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Educazione

Costruire comunità educanti è possibile?

Partiamo da un presupposto: il bambino ha bisogno di vivere socialmente e imparare a vivere sociale.

Per questo ridisegnare le forme dei servizi educativi può diventare un’opportunità per generare esperienze educative per bambini, ragazzi e famiglie. Un processo che ha la necessità di partire dal territorio e quindi dall’ecosistema di relazioni che si instaurano nei luoghi in cui il servizio è inserito.

Povertà educativa, i numeri in Europa e in Italia

Anche in Europa purtroppo il numero di bambini, bambine e famiglie che vivono in condizioni di povertà educativa ed esclusione sociale è cresciuto negli ultimi anni. Le cause sono da imputare all’aumento del costo della vita, alla crisi climatica e alle conseguenze della pandemia.  I dati *ci dicono che nel 2021 1 bambino su 4 è a rischio di povertà educativa, si parla di oltre 19,6 milioni di bambini e bambine.

Tra i paesi con la percentuale più alta di minori a rischio c’è l’Italia: si parla di circa 3 milioni di bambini a rischio povertà educativa, il 29,7% del totale, con un aumento del 2,6% dal 2019.

Nell’ultimo rapporto, Save the Children evidenzia oltretutto la correlazione tra istruzione e qualità di vita dei bambini. E’ infatti noto che la bassa istruzione dei genitori e le condizioni economiche sfavorevoli risultano essere per il minore fattori di rischio di dispersione o abbandono scolastico.

Un concatenamento di situazioni e fatti che porta la scuola alla cristallizzazione di una situazione di diseguaglianza.

Per questo la scuola continua a essere fondamentale nello sviluppo della persona e della comunità, attore necessario per raggiungere un nuovo equilibrio del territorio.

*  Save the Children – rapporto europeo “Garantire il Futuro dei Bambini”

Il ruolo delle imprese sociali e il significato di comunità educante

Come imprese sociali, cooperative e professionisti del settore abbiamo il ruolo di promuovere e rafforzare le comunità, la cui frammentazione incide nettamente sulla vita di bambini e ragazzi. Non ci rendiamo ancora conto che perdere i ragazzi significa perdere i futuri adulti, i futuri genitori e i futuri lavoratori. E questo non possiamo permettere che avvenga.  Il nostro ruolo diventa quindi quello di creare reali opportunità laddove non ce ne sono o ce ne sono in misura minore, impegnandoci per avere delle comunità educanti vere e diverse.

Ma facciamo un passo indietro, al significato di comunità educante.

L’impresa sociale Con i Bambini ha promosso un bando specifico con cui ha finanziato non progetti, bensì processi di costruzione di comunità. Un bando che arriva quasi contemporaneamente alla diffusione incontrollata del concetto di “comunità educante” , anche a livelli ministeriali (cfr. Ministro Bianchi). Ma siamo sicuri che il significato attribuito a comunità educante sia lo stesso condiviso da educatori, insegnanti e professionisti dell’educazione e lo stesso declinato sui territori?

Per definire il senso del bando “Comunità educanti”, Con i Bambini è partita dalla sua mission che prevede il “sostegno di interventi sperimentali finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori”.

Interventi sperimentali che prevedono apprendimenti non solo al termine, ma anche in itinere, diversamente dai modelli, permettendo di aggiustare l’azione e trovare soluzioni.  

In un paese come l’Italia con profonde differenze, per costruire azioni che siano appropriate ai territori è necessario dare a questi ultimi la possibilità di scelta e decisione, permettendo a ciascuno di selezionare strumenti e modalità più efficaci. Può essere infatti che il luogo migliore per attivare un processo di educazione non sia la scuola, a cui neppure si può demandare tutto, ma altri servizi educativi.

Questa volontà di lavorare sul tema della comunità ci porta a riflettere su un pensiero di natura epistemologica.

Ci rendiamo conto che in realtà le comunità non esistono, o meglio, esistono solo quando ci sono gruppi di persone che si orientano verso un obiettivo comune, attraverso un alfabeto comune. Possiamo affermare che non esiste un modello di comunità educante, ma che esso cambia a seconda dei territori e degli attori che si avvicendano; ecco perché la comunità per essere realizzata ha bisogno di relazioni. Se infatti partiamo dall’idea che il progetto non sia direzionato dal progettista, ma dall’ascolto reale del territorio, le azioni si stravolgono in maniera positiva andando a colmare i vuoti, anche attraverso attività intersettoriali che permettono di sconfinare dalle proprie aree standard di applicazione.

Oltre confine

Il tema della povertà educativa è un tema molto recente, non solo in Italia, ma anche in Europa.

Il fondo dell’impresa sociale Con i Bambini è stato voluto proprio perché in molti paesi era presente un fondo per la povertà educativa. Un tema che è stato recentemente rafforzato dalla Strategia dell’UE sui diritti dei minori e garanzia europea per l’infanzia: due importanti iniziative politiche che la Commissione europea ha presentato per tutelare meglio tutti i minori, aiutarli a far rispettare i loro diritti e collocarli al centro dell’elaborazione delle politiche dell’UE.

La strategia si articola in 6 macroaree che delineano le priorità dell’Unione per i prossimi anni

  1. Partecipazione di ragazzi e ragazze alla vita politica e democratica
  2. Inclusione socioeconomica, salute ed educazione
  3. Contrasto alla violenza ai danni dei minorenni e tutela delle persone di minore età
  4. Giustizia a misura di minorenne
  5. Dimensione digitale e società dell’informazione
  6. La dimensione globale. Il rafforzamento di un’UE che sostiene, protegge e responsabilizza ragazze e ragazzi globalmente, anche durante crisi e conflitti

A livello italiano cosa succede?

Siamo stati tra i primi paesi europei ad approvare il piano per mettere in atto la strategia europea sui diritti dei minori (675 milioni di euro in Italia per il periodo 2021-2027). In base all’accordo, la concentrazione tematica per il fondo prevede che gli Stati membri debbano destinare almeno il 5% delle risorse dello stesso alla lotta contro la povertà infantile e almeno il 12,5% ad azioni rivolte ai giovani per conseguire una qualifica o trovare lavoro.

Gli ingredienti per la costruzione delle comunità educanti ci sono tutti, almeno “sulla carta”: organizzazioni, reti, relazioni, servizi, competenze, persone, processi, finanziamenti. Adesso è il momento di trovare le appropriate combinazioni e il perfetto equilibrio per il miglior risultato, con la giusta misura e una certa dose di coraggio.

L’articolo è tratto da “Redesign dei servizi educativi”, dialogo tra Simona Taraschi (CGM), Sabina Bellione (CGM), Marta Pavan (Con i Bambini) e Francesca Gennai (Consolida Trento e CGM) in occasione di Educa, il festival dell’educazione di Rovereto.