioni

Per mettere a disposizione fondi per progettualità rivolte a determinate categorie di persone, monitorare e rendicontare in totale trasparenza.

 

Imprese sociali

Con welfareX® le Imprese Sociali diventano promotrici delle piattaforme territoriali che consentono di convogliare le risorse per i cittadini provenienti dalle varie fonti.

 

Realtà territoriali

Ogni ambito territoriale può realizzare il proprio canale della piattaforma, con un nome rappresentativo e un’immagine dedicata.

 

Enti bilaterali

Gli Enti Bilaterali possono veicolare beni e servizi destinati ai propri beneficiari attraverso la piattaforma.

 

Associazioni di categoria

Le associazioni di categoria possono avere la propria versione dedicata della piattaforma per offrire servizi dedicati alla categoria.

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Educazione Eventi News

Fuori è dentro: concepire e gestire servizi educativi outdoor

Fuori è dentro

Concepire e gestire servizi educativi outdoor

La pandemia è una “grande acceleratrice” di processi trasformativi anche nel campo dei servizi educativi. Ne ha evidenziato i limiti e compromesso la funzionalità, ma ha anche potenziato opportunità che fin qui si erano solo intraviste. Tra queste la dimensione outdoor assume un ruolo importante non solo come adeguamento ai nuovi standard di sicurezza ma come ingrediente chiave del design dei servizi. Ciò che ieri era spesso visto come un “fuori” marginale e opzionale oggi e nel prossimo futuro sarà sempre più “dentro” la progettazione educativa.

La rilevanza dei contesti ambientali e degli spazi aperti nell’educazione e nei servizi è sostenuta oggi anche da evidenze sperimentali sulla centralità del movimento e del sistema sensorimotorio nell’apprendimento e nella conoscenza. Il paradigma corporeo giustifica la possibilità di riconoscere l’embodied cognition come essenziale per apprendere e conoscere e la mente estesa come risorsa da valorizzare nell’educazione.

Il workshop intende approfondire elementi di senso, tecnicalità gestionali ed esperienziali e fondamenti scientifici dell’educazione outdoor in particolare nei servizi all’infanzia in un contesto ricco d’ispirazione come Artsella. Un luogo “dove arte, musica, danza e altre espressioni della creatività umana si fondono, dando vita ad un dialogo unico tra l’ingegno dell’uomo e il mondo naturale”. Arte Sella è, tra l’altro, luogo di ricerca e sperimentazione di un programma pluriennale, Arte Sella Education, che contiene un progetto di particolare coerenza con i temi del workshop: Handling with Care, che mira alla verifica della rilevanza educativa e curativa dell’arte in natura e dei contesti in grado di favorire l’estensione di sé e delle possibilità individuali.

Interverranno

Bianca Elzembauer | Esperta di commons, economie di comunità e metodi partecipativi. Lavora come ricercatrice all’Istituto di Sviluppo Regionale di Eurac Research (Bolzano) e come designer eco-sociale all’interno dell’associazione culturale Brave New Alps con sede in Vallagarina

Anna Lia Galardini | Formatrice e consulente pedagogica per numerose istituzioni italiane. Relatrice in congressi nazionali e internazionali, in contatto con università ed enti di numerosi paesi, ha una conoscenza diretta dei diversi sistemi educativi. Docente nel Master per Coordinatore pedagogico dell’Università degli Studi di Firenze e autrice di testi pedagogici di pratica educativa. Ha diretto i Servizi per l’infanzia e l’Area Servizi alla Persona del Comune di Pistoia.

Ugo Morelli | Psicologo, studioso di scienze cognitive e scrittore. Oggi insegna Scienze Cognitive applicate al paesaggio e alla vivibilità al DIARC, Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli. È inoltre Direttore Scientifico del Corso Executive di alta formazione, Modelli di Business per la Sostenibilità Ambientale, presso CUOA Business School, Altavilla Vicentina.Scopri il programma completo

Quando

Il 25 e 26 settembre 2020

Dove

Borgo Valsugana, Trento

Costo

€180+IVA

• Per ulteriori informazioni, scrivi a simona.taraschi@cgm.coop

• L’evento è aperto e riservato a tutti i lavoratori dipendenti o collaboratori della rete CGM.

• Per garantire lo svolgimento del workshop nel rispetto delle normative igienico-sanitarie vigenti in tema Coronavirus, il numero massimo di partecipanti è di 35 persone.

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News Project Welfare

Partecipa al progetto MASP

Avviso pubblico per imprese da coinvolgere in attività formative e consulenza

MASP- Master parenting in Work and Life un progetto focalizzato sulla necessità di cambiare la prospettiva della divisione tra lavoro e vita personale.

Se sei un’azienda trentina o con sede in Trentino e vuoi incrementare la tua produttività mettendo al centro i dipendenti nella crescita aziendale, scopri l’avviso pubblico di Trentino Lavoro

Un percorso di formazione e consulenza sui temi del benessere organizzativo e conciliazione vita-lavoro nell’ambito del progetto Master parenting in Work and Life (MASP), di cui Gruppo Cooperativo CGM è partner.

Per maggiori informazioni clicca di seguito e consulta la pagina www.agenzialavoro.tn.it/TESTI-AVVISI/

La presente pubblicazione ha ricevuto un sostegno finanziario dal programma dell’Unione europea per l’occupazione e l’innovazione sociale “EaSI” (2014-2020).

Esclusione di responsabilità

Le informazioni, la documentazione e i dati contenuti in questo documento sono di esclusiva responsabilità dell’autore e non riflettono necessariamente il parere della Commissione europea. La Commissione europea non è responsabile per l’uso che può essere fatto delle informazioni qui contenute.

Photo by Andrea Piacquadio from Pexels

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Educazione

Outdoor education: le esperienze dalla rete CGM

Outdoor education: le esperienze dalla rete CGM

Con Outdoor education (OE) a livello internazionale ci si riferisce a una vasta area di pratiche educative il cui comune denominatore è la valorizzazione dell’ambiente esterno nelle sue diverse configurazioni, assunto come ambiente educativo. L’orientamento pedagogico dell’ OE pone “semplicemente” l’accento su un punto di vista, o meglio, su un orientamento pedagogico: quello di valorizzare al massimo le opportunità dello star fuori (out-door) e del concepire l’ambiente esterno in sé come luogo di formazione (Farné 2014).Negli ultimi tempi il tema dell’outdoor si è prevedibilmente affermato, complice la situazione sanitaria attuale, ma già nei mesi precedenti la sensibilità verso il benessere dei bambini e le attività a stretto contatto con la natura era stata trasformata da diverse cooperative della rete CGM in servizi e attività reali.

Molti gli spazi da ripensare e riorganizzare, grandi le opportunità che nasceranno da quella che ormai è diventata la nuova normalità dei servizi, soprattutto per minori.

Le esperienze della #retecgm

Ne abbiamo parlato con Venusia Vitale, Eesponsabile dell’area infanzia della cooperativa Accomazzi di Torino e con Paola Cecchi, direttore area infanzia e coordinatore pedagogico della Cooperativa L’Abbaino Firenze.

Da giugno i bambini hanno potuto riappropriarsi degli spazi adeguati fuori dalle proprie case e di momenti di socialità e relazioni, sia con i coetanei, sia con il personale esperto.

Sono diverse le modalità e le progettazioni con cui la Cooperativa Accomazzi è ripartita ponendo una forte attenzione agli spazi esterni.

“Dove possibile – afferma Venusia – abbiamo incontrato e concordato con la Pubblica Amministrazione l’utilizzo di parchi cittadini e giardini pubblici, permettendo a bambini e bambine di tornare a godere degli spazi della propria città. La città, le comunità che viviamo, i territori hanno infinite potenzialità e occasioni di crescita per le bambine e i bambini: dobbiamo cogliere questa occasione.

Il vivere l’esterno diventerò la normalità e prassi quotidiana per tutti. La cooperativa Accomazzi, intuendo negli scorsi anni le opportunità, ha investito in formazione, viaggi studio ed esperienze rispetto allo stare, educare e vivere il fuori e rispetto a come l’adulto e il bambino possono fare ricerca insieme all’aperto: sono i bambini che ci conducono nei loro giochi, nelle loro ricerche (che si tratti di pietre o sassolini, di bastoni, foglie o altro) e gli adulti – le figure educative – assecondano queste ricerche e le sviluppano. ”

L’outdoor in cortile

Accomazzi gestisce anche un centro per bambini e genitori in un centro di prossimità nella periferia di Torino: ci si incontra quotidianamente in un cortile di un agglomerato di palazzi “perché i bambini – prosegue Venusia- soprattutto in un contesto simile, hanno bisogno di incontrarsi tutti i giorni. È il loro spazio d’incontro e relazione, dove già le famiglie si riuniscono d’abitudine e dove, nei momenti di incontro organizzati, l’educatore rappresenta il punto di riferimento per bambini e adulti.
Outdoor significa anche vivere l’esterno anche con condizioni meteo non sempre favorevoli: d’inverno si scopre insieme il ghiaccio del mattino, ma anche la pioggia e il suo odore, i bruchi e gli insetti trovati nei vasi o durante una gita di esplorazione del territorio. Rimane importante il coinvolgimento e la condivisione con la famiglia; infatti l’outdoor deve diventare una vera e propria scelta della famiglia.”

La natura come alleato per l’educazione dei bambini

“La nostra idea è che in tutti i nostri servizi educativi sia dato il giusto valore a un giardino naturale in collegamento con gli spazi interni”. È questa la filosofia dell’outdoor spiegata da Paola Cecchi, direttore area infanzia e coordinatore pedagogico della cooperativa.

“I giardini dei nidi della cooperativa dispongono di un’ampia varietà di piante da osservare, odorare, toccare, piante che attirano farfalle e coccinelle. All’interno dei giardini possono nascere magiche amicizie, tra un bambino e una lumaca, un bruco o un ragnetto; incontri che favoriscono occasioni di socialità con i compagni. Azioni semplici che ci permettono di considerare la natura come un ulteriore alleato per l’educazione dei bambini. Una naturalezza dalle diverse sfumature, perché ogni giardino della Cooperativa L’Abbaino ha una propria identità relativa alle caratteristiche di ogni gruppo di lavoro, agli spazi a disposizione e al contesto generale.

Il giardino è caratterizzato da materiali naturali, con spazi e angoli che vengono curati e migliorati grazie all’aiuto di tutta la comunità educativa e dunque grazie anche alle famiglie. Esattamente come ogni spazio interno, anche il giardino è un luogo di passaggio tra dentro e fuori, uno spazio di condivisione e di responsabilità condivisa. Dentro e fuori in continuità si gioca, si osserva, si crea, si esplora senza distinzione di apprendimenti: il fuori è un tutt’uno con il dentro e l’esperienza educativa nella sua interezza. La stretta connessione tra “dentro” e “fuori” è visibile in ogni servizio all’infanzia della Cooperativa L’Abbaino.”
Intervento tratto da “Oh! Guarda che bello. La natura che educa” a cura di Paola Cecchi, giugno 2019

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Educazione

Outdoor radicale

Outdoor radicale

di Flaviano Zandonai

Uno spazio (e a volte anche un tempo) residuale. Buono al massimo per prendersi una pausa e poi rientrare tra le mura del servizio. Nell’officina delle prestazioni. È una rappresentazione volutamente esagerata, ma che contiene un pezzo di verità.

In molti servizi di welfare l’esterno è proprio tale: un ambiente separato e distante rispetto al centro di erogazione vero e proprio che a volte è anche meno curato dal punto di vista dell’organizzazione delle attività e degli allestimenti materiali. Ma è forse questa posizione periferica che ha consentito, soprattutto negli ultimi anni, di sfruttare meglio i maggiori gradi di libertà progettuale e creativa della dimensione outdoor rispetto invece a un perimetro interno sempre più strutturato in termini di procedure, mansioni, controlli, ecc. tanto da diventare soffocante per qualsiasi innovazione, anche incrementale.

C’è poi un altro aspetto da considerare: la “zona cuscinetto” che si colloca tra il perimetro dell’erogazione e il contesto può rappresentare un punto di contatto più poroso rispetto a una pluralità di condizioni ambientali (intese in senso lato, sia sociali che naturali). Certo più complicate da gestire – dalla variabilità del tempo meteorologico alla mutevolezza dei processi sociali – ma anche più ricche di stimoli e di opportunità, soprattutto se si tratta di educare persone e comunità, cioè “tirar fuori” competenze, capacità, aspirazioni. Non è quindi un caso che sia proprio il settore educativo a essere particolarmente attratto dalla dimensione outdoor. Basti pensare, oltre ai servizi per l’infanzia, al crescente successo della formazione per gli adulti in particolare se si tratta di leadership e team building.

La maggior concentrazione di risorse e la minor capacità di controllo hanno quindi creato in ambito outdoor condizioni di generatività che sono alla base di approcci più radicali al welfare, dove la rottura dei modelli affermati diventa un obiettivo esplicito che richiede non solo di elaborare nuove pratiche ma anche nuove culture dei servizi. L’ambiente non è più un fuori marginale e secondario, ma sempre più la dimensione core di nuove progettualità e, in senso lato, di nuovi stili di vita e modelli di protezione sociale che possono dar vita anche nuove soggettività.

Certo in questa (relativamente) nuova concezione spaziale crescono anche le ambivalenze rispetto agli esiti in termini d’impatto sui comportamenti sociali, le soluzioni gestionali e i modelli di policy. Ma è probabilmente un rischio da correre in una fase in cui l’outdoor può rappresentare non solo la via di fuga dal distanziamento sociale negli spazi chiusi a seguito della pandemia. In ballo c’è l’opportunità di elaborare e condividere nuovi modelli di servizio che possono scaturire da strategie di apprendimento reciproco tra servizi residenziali, domiciliari e diurni oggi alle prese con la necessità di allargare il loro margine d’azione e servizi che invece trovano nella dimensione “territoriale” (spesso accompagnata a quella di animazione) la loro componente nativa.

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Educazione

Evviva le routines

Evviva le routines

di Flaviano Zandonai

Di solito quando si parla di cambiamento organizzativo sono loro a essere prese di mira: le routines. Additate come il ricettacolo di comportamenti abitudinari acquisiti nel tempo che annichiliscono qualsiasi tentativo d’innovazione. Oppure esemplificazione “plastica” degli effetti deleteri derivanti da eccessi di ingegnerizzazione organizzativa per effetto di norme e schemi d’azione autoapplicanti che s’impongono al di fuori di qualsiasi quadro di senso.

Eppure nel bel mezzo della pandemia le care, vecchie routines hanno svolto – e forse continueranno a svolgere – un ruolo cruciale, sia nella loro versione “abitudinaria” che “meccanica”. Nel sostrato di comportamenti ricorrenti si fonda (e si riproduce) la cultura organizzativa, mentre le meccaniche procedurali possono essere utili nel caso di eventi estremi. E in una fase in cui abbondano, più del solito, le esigenze di compliance rispetto a linee guida che ridefiniscono modelli e spazi della produzione di beni e servizi nel nuovo scenario, poter contare non tanto su un set preconfezionato, ma su capacità di progettare routines e di apprendere da esse può rappresentare un punto di forza.

Chi l’avrebbe mai detto? Da emblema della conservazione a modalità per approcciare e gestire un cambiamento di origine esogena e di carattere sistemico.

Guardando ai servizi di welfare – che in questi anni sono stati sottoposti a massicci interventi di standardizzazione dei processi e dei relativi output prestazionali – si possono distinguere due ambiti routinari particolarmente rilevanti.

Il primo riguarda aspetti procedurali che afferiscono a servizi accessori, ovvero tutte quelle attività che corredano la prestazione sociale, assistenziale, educativa vera e propria. Pulizie, pasti, mobilità, ecc. nel contesto pandemico sono sempre più servizi “core” che richiedono ulteriori sforzi in sede di gestione e di efficientamento. Pena il rischio di non poter neanche aprire le infrastrutture di welfare o che queste ultime risultino sovraccariche di incombenze e di costi aggiuntivi che ne minano l’efficacia e la sostenibilità economica.

Il secondo ambito routinario è forse ancora più delicato perché riguarda le routines di base che definiscono il nucleo essenziale del prodotto e servizio offerto. Quelle azioni che esemplificano nel modo più immediato “di che cosa stiamo parlando” in quel determinato settore di attività e senza le quali si degrada verso altri oggetti di produzione. Se nel caso di una produzione materiale è forse più facile da capire, nel caso di servizi, soprattutto rivolti a persone e comunità a volte fragili, i confini tra i diversi ambiti di produzione si fanno più sfumati ma non per questo non esistono. Quali sono le routines minimali per definire che si sta trattando di un servizio più assistenziale, piuttosto che educativo o sanitario? Per rispondere a questa domanda si possono adottare descrizioni di massima, oppure, ancora una volta, identificando le procedure oltre le quali si sta parlando di un’altra cosa. “L’ultima linea di difesa” utilizzando l’ennesima metafora bellica.

Di tutto questo se ne sono accorti, ad esempio, molti gestori di servizi all’infanzia nelle prime settimane di riapertura, ancora incerta e parziale, dei loro servizi. Hanno dovuto lavorare, loro malgrado, su attività accessorie sempre più cruciali arrovellandosi tra i classici dilemmi del make (gestirle in proprio), buy (comprarle da fornitori) oppure coproduce (cogestione insieme ad altre realtà pubbliche o, più spesso, di terzo settore). E inoltre hanno dovuto individuare, grazie soprattutto agli operatori che stanno sulla linea dei servizio e i loro middle manager con funzioni di coordinamento, le routines dalle quali, nei fatti, dipende la riapertura di servizi con la stessa “insegna” di prima e che invece fino a qualche mese fa si limitavano a “cesellare” raffinandone in maniera incrementale l’erogazione.

Ora è diverso. Perché saranno loro, le routines, a segnare la strada del cambiamento verso l’agognata (e speriamo migliore) “nuova normalità.

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Educazione

La ripartenza dei servizi educativi

La ripartenza dei servizi educativi

di Simona Taraschi

È passato un mese esatto da quando, lo scorso 15 giugno, il mondo dei servizi educativi è potuto ripartire in presenza – dopo la lunga fase di lockdown – attivando prima i centri estivi per i bambini a partire dai 3 anni e, a seguire, anche ai più piccoli (quelli della fascia fino a 3 anni).  

Oggi sono quasi 8.600 i bambini che trovano risposta nei centri estivi e nei servizi outdoor delle 62 imprese sociali della rete CGM che, fino ad oggi, hanno partecipato alla rilevazione della ripartenza dei servizi educativi. 

I servizi per la prima infanzia in Italia sono gestiti per il 58% da organizzazioni di Terzo Settore che hanno dovuto inventarsi modalità nuove per mantenere il contatto con i piccoli utenti e le loro famiglie durante la chiusura (storie, laboratori, racconti, il momento del risveglio e della buonanotte, ma anche momenti di supporto per le famiglie) e che si sono dovuti interamente riorganizzare una volta avuta la conferma della possibilità di ripartire. Gli spazi, i rapporti numerici educatori-bambini, le pratiche di sanificazione, le attività che permettono di rispettare il distanziamento fisico, la necessità di mantenere i gruppi stabili e potremmo continuare. Tutto è cambiato.  

I bambini più piccoli (fascia 0-6) rappresentano il 44% dei fruitori dei servizi estivi delle cooperative della rete CGM. Le famiglie si sono fidate e affidate alle organizzazioni che già gestivano i servizi educativi in tempi “normali” cercando di ristabilire la necessaria socialità per i figli, oltre che per l’esigenza di conciliare la vita lavorativa dei genitori. Il 46% dei fruitori dei centri estivi sono, invece, bambini della fascia 7-14 anni, tradizionalmente la più rappresentata nell’ambito delle proposte estive. I ragazzi più grandi (gli over 14), invece, costituiscono da sempre una percentuale più piccola, evidentemente in grado di auto-organizzarsi. 

Rispetto alla distribuzione territoriale, la ripartenza nella nostra rete CGM ha interessato per il 70% bambini nelle regioni del nord (e di questi ben più della metà in Lombardia – che rappresenta il 56% dei servizi ripartiti al nord), per il 16% i piccoli delle regioni del centro Italia e per il 14% famiglie con figli al sud 

A un mese da questa nuova ripartenza, i servizi educativi della rete CGM, soprattutto quelli destinati ai più piccoli (fascia 0-6 anni), stanno in un certo senso facendo le “prove generali” per la ripartenza di settembre, quando saremo tutti chiamati a tornare ad un’offerta di servizi completa, pur con le disposizioni e gli accorgimenti necessari per fronteggiare l’emergenza sanitaria ancora in atto. Ma allora avremo fatto la necessaria esperienza, avremo capito cosa funziona e cosa no, sperimentato le attività e le pratiche in un mix a quel punto ben calibrato tra il distanziamento imposto dall’emergenza e la fondamentale esigenza di contatto per la crescita dei bambini nei primissimi anni di vita. 

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Eventi Finanza

“Trust in Life”: annunciati i vincitori del bando sul “Durante e Dopo di Noi” promosso da UBI Banca

UBI Banca, ANFFAS e CGM annunciano i vincitori del Bando “Trust in Life”

Selezionate le Organizzazioni che hanno sviluppato i migliori progetti a sostegno delle persone con gravi disabilità e delle loro famiglie nell’ambito del Bando relativo alla Legge sul “Dopo di noi”, promosso dall’istituto di credito e dai due enti del Terzo Settore.

Giunge all’atto conclusivo il Bando “Trust in Life” lanciato nel 2019 da UBI Comunità, la divisione della Banca rivolta alle realtà del Terzo Settore e dell’Economia Civile, ANFFAS Onlus – Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale e CGM – Consorzio Nazionale della Cooperazione di Solidarietà Sociale, con il contributo tecnico di FIA – Fondazione Italiana Accenture e il contributo scientifico di CERIF – Centro di Ricerca sulle Imprese di Famiglia dell’Università Cattolica.

Obiettivi dell’iniziativa

Il Bando si colloca nell’ambito dell’iniziativa “Trust in Life per il Durante e Dopo di Noi”, avviata nel 2017 da UBI Banca e UBI Trustee S.A., la Trust Company del Gruppo, in collaborazione con ANFFAS e CGM, che ha come obiettivo lo sviluppo di progetti che mettano a disposizione delle persone con gravi disabilità e delle loro famiglie strumenti, supporti, servizi finanziari e modelli di intervento innovativi, gestendo attraverso il sistema giuridico del trust – anche in chiave mutualistica “multibeneficiario” – il complesso delle risorse finanziarie nel quadro normativo della Legge 112/2016 sul “Dopo di Noi”.
Al Bando hanno partecipato 22 Organizzazioni di tutta Italia appartenenti alle Reti ANFFAS e CGM, presentando progetti innovativi per il “Durante e Dopo di Noi”, in coerenza con la relativa Legge. UBI Banca, per premiare e supportare i sette migliori progetti, ha stanziato la somma complessiva di 250 mila euro riveniente dai ricavi relativi alla commercializzazione della carta di credito Hybrid, e darà inoltre a ogni singola Organizzazione la possibilità di chiedere un finanziamento fino a 25 mila euro a tasso 0%1 e di aprire un conto corrente gratuito per 36 mesi; ANFFAS e CGM organizzeranno invece 4 incontri trimestrali per facilitare lo scambio e l’interazione fra i vincitori sulla realizzazione, la verifica e la rendicontazione dei progetti. La Giuria degli Esperti, composta da esponenti di UBI, FIA, CERIF, Secondo Welfare e Fondazione Dynamo, ha selezionato i sei vincitori che si aggiudicano il premio da 37 mila euro attraverso una valutazione strutturata che ha preso in considerazione diversi aspetti, tra i quali l’aderenza delle proposte alle linee guida della L.112/2016, il grado di innovazione apportato dalle soluzioni presentate, la reputazione, l’affidabilità e l’esperienza delle Organizzazioni partecipanti e la sostenibilità dei progetti nel lungo periodo. Il vincitore del “Premio Speciale”, di 28 mila euro, è stato invece scelto da oltre mille dipendenti UBI che hanno votato attraverso la piattaforma digitale intranet del Gruppo.
“Con Trust in Life, UBI Banca ha confermato il proprio impegno nel supportare iniziative a elevato valore sociale in grado di contribuire alla costruzione di un nuovo sistema di welfare comunitario e sostenibile, grazie alla preziosa collaborazione di una pluralità di attori del settore non profit che mettono al centro delle loro attività valori economici, sociali e culturali. Quegli stessi valori che da sempre sono anche nel dna del Gruppo UBI”, afferma Riccardo Tramezzani, Responsabile dell’Area UBI Comunità.

Aggiunge Guido Cisternino, Responsabile Terzo Settore ed Economia Civile di UBI Banca: “Gli strumenti e le soluzioni specialistiche proprie di un primario istituto di credito come UBI si sono conciliate perfettamente con le competenze e l’esperienza di due Reti di riferimento come Anffas e CGM, dando vita a un programma distintivo che oggi ci permette di premiare Organizzazioni che coniugano nei loro progetti inclusione sociale, sostenibilità economica, attenzione alla comunità e al territorio, nonché di promuovere il benessere e l’autonomia delle persone in condizioni di fragilità”.

Le organizzazioni vincitrici

Le sei Organizzazioni vincitrici e i rispettivi progetti selezionati dalla Giuria degli Esperti sono stati:

  • Consorzio Sociale Il Filo da Tessere (BI) con il progetto «Valdilana – La valle delle abilità»
  • Anffas Ticino Onlus (VA) con «Vado a Vivere da solo»
  • CO&SO Consorzio di Cooperative Sociali (FI) con «Le chiavi di casa»
  • Anffas Brescia Onlus (BS) con «Cascina Mensi: abitare, lavorare, partecipare»
  • Anffas Sibillini (MC) con «La casa nel cuore»
  • Cooperativa Sociale Come Noi (PV) con «A casa mia».

Il Premio speciale assegnato dai dipendenti di UBI Banca è andato invece al progetto «Il volo – Residenza transitoria per l’economia», presentato dalla Cooperativa Sociale Eridano Onlus (BR).

Roberto Speziale, Presidente Nazionale Anffas, dichiara: “La Legge 112/2016 rappresenta una grande opportunità per progettare nel “durante noi” un sereno “dopo di noi”. La legge trae origine dall’articolo 19 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che sancisce il diritto di ogni persona a poter scegliere dove e con chi vivere, senza mai essere adattata a una specifica sistemazione contro la propria volontà e tenta di rispondere a quella domanda piena di angoscia che noi genitori e familiari di persone con disabilità rare e complesse, con l’avanzare degli anni, ci poniamo sempre più spesso: Cosa ne sarà dei nostri figli quando noi non ci saremo più o non saremo più in grado di prendercene cura? Iniziative come questa rappresentano una risposta concreta, riconoscendo e sostenendo la capacità innovativa del mondo associativo familiare e del Terzo Settore che è stato capace, pur in presenza di innegabili difficoltà registrate nella prima fase di avvio della legge, di mettere in atto soluzioni innovative che faranno certamente da “apri pista” ad altre analoghe e, si spera, sempre più numerose iniziative. Il tutto all’interno di un modello gestionale solido e sostenibile, in grado di mobilitare il territorio e attrarre risorse di varia natura, anche grazie alle agevolazioni e agli strumenti previsti dalla stessa Legge 112. L’emergenza sanitaria in atto, infine, ci ha dimostrato che le soluzioni abitative più consone alle persone con disabilità che non possono più vivere nel proprio nucleo familiare di origine, sono proprio quelle indicate dalle Legge 112”, conclude Speziale.
“In un momento così complesso, ognuno può e deve fare la propria parte. Le persone con disabilità sono esposte a difficoltà maggiori e trovano spesso risposte insufficienti alle loro inderogabili istanze. Anche le famiglie chiedono sostegni adeguati, dovendo garantire ai propri figli in condizioni di fragilità una quotidianità “sufficientemente buona”, ma sono affaticati da carenze sistemiche che si limitano alla fornitura di servizi di base che spesso sottodimensionano le risorse economiche a disposizione”, sostiene Giuseppe Bruno, Presidente del Gruppo Cooperativo CGM. “Non a caso molte soluzioni giungono dal mondo del Terzo Settore attraverso azioni capaci di coinvolgere attori diversi. Queste iniziative non solo offrono soluzioni pratiche, ma sono premianti anche per il loro portato valoriale in quanto stimolano la diffusione e il sostegno di progettualità innovative di assistenza”.

 

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