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«Ricomporre per innovare» è la strategia del futuro di Cgm: significa affermare ruolo e competenze di queste realtà Serve però migliorare le capacità di produzione salvando la qualità La sfida occupazionale resta il principale fattore di crescita 

A differenza del passato cresce il livello di frammentazione sociale e, al tempo stesso, vengono messe in discussione la reputazione e la legittimità del Terzo settore e dell’impresa sociale. È questo lo scenario da cui è partita la riflessione che ha animato la XIV Convention di Cgm, momento nato con l’idea di fare il punto rispetto alle iniziative e ai progetti sviluppati dalla rete di cooperative, ma anche per comprendere meglio in quale contesto sociale ed economico ci troviamo ad operare. Perseguire la propria missione originaria rappresenta anche la principale sfida sociale: significa porsi obiettivi meno legati alla gestione dell’ordinario e sempre più caratterizzati da elementi intenzionali di cambiamento. Un cambiamento che è profondamente radicato nei luoghi e nelle comunità a cui ci rivolgiamo: innovazione non è per noi sinonimo di invenzione ma di scoperta, ovvero la capacità di leggere l’esistente con occhi diversi, canalizzando in modo strategico il potenziale presente, guidando i processi e trovando nella pluralità proposte evolutive inedite. La missione di «ricomporre per innovare» diventa quindi il marcatore dei prossimi anni. La strategia del Gruppo è incentrata su diversi assi prioritari. Uno di questi riguarda le filiere legate ai principali settori di attività dell’impresa sociale. Agricoltura, turismo, abitare e soprattutto welfare declinati in senso «sociale» presentano infatti, pur nella loro diversità, una tendenza comune ovvero l’allungamento della filiera dell’offerta che impone alle imprese sociali ulteriori investimenti per migliorare la capacità di produzione senza compromettere la qualità.

Il welfare aziendale, ad esempio, da questo punto di vista, è emblematico: Cgm ha già infatti riprogettato oltre 700 servizi nati nell’ambito delle politiche pubbliche perché possano essere veicolati attraverso nuove piattaforme popolate da molti altri fornitori. Un’opportunità quindi per allargare la propria offerta anche attraverso accordi mirati. Ma il vero salto sarà fatto quando la cooperazione sociale avrà scientemente affermato la sua funzione propulsiva nel sistema economico locale, quando si uscirà dall’immagine di «fornitore di servizi», assumendo con consapevolezza la responsabilità imprenditiva per affermarsi come un attore dello sviluppo socio-economico e della creazione di benessere all’interno delle comunità. Tutto questo naturalmente richiede un mix di risorse finanziarie caratterizzate da rendimenti legati all’impatto sociale. Capitali da investire coinvolgendo sia gli attori istituzionali della finanza, sia i cittadini e le comunità locali che possono agire come co-investitori. Il tutto grazie anche a servizi di accompagnamento che svolgono una importante azione di capacity building rispetto alla propensione ad investire e alla qualità della proposta. Il punto di caduta di questa strategia è il lavoro. Si tratta infatti del principale asset dell’impresa sociale cooperativa con 50mila posti di lavoro nella sola rete Cgm. La sfida occupazionale rappresenta, da questo punto di vista, anche il principale driver di crescita del settore. Il lavoro quindi come fattore di crescita, ma anche come modalità per intercettare e valorizzare le motivazioni di una nuova generazione di imprenditori e operatori che oggi è chiamata ad agire sempre più in veste di comunità del cambiamento per consentire alle imprese sociali di fare meglio il loro mestiere: l’interesse generale della comunità in un quadro però profondamente mutato.

 

Questa XIV Convention, si è decisamente connotata per l’attenzione ai giovani, ma con il piglio di chi si pone in ascolto del portato valoriale, formativo e motivazionale di quella che oggi chiamano «generazione Greta». Non si tratta più di creare opportunità lavorative per una categoria troppo sbrigativamente considerata svantaggiata, ma praticare un’apertura realmente capace di introiettare e mettere a sistema gli spunti di innovazione provenienti dai giovani. Rendere accattivante e sostenibile l’impresa sociale significa coltivare il dialogo fruttuoso tra il bagaglio esperienziale dei «perennials» e la futuribilità vorticosa dei «millennials». È anche questo l’obiettivo a breve termine che declina la priorità posta durante la Convention di “Ricomporre per innovare”: la connessione con gli atenei, la qualificazione dell’offerta, gli investimenti in termini di formazione e specializzazione. È il tema della conoscenza e della valorizzazione dei talenti, e bisogna farlo ora che l’emorragia migratoria dei nostri giovani ci sta privando della principale energia generativa che il nostro Paese ha a disposizione per progettare il futuro, nel segno imprescindibile della condivisione.

 

Giuseppe Bruno – Presidente Gruppo Cooperativo Cgm

 

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