Categorie
News

Social innovation: “Ecco come cogliere l’opportunità del cambiamento”

Un creativo per formazione e per natura che ha sposato la causa dell’innovazione, purché sia equa, giusta e inclusiva. Un imprenditore che persegue i valori del welfare e punta all’impatto sociale. E che invita le imprese sociali ad “uscire dalla comfort zone, affrontando in maniera consapevole la transizione digitale ed ecologica”.  

Lui è Gennaro Di Cello, formazione umanistica, impegnato da sempre nella creazione e progettazione di infrastrutture sociali e culturali nel Sud Italia, negli ambiti della cultura, della didattica, dell’innovazione sociale e tecnologica. Dal 2014 vicepresidente di Entopan provider che ha promosso l’ecosistema dell’innovazione armonica, una delle più grandi piattaforme per l’innovazione del Mezzogiorno, che agisce in una prospettiva euro-mediterranea ed euro-atlantica. L’ecosistema da anni è impegnato nella realizzazione di una filiera dell’innovazione integrata, di cui Entopan Innovation è incubatore, acceleratore e hub di open innovation che cura percorsi di accompagnamento per startup, imprese e organizzazioni sociali, adottando approcci, criteri, metodologie che si prefiggono la generazione di impatti sociali, culturali, ambientali positivi nei territori e nelle comunità. Da ottobre 2022, Entopan Innovation gestisce, insieme a Fondazione Giacomo Brodolini, il primo Italian Innovation and Culture Hub a San Francisco, una iniziativa strategica pluriennale del governo Italiano per la promozione dell’innovazione dell’Italia negli Stati Uniti.

Con Entopan Innovation abbiamo recentemente promosso e lanciato Human Tech, un programma condotto in collaborazione con CGM Finance e Sefea Impact, che ha l’obiettivo di accompagnare le imprese sociali nei processi di transizione digitale ed ecologia. “Abbiamo selezionato 4 imprese sociali per realizzare una fase pilota da far crescere nei prossimi anni – afferma Di Cello – Un’analisi inziale dei fabbisogni, cui seguirà un momento di co-design partecipato dai team delle organizzazioni coinvolte, consentirà di individuare gli ambiti su cui lavorare, realizzando dei piani di innovazione. Si tratta di un percorso graduale che necessità di tempi di maturazione. Human Tech si pone in ascolto delle imprese sociali utilizzando il digitale e le nuove tecnologie come una leva per arricchire e sprigionare il potenziale connesso alle organizzazioni. Si tratta di un percorso e di un programma che si alimentano di scoperte, del continuo superamento di ostacoli e difficoltà. In tal senso, il programma e i suoi risultati, potranno essere utili non solo per la rete CGM ma anche per il più ampio contesto della cooperazione sociale in Italia.”  Già, perché l’innovazione armonica, quella che mette al centro l’uomo, la comunità, l’ambiente, conduce a risultati generativi e trasformativi per l’organizzazione che la persegue, per i suoi utenti e per l’intero ecosistema territoriale in cui è inserita.

Pandhora, startup innovativa, specializzata nella progettazione, realizzazione e distribuzione di dispositivi nel settore delle Top Quality Wheelchair, è un esempio di innovazione tecnologica al servizio delle persone.  “Il team è partito da zero, grazie alla call “Innovare in Rete”, promossa insieme a Banca Etica – spiega il vicepresidente di Entopan – e migliorando un prodotto non soggetto nel tempo a grandi innovazioni, la carrozzina per le persone disabili, hanno maturato un’esperienza e una capacità di innovare straordinaria, anche considerando che l’Italia sconta un forte ritardo nelle procedure di brevettazione. Pandhora è un esempio in controtendenza. Ad oggi il team ha registrato poco meno di 30 brevetti nel settore medicale e dei dispositivi dedicati alla cura delle persone, attivando collaborazioni importanti con player internazionali”. 

“L’innovazione – conclude Gennaro Di Cello – è una grande opportunità che produrrà effetti positivi, soprattutto in termini di sostenibilità. Anche il Terzo Settore deve diventare protagonista delle transizioni in corso, gestendone e governandone i processi, piuttosto che subirli. Molte corporate, anche grazie al digitale si stanno organizzando per dare risposte ai loro utenti, includendo nelle loro strategie di sostenibilità sempre più azioni di corporate social innovation ovvero interventi a favore degli stakeholders territoriali, che spesso adottano temi e pratiche tipicamente associati al vocabolario del settore sociale. Il Terzo Settore deve avviare un dialogo e un confronto con il mondo profit, quello orientato a realizzare una sostenibilità autentica e integrale, e assumersi la responsabilità di agire il cambiamento. Human Tech può dare un piccolo contributo per sostenere la creazione di progetti di senso, supportando quelle organizzazioni che desiderano intraprendere un percorso di rinnovamento, rispondendo in modo nuovo, con spirito e strumenti nuovi, ai bisogni delle persone”. 

Categorie
Formazione

Torna il Master in Europrogettazione BEEurope per il Terzo Settore e l’Economia Civile

Sono aperte le iscrizioni per partecipare alla nuova edizione del Master BEEurope, un progetto di Fondazione Triulza in collaborazione con il Consorzio Nazionale CGM, Diesis Network e CSVNet Lombardia e in partnership con Fondazione Cariplo.

Il Master propone 40 ore di esercitazioni pratiche in presenza o da remoto su tecniche di scrittura e di rendicontazione, 32 ore online e, novità di questo anno, un modulo opzionale sui programmi in ambito Health – Life Sciences.

Il Master è rivolto a laureati e neolaureati, operatori del terzo settore, dell’economia civile, della pubblica amministrazione, liberi professionisti e consulenti.

Modalità e durata

Format ibrido
Online + esercitazioni in presenza presso MIND Milano Innovation District (fruibili anche online)

Durata
72 ore dal 16 ottobre al 24 novembre 2023

  • 32 ore online (venerdì pomeriggio e sabato mattina)
  • 40 ore (una settimana) di esercitazioni pratiche su tecniche di scrittura e di rendicontazione in presenza o da remoto

Come partecipare

Gli interessati – enti e operatori del terzo settore, cooperative, imprese sociali, professionisti, neolaureati, organizzazioni ed enti locali– possono già inviare le proprie candidature che saranno valutate il 14 luglio25 agosto e 15 settembre, fino ad esaurimento posti. 

I candidati dovranno inviare il proprio CV a segreteria@fondazionetriulza.org e saranno contattati per un colloquio conoscitivo.

Tutte le informazioni e dettagli del Master sul sito di Fondazione Triulza

Categorie
Project

C’è voglia di sostenibilità. SER, la nuova filiera che aiuta le cooperative nella transizione ambientale e sociale

Anche le cooperative hanno voglia di sostenibilità. Ambientale e sociale.

È partito da questo presupposto il progetto SER, Social Energy Revolution che unisce CGM, Cgm Finance e Fratello Sole in una filiera che affianca il terzo settore nella transizione energetica. Il 6 marzo è stato firmato il contratto di rete e due grandi progetti che coinvolgono complessivamente 100 realtà stanno per essere presentati. “Sul tema della sostenibilità, in Italia e in Europa, le cooperative sono ancora in una fase di “start up” – comincia Sabina Bellione dell’area project design management e consulenza di CGM, referente di SER – Nell’ultimo anno però il tema dell’energia, in termini di costi e di sensibilità, ha fatto scattare una vera e propria accelerazione”. 

CGM ha colto la palla al balzo.

Nato come progetto Horizon, SER è stato perfezionato come contratto di rete con lo scopo di accompagnare gli enti del Terzo Settore sull’efficientamento energetico, aggiungendo alla filiera tecnica, un accompagnamento finanziario. Con SER, quindi, CGM e i partner hanno creato una vera e propria rete che consente agli ETS di essere supportati sia in fase tecnica che nell’accesso al credito cercando gli strumenti più adeguati.

Tre gli ambiti di intervento previsti nel contratto di rete: retrofitting, ovvero riqualificazione di edifici e di servizi, comunità energetiche ed in futuro anche la mobilità sostenibile. La spinta più grande, anche complice il Superbonus 110, è sulla rigenerazione sostenibile di edifici dei servizi delle imprese sociali e del Terzo Settore. All’interno del contratto di rete, oltre alle due grandi iniziative che a breve saranno presentate, sono nove i nuovi progetti di retrofitting in partenza, distribuiti tra Lombardia, Piemonte e Liguria, gestiti da Fratello Sole. Con cantieri rigorosamente ‘eco-sociali’, ovvero che, oltre alla parte strutturale, intervengono sulla consapevolezza condivisa del significato dell’intervento, sulla disposizione positiva anche rispetto a temporanei disagi, sull’educazione ambientale, sulla crescita di una comunità sostenibile dentro e attorno alla struttura efficientata. Rispetto alle comunità energetiche, il lavoro in corso è ancora su ampia scala, in attesa dei Decreto governativo. “Sicuramente – descrive Sabina Bellione – l’obiettivo è quello di unire gli aspetti ambientali a quelli sociali, creando organizzazioni che possano impattare in modo efficiente ed efficace anche sui servizi”. Sulla mobilità sostenibile, le formule per ridurre il Carbon footprint, da studiare e proporre, sono fortemente legate ai contesti, urbano o rurale, e al tema più ampio delle infrastrutture. 

Fondamentale, in tutti e tre gli ambiti, la valutazione di impatto sulla quale la rete di SER sta lavorando con Tiresia, il centro di ricerca di innovazione e finanza per l’impatto sociale della School of Management del Politecnico di Milano. “Hanno elaborato uno strumento specifico di valutazione per i nostri cantieri – descrive Sabina – Misura indicatori ambientali, energetici, economici e sociali. Siamo in partenza con tre test del modello su tre diverse esperienze”. 

Ma c’è di più. Oltre ai tre ambiti, in prospettiva, SER può essere un ottimo spunto per lo sviluppo di cooperative di tipo B proprio legate al tema della sostenibilità. “Qualcuna c’è già, ma solo su mercati molto piccoli. L’occasione è preziosa per fare il salto”, dice Sabina.
Il tutto con uno sguardo che non può non tendere all’Europa. “La rete di SER – conclude Sabina – è in stretto rapporto con la società spagnola GNE Finance. Non agisce direttamente sul mercato italiano, ma ci consente di avere contatti diretti con la rete di progettazione in Europa. Il respiro europeo per noi è fondamentale per indagare, confrontarsi e continuare a crescere. Anche nel campo della sostenibilità”.

 

Immagine di Fratello Sole

In copertina foto di CSV/VOCE: Marco Garofalo/2020/oer VOCE-Volontari al Centro, Milano

Categorie
Storie

Terra di Resilienza: l’innovazione sociale che nasce dal grano e dalla solidarietà

Grano e relazioni: “Così torniamo a mangiare il nostro pane”
Terra di Resilienza nella mappa europea di Agroecology

Sono stati inseriti nella mappa sull’Agroecologia in Europa tra i 20 esempi italiani per l’innovazione sociale e le pratiche agroecologiche messe in campo. Sono “le commari e i compari” di Terra di Resilienza, cooperativa della rete CGM e socia del Consorzio La Rada, con sede a Caselle in Pittari, in provincia di Salerno, nel Cilento, che da anni si occupa di quella “innovazione sociale che nasce dalla terra e dalla solidarietà“.

Siamo tornati a mangiare il nostro pane”, esordisce Antonio Pellegrino, co-fondatore della Cooperativa, laureato in Sociologia a Napoli, un intellettuale diventato contadino, come lo hanno definito. 
A Caselle in Pittari la cooperativa recupera grani indigeni a rischio scomparsa e li affida a coltivatori locali che li lavorano in modo autonomo, attivando percorsi di agricoltura consapevole e responsabile.


Tutto è nato da un palio, il Palio del Grano, che ogni anno dal 2005, la terza settimana di luglio, coinvolge le comunità della zona intorno alla mietitura. Il Palio è una vera e propria gara in cui 120 partecipanti divisi negli otto rioni di Caselle in Pittari, gemellati con altre comunità della zona, si sfidano a mietere per primi il grano, armati solo di falcetti.
Un’esperienza “seminale”, non folkloristica, che ha fatto nascere progetti, esperienze e imprese sociali. “Grazie al Palio ci siamo riconnessi col passato, ci siamo inseriti in un discorso, non con nostalgia ma con lo sguardo fisso alla contemporaneità”, spiega Antonio. 

Dal Palio è nata la Biblioteca del Grano, un campo sperimentale che ogni anno cambia forma (quest’anno ha quella di un labirinto) in cui la cooperativa coltiva e studia fino a 100 diverse varietà di grano, locali e provenienti da altri territori.

Oltre alla Biblioteca, c’è il Mulino a pietra in cui la cooperativa produce, con il metodo della macinazione a pietra, farine di alta qualità in grado di preservare le qualità organolettiche del grano.

In mezzo c’è il sistema Monte Frumentario, un sistema mutualistico di produzione e relazione che si praticava già nell’800 e che viene riproposto. La cooperativa affida i semi a circa 20 contadini che li coltivano, senza l’utilizzo di sostanze chimiche, su campi che si estendono in totale per circa 30 ettari. Al termine del raccolto, la cooperativa compra da questi contadini fino al 70% del grano, la restante parte rimane a loro che possono così “mangiarsi il proprio pane”. Ecco che, in questo sistema, “i contadini tornano ad essere protagonisti, ritrovano la loro capacità critica”. I circa 600/700 quintali di grano che ogni anno la cooperativa con questo sistema raccoglie vengono poi trasformati in farine di grano tenero, duro e farro vendute a ristoratori e commercianti della zona.

Tra qualche settimana, la filiera acquisisce un pezzettino in più: la cooperativa, infatti, apre un biscottificio denominato “Stelle Fragranti”, realizzato in un mulino ristrutturato nella vicina Montecorvino Novella, in cui trasformare le farine in biscotti e in cui sviluppare percorsi di inserimento lavorativo per persone con disturbi mentali.

Riaprire un mulino in un paese di 1900 abitanti nel Mezzogiorno, in territori rurali ai margini dello sviluppo economico, è una sfida estrema – conclude Antonio – Perché lo facciamo? Perché siamo noi il grano. Letteralmente. Non in senso bucolico, quello proprio non ci interessa, ma in senso vero. Abbiamo recuperato saperi importanti che sarebbero stati destinati all’oblio e li abbiamo riportati nella modernità senza idealizzarli o per puro marketing”. Ma vivendoli e praticandoli fino in fondo, insieme. Nel segno della resilienza. Con rispetto per la terra e per le persone. 

Scopri di più su www.montefrumentario.it

Categorie
News Project

Human Tech: il programma per l’innovazione aperta e armonica

La trasformazione tecnologica sta trasformando i modi di operare nell’ambito del welfare, modificando i saperi e le competenze, i contenuti del lavoro sociale, le forme di offerta dei servizi in ragione della nascita di piattaforme digitali per l’erogazione dei servizi.

In questo scenario è importante che, nella creazione di strumenti digitali, le persone e le comunità rimangano al primo posto, in modo che siano le tecnologie al servizio delle persone e non viceversa.

Da qui è maturata la consapevolezza che le nuove sfide che le imprese sociali devono affrontare per generare importanti benefici per le persone, le comunità e i territori, necessitano dell’elaborazione e della costruzione di un framework e di un approccio in grado di orientare l’introduzione di soluzioni tecnologiche nella value chain delle organizzazioni sociali.

Il programma

Human Tech, il primo e inedito percorso di open innovation e accelerazione, disegnato su misura per supportare le imprese sociali nei percorsi di transizione digitale ed ecologica, nasce con la finalità di rafforzare sistematicamente l’approccio all’innovazione delle organizzazioni, utilizzando le tecnologie abilitanti disponibili e/o favorendo la nascita di proof of concept (processo che serve a validare un’idea o un progetto per dimostrarne la fattibilità) da scalare per fornire risposte nuove ai bisogni sociali tradizionali e a quelli emergenti.

Human Tech nasce in un quadro di collaborazione tra CGM ed Entopan Innovation. L’iniziativa prevede un accompagnamento modellato sull’impresa sociale, attraverso un percorso di innovazione e sostenibilità -in termini di processo e prodotto/servizio – nonché un supporto per lo scouting di risorse finanziarie in equity e/o debito e per l’individuazione di partner strategici. Ed è per questa ragione che il programma Human Tech prevede il supporto di importanti soggetti finanziari del settore quali CGM Finance e il fondo Sefea Impact.

“Human Tech – afferma la Presidente Giusi Biaggi – rappresenta una grande opportunità nella nuova strategia di CGM che è volta ad abilitare l’impresa sociale nel fronteggiamento delle sfide trasformative poste dalla nostra società. Per questo crediamo sia necessario che le imprese sociali e le loro reti locali intraprendano percorsi di open innovation avvalendosi di uno specifico accompagnamento e connettendo, in questo modo, le proprie risorse interne a quelle derivanti dai più ampi ecosistemi d’innovazione, rappresentati, nello specifico, da Harmonic Innovation promosso da Entopan.”

Aree di intervento

Tre i principali ambiti d’intervento del programma per favorire processi di cambiamento positivo:

1- l’organizzazione interna delle imprese sociali (con l’obiettivo di incidere nelle relazioni tra le persone, modificando le interazioni tra diversi livelli gerarchici, introducendo innovazioni organizzativi e di processo)

2- le relazioni con gli utenti (con l’obiettivo di generare nuove tipologie di prodotti e servizi facendo ricorso, ad esempio, a tecnologie di IoT per la teleassistenza, wearable, human augmentation, sensori o soluzioni di intelligenza artificiale, etc.)

3- le relazioni con gli ecosistemi locali e nazionali (con l’obiettivo di creare nuove interazioni tra soggetti rafforzando i network territoriali oppure quelli verticali, attraverso comunità virtuali, strumenti di weblogging, swarming tactics, piattaforme di interazione, etc.).

L’iniziativa ambisce a diventare cantiere permanente e luogo di riflessione e progettazione condivisa, restituendo alle imprese sociali una visione e una maggiore consapevolezza nell’adozione di soluzioni tecnologiche coerenti con i fabbisogni di innovazione delle persone e delle comunità locali. Human Tech, infatti, supporterà le imprese sociali nell’affrontare la transizione digitale, favorendo l’introduzione di modelli di pensiero critico con il quale orientare le politiche dell’innovazione, in un senso più equo, giusto, inclusivo.

Categorie
Formazione

Parità di genere e imprese sociali: valorizziamo l’identità e promuoviamo l’inclusione e la diversità

Da dicembre a oggi abbiamo già formato sulla parità di genere oltre 35 referenti territoriali delle nostre cooperative socie. Altri stanno per intraprendere il nostro terzo percorso formativo che si svolgerà a distanza con tre appuntamenti nel mese di giugno (ci sono ancora posti disponibili, clicca qui per iscriverti) e che ha l’obiettivo di far conoscere a fondo il tema della parità di genere in azienda, la norma e la sua applicazione. L’interesse del terzo settore per la certificazione UNI PdR 125/2022 è crescente.

Se sono 1362 le sedi aziendali fino ad ora certificate nel paese (fonte Accredia, l’ente di accreditamento degli enti di certificazione in Italia), una buona parte sono sicuramente realtà del welfare. Lo dimostra, in maniera indicativa, un numero lombardo: il 43% delle aziende che Regione Lombardia, tramite Unioncamere, ha finora finanziato proprio sulla parità di genere, in occasione di un bando dedicato, sono del terzo settore. Un caso? Assolutamente no. Diciamo, la conseguenza di un’ottima predisposizione.

“Per molte imprese sociali – spiega Simona Taraschi, responsabile consulenza e formazione di CGM – significa valorizzare prassi, attività e strumenti già in atto che spesso, però, sono date per scontate. Penso ad esempio alla flessibilità oraria in termini di conciliazione vita-lavoro o ai benefit per le dipendenti come tariffe ridotte per gli asili nido o per i servizi domiciliari. Altre aziende queste cose le sbandierano, le cooperative le fanno da sempre ed è importante metterle a valore. Per una riconoscibilità all’esterno e anche per una maggiore consapevolezza da parte degli stessi lavoratori”. 

Ma come funziona la certificazione? Innanzitutto, la UNI PdR 125/2022 misura quanto un’impresa è sensibile ai temi della parità di genere. Lo fa in base a 33 indicatori (KPI) distribuiti su sei aree: cultura e strategia, governance, human resources, opportunità di crescita in azienda, equità remunerativa e tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro. Non tutti gli indicatori devono essere rispettati da tutte le aziende: il set di KPI dipende dal cluster, dalla dimensione dell’impresa.

“L’obiettivo di questa ‘autodiagnosi’ – spiega Simona Taraschi – è favorire una sensibilizzazione al tema della parità e dell’inclusione. Le aziende sono in grado di generare un valore più grande, più alto e più sostenibile se riconoscono il valore delle risorse umane indipendentemente dal sesso. Integrare i punti di vista è sempre una ricchezza”.

Per ottenere la certificazione occorre affidarsi ad un ente certificatore accreditato (in Italia sono 32). Il nostro Consorzio CGM può affiancare le aziende in questo iter con la formazione degli operatori, la consulenza, il supporto all’integrazione con altre certificazioni (ad esempio qualità e ambiente), la gestione del rapporto con l’ente certificatore, anche in un’ottica di riduzione dei costi.

Esistono supporti economici che consentono di sostenere in tutto o in parte le attività di consulenza e certificazione delle aziende. In attesa che si sblocchino i fondi nazionali con i decreti attuativi, si muovono le regioni e i territori. Oltre alla già citata Lombardia, ad esempio a Reggio Emilia la Camera di Commercio ha stanziato finanziamenti sulle certificazioni aziendali, tra cui quella sulla parità di genere. 

Un ulteriore input alla certificazione sono i vantaggi fiscali conseguenti: esonero dei versamenti contributivi previdenziali e riduzione della garanzia fideiussoria per le gare pubbliche. Si aggiunge ai vantaggi la premialità alle realtà certificate in occasione di aiuti di Stato o bandi da parte della Pubblica Amministrazione.

“Cinque nostre cooperative socie hanno già ottenuto la certificazione – conclude la nostra referente – Una trentina stanno affrontando il percorso. Tutte sono soddisfatte. Danno valore a ciò che è già loro, ovvero all’attenzione dedicata alle persone. Senza distinzioni”.

Categorie
News

Le cooperative dal fango dell’Emilia: “La speranza è nella solidarietà

“Qualche giorno fa ho ricevuto un messaggio da una signora che abbiamo aiutato.  È sola e l’alluvione le ha distrutto tutto. Mi ha scritto: ho sentito la stretta della famiglia allargata, quella famiglia che ho scelto”.

La solidarietà, quella scattata nel mondo della cooperazione e quella che si è attivata in tutta la comunità romagnola, è “la speranza, la luce” che dà la forza e il coraggio di ripartire. 
Marco Conti è Presidente della Cooperativa Paolo Babini e del Consorzio Solidarietà Sociale Forlì-Cesena, una rete di 5 cooperative sociali e 2 organizzazioni non profit fortemente radicata nel territorio e socia CGM.

In queste ore, il Consorzio e le cooperative stanno affrontando l’emergenza causata dall’alluvione che da oltre una settimana ha colpito la Romagna e anche il forlivese. “Non abbiamo mai vissuto una situazione così – esordisce Marco Conti – Ci siamo attivati subito. Prima rendendoci conto di ciò che era successo, contattando operatori e volontari. Per fortuna le nostre strutture non hanno subito danni diretti perché sono nella parte di città che non è andata sotto”. 

Passata la prima fase, è scattata la mobilitazione massiva per aiutare la parte di Forlì sotto l’acqua prima e nel fango dopo. “Stiamo cercando di portare aiuto alle persone più colpite, partendo da quelle che orbitano intorno alle nostre cooperative – spiega il Presidente di CSS Forlì-Cesena – Diamo supporto per svuotare le case allagate, spalare il fango, procurare beni di prima necessità e alloggi alternativi. Abbiamo attivato anche una raccolta fondi interna per aiutare colleghi e volontari colpiti”. 

I danni in città e nel territorio sono enormi, alle case, alle strade, alle attività produttive, all’agricoltura, con pericoli di frane ancora presenti. “Le persone che incontriamo – racconta Marco Conti – chiedono di essere rassicurate. Ci dicono: ma con la mia casa o la mia impresa in questa condizione, come farò a ripartire? Vediamo molti volti smarriti. Aiutiamo le persone a svuotare le case e a mettere le cose distrutte in strada per smaltirle. Capita che qualcuno vada a riprendersi dai propri cumuli alcuni oggetti sporchi e rovinati ma che hanno un significato affettivo. È straziante”. 

Oltre al supporto materiale, è stato attivato anche un supporto psicologico con professionisti che operano nei centri per gli sfollati e nelle zone più colpite della città. 

In una situazione davvero drammatica, la speranza rimane nella solidarietà“Ho visto sconosciuti che hanno preso la pala in mano e si sono messi a spalare. Molti giovani e giovanissimi – conclude il presidente di CSS Forlì-Cesena – La solidarietà è davvero esplosa, è stata come un grande abbraccio che abbiamo ricevuto, al di là dei campanili e anche delle differenze generazionali. Sentiamo vicino anche il mondo della cooperazione. A tutti chiediamo di aiutarci anche quando calerà il sipario mediatico su quanto accaduto perché ci vorranno mesi, forse anni, per tornare alla normalità”. 

Link utili per supportare le aree e le comunità colpite

Volontari SOS
www.volontarisos.it

Raccolta fondi per le cooperative e i soci colpiti dall’alluvione  
www.romagna.confcooperative.it/NEWS/PRIMO-PIANO

Raccolta fondi Caritas Forlì-Bertinoro
www.produzionidalbasso.com/project/forli-mia-emergenza-alluvione/ 

Donazione all’agenzia per la sicurezza territoriale e protezione civile dell’Emilia-Romagna
protezionecivile.regione.emilia-romagna.it/notizie/attualita/conto-corrente-alluvioni-maggio-2023

Categorie
persone

Geneticamente portati alla contaminazione. Vinciamo le sfide dell’oggi

Un’assemblea importante che “mette a terra la bussola”, il nuovo strumento che CGM ha introdotto per rispondere alle trasformazioni della società. Con direzioni ben precise (apertura all’imprenditorialità, interconnessione della rete e innovazione) e funzioni (fare rete, fare cultura e promuovere sviluppo) attivate sulla base degli ambiti. Ieri, a mosso, la spazio di comunità tra Parco Trotter e via Padova a Milano, si è svolta la prima assemblea dei 53 soci di CGM dopo gli Stati Generali di marzo e a conclusione del primo anno di mandato della Presidente Giusi Biaggi.


“CGM – spiega la Presidente Giusi Biaggisi è ridata uno scopo: quello di crescere come sistema abilitante per affrontare le sfide dell’oggi e del futuro, consapevoli dello sviluppo che le nostre cooperative generano ogni giorno sui territori”.

Così, a partire da nuove direzioni e nuove funzioni, per concretizzare la bussola, l’Assemblea dei soci ha di fatto dato il via a otto cantieri tematici che nei prossimi mesi vedranno lavorare fianco a fianco CGM e soci. Digitale, sostenibilità, socio-sanitario, cultura e rigenerazione, educazione, formazione, lavoro e open innovation sono gli ambiti individuati dentro i quali, a seconda dell’analisi e dei contesti, CGM agirà una o più funzioni. E non lo farà da sola, ma cercando di coinvolgere oltre ai soci, anche partner esterni diversi. 

“Tra i cantieri attivi – spiega la Presidente Giusi Biaggi un importante lavoro lo si sta conducendo sul tema della sostenibilità. Argomento ormai più che attuale su cui è stato avviato SER Social Energy Revolution un centro di competenze per la sostenibilità del Terzo Settore con l’obiettivo di accompagnare gli ETS (Enti del Terzo Settore) e gli enti religiosi verso la transizione energetica. Un percorso che abbiamo potuto avviare solo grazie al lavoro fatto con partner esperti come CGM Finance, Fratello Sole, e GNE Finance, un ente spagnolo leader in finanziamenti per la transizione energetica. Partendo dai territori, con la ‘rivoluzione SER’ vogliamo dare un supporto completo a tutti gli enti e generare impatto per le comunità locali”.

Un altro ambito fondamentale è quello del digitale. “CGM, in modo lungimirante, ormai 3 anni fa –  prosegue la Presidente – insieme a Moving, ha creato welfareX® (CGMoving), con l’obiettivo di spingere sul tema della piattaforma digitale negli ambiti del welfare aziendale, del welfare pubblico e dei servizi di welfare a domanda pagante. Vogliamo continuare a lavorarci affinché la piattaforma riesca sempre meglio a gestire la complessità e affinché aiuti le cooperative, non solo o non tanto a rendere visibili i propri servizi sul web, ma a ridisegnare proposte e processi. Il percorso Experience the Change con Social Seed e Collaboriamo, che si è appena concluso, ha consentito una sperimentazione sui territori nell’ambito dei servizi per minori, disabili e anziani. Ma è solo un inizio”. 

 “Mi piace sottolineare – aggiunge Giusi Biaggi – anche il cantiere sul welfare culturale. Da una ricerca condotta con AICCON , ci siamo accorti che è un tema fortemente praticato dalle nostre cooperative. C’è chi fa cultura attraverso la rigenerazione di spazi e delle funzioni che questi luoghi contengono, chi la fa realizzando vere e proprie produzioni culturali di teatro, arte, artigianato, chi gestendo beni artistici e culturali o servizi turistici. Partendo da ciò che c’è, vogliamo supportare la rete per far emergere modelli di business sostenibili e opportunità di connessioni e contaminazioni a livello italiano ed europeo”. 

A prescindere dagli ambiti, la sfida generale è quella di anticipare i cambiamenti. Una sfida da vincere insieme. “Di fronte a tutte le grandi sfide, come in un mare in burrasca, si prova sempre un po’ di paura perché il cambiamento spaventa – conclude la Presidente Giusi Biaggi – Ma dalla nostra abbiamo due cose: la consapevolezza di avere una storia lunga, esperienze e maturità frutto di 20, 30, 40 anni di lavoro delle nostre cooperative sui territori, e la rete, non siamo singoli che potrebbero essere spazzati via dalle onde o dalle mode. E poi, siamo geneticamente portati alla contaminazione, da sempre pratichiamo l’ibridazione. Ecco perché questa sfida la possiamo e vogliamo vincere: perché ce l’abbiamo nel sangue”. 

Prossime tappe: l’aggiornamento sui cantieri nei prossimi Stati generali di CGM e una grande convention, aperta all’esterno, nei primi mesi del 2024.

Categorie
Educazione

Costruire comunità educanti è possibile?

Partiamo da un presupposto: il bambino ha bisogno di vivere socialmente e imparare a vivere sociale.

Per questo ridisegnare le forme dei servizi educativi può diventare un’opportunità per generare esperienze educative per bambini, ragazzi e famiglie. Un processo che ha la necessità di partire dal territorio e quindi dall’ecosistema di relazioni che si instaurano nei luoghi in cui il servizio è inserito.

Povertà educativa, i numeri in Europa e in Italia

Anche in Europa purtroppo il numero di bambini, bambine e famiglie che vivono in condizioni di povertà educativa ed esclusione sociale è cresciuto negli ultimi anni. Le cause sono da imputare all’aumento del costo della vita, alla crisi climatica e alle conseguenze della pandemia.  I dati *ci dicono che nel 2021 1 bambino su 4 è a rischio di povertà educativa, si parla di oltre 19,6 milioni di bambini e bambine.

Tra i paesi con la percentuale più alta di minori a rischio c’è l’Italia: si parla di circa 3 milioni di bambini a rischio povertà educativa, il 29,7% del totale, con un aumento del 2,6% dal 2019.

Nell’ultimo rapporto, Save the Children evidenzia oltretutto la correlazione tra istruzione e qualità di vita dei bambini. E’ infatti noto che la bassa istruzione dei genitori e le condizioni economiche sfavorevoli risultano essere per il minore fattori di rischio di dispersione o abbandono scolastico.

Un concatenamento di situazioni e fatti che porta la scuola alla cristallizzazione di una situazione di diseguaglianza.

Per questo la scuola continua a essere fondamentale nello sviluppo della persona e della comunità, attore necessario per raggiungere un nuovo equilibrio del territorio.

*  Save the Children – rapporto europeo “Garantire il Futuro dei Bambini”

Il ruolo delle imprese sociali e il significato di comunità educante

Come imprese sociali, cooperative e professionisti del settore abbiamo il ruolo di promuovere e rafforzare le comunità, la cui frammentazione incide nettamente sulla vita di bambini e ragazzi. Non ci rendiamo ancora conto che perdere i ragazzi significa perdere i futuri adulti, i futuri genitori e i futuri lavoratori. E questo non possiamo permettere che avvenga.  Il nostro ruolo diventa quindi quello di creare reali opportunità laddove non ce ne sono o ce ne sono in misura minore, impegnandoci per avere delle comunità educanti vere e diverse.

Ma facciamo un passo indietro, al significato di comunità educante.

L’impresa sociale Con i Bambini ha promosso un bando specifico con cui ha finanziato non progetti, bensì processi di costruzione di comunità. Un bando che arriva quasi contemporaneamente alla diffusione incontrollata del concetto di “comunità educante” , anche a livelli ministeriali (cfr. Ministro Bianchi). Ma siamo sicuri che il significato attribuito a comunità educante sia lo stesso condiviso da educatori, insegnanti e professionisti dell’educazione e lo stesso declinato sui territori?

Per definire il senso del bando “Comunità educanti”, Con i Bambini è partita dalla sua mission che prevede il “sostegno di interventi sperimentali finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori”.

Interventi sperimentali che prevedono apprendimenti non solo al termine, ma anche in itinere, diversamente dai modelli, permettendo di aggiustare l’azione e trovare soluzioni.  

In un paese come l’Italia con profonde differenze, per costruire azioni che siano appropriate ai territori è necessario dare a questi ultimi la possibilità di scelta e decisione, permettendo a ciascuno di selezionare strumenti e modalità più efficaci. Può essere infatti che il luogo migliore per attivare un processo di educazione non sia la scuola, a cui neppure si può demandare tutto, ma altri servizi educativi.

Questa volontà di lavorare sul tema della comunità ci porta a riflettere su un pensiero di natura epistemologica.

Ci rendiamo conto che in realtà le comunità non esistono, o meglio, esistono solo quando ci sono gruppi di persone che si orientano verso un obiettivo comune, attraverso un alfabeto comune. Possiamo affermare che non esiste un modello di comunità educante, ma che esso cambia a seconda dei territori e degli attori che si avvicendano; ecco perché la comunità per essere realizzata ha bisogno di relazioni. Se infatti partiamo dall’idea che il progetto non sia direzionato dal progettista, ma dall’ascolto reale del territorio, le azioni si stravolgono in maniera positiva andando a colmare i vuoti, anche attraverso attività intersettoriali che permettono di sconfinare dalle proprie aree standard di applicazione.

Oltre confine

Il tema della povertà educativa è un tema molto recente, non solo in Italia, ma anche in Europa.

Il fondo dell’impresa sociale Con i Bambini è stato voluto proprio perché in molti paesi era presente un fondo per la povertà educativa. Un tema che è stato recentemente rafforzato dalla Strategia dell’UE sui diritti dei minori e garanzia europea per l’infanzia: due importanti iniziative politiche che la Commissione europea ha presentato per tutelare meglio tutti i minori, aiutarli a far rispettare i loro diritti e collocarli al centro dell’elaborazione delle politiche dell’UE.

La strategia si articola in 6 macroaree che delineano le priorità dell’Unione per i prossimi anni

  1. Partecipazione di ragazzi e ragazze alla vita politica e democratica
  2. Inclusione socioeconomica, salute ed educazione
  3. Contrasto alla violenza ai danni dei minorenni e tutela delle persone di minore età
  4. Giustizia a misura di minorenne
  5. Dimensione digitale e società dell’informazione
  6. La dimensione globale. Il rafforzamento di un’UE che sostiene, protegge e responsabilizza ragazze e ragazzi globalmente, anche durante crisi e conflitti

A livello italiano cosa succede?

Siamo stati tra i primi paesi europei ad approvare il piano per mettere in atto la strategia europea sui diritti dei minori (675 milioni di euro in Italia per il periodo 2021-2027). In base all’accordo, la concentrazione tematica per il fondo prevede che gli Stati membri debbano destinare almeno il 5% delle risorse dello stesso alla lotta contro la povertà infantile e almeno il 12,5% ad azioni rivolte ai giovani per conseguire una qualifica o trovare lavoro.

Gli ingredienti per la costruzione delle comunità educanti ci sono tutti, almeno “sulla carta”: organizzazioni, reti, relazioni, servizi, competenze, persone, processi, finanziamenti. Adesso è il momento di trovare le appropriate combinazioni e il perfetto equilibrio per il miglior risultato, con la giusta misura e una certa dose di coraggio.

L’articolo è tratto da “Redesign dei servizi educativi”, dialogo tra Simona Taraschi (CGM), Sabina Bellione (CGM), Marta Pavan (Con i Bambini) e Francesca Gennai (Consolida Trento e CGM) in occasione di Educa, il festival dell’educazione di Rovereto.

Categorie
Educazione Welfare

Nasce V.I.T.A. un progetto integrato pubblico-privato per aiutare i ragazzi con disagio psichico

Una rete di partner integra il servizio di Neuropsichiatria infantile e i servizi educativi del territorio per gli adolescenti tra gli 11 e i 17 anni della zona 4 e 5 di Milano

La pandemia e il conseguente lockdown sono stati determinanti nell’incremento di un disagio psichico giovanile che negli ultimi anni era già in netto aumento. Le misure di contenimento adottate per evitare il propagarsi del virus hanno modificato la routine quotidiana di ciascuno di noi, ma sono stati soprattutto gli adolescenti a risentirne le maggiori ripercussioni a livello psicologico ed emotivo.

Mentre le richieste di aiuto aumentano vertiginosamente, l’apparato sanitario fatica a intercettare in tempo le patologie prima del loro aggravarsi. Per dare una risposta efficace e tempestiva a tali dinamiche e per diventare promotori e produttori di benessere nella complessa e mutevole età adolescenziale, la cooperativa sociale La Strada s.c.s. e l’Associazione L’Impronta, con il partenariato di CGM, hanno deciso di dare vita ad un intervento integrato pubblico-privato in collaborazione con l’ASST Santi Paolo e Carlo e sostenuto da Fondazione Cariplo.

Nasce così il progetto V.I.T.A. – Visioni Integrate per il Trattamento degli Adolescenti, un progetto “ponte” tra il servizio di NPI (Neuropsichiatrie Infantili), i servizi educativi e il territorio di appartenenza degli adolescenti.

Le aree

I territori interessati dal progetto sono la zona 4 e la zona 5 di Milano in cui le realtà promotrici agiscono già da anni: il radicamento territoriale, infatti, rappresenterà la chiave vincente per avere a disposizione, nel minor tempo possibile, risorse professionali qualificate per dare inizio agli interventi.

L’obiettivo

 

Le attività del progetto sono destinate agli adolescenti di età compresa tra gli 11 e i 17 anni: per loro, l’obiettivo principale è la creazione di un percorso individuale basato sulle necessità e bisogni di ognuno. Il progetto ha l’obiettivo di sviluppare negli adolescenti alcune capacità fondamentali, come la coscienza delle proprie azioni e riflettere e apprendere da ciò che si vive, la disponibilità al confronto e al cambiamento. Il gruppo è il luogo perfetto in cui misurare le competenze relazionali, per sperimentarsi, individuarsi e raggiungere man mano la propria autonomia. Per questo, momento importante del progetto, sarà l’avvio di laboratori multidisciplinari che si svolgeranno costantemente sotto la supervisione dell’equipe.

V.I.T.A., inoltre, lavora anche in ottica di prevenzione: saranno promossi momenti di conoscenza, confronto e formazione rivolti ad insegnati e genitori, affinché diventino consapevoli dei “campanelli d’allarme” rispetto all’insorgenza di sintomi di natura psicologica. La finalità è accompagnare i ragazzi verso un ritorno alla normalità delle loro vite e facilitare le dinamiche che fungono da fattore di protezione.  

La pandemia ha abbassato la soglia della sofferenza individuale”-  afferma Stefania Folli di CGM  L’isolamento e l’inattività dacché erano un fenomeno stigmatizzato, oggi sono considerati una strategia percorribile e accettabile da tutti i ragazzi per superare anche problematiche d’ansia di lieve entità. Il rientro a scuola e nella società per molti è stato davvero difficile, soprattutto per coloro che non erano stati in grado in precedenza di costruirsi relazioni forti con i propri compagni. Attraverso V.I.T.A, grazie a una rete territoriale già forte e attiva da tempo, vogliamo dare un aiuto concreto ad una problematica silenziosa, che spesso non è vista dagli adulti presi dai problemi della vita quotidiana. Le richieste sono tante e la sola realtà sanitaria pubblica non riesce a coprire tutto: la rete sociale può e deve entrare in dialogo con le realtà locali per aiutare così l’intera comunità.”