AtayaApp


Se dovessi partire per un lungo viaggio, cosa riterresti indispensabile per affrontarlo?

Probabilmente stai pensando al telefono e forse alla tua maglietta preferita.

Di fatti la tecnologia è quotidianamente d’aiuto e di supporto. Orientarsi in città, gestire il lavoro, scegliere in quale ristorante gustare la cena, monitorare lo stato dei mezzi pubblici e molto altro.

Ma non è solo uno strumento per lo svago e il lavoro, c’è chi utilizza gli smartphone per rassicurare la famiglia che l’interminabile viaggio in mare si è concluso, per costruire nuove relazioni e per chiedere aiuto quando in pochi sono disposti ad ascoltarti.

Ormai, il telefono è divenuto l’unico e indispensabile bagaglio del migrante.

Così la Cooperativa Ruha di Bergamo, dopo l’esperienza maturata in aula con percorsi di insegnamento dell’italiano personalizzati, ha deciso di sfruttare la vasta diffusione delle nuove tecnologie per sviluppare un’applicazione utile all’apprendimento dell’italiano, destinata a migranti analfabeti e poco scolarizzati.

Cooperativa Ruah AtayaApp

Ataya, questo il nome dell’app, in wolof significa tè e, come da tradizione, il rituale di questa bevanda richiede tempo e pazienza, due elementi necessari anche all’apprendimento di una nuova lingua.

Tramite video, immagini e audio, AtayaApp si propone di fornire le basi per integrarsi nel contesto linguistico italiano.

“Le nuove tecnologie nella didattica dell’italiano L2 rappresentano uno strumento inclusivo, innovativo e motivante. Inoltre l’uso della tecnologia – aggiunge Elisabetta Aloisi, responsabile del progetto insieme ad Adriana Perna – supporta la difficoltà di astrazione tipica di chi è analfabeta o poco scolarizzato veicolando informazioni attraverso il linguaggio iconico; e la tecnologia touch si rivela intuitiva e più familiare rispetto ai tradizionali strumenti didattici.

AtayaApp, scaricabile da Play Store per i dispositivi Android, è esempio del valore aggiunto che la digitalizzazione può dare all’offerta di servizi formativi.