La nostra storia nasce da un'idea di Gino Mattarelli, a Forlì, nel 1987


Il primo compito di una comunità è farsi carico del più debole, di chi rischia di restare indietro. E per fare questo bisogna adoperare ogni intelligenza per ridurre le differenze di partenza. Si potrebbe riassumere così il pensiero e l’impegno di una vita di Gino Mattarelli: vedere i problemi, trovare le soluzioni, fare diventare questione politica condivisa la vita e i problemi delle persone.

Gino Mattarelli – da cui il consorzio prende il nome – è stato uno dei pionieri della cooperazione sociale, una visione dell’economia e della società che ha sempre sostenuto con passione, sia come parlamentare che come dirigente cooperativo. Intorno a lui si è stretto il primo nucleo dirigente nazionale che, a partire dalla metà degli anni Ottanta, ha cominciato a immaginare concretamente la Costituzione del Consorzio e della Federazione nazionale (nato come CGM, Consorzio Gino Mattarelli, nel 1987, un anno dopo la sua morte).

Che cosa sognavamo?


Mattarelli faceva parte di quella schiera di uomini e donne che nell’immediato dopoguerra hanno provato a tenere insieme pensiero e azione politica, dedizione agli altri e impegno civile. Colpisce a distanza di anni la sua partecipazione costante in Parlamento su questioni ancora oggi cruciali: la cura dei bambini e degli adolescenti, la tutela del lavoro femminile, l’integrazione dei profughi istriani, il sostegno al lavoro dei non vedenti, l’attenzione per lo sport e persino per una moda made in Italy (Deputato tra il 1958 e il 1976).

Cosa siamo diventati?


Il riferimento a Mattarelli non ha dunque nulla di nostalgico. È il riferimento ad una storia fatta da uomini e donne che hanno creduto nelle ragioni di un impegno e l’hanno perseguito. Una storia che ha saputo mescolare proposta ed elaborazione politica con sperimentazione pratica, un alto senso delle istituzioni con la consapevolezza che la progettualità sociale nasce nel territorio, dal basso, in mezzo alla gente. E soprattutto dove ci sono i problemi.

La struttura della rete CGM nasce dall’idea che solo la piccola dimensione possa facilitare l’incontro con i problemi reali delle persone (la cooperativa sociale attiva sul territorio), ma la piccola dimensione da sola è inadeguata a risolvere i vizi del sistema, le diseguaglianze strutturali, le derive economiche (ruolo di federazioni, consorzi, gruppi cooperativi). Per questo è organizzata come una rete che tiene insieme dimensione locale con scala nazionale.

Cgm, presieduta da Felice Scalvini, si costituisce nel 1987, con 5 consorzi. La sede iniziale è Forlì, quindi passa nel 1991 a Milano e solo nel 1999, quando ormai a Cgm aderiscono 47 consorzi territoriali, a Brescia, durante il secondo mandato di presidenza di Livia Consolo, succeduta a Felice Scalvini nel 1996. Nel 2005, con la Presidenza di Johnny Dotti, nasce il Gruppo Cooperativo Cgm, di cui fanno parte, oltre alla capogruppo CGM, i consorzi Accordi, CGM Finance, Comunità Solidali, Luoghi per Crescere e Mestieri. Dal 2013 il Presidente è Stefano Granata.

Quale futuro immaginiamo?


Quest’anno ricorre il trentennale del nostro gruppo. È un’occasione preziosa per raccogliere la nostra eredità e guardare avanti. Le ragioni per cui siamo nati appaiono ancora più urgenti. Una crisi economica ormai strutturale, la disoccupazione giovanile, i cambiamenti nel welfare e i limiti di capacità della sfera pubblica ci spingono a ripensare il senso dell’agire insieme. Con una certezza: l’economia ha bisogno di persone capaci di visione per trasformare le idee in progetti per tutti.