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Terra di Resilienza: l’innovazione sociale che nasce dal grano e dalla solidarietà

Grano e relazioni: “Così torniamo a mangiare il nostro pane”
Terra di Resilienza nella mappa europea di Agroecology

Sono stati inseriti nella mappa sull’Agroecologia in Europa tra i 20 esempi italiani per l’innovazione sociale e le pratiche agroecologiche messe in campo. Sono “le commari e i compari” di Terra di Resilienza, cooperativa della rete CGM e socia del Consorzio La Rada, con sede a Caselle in Pittari, in provincia di Salerno, nel Cilento, che da anni si occupa di quella “innovazione sociale che nasce dalla terra e dalla solidarietà“.

Siamo tornati a mangiare il nostro pane”, esordisce Antonio Pellegrino, co-fondatore della Cooperativa, laureato in Sociologia a Napoli, un intellettuale diventato contadino, come lo hanno definito. 
A Caselle in Pittari la cooperativa recupera grani indigeni a rischio scomparsa e li affida a coltivatori locali che li lavorano in modo autonomo, attivando percorsi di agricoltura consapevole e responsabile.


Tutto è nato da un palio, il Palio del Grano, che ogni anno dal 2005, la terza settimana di luglio, coinvolge le comunità della zona intorno alla mietitura. Il Palio è una vera e propria gara in cui 120 partecipanti divisi negli otto rioni di Caselle in Pittari, gemellati con altre comunità della zona, si sfidano a mietere per primi il grano, armati solo di falcetti.
Un’esperienza “seminale”, non folkloristica, che ha fatto nascere progetti, esperienze e imprese sociali. “Grazie al Palio ci siamo riconnessi col passato, ci siamo inseriti in un discorso, non con nostalgia ma con lo sguardo fisso alla contemporaneità”, spiega Antonio. 

Dal Palio è nata la Biblioteca del Grano, un campo sperimentale che ogni anno cambia forma (quest’anno ha quella di un labirinto) in cui la cooperativa coltiva e studia fino a 100 diverse varietà di grano, locali e provenienti da altri territori.

Oltre alla Biblioteca, c’è il Mulino a pietra in cui la cooperativa produce, con il metodo della macinazione a pietra, farine di alta qualità in grado di preservare le qualità organolettiche del grano.

In mezzo c’è il sistema Monte Frumentario, un sistema mutualistico di produzione e relazione che si praticava già nell’800 e che viene riproposto. La cooperativa affida i semi a circa 20 contadini che li coltivano, senza l’utilizzo di sostanze chimiche, su campi che si estendono in totale per circa 30 ettari. Al termine del raccolto, la cooperativa compra da questi contadini fino al 70% del grano, la restante parte rimane a loro che possono così “mangiarsi il proprio pane”. Ecco che, in questo sistema, “i contadini tornano ad essere protagonisti, ritrovano la loro capacità critica”. I circa 600/700 quintali di grano che ogni anno la cooperativa con questo sistema raccoglie vengono poi trasformati in farine di grano tenero, duro e farro vendute a ristoratori e commercianti della zona.

Tra qualche settimana, la filiera acquisisce un pezzettino in più: la cooperativa, infatti, apre un biscottificio denominato “Stelle Fragranti”, realizzato in un mulino ristrutturato nella vicina Montecorvino Novella, in cui trasformare le farine in biscotti e in cui sviluppare percorsi di inserimento lavorativo per persone con disturbi mentali.

Riaprire un mulino in un paese di 1900 abitanti nel Mezzogiorno, in territori rurali ai margini dello sviluppo economico, è una sfida estrema – conclude Antonio – Perché lo facciamo? Perché siamo noi il grano. Letteralmente. Non in senso bucolico, quello proprio non ci interessa, ma in senso vero. Abbiamo recuperato saperi importanti che sarebbero stati destinati all’oblio e li abbiamo riportati nella modernità senza idealizzarli o per puro marketing”. Ma vivendoli e praticandoli fino in fondo, insieme. Nel segno della resilienza. Con rispetto per la terra e per le persone. 

Scopri di più su www.montefrumentario.it

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